Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘ecologia’ Category

3E5614A0-D7C6-4213-8246-EAE8D8E03AD2

“i pesticidi entrano nel sangue delle donne in gravidanza”.

Solo questa innegabile e constatata verità, dovrebbe far pensare e rabbrividire molti e molti, se ne hanno voglia, ma si sa , la voglia in questi casi è come una foglia autunnale quando soffia il vento del business a tutti i costi, acclamato e riverito dalle multinazionali alimentari e farmaceutiche.

Complimentoni al Trentino ed al Veneto per il record assoluto di pesticidi sul territorio e DENTRO il territorio, altro che venite a respirare il verde della natura come recitano i loro fulgidi depliants turistici.

Vergogna è una parola gentilissima in questo caso. Per tirar su coltivazioni a josa, o tirar giù qualche mela in più,stanno avvelenando terra, falde, animali e persone. Anzichè vergogna, meglio criminali.

Eccovi uno sconvolgente report, riportato nel Docufilm di Alessandro Tomasi in uscita “Pesticidi siamo alla frutta”

Avvelenati a norma di legge. Ci tocca lo stesso destino di Biancaneve, solo che stavolta non ci sarà nessun principe azzurro a cavallo che verrà a salvarci, dovremo vedercela da soli. Perché i pesticidi utilizzati in agricoltura sono nel sangue delle donne in gravidanza, nello sterco degli orsi, nel miele e persino sui ghiacciai. Lo racconta ‘Pesticidi, siamo alla frutta’, sottotitolo ‘Biancaneve non è sola’, il nuovo documentario di Andrea Tomasi, già coautore del libro inchiesta ‘La farfalla avvelenata’ e del docufilm ‘Veleni in paradiso’, sul traffico di rifiuti tossici che da mezza Italia arrivano in Trentino, affiancato in quest’avventura dal videomaker Leonardo Fabbri, titolare di Envyda. E di avventura si tratta, dato che l’intero lavoro, che parla degli effetti dell’agricoltura intensiva in Italia, è stato autoprodotto e autofinanziato. In questi giorni, dopo le tappe in Trentino, altre proiezioni sono previste in tutta Italia, da Roma a Taranto, da Bologna alla Terra dei fuochi.

