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Archive for the ‘sprechi’ Category

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Accadde che, finita una esposizione e durante il disallestimento, notai con un po’ di disappunto, ai margini di uno stand, un lembo di prato inglese . Evidentemente da un po’ non riceveva una goccia d acqua, infatti, il suo stato la diceva tutta sulla imminente tragica fine.

Buttato tra bottiglie di prosecco vuote e resti di tramezzini semi morsicati, aveva terminato il suo compito di abbellire un tecnologico stand, creando un contrasto tra la plastica e l’ alluminio delle strutture con lo scopo di assicurare una certa parvenza di “ambiente naturale”, irriverente parto di un designer di interni

Gia’ non sopporto l idea di questi lembi di prato e il loro ridicolo substrato, così come non sopporto gli abeti dentro i vasetti di natale: una vera condanna a morte. Così, mentre ero intento allo sgombero e pulizia dello spazio espositivo, fulgida e fulminea, un idea mi arpionò,peggio della fiocina di Capitano Hachab.

Primo, bisognava ridare vita. Secondo, perché non assolutamente dignitosa?

Potevo donare il lembo a qualche amico con giardino, poi pensai : si ma dopo,questo qui, continua a tagliarlo a 30mm appena accenna a crescere e magari ci fa cadere sopra colate di grasso da qualche stupido barbecue e magari liquido organico di varia natura.

No! Me lo porto sul mio balcone , lo ripianto in un buon terriccio e lo faccio vivere e crescere quanto cazzo gli pare. Magari ci metto assieme una buona compagnia così se la raccontano anche in santa pace.

Detto fatto.

Scelsi una umile piantina di salvia e li sistemai sul mio balcone.

Eccoli qui, ora , dopo un annetto circa, svernati al freddo e al gelo, risplendere di una bellezza assoluta, naturale ed effervescente come la natura tutta dovrebbe essere.

Ogni tanto, spesso, lo guardo e penso alla orribile fine che avrebbe fatto, giallo e rinsecchito in un compattatore e poi incenerito. Sarò stupido, ma li accarezzo pure e ,non ci crederete, ma quei sinuosi fili d erba e la profumatissima salvia , mi illuminano l animo regalandomi un senso di pace e di star bene.

Il che mi basta e avanza di un bel po’.

Ho regalato loro  il nome di Salvia Ambientata.

 

 

 

 

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La maggior parte delle persone è portata a pensare, da media disinformativi,che i problemi climatici legati al riscaldamento globale, siano limitati ai soliti ghiacciai e calotte polari.

Purtroppo è totalnente sbagliato. Anche il nostro bel Mare Nostrum ne sarà afflitto. Di seguito riporto l ultimo report wwf 2018 e non è affatto carino.

Bisogna cambiare e far cambiare mentalità se teniamo al nostro ambiente e ,soprattutto, a ciò che lasceremo ai nostri pronipoti.

