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Tutti sanno cosa è la corrida, già di se é una tortura immensa.

Tanti non sanno che la tortura è ben peggiore nei preparativi, anche per gli altri animali coinvolti in questo orribile spettacolo.

Vedo con piacere che sempre più spagnoli sono contrari, vedo con enorme dispiacere che la maggioranza è a favore e questa porcheria infame è pure sancita dalla costituzione spagnola. La complicità della UE è oltremodo imbarazzante, concedendo finanziamenti europei per gli allevatori di tori spagnoli , bello schifo nello schifo.

 

Il nuovo sistema, pagamento a singola fattoria, prevede l’erogazione di quote ai proprietari terrieri, che utilizzano la terra a qualsiasi scopo. L’obiettivo del meccanismo è quello di far crescere le rendite rurali senza causare sovrapproduzioni di generi alimentari. Ogni allevatore di tori, riceverebbe, così in media 235 euro per animale ogni anno. Se si considera che ogni anno, muoiono circa quaranta mila tori, il totale dei finanziamenti che l’UE ha pagato per le corride ammonterebbe a più di 125 milioni di euro.

Gli attivisti anti – corrida però sospettano che questa sia solo la punta dell’iceberg. Attualmente, la Spagna riceve qualcosa come 7 miliardi di euro all’anno per l’agricoltura e parte di questi risulterebbero destinati a sostegno delle corride ed altre feste sanguinarie, dove asini, mucche, polli vengono massacrati per divertimento. Se a ciò si aggiunge anche il programma di finanziamento dell’UE per lo sviluppo locale, la Spagna riceverebbe circa 750 milioni di euro all’anno da destinare all’attività che preferisce. Sembra che questi soldi vengano fatti arrivare ai sindaci di molte realtà rurali spagnole per finanziare le “fiestas” sanguinarie locali.

Di seguito , per conoscenza, vi elenco a cosa è soggetto il povero animale prima di entrare in quel campo di crudeltà e morte che si chiama plaza de toros.

Non mi interessa se mi considerate volgare, ma un vel VAFFANCULO in maiuscolo mi esce spontaneo. Nel mio piccolo sto boicottando qualsiasi cosa ,merce, prodotto spagnolo e l unico desiderio di andare in quel paese è quello di recarmi giusto il tempo di svuotare con enorme soddisfazione l intestino retto.

Criminali è dir poco.

COSA SUCCEDE IN UNA CORRIDA

Vi sveliamo le atrocità che stanno dietro le quinte delle corride.

LA CORRIDA-I FATTI

Con la scusa che si tratta di arte e tradizione, la corrida prospera come attrattiva turistica. Nei fatti, vedete una specie di clown in calzamaglia e scarpette, con lustrini, spada e mantello rosso, che volteggia, provocatorio, davanti ad un povero animale maltrattato ed indifeso che non ha la minima possibilità di salvarsi.

Chi guadagna da quest’orribile forma di spettacolo pretende di mantenerla in vita per soddisfare i gusti di una sadica minoranza.

Il toro non potrà mai vincere, quindi non si tratta di una lotta, ma di pura e semplice tortura,ne’ Tradizione, ne’ Cultura.

Attualmente, le corride si tengono in Spagna, Messico, Colombia, Ecuador ,Perù, Portogallo e Francia. In Messico c’è l’arena più grande del mondo, con oltre 60.000 posti a sedere.

Dietro le quinte.

Quasi nessuno conosce le torture che il toro subisce in preparazione dell’incontro con il “valoroso torero”. Tanto per cominciare, il toro da corrida è un incrocio creato apposta per quest’uso.

E’ erbivoro, miope e viene immesso nell’arena solo dopo che

  • E’ tenuto per giorni in un ambiente buio, senza cibo ne’ acqua, per fiaccarlo,
  • Viene colpito ripetutamente sulle costole ed i reni con un sacco riempito di sabbia bagnata. Questa pratica è nota come “indebolire il toro”,
  • Gli si applica vasellina dentro gli occhi per annebbiargli la vista,
  • Gli si infila del cotone nelle narici ed in gola per rendergli difficoltoso il respiro,
  • Molto spesso, le corna vengono arrotondate, così da ridurre il pericolo per il “valoroso torero”,
  • Viene trattato con un lassativo, sempre per indebolirlo,
  • Se il toro è troppo indebolito da questi “trattamenti”, gli si applica olio di trementina sugli zoccoli ed i genitali. Quindi, quando un toro scalpita, non è perchè è infuriato, ma perchè si sente bruciare,
  • Spesso, i suoi genitali vengono colpiti con aghi da calza, per ” accendere la sua furia”,
  • Per completare questo quadro di crudeltà, si sa che spesso la porta a ghigliottina che si apre con un movimento verticale per farlo entrare nell’arena gli viene fatta ricadere in testa per fissurargli il cranio.