DAI DATI AGLI ALLARMI DEGLI ESPERTI
Si parte dai dati dell’Ispra (Istituto superiore per la Protezione e la ricerca ambientale). Nel docufilm si mostrano quelli sulle vendite delle varie tipologie di fitofarmaciregione per regione. D’altro canto nel nuovo ‘Rapporto nazionale pesticidi nelle acque 2018’ appena pubblicato l’Ispra certifica che il Trentino resta a livelli altissimi ed è il peggiore, in Italia, secondo solo al Veneto. In Provincia di Trento, infatti, sono stati rilevati 9,3 chilogrammi per ettaro di superficie agricola utilizzata, un livello altissimo rispetto alla media nazionale che è di 4,9 chilogrammi a ettaro e molto lontano dalla vicina provincia di Bolzano che si ferma a 4,4. Il Veneto è l’unico territorio che riesce a fare peggio con 11,7 chilogrammi di pesticidi per ettaro di superficie agricola utilizzata. “Ma se nel docufilm il baricentro è proprio in Trentino, con l’agricoltura intensiva delle mele golden a farla da padrona  – spiega a ilfattoquotidiano.it Andrea Tomasi – affrontiamo una questione che interessa tutto il nostro Paese, da Nord a Sud. E riguarda produttori, consumatori, istituzioni”. Si dà la parola a oncologi, pediatri, nutrizionisti, contadini bio e non, per cercare di capire qual è la situazione nel nostro Paese, ma anche quali sono gli effetti dell’agricoltura intensiva e dell’utilizzo dei pesticidi sui consumatori e, soprattutto, sui bambini. Da queste testimonianze emerge che pur trattandosi di farmaci a norma di legge “come spiega  il pediatra Leonardo Pinelli – aggiunge Tomasi – non viene calcolato l’effetto del mix dei fitofarmaci, sul quale non ci sono neppure studi approfonditi. Dunque si sceglie cosa mangiare, senza avere una vera consapevolezza sugli effetti che l’assunzione di una serie di prodotti avrà sul nostro organismo”.
PESTICIDI OVUNQUE
Partendo proprio dal Trentino Alto Adige, nel docufilm viene intervistato un contadino biologico che, insieme al ‘Comitato per il diritto alla salute’ della Val di Non ha raccolto dei campioni, fatti poi analizzare in un laboratorio di Firenze. Ebbene, sono state trovate tracce di pesticidi nello sterco dell’orso e nel favo di ceradi un alveare dal quale, quindi, passa direttamente nel miele che consumiamo. E se non può essere considerato un campione statisticamente rilevante quello che riguarda le analisi fatte in Germania e in Italia su 14 donne in gravidanza, è comunque significativo che nel 100 per cento dei casi siano state trovate tracce di fitofarmaci nelle urine. Al lavoro ha contribuito anche il meteorologo Luca Mercalli (che tiene una rubrica sul nostro mensile FqMillenniuM, ndr), che parla della presenza di sostanze chimiche anche sui ghiacciai dell’arco alpino, ad alta quota. La nutrizionista Renata Alleva ha affrontato la questione degli effetti della presenza di pesticidi sul Dna, parlando delle analisi che lei stessa ha fatto eseguire in Val di Non su una trentina di abitanti tra uomini, donne e bambini.
IL BIOLOGICO: UN SISTEMA IMPERFETTO
Nel docufilm c’è anche un cameo dell’attore e regista Marco Paolini. Ricco di ironia il contributo di Velia Lalli, volto noto di Comedy Central di Sky e del programma Sbandati di Raidue, che prende in giro un certo modo di produrre e consumare biologico. A riguardo si giunge alla conclusione che, nonostante produrre biocosti troppo e ad oggi non rappresenti un sistema perfetto, forse è quella l’unica alternativa all’avvelenamento ‘a norma di legge’. Sulla strada opposta, lo racconta il docufilm, ci sono le contraddizioni dell’agricoltura intensiva. Un esempio è proprio quello della coltura intensiva delle mele golden in Trentino. In Italia molti sono invece i comuni che hanno aderito al progetto europeo ‘Città libere dai pesticidi’, azzerando o riducendo al minimo l’uso dei pesticidi sul loro territorio in favore di alternative sostenibili: Varese, Ragusa, Malles (Bolzano), Occhiobello (Rovigo), Volvera (Torino), Bastida Pancarana (Pavia), Robilante, Morozzo e Barge (tutti in provincia di Cuneo) e Lozzolo (Vercelli).
IL MESSAGGIO
Secondo l’autore del docufilm “l’Italia può e deve fare molto di più, a maggior ragione in un momento nel quale anche la percezione dei consumatori sta cambiando. Siamo tutti più prudenti, soprattutto per i nostri figli”. Eppure, nonostante a livello europeo l’Italia avesse assunto una posizione favorevole alla messa al bando del glifosato, per esempio, tutto è stato frenato da Bruxelles. Gli interessi in ballo sono tanti. “Prima di rimuovere gli ostacoli politici, sia nazionali sia a livello europeo – conclude Tomasi – possiamo partire da noi stessi, prendendo consapevolezza del fatto che ogni volta che scegliamo qualcosa al supermercato è come se votassimo. Decidiamo noi cosa il mercato offrirà domani”.
Pesticidi, siamo alla frutta

Read Full Post »

FBA443E9-BAD0-4429-BDE7-42A38011A0DA

Accadde che, finita una esposizione e durante il disallestimento, notai con un po’ di disappunto, ai margini di uno stand, un lembo di prato inglese . Evidentemente da un po’ non riceveva una goccia d acqua, infatti, il suo stato la diceva tutta sulla imminente tragica fine.