  • Se le emissioni di CO2 continueranno ad aumentare senza controllo, il mondo è destinato a perdere almeno la metà delle specie animali e vegetali oggi custodite nelle aree più ricche di biodiversità. A fine secolo potremmo assistere ad estinzioni locali in alcuni paradisi come l’Amazzonia, le isole Galapagos e il Mediterraneo. Anche rimanendo entro il limite di 2°C posto dall’accordo sul clima di Parigi, perderemmo il 25% delle specie che popolano le aree chiave per la biodiversità. È uno dei risultati più allarmanti del nuovo studio pubblicato oggi sulla rivista Climatic Change e realizzato da esperti dell’Università dell’East Anglia, della James Cook University e dal WWF.
    Pubblicata a pochi giorni dall’evento globale Earth Hour, il più grande movimento globale per l’ambiente in programma il prossimo 24 marzo, la ricerca ha esaminato l’impatto dei cambiamenti climatici su circa 80.000 specie di piante e animali in 35 delle aree tra le più ricche di biodiversità sul pianeta. La ricerca esplora gli effetti sulla biodiversità alla luce di diversi scenari di cambiamento climatico – dall’ipotesi più pessimista con assenza di tagli alle emissioni e conseguente aumento delle temperature medie globali fino 4.5° C, a quella di un aumento di 2 °C, il limite indicato dall’Accordo di Parigi. Le aree sono state scelte in base all’unicità e varietà di piante e animali presenti. Le savane boschive a Miombo in Africa, dove vivono ancora i licaoni, l’Australia sudoccidentale e la Guyana amazzonica si prospettano essere tra quelle più colpite.
    In queste aree gli effetti di un aumento di 4.5 °C creerebbe un clima insostenibile per molte specie che oggi vivono in questi paradisi naturali, ovvero:
    – Fino al 90% degli anfibi, l’86% degli uccelli e l’80% dei mammiferi si potrebbero estinguere localmente nelle foreste a Miombo, in Africa meridionale
    – L’Amazzonia potrebbe perdere il 69% delle sue specie vegetali
    – Nell’ Australia sudoccidentale l’89% degli anfibi potrebbe estinguersi localmente
    – Nel Madagascar il 60% di tutte le specie sarebbe a rischio di estinzione locale
    – Le boscaglie del fynbos nella regione del Capo Occidentale in Sud Africa, che stanno vivendo una fortissima siccità con carenze idriche significative verificatesi anche a Città del Capo, potrebbero affrontare estinzioni locali di un terzo delle specie presenti, molte delle quali sono uniche di quella regione
    Mediterraneo bollente. Il Mediterraneo è tra le Aree Prioritarie per la biodiversità più esposte ai cambiamenti climatici, in cui basterebbe un cambiamento climatico “moderato” per rendere vulnerabile la biodiversità: anche se l’aumento delle temperature si limitasse a 2 °C, quasi il 30% della maggior parte dei gruppi di specie analizzate di piante ed animali sarebbe a rischio. Continuando con gli attuali andamenti , senza cioè una decisa diminuzione delle emissioni di gas serra, la metà della biodiversità della regione andrà persa. Le specie più a rischio sono le tartarughe marine (si tratta di tre specie, la più diffusa è la Caretta caretta) e i cetacei, presenti in Mediterraneo con 8 specie stabili e altre 13 presenti occasionalmente, tutti in sofferenza già per altri tipi di impatto antropogenici. L’innalzamento delle temperature probabilmente supererà la variabilità naturale del passato, rendendo questa zona del pianeta un hotspot dell’impatto climatico. Dovremo aspettarci periodi di siccità in tutte le stagioni, con potenziali stress da calore per gli ecosistemi e le specie più sensibili, come le testuggini d’acqua dolce, o gli storioni: Questi ultimi sono minacciati sia per il cambiamento del regime di salinità, sia per la riduzione dell’areale idoneo, combinazione drammatica per specie già fortemente indebolite dalla pesca illegale.
    Oltre a ciò, l’aumento delle temperature medie e l’irregolarità delle precipitazioni potrebbe diventare la nuova “normalità”, secondo il rapporto, con una significativa riduzione delle precipitazioni nel Mediterraneo, in Madagascar e nel Cerrado-Pantanal in Argentina.

 

  • Tra i potenziali effetti:
    • Pressione sulle riserve idriche degli elefanti africani – che hanno bisogno di bere 150-300 litri di acqua al giorno
    • Il 96% delle aree di riproduzione delle tigri delle Sundarbans in India potrebbe essere sommerso dall’innalzamento del livello del mare
    -Una riduzione degli esemplari maschi di tartarughe marine dovuta all’aumento della temperatura (che determina il sesso dei nascituri) sui nidi.Qualora le specie fossero in grado di spostarsi sul territorio occupando nuove aree più adatte, il rischio di estinzione locale diminuirebbe dal 25 al 20% (nel caso di un aumento della temperatura media globale di 2 °C). In caso contrario, queste sarebbero destinate ad estinguersi. La maggior parte delle piante, anfibi e rettili (come orchidee, rane e lucertole), infatti, non hanno capacità di spostarsi abbastanza velocemente per stare al passo con questi cambiamenti climatici.
    “Quella che oggi siamo chiamati ad affrontare è una vera emergenza planetaria. Il rischio che molti dei luoghi più affascinanti come l’Amazzonia e le Isole Galapagos e alcune aree del Mediterraneo , potrebbero diventare irriconoscibili agli occhi dei nostri figli non solo viene confermato dai dati della ricerca ma diventa ben più drammatico di quanto immaginavamo”. Dichiara Donatella Bianchi, presidente di WWF Italia che aggiunge: “Metà delle specie non sopravviverebbe al cambiamento climatico. Splendide icone come le tigri dell’Amur o i rinoceronti di Giava, vissuti sulla terra per 40 milioni di anni rischiano di scomparire, così come decine di migliaia di piante e altre piccole creature, fondamentali per la vita sulla terra. Per questo nel prossimo Earth Hour chiediamo a tutti di fare una promessa per il pianeta, a partire da piccoli gesti quotidiani capaci di proteggere il nostro pianeta vivente”.
    Tra le richieste del WWF al futuro governo in Italia per scongiurare gli scenari climatici peggiori: approvare subito gli strumenti regolatori e legislativi per attuare concretamente e davvero la chiusura delle centrali a carbone per la produzione elettrica entro il 2025 e definire il Piano Nazionale Clima ed Energia, richiesto dalla UE entro quest’anno, e la Strategia di Decarbonizzazione a lungo termine.