NON DIMENTICHIAMOCI DEI CAVALLI

I cavalli da corrida sono animali vecchi, che hanno svolto fedelmente il loro servizio per tutta la vita e poi vengono venduti a quattro soldi per la corrida.

Per prima cosa, vengono devocalizzati senza anestesia. Lo scopo è impedire loro di nitrire per paura del toro quando questo si avvicinerà o per il dolore quando saranno incornati. Così, il pubblico non s’accorge della sofferenza dell’animale.

Prima della corrida, gli occhi del cavallo, ormai muto,vengono bendati, del cotone inzuppato di vaselina gli viene infilato nelle narici e nelle orecchie, in questo modo rendendolo sordo, cieco e privo di olfatto; sulla groppa gli viene posta una specie di coperta sottile, il “peto”; lo cavalca il “picador”, l’uomo con la “puya”, cioè un triangolo di ferro di circa 3 centimetri per lato, legato ad un bastone con una corda di 11 centimetri. I 14 centimetri di corda e puya vengono infilati per tre o quattro volte nella schiena del toro, con un movimento circolare, così che il toro riporti tre o quattro ferite profonde 14 centimetri e di diametro che raggiunge i 45 centimetri!!!

Quando cerca di difendersi da chi gli sta causando tanto dolore, il toro si avventa contro il cavallo, incornandolo al collo od allo stomaco.

Se non muore, il cavallo è portato nella plaza, dove le interiora gli vengono reinfilate nello stomaco, con del fieno per tenerle al loro posto, e lo squarcio è cucito con corda o fil di ferro e senza alcun anestetico per sedare il dolore e senza antibiotici.

E di nuovo è mandato nell’arena ed inforcato dal picador finchè non stramazza morto. Se alla fine del giorno è ancora vivo, viene macellato sul retro dell’arena e la sua carne viene venduta come cibo per cani. E’ successo che fino a 6 cavalli venissero uccisi da un solo toro.

Alcuni anni fa vidi la foto di 11 cavalli stesi sull’arena insanguinata, abbandonati ad una lenta morte, e quella visione mi diede il senso della profondità che la crudeltà umana può raggiungere.

Dopo che il picador ha finito la sua opera, entra il “banderillero”, un altro individuo senza cuore che porta le terribili “banderillas”, cioè bastoni di legno coperti di carta colorata e con una punta d’acciaio di 5 centimetri a forma di arpione.

Queste vengono infilate nel collo e nei muscoli della schiena del toro per indebolirlo. Da quattro a sei per ogni toro. Con ogni movimento, dilaniano i suoi muscoli, causandogli un dolore terribile.

Il banderillero finisce la sua opera e qui entra il vigliacco torero, che col suo mantello rosso fiacca il toro. Quando il toro è troppo stanco, il torero prende la spada e cerca di finirlo, colpendolo al cuore. Molte volte, però, fallisce e lo prende ai polmoni ed il toro comincia a vomitare sangue. Quando questo succede, il torero prende un coltellino chiamato “puntilla” e colpisce la spina dorsale del toro, ancora ed ancora finchè non cade.

Ma spesso il toro non muore dopo i 40 o 50 minuti di tortura nell’arena, perchè la puntilla non lo uccide ma lo paralizza soltanto e più tardi, mentre il macellaio lo sta scuoiando, improvvisamente “si sveglia” e tenta di fuggire.

Nella sola Spagna, ogni anno più di 30.000 tori sono uccisi ogni anno in questo modo!

 

Alla fine, son ben felice di vedere scene del genere: Una rivincita prima di morire. Olè!

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Sta spopolando sul web un video di una “nobile” persona che porta a spasso il proprio cane anziano in difficoltà motoria con l utilizzo di imbracature e su un carrellino autocostruito. Fior di giornalisti ne danno risalto con enfasi quasi fosse un fatto straordinario.

Non c‘è proprio niente di straordinario, è una faccenda maledettamente semplice.

Semplice, ovviamente,per chi considera ciò un fatto normale così come è semplice e spontaneo l amore che un cane ti regala in una vita intera, senza se e senza ma.