Buttato tra bottiglie di prosecco vuote e resti di tramezzini semi morsicati, aveva terminato il suo compito di abbellire un tecnologico stand, creando un contrasto tra la plastica e l’ alluminio delle strutture con lo scopo di assicurare una certa parvenza di “ambiente naturale”, irriverente parto di un designer di interni

Gia’ non sopporto l idea di questi lembi di prato e il loro ridicolo substrato, così come non sopporto gli abeti dentro i vasetti di natale: una vera condanna a morte. Così, mentre ero intento allo sgombero e pulizia dello spazio espositivo, fulgida e fulminea, un idea mi arpionò,peggio della fiocina di Capitano Hachab.

Primo, bisognava ridare vita. Secondo, perché non assolutamente dignitosa?

Potevo donare il lembo a qualche amico con giardino, poi pensai : si ma dopo,questo qui, continua a tagliarlo a 30mm appena accenna a crescere e magari ci fa cadere sopra colate di grasso da qualche stupido barbecue e magari liquido organico di varia natura.

No! Me lo porto sul mio balcone , lo ripianto in un buon terriccio e lo faccio vivere e crescere quanto cazzo gli pare. Magari ci metto assieme una buona compagnia così se la raccontano anche in santa pace.

Detto fatto.

Scelsi una umile piantina di salvia e li sistemai sul mio balcone.

Eccoli qui, ora , dopo un annetto circa, svernati al freddo e al gelo, risplendere di una bellezza assoluta, naturale ed effervescente come la natura tutta dovrebbe essere.

Ogni tanto, spesso, lo guardo e penso alla orribile fine che avrebbe fatto, giallo e rinsecchito in un compattatore e poi incenerito. Sarò stupido, ma li accarezzo pure e ,non ci crederete, ma quei sinuosi fili d erba e la profumatissima salvia , mi illuminano l animo regalandomi un senso di pace e di star bene.

Il che mi basta e avanza di un bel po’.

Ho regalato loro  il nome di Salvia Ambientata.

 

 

 

 

Read Full Post »

D2F48252-2E32-4064-8501-C7A2D3668E49

Non Uccidere” non si applica all’omicidio di una sola specie, bensì a tutti gli esseri viventi e questo comandamento fu scritto nel cuore dell’uomo molto prima di essere proclamato sul Sinai.

 

 

Lev Tolstoj ha scritto immensi pensieri e narrato enormi storie, io raccolgo due piccole perle che descrivono una parte del suo animo, il quale,in questo caso, somiglia tremendamente al mio.

lettera alla cognata “ il mangiar carne”

Elena Andreevna,
la vostra indignazione all’idea degli animali torturati e uccisi per soddisfare l’avidità umana non è sentimentalismo bensì un sentimento fra i più leciti e naturali.
Ma non bisogna indignarsi al punto di odiare gli uomini per pietà verso gli animali, come dite voi; bisogna invece agire in conformità di ciò a cui vi spinge questo sentimento, e cioè non mangiare carne di qualsiasi essere a cui sia stata tolta la vita.
Sono convinto che nel prossimo secolo la gente racconterà con orrore e ascolterà con dubbio come i loro antenati ammazzavano gli animali per mangiarli.
Il vegetarianismo si diffonde molto rapidamente: a Londra, dove vent’anni fa non si poteva trovare cibo vegetariano, esistono già ristoranti vegetariani.
So, da intimi amici, che più di trenta persone hanno smesso di consumare la carne durante questi ultimi anni.
Vi avverto, tuttavia, che se smetterete di mangiar carne, incontrerete una fortissima resistenza, anzi un’irritazione, da parte dei vostri familiari, e vi verrà dimostrato con la scienza che la carne è indispensabile all’uomo e che vi danneggiate e vi create difficoltà domestiche.
Tutti noi abbiamo subìto tutto ciò, ma se non si agisce con convinzione, tutte le dimostrazioni rimarranno senza effetto, come rimarrebbero senza effetto le dimostrazioni che per mantenere la salute bisogna mangiare gli uomini.
Forse vi domanderete, oppure vi verrà detto: «Se non bisogna uccidere i polli e i montoni, perché allora sterminare i topi, gli scarafaggi eccetera?»
A ciò rispondo sempre che la compassione per gli animali è la più preziosa qualità dell’uomo e io (come uomo), sono tanto più felice quanto più la sviluppo in me. Sono contento di aver cominciato a compatire i polli, o montoni, i conigli, e né li mangio né li desidero, sono contento di compatire i topi, e li lascio scappare, invece di ammazzarli, e sarò contento quando compatirò le zanzare e le pulci.
I vegetariani dimostrano la superiorità del cibo senza carne per la salute (procuratevi i libri su questo —c’è quello di Bojdanov — e leggeteli); ma l’argomento principale e inoppugnabile è quello addotto da voi, il sentimento morale.
Vi auguro una lieta soluzione del problema che vi tormenta.