    La prof.ssa Rachel Warren del Tyndall Center per la Ricerca sui Cambiamenti climatici nell’Università dell’Est Anglia , leader dello studio, ha dichiarato: “La nostra ricerca quantifica i benefici per le specie animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili e anfibi) e vegetali che derivano dalla limitazione del riscaldamento globale a 2 °C in 35 aree tra le più ricche di biodiversità al mondo. Senza una politica per il clima perderemo il 50 per cento delle specie di queste aree. Tuttavia, se il riscaldamento globale si limitasse a 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, questo rischio si ridurrebbe al 25%. Non abbiamo esplorato cosa accadrebbe con un limite inferiore a 1,5 ° C, ma ci si aspetta che potrebbe proteggere ancora più biodiversità”.
    Nel complesso, la ricerca mostra che il modo migliore per scongiurare la perdita di specie è mantenere l’aumento globale delle temperature il più basso possibile. L’Accordo di Parigi si impegna a limitare il riscaldamento globale ben al di sotto di 2°C , cercando di tenersi entro 1,5°C, il che aumenterebbe le possibilità di sopravvivenza di molte specie selvatiche. È questo è il motivo per cui il 24 marzo milioni di persone in tutto il mondo si uniranno nell’evento WWF di Earth Hour e mostreranno il proprio impegno nel proteggere la biodiversità ed essere parte attiva nel trovare le soluzioni necessarie a costruire un futuro – e un pianeta – sano e sostenibile per tutti. La mobilitazione globale che nascerà con Earth Hour invierà anche un messaggio chiaro al mondo delle imprese e ai governi che esiste un desiderio globale di cambiare questo percorso .

 

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    Mediterraneo bollente. Basta un cambiamento climatico “moderato” per rendere vulnerabile la biodiversità dell’area mediterranea: anche se l’aumento delle temperature si limitasse a 2 °C, quasi il 30% della maggior parte dei gruppi di specie analizzate di piante ed animali sarebbe a rischio. Continuando sul regime attuale, senza cioè una decisa diminuzione delle emissioni serra, la metà della biodiversità della regione andrà persa. E’ quanto sottolinea il Report “Focus WWF sul Mediterraneo”.
    Le specie più a rischio. tartarughe marine (tre specie, di cui la più diffusa è la Caretta caretta) e i cetacei, presenti in Mediterraneo con 8 specie stabili e altre 13 presenti occasionalmente, sono le specie più colpite, anche perché già in sofferenza per altri impatti. Per le tartarughe i problemi principali sono legati soprattutto ai processi riproduttivi: dato che è la temperatura a determinare il sesso dei nascituri, l’aumento delle temperature puo’ provocare uno squilibrio tra i generi, con la nascita di sempre meno maschi, come sta avvenendo per la tartaruga verde in Australia. Inoltre, l’aumento del livello del mare, delle maree e degli eventi meteorologici estremi provocati dai cambiamenti climatici, già oggi provocano la distruzione di molti nidi.
    Sono vulnerabili agli impatti climatici sia i cetacei (ad esempio, temperatura e salinità dell’acqua marina influiscono sulla distribuzione dell’unico cibo della balenottera comune nel Mediterraneo: il krill) che grandi migratori pelagici come i tonni (dato che variazioni della temperatura dell’acqua impattano sulla funzione cardiaca, sull’attività di deposizione delle uova e sulla crescita larvale), ma anche squali e razze: le fluttuazioni del clima possono disturbare la struttura delle comunità influenzando la crescita e la riproduzione (in quanto sono animali dai bassi tassi riproduttivi). Oltre agli aspetti fisiologici, i cambiamenti climatici possono influenzare fortemente presenza e distribuzione delle prede naturali di squali e razze.
    “Il Mediterraneo è tra le Aree Prioritarie per la biodiversità più esposte ai cambiamenti climatici: l’innalzamento delle temperature probabilmente supererà la variabilità naturale del passato, rendendo questa zona del pianeta un hotspot dell’impatto climatico. Dovremo aspettarci periodi di siccità in tutte le stagioni, con potenziali stress da calore per ecosistemi e specie terrestri più sensibili come le testuggini e le tartarughe d’acqua dolce, o per gli storioni: questi ultimi sia per il cambiamento del regime di salinità sia per la riduzione dell’areale idoneo, combinazione drammatica per specie già fortemente indebolite dalla pesca illegale”.
    Specie simbolo a rischio nel mondo