Non c’è proprio niente di straordinario,è quasi un dovere.

Ho un cane anziano anche io. 15 anni sono un bel po’ e gli acciacchi si moltiplicano ogni mese. La mia Berky , traballante di suo, in questi giorni è scivolata dalle scale. Già,scale, ho passato una vita a sognare una porta di casa che si apre su un giardino e poi,immancabilmente, mi sono sempre ritrovato e mi ritrovo davanti scale dure e crude per chi è in difficoltà.

La situazione, per ora, non è delle più semplici, non si regge sul posteriore e devo utilizzare le imbracature per sostenerla.

Ogni giorno, per due o tre volte, prendo in braccio la mia bestiolina, se 38 kili si possono classificare come bestiolina, e la faccio scendere e salire per i suoi bisogni.

Giorno,Notte,Sole o tempesta.

Problema? Per molti si. Per me no,anzi.

Cosa c’è di straordinario in questo gesto? È il caso di pubblicare a mia volta il video per riempirmi di faccine e pollici verso l alto?

Ve le dico nel mio dialetto: ma andii a scua ul mar (andate a scopare il mare)

Quando vedo la mia bestiolina addormentarsi felice sulla sua brandina,accanto a sua figlia, mi si illumina il cuore che neanche vi immaginate e del fastidio o fatica come lo ritengono alcuni,non c’è traccia.

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Passerà anche questa e se non passerà andremo avanti ad oltranza.

Straordinario sarebbe non fare niente, altro che palle.

Aggiornamento ultim ora: un piccolo miglioramento fa capolino, dai cazzarola che svanghiamo anche questa.

 

Anche se PURTROPPO non hai un giardino, oppure se ce l hai e ti costringono a metterlo all inglese con divieto d accesso a 🐕  e 🐷 , sfrutta il tuo Balcone.

Non arrenderti, sarai ricompensato. 🙂

 

 

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Personalmente, abbraccerei queste donne, una ad una. La loro vita in gioco, per proteggere gli animali ,i loro animali, da maledetti bracconieri.

Dio Santo , vi amo!!

 

Nello Zimbabwe è nato un nuovo progetto di antibracconaggio. Si chiama «akashinga», che significa «coraggiosi». Ed è un’iniziativa della «International Anti-Poaching Foundation», l’organizzazione no profit che si occupa di antibracconaggio in tutto il mondo.

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Le donne del progetto provengono da situazioni difficili – raccontano gli organizzatori -. Ci sono madri single, ragazze vittime di abusi sessuali, vedove e orfane». L’iniziativa pilota ha coinvolto per il momento 35 donne.
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Questo progetto è importante per proteggere gli elefanti e i rinoceronti che vengono cercati dai bracconieri per commercio di avorio – continuano -. E siccome spesso gli animali diventano trofei, è importante fermare il bracconaggio per non vedere il numero degli animali dello Zimbabwe diminuire anno dopo anno». Aggiungono: «Esiste infatti la possibilità che gli elefanti africani possano estinguersi entro il 2030».
Grazie di esistere.
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“i pesticidi entrano nel sangue delle donne in gravidanza”.

Solo questa innegabile e constatata verità, dovrebbe far pensare e rabbrividire molti e molti, se ne hanno voglia, ma si sa , la voglia in questi casi è come una foglia autunnale quando soffia il vento del business a tutti i costi, acclamato e riverito dalle multinazionali alimentari e farmaceutiche.

Complimentoni al Trentino ed al Veneto per il record assoluto di pesticidi sul territorio e DENTRO il territorio, altro che venite a respirare il verde della natura come recitano i loro fulgidi depliants turistici.

Vergogna è una parola gentilissima in questo caso. Per tirar su coltivazioni a josa, o tirar giù qualche mela in più,stanno avvelenando terra, falde, animali e persone. Anzichè vergogna, meglio criminali.