lettera “contro la caccia”

La caccia non è che un atto inumano e sanguinario, degno solamente di selvaggi e di uomini che conducono una vita senza coscienza, che non si armonizza con la civiltà e col grado di sviluppo a cui noi ci crediamo arrivati.
La caccia non è una forma naturale della lotta per l’esistenza, ma un ritorno volontario allo stato selvaggio.
La caccia era una occupazione naturale per l’uomo primitivo, mentre questa occupazione nell’uomo moderno civilizzato non fa che esercitare e sviluppare in lui istinti bestiali, che la coscienza riprova, e che teoricamente la nostra civiltà vorrebbe aboliti.
È poco probabile che fra i cacciatori se ne trovi uno che non provi, almeno per una volta, un principio di pietà per una delle sue vittime, ma che pure ogni volta non cerchi di respingere un tal sentimento considerandolo come una debolezza. Ed è così che è schiacciato il bocciolo appena schiuso della pietà, da cui potrebbe germogliare e fiorire quel sentimento più elevato e più perfetto, che è l’amore. In questo costante suicidio morale è il male supremo della caccia.
Noi siamo fieri del progredire della nostra civiltà, esaminiamo con soddisfazione ciò che consideriamo come suoi successi in tutte le branche della vita sociale, ma osserviamo pure che la nostra esistenza è spesso fondata sui principi più ingiusti e crudeli, e che l’umanità dell’avvenire ne parlerà con la stessa ripugnanza che noi proviamo oggi per la schiavitù e la tortura, come errori di altri tempi, che la civiltà ha abolito.
La pietà è una delle più preziose facoltà dell’anima umana. L’uomo, impietosendosi delle sofferenze di un essere vivente, dimentica se stesso e si immedesima nella situazione degli sventurati. Con questo sentimento si sottrae al suo isolamento ed acquista la possibilità di congiungere la sua esistenza a quella degli altri esseri.
La pietà, mentre addolcisce le sofferenze degli altri, è giovevole ancor più a colui il quale la prova.

 

Lev Tolstoj 1895

 

 

Read Full Post »

032C7AF9-E851-4608-B409-CE32AA82CC8B

La maggior parte delle persone è portata a pensare, da media disinformativi,che i problemi climatici legati al riscaldamento globale, siano limitati ai soliti ghiacciai e calotte polari.

Purtroppo è totalnente sbagliato. Anche il nostro bel Mare Nostrum ne sarà afflitto. Di seguito riporto l ultimo report wwf 2018 e non è affatto carino.

Bisogna cambiare e far cambiare mentalità se teniamo al nostro ambiente e ,soprattutto, a ciò che lasceremo ai nostri pronipoti.