 

  • • Il leopardo delle nevi si è adattato a vivere in territori estremi come le alte vette himalayane. In questi territori oltre i 3.000 m di altitudine il margine per poter rispondere ai cambiamenti provocati dal riscaldamento globale è praticamente nullo. I suoi territori di caccia si sono ridotti e svuotati di prede, dato che la scomparsa di nevi e ghiacciai ha offerto nuovi territori all’allevamento di yak e ovini, alimentando il conflitto con le comunità locali. Tutto ciò potrebbe portare lo snow leopard ad una maggiore competizione diretta su cibo e territorio di caccia con il leopardo comune, aggravando una situazione già molto precaria (meno di 7.000 individui). Si calcola che a causa del cambiamento climatico solo nella catena dell’Himalaya possa scomparire più del 30% dell’habitat di questo felino.
    • La tigre vive già in aree altamente frammentate: ulteriori perdite di habitat indotte dei cambiamenti climatici rischiano di compromettere gli enormi sforzi che Paesi come il Bhutan fanno, con il WWF, per salvare la tigre dal bracconaggio. Ad esempio, l’innalzamento del livello del mare sommergerà il 96% dell’habitat riproduttivo delle tigri di Sundarbans (la più grande foresta di mangrovie del mondo), mentre le tigri dell’Amur non arriveranno al prossimo secolo se continueranno a ridursi dimensioni e qualità del loro habitat.
    • L’orso polare è tra le specie più sensibili al riscaldamento globale perché dipende dal ghiaccio marino per vivere e procurarsi il cibo. I più giovani, meno abili nella caccia, sono particolarmente colpiti dalla carenza di cibo dovuta al restringimento della superficie ghiacciata. Il declino è purtroppo già in atto: nella Baia di Hudson la popolazione è calata del 22% e si prevede che diminuirà bruscamente entro la fine del 21° secolo a causa dei cambiamenti climatici.

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eddai ci sono anche buone anzi buonissime notizie provenienti da oltreoceano ,patria della monsanto e bigpharma.

il Dipartimento Agricoltura degli Stati Uniti ha messo a punto un imballaggio totalmente ricavato dalle proteine del latte che inizierá a sostituire ,si dice entro 3 anni,gli attuali packaging per alimenti e non in plastica.

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Addirittura l imballaggio sará commestibile,magari non il massimo per l homo sapiens,ma almeno non nocivo o addirittura nutriente per animali e pesci ormai soffocati da tonnellate di plastica abbandonata da eserciti di incivili menefreghisti.

La pellicola fatta con le proteine del latte è anche molto efficace nel bloccare l’ossigeno, garantendo una migliore conservazione dei cibi nella catena della distribuzione e riducendo di conseguenza gli sprechi”. Si calcola infatti che queste pellicole blocchino il contatto dei cibi con l’ossigeno con un’efficacia 500 volte maggiore rispetto a quella della plastica. Risolverebbero inoltre uno dei maggiori problemi legati alle confezioni in plastica, vale a dire l’accumulo di tonnellate di rifiuti non biodegradabili, che occupano le discariche per anni.

Tra le prime applicazioni c’è il confezionamento di cibi in porzioni singole, ha detto Bonnaillie. Un altro vantaggio della plastica derivata dal latte è che può essere applicata come uno spray su cibi meno resistenti al contatto con l’umidità, come i cereali, oppure per conservare in modo ideale la pizza, evitando che il condimento si disperda.