Eccovi uno sconvolgente report, riportato nel Docufilm di Alessandro Tomasi in uscita “Pesticidi siamo alla frutta”

Avvelenati a norma di legge. Ci tocca lo stesso destino di Biancaneve, solo che stavolta non ci sarà nessun principe azzurro a cavallo che verrà a salvarci, dovremo vedercela da soli. Perché i pesticidi utilizzati in agricoltura sono nel sangue delle donne in gravidanza, nello sterco degli orsi, nel miele e persino sui ghiacciai. Lo racconta ‘Pesticidi, siamo alla frutta’, sottotitolo ‘Biancaneve non è sola’, il nuovo documentario di Andrea Tomasi, già coautore del libro inchiesta ‘La farfalla avvelenata’ e del docufilm ‘Veleni in paradiso’, sul traffico di rifiuti tossici che da mezza Italia arrivano in Trentino, affiancato in quest’avventura dal videomaker Leonardo Fabbri, titolare di Envyda. E di avventura si tratta, dato che l’intero lavoro, che parla degli effetti dell’agricoltura intensiva in Italia, è stato autoprodotto e autofinanziato. In questi giorni, dopo le tappe in Trentino, altre proiezioni sono previste in tutta Italia, da Roma a Taranto, da Bologna alla Terra dei fuochi.

DAI DATI AGLI ALLARMI DEGLI ESPERTI
Si parte dai dati dell’Ispra (Istituto superiore per la Protezione e la ricerca ambientale). Nel docufilm si mostrano quelli sulle vendite delle varie tipologie di fitofarmaciregione per regione. D’altro canto nel nuovo ‘Rapporto nazionale pesticidi nelle acque 2018’ appena pubblicato l’Ispra certifica che il Trentino resta a livelli altissimi ed è il peggiore, in Italia, secondo solo al Veneto. In Provincia di Trento, infatti, sono stati rilevati 9,3 chilogrammi per ettaro di superficie agricola utilizzata, un livello altissimo rispetto alla media nazionale che è di 4,9 chilogrammi a ettaro e molto lontano dalla vicina provincia di Bolzano che si ferma a 4,4. Il Veneto è l’unico territorio che riesce a fare peggio con 11,7 chilogrammi di pesticidi per ettaro di superficie agricola utilizzata. “Ma se nel docufilm il baricentro è proprio in Trentino, con l’agricoltura intensiva delle mele golden a farla da padrona  – spiega a ilfattoquotidiano.it Andrea Tomasi – affrontiamo una questione che interessa tutto il nostro Paese, da Nord a Sud. E riguarda produttori, consumatori, istituzioni”. Si dà la parola a oncologi, pediatri, nutrizionisti, contadini bio e non, per cercare di capire qual è la situazione nel nostro Paese, ma anche quali sono gli effetti dell’agricoltura intensiva e dell’utilizzo dei pesticidi sui consumatori e, soprattutto, sui bambini. Da queste testimonianze emerge che pur trattandosi di farmaci a norma di legge “come spiega  il pediatra Leonardo Pinelli – aggiunge Tomasi – non viene calcolato l’effetto del mix dei fitofarmaci, sul quale non ci sono neppure studi approfonditi. Dunque si sceglie cosa mangiare, senza avere una vera consapevolezza sugli effetti che l’assunzione di una serie di prodotti avrà sul nostro organismo”.
PESTICIDI OVUNQUE
Partendo proprio dal Trentino Alto Adige, nel docufilm viene intervistato un contadino biologico che, insieme al ‘Comitato per il diritto alla salute’ della Val di Non ha raccolto dei campioni, fatti poi analizzare in un laboratorio di Firenze. Ebbene, sono state trovate tracce di pesticidi nello sterco dell’orso e nel favo di ceradi un alveare dal quale, quindi, passa direttamente nel miele che consumiamo. E se non può essere considerato un campione statisticamente rilevante quello che riguarda le analisi fatte in Germania e in Italia su 14 donne in gravidanza, è comunque significativo che nel 100 per cento dei casi siano state trovate tracce di fitofarmaci nelle urine. Al lavoro ha contribuito anche il meteorologo Luca Mercalli (che tiene una rubrica sul nostro mensile FqMillenniuM, ndr), che parla della presenza di sostanze chimiche anche sui ghiacciai dell’arco alpino, ad alta quota. La nutrizionista Renata Alleva ha affrontato la questione degli effetti della presenza di pesticidi sul Dna, parlando delle analisi che lei stessa ha fatto eseguire in Val di Non su una trentina di abitanti tra uomini, donne e bambini.
IL BIOLOGICO: UN SISTEMA IMPERFETTO
Nel docufilm c’è anche un cameo dell’attore e regista Marco Paolini. Ricco di ironia il contributo di Velia Lalli, volto noto di Comedy Central di Sky e del programma Sbandati di Raidue, che prende in giro un certo modo di produrre e consumare biologico. A riguardo si giunge alla conclusione che, nonostante produrre biocosti troppo e ad oggi non rappresenti un sistema perfetto, forse è quella l’unica alternativa all’avvelenamento ‘a norma di legge’. Sulla strada opposta, lo racconta il docufilm, ci sono le contraddizioni dell’agricoltura intensiva. Un esempio è proprio quello della coltura intensiva delle mele golden in Trentino. In Italia molti sono invece i comuni che hanno aderito al progetto europeo ‘Città libere dai pesticidi’, azzerando o riducendo al minimo l’uso dei pesticidi sul loro territorio in favore di alternative sostenibili: Varese, Ragusa, Malles (Bolzano), Occhiobello (Rovigo), Volvera (Torino), Bastida Pancarana (Pavia), Robilante, Morozzo e Barge (tutti in provincia di Cuneo) e Lozzolo (Vercelli).
IL MESSAGGIO
Secondo l’autore del docufilm “l’Italia può e deve fare molto di più, a maggior ragione in un momento nel quale anche la percezione dei consumatori sta cambiando. Siamo tutti più prudenti, soprattutto per i nostri figli”. Eppure, nonostante a livello europeo l’Italia avesse assunto una posizione favorevole alla messa al bando del glifosato, per esempio, tutto è stato frenato da Bruxelles. Gli interessi in ballo sono tanti. “Prima di rimuovere gli ostacoli politici, sia nazionali sia a livello europeo – conclude Tomasi – possiamo partire da noi stessi, prendendo consapevolezza del fatto che ogni volta che scegliamo qualcosa al supermercato è come se votassimo. Decidiamo noi cosa il mercato offrirà domani”.
Pesticidi, siamo alla frutta