  • Se le emissioni di CO2 continueranno ad aumentare senza controllo, il mondo è destinato a perdere almeno la metà delle specie animali e vegetali oggi custodite nelle aree più ricche di biodiversità. A fine secolo potremmo assistere ad estinzioni locali in alcuni paradisi come l’Amazzonia, le isole Galapagos e il Mediterraneo. Anche rimanendo entro il limite di 2°C posto dall’accordo sul clima di Parigi, perderemmo il 25% delle specie che popolano le aree chiave per la biodiversità. È uno dei risultati più allarmanti del nuovo studio pubblicato oggi sulla rivista Climatic Change e realizzato da esperti dell’Università dell’East Anglia, della James Cook University e dal WWF.
    Pubblicata a pochi giorni dall’evento globale Earth Hour, il più grande movimento globale per l’ambiente in programma il prossimo 24 marzo, la ricerca ha esaminato l’impatto dei cambiamenti climatici su circa 80.000 specie di piante e animali in 35 delle aree tra le più ricche di biodiversità sul pianeta. La ricerca esplora gli effetti sulla biodiversità alla luce di diversi scenari di cambiamento climatico – dall’ipotesi più pessimista con assenza di tagli alle emissioni e conseguente aumento delle temperature medie globali fino 4.5° C, a quella di un aumento di 2 °C, il limite indicato dall’Accordo di Parigi. Le aree sono state scelte in base all’unicità e varietà di piante e animali presenti. Le savane boschive a Miombo in Africa, dove vivono ancora i licaoni, l’Australia sudoccidentale e la Guyana amazzonica si prospettano essere tra quelle più colpite.
    In queste aree gli effetti di un aumento di 4.5 °C creerebbe un clima insostenibile per molte specie che oggi vivono in questi paradisi naturali, ovvero:
    – Fino al 90% degli anfibi, l’86% degli uccelli e l’80% dei mammiferi si potrebbero estinguere localmente nelle foreste a Miombo, in Africa meridionale
    – L’Amazzonia potrebbe perdere il 69% delle sue specie vegetali
    – Nell’ Australia sudoccidentale l’89% degli anfibi potrebbe estinguersi localmente
    – Nel Madagascar il 60% di tutte le specie sarebbe a rischio di estinzione locale
    – Le boscaglie del fynbos nella regione del Capo Occidentale in Sud Africa, che stanno vivendo una fortissima siccità con carenze idriche significative verificatesi anche a Città del Capo, potrebbero affrontare estinzioni locali di un terzo delle specie presenti, molte delle quali sono uniche di quella regione
    Mediterraneo bollente. Il Mediterraneo è tra le Aree Prioritarie per la biodiversità più esposte ai cambiamenti climatici, in cui basterebbe un cambiamento climatico “moderato” per rendere vulnerabile la biodiversità: anche se l’aumento delle temperature si limitasse a 2 °C, quasi il 30% della maggior parte dei gruppi di specie analizzate di piante ed animali sarebbe a rischio. Continuando con gli attuali andamenti , senza cioè una decisa diminuzione delle emissioni di gas serra, la metà della biodiversità della regione andrà persa. Le specie più a rischio sono le tartarughe marine (si tratta di tre specie, la più diffusa è la Caretta caretta) e i cetacei, presenti in Mediterraneo con 8 specie stabili e altre 13 presenti occasionalmente, tutti in sofferenza già per altri tipi di impatto antropogenici. L’innalzamento delle temperature probabilmente supererà la variabilità naturale del passato, rendendo questa zona del pianeta un hotspot dell’impatto climatico. Dovremo aspettarci periodi di siccità in tutte le stagioni, con potenziali stress da calore per gli ecosistemi e le specie più sensibili, come le testuggini d’acqua dolce, o gli storioni: Questi ultimi sono minacciati sia per il cambiamento del regime di salinità, sia per la riduzione dell’areale idoneo, combinazione drammatica per specie già fortemente indebolite dalla pesca illegale.
    Oltre a ciò, l’aumento delle temperature medie e l’irregolarità delle precipitazioni potrebbe diventare la nuova “normalità”, secondo il rapporto, con una significativa riduzione delle precipitazioni nel Mediterraneo, in Madagascar e nel Cerrado-Pantanal in Argentina.