Queste sono notizie che fanno “respirare” un po’, ormai abituati ad oscenitá industriali spremiprofitti e inquinanti al massimo.

speriamo non venga boicottata come tutte le cose pulite,rinnovabili ed alternative ai monster della globalizzazione

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Onestamente,questo incrollato accanimento per la spending review, sta causando pile di decreti allarmanti. Si evita accuratamente di toccare o semplicemente scalfire i privilegi assurdi dei soliti palazzinari e poltronari, per abbattersi senza scrupoli  sulla testa dei cittadini. In particolare, toccare e ritoccare fondi alla Ricerca, alla Sanita’,alla Salute pubblica, e’ segno di menefreghismo totale per il benessere fisico e mentale dei propri concittadini.

L’ultima novita’ in tema di risparmio dissennato, deve essere che l’ha partorita un chirurgo reduce dal fronte di Stalingrado, dove si operava quasi con i cocci di bottiglie. Li,pero’, l’emergenza era VERA e non finta come quella che dipingono i nostri astrattisti al governo, pur di difendere e consolidare i loro vizi e benefici.

Udite! Udite!

Hanno autorizzato l utilizzo di bisturi scadenti con affilature, cosi’- cosi’, da destinare ai centri ospedalieri. Cosi’-cosi’, vuol dire rischiare ,come si evince dal seguente rapporto,rischiare sulla pelle di chi non  puo’ permettersi il lusso di operazioni in rinomate cliniche d’oltreoceano ,magari rimborsate con soldi pubblici.

La ricerca di un prezzo sempre più basso ha ridotto in maniera drastica la qualità degli strumenti chirurgici al punto tale che “i bisturi in Italia non tagliano più”.

Lo dice Acoi, l’Associazione dei Chirurghi Ospedalieri Italiani che ha ricevuto segnalazioni da migliaia di medici in tutta Italia. La “mediocre qualità” dei bisturi ha conseguenze sia estetiche sia infettive

.Diego Piazza, presidente dell’Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani), spiega che “aumentando il trauma cutaneo per incidere una superficie, si aumenta il rischio di contaminazione batterica della ferita”. 
“E’ evidente – prosegue – che dovendo aumentare la forza per incidere, si rischia di tagliare oltre le intenzioni dell’operatore. Quanto ai costi, possiamo affermare che si tratta di una scelta antieconomica, perché per uno stesso intervento può essere necessario utilizzare più bisturi, cosa che non si verificherebbe con un buon bisturi che, al contrario, potrebbe essere utilizzato più volte durante lo stesso intervento”.

Privilegiare il prezzo a scapito della qualità, si domanda Piazza, ”fino a fare scomparire quasi del tutto le caratteristiche minime di funzionalità del prodotto, addirittura dei dispositivi medici ad elevata tecnologia il cui malfunzionamento può avere effetti letali, che tipo di sicurezza e qualità forniamo ai nostri pazienti?”.

La parola vergogna e’ sparita dai dizionari ministeriali.

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Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato il progetto di legge numero 124, che consente l’uso dei boschi per gare motociclistiche e permette il taglio, di fatto, di boschi in pianura senza obbligo di compensazioni ambientali.

Gia di se e’ una legge orrenda ,approvata da gente senza scrupoli e figli del Dio cemento e lobby annesse,ma la cosa orribile e’ in quel…”senza obblighi di compensazione ambientale”. a questi politicanti asserviti all interesse privato bisognerebbe inibire qualsiasi contatto con la natura e cementificargli anche il giardino della loro villa. Stanno sfidando la natura , ma la natura presentera’ un conto duro e quasi impossibile da pagare.

Quella approvata è una legge orribile per l’ambiente e non consentirà un reale recupero agronomico perché non offre strumenti reali agli agricoltori e che respingerà il turismo in montagna

Sono 621 mila gli ettari di suolo coperti da boschi e foreste in Lombardia: il 26% del territorio della nostra regione è rivestito da una coltre vegetale che svolge funzioni fondamentali per il benessere dei suoi cittadini, e non solo per godere di paesaggi in cui la natura è protagonista, ma anche per regolare il clima, offrire rifugio a flora e fauna selvatica, produrre aria pulita, prevenire frane ed alluvioni, disporre di materie prime, a partire dal legno, che le foreste in buone condizioni offrono se gestite con attente pratiche selvicolturali.