AKR il demone

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Ci son giorni che vorresti sfasciare tutto: MA ALLA GRANDE.

Son quei giorni dove la dominante violenta riesce a far cocuzza dalla sua fucina di fuoco eterno. Il controllo di questo ..è affare importante, niente di piu’  pericoloso che lasciarsi dominare da AKR .

AKR è un demone latente. E’ in noi: E’ il lato istintivo, è il confine uomo-animale. Anche se pensiamo e diciamo che non c’è…….Lui c’è.

E quei giorni sembrano durare un infinità , a volte ti sembra di non poter tornare piu’. Vedi il sorriso di AKR e ti sembra sia la fonte di una luce dirompente. Ascolti quelle parole che non si sentono e la forza di un bufalo africano entra in te. Sono giorni neri , interrotti da lampi acuti. Strane lingue danzano nella tua mente. Non comprendi il senso del verbo ma capisci benissimo l’infusione di devastante confusione che portano e allora scopri che son millenni che AKR esiste.

Lui scommette su quello.

Creare confusione significa far allentare la cima della corda giusta. Come una radice , fluttuare sulle onde. Non c’è piu’ meta, l’orizzonte è sempre uguale. Quelle nuvole nere sovrastano , non si vede niente piu’. Anche una piccola sciocchezza diventa un mulino a vento e il senor de La Mancha sa bene cosa vuol dire. Cose si fanno senza filo logico, forse l’istinto…ma si sa l’Istinto è cavalcato da AKR in quei giorni.

E Lui ride…si si…si inonda di felicità demoniaca. La vittoria sulla mente umana è un sogno rincorso da molti . E ride, mentre tu stai portando a termine una cosa sconsacrata…allucinante..imperdonabile, e ride di piu’ nella tua rovina. Ride perchè stai diventando uno dei suoi discepoli e il mondo , si sa, non è poi cosi grande come si pensa.

Guardo i suoi occhi che ridono, striati da fulmini gialli. Lo guardo e sento qualcosa di diverso. Non percepisco piu’ la sua chiamata, quasi non fosse piu’ presente. Porka di quella Eva, sto vincendo! E’ proprio così, lo capisco bene adesso. I suoi occhi hanno smesso di “lampare”, il suo sguardo si fa cupo ….mi sembra di scorgere debolezza. Che bellissima emozione, sto vincendo. AKR si agita, si trasforma in quelle molteplici cose, quelle molteplici facce che solo lui sa fare. Si contorce come colpito da una granata caricata a chiodi. Cerca mellifuamente la tua compassione mostrando la sua finta sofferenza. E’ l’ultimo colpo di coda.

Adesso è lui che vuole sfasciare tutto. Ognuno sfascia il mondo a cui appartiene. Maledetto Bastardo distruggi tutto di Te

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