 

  • Tra i potenziali effetti:
    • Pressione sulle riserve idriche degli elefanti africani – che hanno bisogno di bere 150-300 litri di acqua al giorno
    • Il 96% delle aree di riproduzione delle tigri delle Sundarbans in India potrebbe essere sommerso dall’innalzamento del livello del mare
    -Una riduzione degli esemplari maschi di tartarughe marine dovuta all’aumento della temperatura (che determina il sesso dei nascituri) sui nidi.Qualora le specie fossero in grado di spostarsi sul territorio occupando nuove aree più adatte, il rischio di estinzione locale diminuirebbe dal 25 al 20% (nel caso di un aumento della temperatura media globale di 2 °C). In caso contrario, queste sarebbero destinate ad estinguersi. La maggior parte delle piante, anfibi e rettili (come orchidee, rane e lucertole), infatti, non hanno capacità di spostarsi abbastanza velocemente per stare al passo con questi cambiamenti climatici.
    “Quella che oggi siamo chiamati ad affrontare è una vera emergenza planetaria. Il rischio che molti dei luoghi più affascinanti come l’Amazzonia e le Isole Galapagos e alcune aree del Mediterraneo , potrebbero diventare irriconoscibili agli occhi dei nostri figli non solo viene confermato dai dati della ricerca ma diventa ben più drammatico di quanto immaginavamo”. Dichiara Donatella Bianchi, presidente di WWF Italia che aggiunge: “Metà delle specie non sopravviverebbe al cambiamento climatico. Splendide icone come le tigri dell’Amur o i rinoceronti di Giava, vissuti sulla terra per 40 milioni di anni rischiano di scomparire, così come decine di migliaia di piante e altre piccole creature, fondamentali per la vita sulla terra. Per questo nel prossimo Earth Hour chiediamo a tutti di fare una promessa per il pianeta, a partire da piccoli gesti quotidiani capaci di proteggere il nostro pianeta vivente”.
    Tra le richieste del WWF al futuro governo in Italia per scongiurare gli scenari climatici peggiori: approvare subito gli strumenti regolatori e legislativi per attuare concretamente e davvero la chiusura delle centrali a carbone per la produzione elettrica entro il 2025 e definire il Piano Nazionale Clima ed Energia, richiesto dalla UE entro quest’anno, e la Strategia di Decarbonizzazione a lungo termine.

    La prof.ssa Rachel Warren del Tyndall Center per la Ricerca sui Cambiamenti climatici nell’Università dell’Est Anglia , leader dello studio, ha dichiarato: “La nostra ricerca quantifica i benefici per le specie animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili e anfibi) e vegetali che derivano dalla limitazione del riscaldamento globale a 2 °C in 35 aree tra le più ricche di biodiversità al mondo. Senza una politica per il clima perderemo il 50 per cento delle specie di queste aree. Tuttavia, se il riscaldamento globale si limitasse a 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, questo rischio si ridurrebbe al 25%. Non abbiamo esplorato cosa accadrebbe con un limite inferiore a 1,5 ° C, ma ci si aspetta che potrebbe proteggere ancora più biodiversità”.
    Nel complesso, la ricerca mostra che il modo migliore per scongiurare la perdita di specie è mantenere l’aumento globale delle temperature il più basso possibile. L’Accordo di Parigi si impegna a limitare il riscaldamento globale ben al di sotto di 2°C , cercando di tenersi entro 1,5°C, il che aumenterebbe le possibilità di sopravvivenza di molte specie selvatiche. È questo è il motivo per cui il 24 marzo milioni di persone in tutto il mondo si uniranno nell’evento WWF di Earth Hour e mostreranno il proprio impegno nel proteggere la biodiversità ed essere parte attiva nel trovare le soluzioni necessarie a costruire un futuro – e un pianeta – sano e sostenibile per tutti. La mobilitazione globale che nascerà con Earth Hour invierà anche un messaggio chiaro al mondo delle imprese e ai governi che esiste un desiderio globale di cambiare questo percorso .