Purtroppo però non tutti i lombardi possono godere della vicinanza di aree forestali: il 96% dei boschi infatti si trova in montagna e collina, mentre nel territorio di pianura se ne distribuiscono poche migliaia di ettari, boschi spesso piccoli e precari, continuamente minacciati da scelte urbanistiche e infrastrutturali proprio perchè sovente considerati terreni marginali e di scarso valore. Per fortuna la Lombardia da anni si è data una buona legge forestale, che punta a difendere questi ambienti così preziosi ma allo stesso tempo minacciati. Certo, la legge non è sufficiente a impedire gravi danni, anche recenti (si pensi che la sola realizzazione di Pedemontana cancellerà ben 200 ettari di bosco di pianura), ma di sicuro ha costituito un baluardo per impedire interventi di deforestazione al di fuori di ogni controllo.

E’ proprio questa legge a essere ora messa in discussione dal Consiglio Regionale della Lombardia. Si tratta di un testo nato come singolo articolo scritto per compiacere la piccola ma agguerrita lobby formata da quanti nei boschi amano scorrazzare con moto e SUV, fuoristrada o lungo sentieri e mulattiere.

Ma quel contestatissimo testo #ammazzaforeste, contro cui il CAI ha lanciato una petizione online che ha raccolto oltre 40.000 sostenitori, nelle discussioni in commissione Agricoltura si è andato arricchendo di altri articoli in grado di sovvertire l’impianto dell’intera disciplina di tutela delle foreste lombarde, a partire dalla definizione di bosco: una definizione fondamentale, perchè stabilisce il discrimine tra ciò che, anche sotto il profilo urbanistico, è tutelato, e ciò che non lo è. In particolare la legge punta ad attribuire competenze autorizzative ai sindaci, sebbene i comuni non dispongano delle strutture tecniche necessarie a valutare interventi su ambiti forestali, e a consentire interventi che prevedono la realizzazione di opere pubbliche o di interesse pubblico su versanti boscati.

Per reagire a questa proposta di legge, che rappresenterebbe un arretramento di decenni rispetto alle norme di tutela vigenti, si è costituito un vasto e composito coordinamento di associazioni (Associazione Parco Sud, CAI Lombardia, FAI Lombardia, Legambiente Lombardia, Italia Nostra Lombardia, Mountain Wilderness Lombardia, OrobieVive, Touring Club, WWF Lombardia), che insieme hanno inviato a tutti i Consiglieri regionali un dettagliato documento di osservazioni alla norma, che si conclude con una valutazione totalmente negativa e una richiesta di non approvare la legge.

“Noi tutti siamo consapevoli che il settore forestale e agropastorale in Lombardia ha un enorme bisogno di misure di sostegno affinché si consolidino e aumentino le imprese che praticano la selvicoltura – dichiarano i referenti regionali delle associazioni – ma per fare ciò non serve modificare una legge che funziona, né tanto meno allentare le norme che assicurano la tutela dei boschi e li difendono da usi impropri e da aggressioni urbanistiche: per questo chiediamo con forza a tutte le forze politiche, responsabilmente, di respingere la legge, che se approvata genererà una spirale perversa di cui faranno le spese i territori più vulnerabili e preziosi della nostra regione”.

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Pepe Mujica Presidente  Uruguay

Pepe Mujica Presidente Uruguay

 

Non ha valore questa persona ,cosi’ come non ha valore il discorso fatto al G20 del 2012,guardate quei 10 minuti di liberta’ e amore,pronunciato a braccio e non leggendo appunti preconfezionati da solerti assistenti. Se dopo aver sentito quelle parole qualcosa non vi ha trafitto l’anima e il cuore,e ,perche’ no,un piccolo senso di ingiustizia vi scivola accanto,siete solamente delle persone aride e non meritate il meraviglioso pianeta del quali siamo SOLO OSPITI.

Il tempo è tutto

“La mia idea di vita è la sobrietà. Concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui, che però ti tolgono il tempo per vivere”. José Mujica, Presidente dell’Uruguay

Uomini cosi’ ce ne vorrebbero mille,centomila,un milione

Jose' Pepe Mujica

Jose’ Pepe Mujica

Presidente dell’Uruguay, si trattiene solo 485 dollari dello stipendio per vivere e destina gli altri 7500 alla beneficenza. Vive di poco, anzi di pochissimo, in una vecchia fattoria senza neppure l’acqua corrente, ma solo l’acqua del pozzo. È vegetariano, è sposato, ha diversi animali.Napolitano, vive al Quirinale e guadagna 239.192 euro all’anno, aumentati di 8.835 euro nell’anno in corso.

come si muove Napo.C'e' qualche differenza????

come si muove Napo.C’e’ qualche differenza????

povero non è colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di più e più

Ex guerrigliero tupamaro, 78 anni, “Pepe” Mujica, presidente dell’Uruguay, è stato spesso definito “il miglior presidente del mondo”grazie al suo stile esemplare, sobrio e modesto.
Appena eletto ha rifiutato la residenza presidenziale e continua a vivere, con la moglie, la senatrice Lucia Topolansky, in una “chacra” (una piccola fattoria) alla periferia di Montevideo dove si dedica all’orto e alla coltivazione di fiori.
Non usa Twitter, non ha email nè un conto in banca ma soltanto due vecchi maggiolini Wolksvagen (comprati nel 1987) e tre trattori.
Vive con il 10% del suo stipendio da presidente, circa mille euro dei diecimila che riceve.
Il 90% lo versa ad associazioni di promozione sociale.
Ciclista professionista da giovane, Mujica ha trascorso tredici anni in carcere.
Fu uno dei “nove ostaggi” durante la dittatura, definiti così perché i militari dichiararono che li avrebbero fucilati se i guerriglieri Tupamaros ancora in libertà avessero commesso attentati.

Anti-consumista, ateo dichiarato, Mujica ha discendenze italiane (liguri, per parte di madre).
Amatissimo dai ceti più poveri e odiatissimo dall’oligarchia è il promotore di una legge per la liberalizzazione della marijuana per stroncare il traffico dei narcos.
Dopo un concerto degli Aerosmith a Montevideo ha ricevuto in regalo una chitarra elettrica autografata dalla band e lui l’ha subito messa all’asta per versare i soldi raccolti al fondo per la costruzione di case popolari.

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Adesso la colpa del riscaldamento globale, dell effetto serra,dell inquinamento atmosferico e’delle MUCCHE.

Negli stati uniti ,il maggior produttore e consumatore di carne, circa 88 milioni di bovini anno, si stanno studiando rimedi alle “emissioni”delle mucche,responsabili di disperdere tons di metano nell aria. E allora,frotte di scienziati , sono impegnati a studiare mangimi speciali, diete,pillole per abbattere l’effetto “catastrofico” che una mucca ha nei confronti dell ambiente.

Persino Obama in persona,noto divoratore di hamburgers ed hot dogs, si e’ messo in gioco.

A pensare di abbattere il problema del global warming con drastiche soluzioni industriali, quali la riduzione delle emissioni derivanti da sfrenate attivita’ industriali,da milioni di autoveicoli circolanti,dai miliardi di bombolette spray,a pensare ad implementare energie pulite,rinnovabili e non il solito maledetto petrolio, non se ne parla nemmeno.GUAI!!! i suoi amici del G8 inorridirebbero al solo pensiero di ridurre i profitti industriali.

Ridurre il consumo di carne????

Ma siamo pazzi!

Di seguito vi rammento le conseguenze di allevamenti estensivi di animali da macello

Consumo di risorse alimentari

La produzione di cibi di origine animale e in particolare di carne richiede pertanto un vasto uso di risorse alimentari. Un terzo della produzione mondiale di cereali – 745 milioni di tonnellate nel 2007 – viene consumata dagli animali allevati

Inefficienza alimentare

Lo svantaggioso indice di conversione alimentare alla base del sistema zootecnico determina l’inadeguatezza ecologica di una dieta basata sulle proteine animali. Frances Moore Lappè ha osservato come negli USA, nel 1979, al bestiame siano state somministrate 145 milioni di tonnellate di cereali e soia, e di queste solo 21 milioni sono tornate ad essere disponibili per l’alimentazione umana sotto forma di carne e uova: «il resto, equivalente a circa 124 milioni di tonnellate di cereali e soia, è stato sottratto al consumo umano»

Consumo di risorse idriche

Alimento Impronta idrica (in litri per kg)
carne di manzo 15 400
carne di pecora 10 400
carne di maiale 5990
burro 5550
carne di capra 5520
formaggio 5060
carne di pollo 4330
uova 3300
riso 2500
soia 2145
pasta 1850
pane 1608
grano 1827
mais 1220
latte di mucca (1 litro) 1020
tè (1 litro) 480
cetriolo 350
zucca 350
patate 290
cavolo 280
lattuga 240
pomodori 200