 

  • F951E97A-CC26-4DC7-AA73-CE86C927029E

    Mediterraneo bollente. Basta un cambiamento climatico “moderato” per rendere vulnerabile la biodiversità dell’area mediterranea: anche se l’aumento delle temperature si limitasse a 2 °C, quasi il 30% della maggior parte dei gruppi di specie analizzate di piante ed animali sarebbe a rischio. Continuando sul regime attuale, senza cioè una decisa diminuzione delle emissioni serra, la metà della biodiversità della regione andrà persa. E’ quanto sottolinea il Report “Focus WWF sul Mediterraneo”.
    Le specie più a rischio. tartarughe marine (tre specie, di cui la più diffusa è la Caretta caretta) e i cetacei, presenti in Mediterraneo con 8 specie stabili e altre 13 presenti occasionalmente, sono le specie più colpite, anche perché già in sofferenza per altri impatti. Per le tartarughe i problemi principali sono legati soprattutto ai processi riproduttivi: dato che è la temperatura a determinare il sesso dei nascituri, l’aumento delle temperature puo’ provocare uno squilibrio tra i generi, con la nascita di sempre meno maschi, come sta avvenendo per la tartaruga verde in Australia. Inoltre, l’aumento del livello del mare, delle maree e degli eventi meteorologici estremi provocati dai cambiamenti climatici, già oggi provocano la distruzione di molti nidi.
    Sono vulnerabili agli impatti climatici sia i cetacei (ad esempio, temperatura e salinità dell’acqua marina influiscono sulla distribuzione dell’unico cibo della balenottera comune nel Mediterraneo: il krill) che grandi migratori pelagici come i tonni (dato che variazioni della temperatura dell’acqua impattano sulla funzione cardiaca, sull’attività di deposizione delle uova e sulla crescita larvale), ma anche squali e razze: le fluttuazioni del clima possono disturbare la struttura delle comunità influenzando la crescita e la riproduzione (in quanto sono animali dai bassi tassi riproduttivi). Oltre agli aspetti fisiologici, i cambiamenti climatici possono influenzare fortemente presenza e distribuzione delle prede naturali di squali e razze.
    “Il Mediterraneo è tra le Aree Prioritarie per la biodiversità più esposte ai cambiamenti climatici: l’innalzamento delle temperature probabilmente supererà la variabilità naturale del passato, rendendo questa zona del pianeta un hotspot dell’impatto climatico. Dovremo aspettarci periodi di siccità in tutte le stagioni, con potenziali stress da calore per ecosistemi e specie terrestri più sensibili come le testuggini e le tartarughe d’acqua dolce, o per gli storioni: questi ultimi sia per il cambiamento del regime di salinità sia per la riduzione dell’areale idoneo, combinazione drammatica per specie già fortemente indebolite dalla pesca illegale”.
    Specie simbolo a rischio nel mondo

 