Oltre ad un consumo eccessivo di risorse alimentari, l’allevamento è causa anche di uno smodato impiego di risorse idriche. Una parte dell’acqua richiesta dal sistema zootecnico moderno è impiegata per abbeverare gli animali: un manzo può consumare fino a oltre 80 litri di acqua al giorno, un maiale oltre 20 litri e una pecora circa 10 litri, e una mucca da latte, durante la stagione estiva, può arrivare addirittura fino a 200 litri di acqua consumata in un solo giorno. Altra acqua viene poi usata per la pulizia delle strutture di allevamento e degli animali, per i sistemi di raffreddamento e per lo smaltimento dei rifiuti. In alcuni paesi i consumi per l’abbeveramento degli animali e la manutenzione delle strutture è significativa: ad esempio in Botswana l’uso dell’acqua per l’allevamento è pari al 23% dell’uso totale delle risorse idriche nazionali e rappresenta il secondo principale fattore di consumo dell’acqua del paese. Altra acqua viene poi usata nel processo di macellazione degli animali e per la pulizia degli impianti di macellazione: ad esempio è stato calcolato che per ogni pollo macellato occorrono 1590 litri di acqua. Tuttavia, gran parte dell’acqua (il 98%) necessaria alla produzione dei cibi animali è usata naturalmente per la coltivazione del foraggio: a tale scopo, su scala globale, vengono impiegati oltre 2300 miliardi di metri cubi d’acqua l’anno.

Inquinamento delle risorse idriche

Come affermato dalla FAO, «l’evidenza suggerisce che il settore dell’allevamento è la più importante fonte di inquinanti delle acque, principalmente deiezioni animali, antibiotici, ormoni, sostanze chimiche delle concerie, fertilizzanti e fitofarmaci usati per le colture foraggere e sedimenti dai pascoli erosi».

Inquinamento idrico derivante dalla zootecnia intensiva

Fino a quando la più ridotta popolazione degli animali allevati poteva essere accolta su vaste aree rurali, le deiezioni animali rappresentavano un’importante risorsa per la concimazione del terreno. Ma a seguito della crescita esponenziale del numero di animali allevati parallelamente all’espansione delle aree urbane, si sono diffusi sempre più gli allevamenti intensivi, responsabili di una sovrabbondante produzione di deiezioni animali dovuta all’elevato numero di animali concentrato in uno spazio ridotto. In questa nuova condizione il territorio circostante lo stabilimento non è più in grado di assorbire efficacemente l’enorme quantità delle deiezioni prodotte, cariche di contaminanti ambientali che finiscono per depositarsi nella acque di superficie e nelle falde acquifere, con gravi effetti per l’ecosistema, la vita animale e vegetale e la salute umana.

Deforestazione

L’aumento della produzione zootecnica è un fattore chiave nella deforestazione, specialmente in America Latina, dove negli ultimi decenni si è verificata una crescita considerevole dell’attività dell’allevamento. In America centrale, a partire dagli anni del 1960, già alla metà degli anni del 1980 oltre un quarto delle foreste erano state rase al suolo per fare posto a pascoli, mentre il numero di capi bovini era cresciuto dell’80% e la produzione di carne bovina del 170%. In Honduras, in poco più di venti anni, dal 1960 al 1982, la produzione totale di carne bovina è triplicata, raggiungendo le 62 000 tonnellate l’anno, similmente a quanto accaduto in Nicaragua dove, in soli due decenni, dagli anni del 1970 agli anni del 1990, la produzione di carne bovina è triplicata e le esportazioni sono quintuplicate.

Per quanto riguarda i problemi alla salute umana derivanti dal consumo eccessivo di carne vi rimando alla rete,oppure leggete qui. E’ vero esistono anche pareri contrari, come quello del Prof Cannella di Roma , noto paladino della carne ,famosa la sua frase : Siamo fatti di carne dobbiamo mangiare carne. Morto di tumore all intestino (nessun giornale lo fece notare) alcuni anni fa, ad appena 60anni e spicci. Sara’ un caso dira’ qualcuno. Io ,purtroppo ,sono convinto che non e’un caso, ma e’ la mia opinione.

Allora,per tornare a bomba al dilemma di Obama:

Sono piu’ dannose le mucche o l’uso sconsiderato della carne e tutto cio’ che ne deriva di conseguenza?

Ai posteri l’ardua sentenza,ammesso che i posteri abbiano la possibilita’ di formularla con tranquillita’,questa sentenza.

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