  • • Il leopardo delle nevi si è adattato a vivere in territori estremi come le alte vette himalayane. In questi territori oltre i 3.000 m di altitudine il margine per poter rispondere ai cambiamenti provocati dal riscaldamento globale è praticamente nullo. I suoi territori di caccia si sono ridotti e svuotati di prede, dato che la scomparsa di nevi e ghiacciai ha offerto nuovi territori all’allevamento di yak e ovini, alimentando il conflitto con le comunità locali. Tutto ciò potrebbe portare lo snow leopard ad una maggiore competizione diretta su cibo e territorio di caccia con il leopardo comune, aggravando una situazione già molto precaria (meno di 7.000 individui). Si calcola che a causa del cambiamento climatico solo nella catena dell’Himalaya possa scomparire più del 30% dell’habitat di questo felino.
    • La tigre vive già in aree altamente frammentate: ulteriori perdite di habitat indotte dei cambiamenti climatici rischiano di compromettere gli enormi sforzi che Paesi come il Bhutan fanno, con il WWF, per salvare la tigre dal bracconaggio. Ad esempio, l’innalzamento del livello del mare sommergerà il 96% dell’habitat riproduttivo delle tigri di Sundarbans (la più grande foresta di mangrovie del mondo), mentre le tigri dell’Amur non arriveranno al prossimo secolo se continueranno a ridursi dimensioni e qualità del loro habitat.
    • L’orso polare è tra le specie più sensibili al riscaldamento globale perché dipende dal ghiaccio marino per vivere e procurarsi il cibo. I più giovani, meno abili nella caccia, sono particolarmente colpiti dalla carenza di cibo dovuta al restringimento della superficie ghiacciata. Il declino è purtroppo già in atto: nella Baia di Hudson la popolazione è calata del 22% e si prevede che diminuirà bruscamente entro la fine del 21° secolo a causa dei cambiamenti climatici.

Read Full Post »

C1087F02-9839-44FB-B4C4-BF48FABF2514

questa foto satellitare della vecchia europa mi ha sconvolto un bel po’.

quante risorse,quanto danaro, solo per illuminare la notte. la notte è notte, è buia apposta per dare sollievo e pausa alla natura in tutte le sue manifestazioni.

sembra il braccio della morte di un carcere,una tortura assurda e semplicemente inutile .

ma dedicateli a cose più prolifiche e utili tutti questi megaWatts.

 

Read Full Post »

Una delle cose tecnologiche più affascinanti è la tavoletta grafica, ti permette di liberare idee imbrigliate,assolutamente e pacificamente sdraiato sotto un fresco e maestoso albero, 🌳 e condividerle immediatamente con chi riesce a trovare un paio di minuti di vita per afferrarle.

una miniserie di mie creazioni ,ovviamente in tema eco/animals.

1B5F9D1F-2E66-4022-9D32-860C856F316D542FB5C6-DA89-44DD-973C-7727340C4F87655B54B6-8D48-4824-8423-5C8DA89FB807DC92F6A4-27ED-4584-8941-E5B4523D351584CE9F32-8F66-4CB9-84EC-3D30F8316BA1D9AF6D3E-D675-40BD-B959-ED7D3B24BD9B556E177D-9738-4195-8432-6F17F2D8ABD0F1928C86-46DE-4829-A485-9ABF440628DF1933D206-9454-4E78-90AA-4D3F1889940FE1457469-05C4-4B69-AFF0-3084C4ED4CE6E84A942F-290F-44A6-9E3D-B21CB45C61AE

39D397E1-1615-4EE7-84F7-CA14991DA9DC789077B6-8EDA-4875-B880-8571F455ED7928312620-FC0A-4D12-B170-EF03DFB36F02D2E2FE19-3AAC-4129-907A-A18A8A2231FFEBBA843D-C950-400A-91CC-C934AA2AF57803EA4D2A-9CCC-44AF-A629-154511F8566C0555C925-A0DF-4717-9248-433E89E417CE9DACEA70-8DAF-46D5-85F0-1D7450D8410C

Read Full Post »

IMG_4814

Captive di Jo-Anne McArthur è un libro devastante nel suo contenuto. La prigionia, per un animale, è una delle cose peggiori in assoluto. Stressante,debilitante, devastante.Per chi e per cosa? E se ,nel prossimo futuro, qualcuno rinchiudesse Voi e i vostri cuccioli d uomo in un lager chiamato zoo,buttandovi caramelline e patatine fritte?

Ho raccolto queste foto a futura memoria , sul mio libero blog ,almeno qui nessuno le potrá cancellare o dimenticare.

Grazie Jo Anne per questa incisa e diretta testimonianza.

IMG_4812

IMG_4811

IMG_4810

IMG_4809

IMG_4808

IMG_4807

IMG_4806

IMG_4805

 

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: