Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘rinnovabili’ Category

032C7AF9-E851-4608-B409-CE32AA82CC8B

La maggior parte delle persone è portata a pensare, da media disinformativi,che i problemi climatici legati al riscaldamento globale, siano limitati ai soliti ghiacciai e calotte polari.

Purtroppo è totalnente sbagliato. Anche il nostro bel Mare Nostrum ne sarà afflitto. Di seguito riporto l ultimo report wwf 2018 e non è affatto carino.

Bisogna cambiare e far cambiare mentalità se teniamo al nostro ambiente e ,soprattutto, a ciò che lasceremo ai nostri pronipoti.

  • Se le emissioni di CO2 continueranno ad aumentare senza controllo, il mondo è destinato a perdere almeno la metà delle specie animali e vegetali oggi custodite nelle aree più ricche di biodiversità. A fine secolo potremmo assistere ad estinzioni locali in alcuni paradisi come l’Amazzonia, le isole Galapagos e il Mediterraneo. Anche rimanendo entro il limite di 2°C posto dall’accordo sul clima di Parigi, perderemmo il 25% delle specie che popolano le aree chiave per la biodiversità. È uno dei risultati più allarmanti del nuovo studio pubblicato oggi sulla rivista Climatic Change e realizzato da esperti dell’Università dell’East Anglia, della James Cook University e dal WWF.
    Pubblicata a pochi giorni dall’evento globale Earth Hour, il più grande movimento globale per l’ambiente in programma il prossimo 24 marzo, la ricerca ha esaminato l’impatto dei cambiamenti climatici su circa 80.000 specie di piante e animali in 35 delle aree tra le più ricche di biodiversità sul pianeta. La ricerca esplora gli effetti sulla biodiversità alla luce di diversi scenari di cambiamento climatico – dall’ipotesi più pessimista con assenza di tagli alle emissioni e conseguente aumento delle temperature medie globali fino 4.5° C, a quella di un aumento di 2 °C, il limite indicato dall’Accordo di Parigi. Le aree sono state scelte in base all’unicità e varietà di piante e animali presenti. Le savane boschive a Miombo in Africa, dove vivono ancora i licaoni, l’Australia sudoccidentale e la Guyana amazzonica si prospettano essere tra quelle più colpite.
    In queste aree gli effetti di un aumento di 4.5 °C creerebbe un clima insostenibile per molte specie che oggi vivono in questi paradisi naturali, ovvero:
    – Fino al 90% degli anfibi, l’86% degli uccelli e l’80% dei mammiferi si potrebbero estinguere localmente nelle foreste a Miombo, in Africa meridionale
    – L’Amazzonia potrebbe perdere il 69% delle sue specie vegetali
    – Nell’ Australia sudoccidentale l’89% degli anfibi potrebbe estinguersi localmente
    – Nel Madagascar il 60% di tutte le specie sarebbe a rischio di estinzione locale
    – Le boscaglie del fynbos nella regione del Capo Occidentale in Sud Africa, che stanno vivendo una fortissima siccità con carenze idriche significative verificatesi anche a Città del Capo, potrebbero affrontare estinzioni locali di un terzo delle specie presenti, molte delle quali sono uniche di quella regione
    Mediterraneo bollente. Il Mediterraneo è tra le Aree Prioritarie per la biodiversità più esposte ai cambiamenti climatici, in cui basterebbe un cambiamento climatico “moderato” per rendere vulnerabile la biodiversità: anche se l’aumento delle temperature si limitasse a 2 °C, quasi il 30% della maggior parte dei gruppi di specie analizzate di piante ed animali sarebbe a rischio. Continuando con gli attuali andamenti , senza cioè una decisa diminuzione delle emissioni di gas serra, la metà della biodiversità della regione andrà persa. Le specie più a rischio sono le tartarughe marine (si tratta di tre specie, la più diffusa è la Caretta caretta) e i cetacei, presenti in Mediterraneo con 8 specie stabili e altre 13 presenti occasionalmente, tutti in sofferenza già per altri tipi di impatto antropogenici. L’innalzamento delle temperature probabilmente supererà la variabilità naturale del passato, rendendo questa zona del pianeta un hotspot dell’impatto climatico. Dovremo aspettarci periodi di siccità in tutte le stagioni, con potenziali stress da calore per gli ecosistemi e le specie più sensibili, come le testuggini d’acqua dolce, o gli storioni: Questi ultimi sono minacciati sia per il cambiamento del regime di salinità, sia per la riduzione dell’areale idoneo, combinazione drammatica per specie già fortemente indebolite dalla pesca illegale.
    Oltre a ciò, l’aumento delle temperature medie e l’irregolarità delle precipitazioni potrebbe diventare la nuova “normalità”, secondo il rapporto, con una significativa riduzione delle precipitazioni nel Mediterraneo, in Madagascar e nel Cerrado-Pantanal in Argentina.

 

  • Tra i potenziali effetti:
    • Pressione sulle riserve idriche degli elefanti africani – che hanno bisogno di bere 150-300 litri di acqua al giorno
    • Il 96% delle aree di riproduzione delle tigri delle Sundarbans in India potrebbe essere sommerso dall’innalzamento del livello del mare
    -Una riduzione degli esemplari maschi di tartarughe marine dovuta all’aumento della temperatura (che determina il sesso dei nascituri) sui nidi.Qualora le specie fossero in grado di spostarsi sul territorio occupando nuove aree più adatte, il rischio di estinzione locale diminuirebbe dal 25 al 20% (nel caso di un aumento della temperatura media globale di 2 °C). In caso contrario, queste sarebbero destinate ad estinguersi. La maggior parte delle piante, anfibi e rettili (come orchidee, rane e lucertole), infatti, non hanno capacità di spostarsi abbastanza velocemente per stare al passo con questi cambiamenti climatici.
    “Quella che oggi siamo chiamati ad affrontare è una vera emergenza planetaria. Il rischio che molti dei luoghi più affascinanti come l’Amazzonia e le Isole Galapagos e alcune aree del Mediterraneo , potrebbero diventare irriconoscibili agli occhi dei nostri figli non solo viene confermato dai dati della ricerca ma diventa ben più drammatico di quanto immaginavamo”. Dichiara Donatella Bianchi, presidente di WWF Italia che aggiunge: “Metà delle specie non sopravviverebbe al cambiamento climatico. Splendide icone come le tigri dell’Amur o i rinoceronti di Giava, vissuti sulla terra per 40 milioni di anni rischiano di scomparire, così come decine di migliaia di piante e altre piccole creature, fondamentali per la vita sulla terra. Per questo nel prossimo Earth Hour chiediamo a tutti di fare una promessa per il pianeta, a partire da piccoli gesti quotidiani capaci di proteggere il nostro pianeta vivente”.
    Tra le richieste del WWF al futuro governo in Italia per scongiurare gli scenari climatici peggiori: approvare subito gli strumenti regolatori e legislativi per attuare concretamente e davvero la chiusura delle centrali a carbone per la produzione elettrica entro il 2025 e definire il Piano Nazionale Clima ed Energia, richiesto dalla UE entro quest’anno, e la Strategia di Decarbonizzazione a lungo termine.

    La prof.ssa Rachel Warren del Tyndall Center per la Ricerca sui Cambiamenti climatici nell’Università dell’Est Anglia , leader dello studio, ha dichiarato: “La nostra ricerca quantifica i benefici per le specie animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili e anfibi) e vegetali che derivano dalla limitazione del riscaldamento globale a 2 °C in 35 aree tra le più ricche di biodiversità al mondo. Senza una politica per il clima perderemo il 50 per cento delle specie di queste aree. Tuttavia, se il riscaldamento globale si limitasse a 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, questo rischio si ridurrebbe al 25%. Non abbiamo esplorato cosa accadrebbe con un limite inferiore a 1,5 ° C, ma ci si aspetta che potrebbe proteggere ancora più biodiversità”.
    Nel complesso, la ricerca mostra che il modo migliore per scongiurare la perdita di specie è mantenere l’aumento globale delle temperature il più basso possibile. L’Accordo di Parigi si impegna a limitare il riscaldamento globale ben al di sotto di 2°C , cercando di tenersi entro 1,5°C, il che aumenterebbe le possibilità di sopravvivenza di molte specie selvatiche. È questo è il motivo per cui il 24 marzo milioni di persone in tutto il mondo si uniranno nell’evento WWF di Earth Hour e mostreranno il proprio impegno nel proteggere la biodiversità ed essere parte attiva nel trovare le soluzioni necessarie a costruire un futuro – e un pianeta – sano e sostenibile per tutti. La mobilitazione globale che nascerà con Earth Hour invierà anche un messaggio chiaro al mondo delle imprese e ai governi che esiste un desiderio globale di cambiare questo percorso .

 

  • F951E97A-CC26-4DC7-AA73-CE86C927029E

    Mediterraneo bollente. Basta un cambiamento climatico “moderato” per rendere vulnerabile la biodiversità dell’area mediterranea: anche se l’aumento delle temperature si limitasse a 2 °C, quasi il 30% della maggior parte dei gruppi di specie analizzate di piante ed animali sarebbe a rischio. Continuando sul regime attuale, senza cioè una decisa diminuzione delle emissioni serra, la metà della biodiversità della regione andrà persa. E’ quanto sottolinea il Report “Focus WWF sul Mediterraneo”.
    Le specie più a rischio. tartarughe marine (tre specie, di cui la più diffusa è la Caretta caretta) e i cetacei, presenti in Mediterraneo con 8 specie stabili e altre 13 presenti occasionalmente, sono le specie più colpite, anche perché già in sofferenza per altri impatti. Per le tartarughe i problemi principali sono legati soprattutto ai processi riproduttivi: dato che è la temperatura a determinare il sesso dei nascituri, l’aumento delle temperature puo’ provocare uno squilibrio tra i generi, con la nascita di sempre meno maschi, come sta avvenendo per la tartaruga verde in Australia. Inoltre, l’aumento del livello del mare, delle maree e degli eventi meteorologici estremi provocati dai cambiamenti climatici, già oggi provocano la distruzione di molti nidi.
    Sono vulnerabili agli impatti climatici sia i cetacei (ad esempio, temperatura e salinità dell’acqua marina influiscono sulla distribuzione dell’unico cibo della balenottera comune nel Mediterraneo: il krill) che grandi migratori pelagici come i tonni (dato che variazioni della temperatura dell’acqua impattano sulla funzione cardiaca, sull’attività di deposizione delle uova e sulla crescita larvale), ma anche squali e razze: le fluttuazioni del clima possono disturbare la struttura delle comunità influenzando la crescita e la riproduzione (in quanto sono animali dai bassi tassi riproduttivi). Oltre agli aspetti fisiologici, i cambiamenti climatici possono influenzare fortemente presenza e distribuzione delle prede naturali di squali e razze.
    “Il Mediterraneo è tra le Aree Prioritarie per la biodiversità più esposte ai cambiamenti climatici: l’innalzamento delle temperature probabilmente supererà la variabilità naturale del passato, rendendo questa zona del pianeta un hotspot dell’impatto climatico. Dovremo aspettarci periodi di siccità in tutte le stagioni, con potenziali stress da calore per ecosistemi e specie terrestri più sensibili come le testuggini e le tartarughe d’acqua dolce, o per gli storioni: questi ultimi sia per il cambiamento del regime di salinità sia per la riduzione dell’areale idoneo, combinazione drammatica per specie già fortemente indebolite dalla pesca illegale”.
    Specie simbolo a rischio nel mondo

 

  • • Il leopardo delle nevi si è adattato a vivere in territori estremi come le alte vette himalayane. In questi territori oltre i 3.000 m di altitudine il margine per poter rispondere ai cambiamenti provocati dal riscaldamento globale è praticamente nullo. I suoi territori di caccia si sono ridotti e svuotati di prede, dato che la scomparsa di nevi e ghiacciai ha offerto nuovi territori all’allevamento di yak e ovini, alimentando il conflitto con le comunità locali. Tutto ciò potrebbe portare lo snow leopard ad una maggiore competizione diretta su cibo e territorio di caccia con il leopardo comune, aggravando una situazione già molto precaria (meno di 7.000 individui). Si calcola che a causa del cambiamento climatico solo nella catena dell’Himalaya possa scomparire più del 30% dell’habitat di questo felino.
    • La tigre vive già in aree altamente frammentate: ulteriori perdite di habitat indotte dei cambiamenti climatici rischiano di compromettere gli enormi sforzi che Paesi come il Bhutan fanno, con il WWF, per salvare la tigre dal bracconaggio. Ad esempio, l’innalzamento del livello del mare sommergerà il 96% dell’habitat riproduttivo delle tigri di Sundarbans (la più grande foresta di mangrovie del mondo), mentre le tigri dell’Amur non arriveranno al prossimo secolo se continueranno a ridursi dimensioni e qualità del loro habitat.
    • L’orso polare è tra le specie più sensibili al riscaldamento globale perché dipende dal ghiaccio marino per vivere e procurarsi il cibo. I più giovani, meno abili nella caccia, sono particolarmente colpiti dalla carenza di cibo dovuta al restringimento della superficie ghiacciata. Il declino è purtroppo già in atto: nella Baia di Hudson la popolazione è calata del 22% e si prevede che diminuirà bruscamente entro la fine del 21° secolo a causa dei cambiamenti climatici.

Read Full Post »

image

Dopo il giro del mondo compiuto dall’aereo Solar Impulse 2, alimentato solo da energia fotovoltaica, e dopo Turanor,nave a pannelli fotovoltaici, è il turno di una altra barca a compiere la stessa impresa usando energia pulita.

La barca si chiama Energy Observer ed è alimentata da energie rinnovabili e idrogeno. A progettarla è stato un team di ingegneri navali in collaborazione con l’istituto di ricerca CEA-Liten di Grenoble.

Quando salperà per il giro del mondo a febbraio l’imbarcazione trarrà energia soltanto dal sole, dal vento e dall’idrogeno autoprodotto. L’impresa partirà dal Mediterraneo e durerà 6 anni per un totale di 101 tappe. Il costo del giro del mondo ammonta a 4 milioni di euro all’anno.
Il catamarano multi-scafo sostenibile in questo momento si trova in un cantiere navale di Saint Malo, sulla costa occidentale della Francia. Nei prossimi mesi sulla barca verranno installati pannelli solari, turbine eoliche e impianti per l’elettrolisi, sistemi che scompongono l’acqua in idrogeno e ossigeno.
A illustrare il progetto è Victorien Erussard, promotore dell’iniziativa insieme al connazionale Jacques Delafosse, un autore di documentari e sub professionista:
La nostra sarà la prima nave dotata di impianti autonomi per la produzione di idrogeno. In assenza di vento o di sole e di notte a fornire energia per la navigazione sarà l’idrogeno stoccato nella barca, generato dall’elettrolisi alimentata dai pannelli solari e dalle due turbine eoliche.

Ne rien faire
La barca non utilizzerà alcuna fonte fossile per produrre energia, a differenza di ben il 96% delle imbarcazioni che solcano mari e oceani oggi.
Nel 1994 il catamarano si è già aggiudicato il premio Jules Verne per aver fatto il giro del mondo senza interruzioni.

La nave fu acquistata per 500 mila euro e venne ampliata di 6 metri raggiungendo un’estensione di 30,5 metri. Tra i sostenitori del progetto figura il noto ambientalista francese Nicolas Hulot:
Ho deciso di supportare questo progetto perché è il primo nel suo genere, è ambizioso e guarda al futuro. La Energy Observer dimostrerà che è possibile raggiungere l’autosufficienza energetica in mare, producendo e stoccando energia anche in assenza di sole e di vento.

image
La barca con un investimento di 4,2 milioni di euro sarà dotata di un sofisticato sistema di sensori che la trasformerà in un mega laboratorio scientifico marino. Secondo il direttore del CEA-Liten Florence Lambert questa tecnologia è molto promettente: in futuro le case potrebbero immagazzinare l’idrogeno prodotto in estate per soddisfare il fabbisogno energetico nei mesi invernali. Questi sistemi, disponibili già nel giro di 5 anni, sono in grado di stoccare 20 volte più energia rispetto alle batterie convenzionali.

image.jpeg

Read Full Post »

eddai ci sono anche buone anzi buonissime notizie provenienti da oltreoceano ,patria della monsanto e bigpharma.

il Dipartimento Agricoltura degli Stati Uniti ha messo a punto un imballaggio totalmente ricavato dalle proteine del latte che inizierá a sostituire ,si dice entro 3 anni,gli attuali packaging per alimenti e non in plastica.

image

Addirittura l imballaggio sará commestibile,magari non il massimo per l homo sapiens,ma almeno non nocivo o addirittura nutriente per animali e pesci ormai soffocati da tonnellate di plastica abbandonata da eserciti di incivili menefreghisti.

La pellicola fatta con le proteine del latte è anche molto efficace nel bloccare l’ossigeno, garantendo una migliore conservazione dei cibi nella catena della distribuzione e riducendo di conseguenza gli sprechi”. Si calcola infatti che queste pellicole blocchino il contatto dei cibi con l’ossigeno con un’efficacia 500 volte maggiore rispetto a quella della plastica. Risolverebbero inoltre uno dei maggiori problemi legati alle confezioni in plastica, vale a dire l’accumulo di tonnellate di rifiuti non biodegradabili, che occupano le discariche per anni.

Tra le prime applicazioni c’è il confezionamento di cibi in porzioni singole, ha detto Bonnaillie. Un altro vantaggio della plastica derivata dal latte è che può essere applicata come uno spray su cibi meno resistenti al contatto con l’umidità, come i cereali, oppure per conservare in modo ideale la pizza, evitando che il condimento si disperda.

Queste sono notizie che fanno “respirare” un po’, ormai abituati ad oscenitá industriali spremiprofitti e inquinanti al massimo.

speriamo non venga boicottata come tutte le cose pulite,rinnovabili ed alternative ai monster della globalizzazione

Read Full Post »

In questo mondo di sprechi di risorse, di esuberanti ed inesauribili invenzioni( si fa per dire) dedicate quasi esclusivamente a quel terzo del mondo che si puo permettere futilitá e gadgets ben oltre il concetto di necessitá e sopravvivenza ,affiorano ,ogni tanto,illuminanti idee che vanno a regalare letteralmente la vita a quei due terzi o più di persone che vogliono solo vivere o,addirittura,sopravvivere.

Come spesso capita ,sono così semplici che nessuno le nota e nessuno ne sente la necessitá di finanziare o divulgare:Non ci sono profitti!!!

Non è un melafonino da 10mln di pezzi in prima uscita,nemmeno una cancher di macchina da 250 kmh che divora tons di petrol, è solo una piccola invenzione che non rende nada.

Rende l immensitá: la Vita

Per me è e spero anche per altri , è una meravigliosa faccenda degna del più assoluto rispetto,cari ragazzi. Una faccenda che fa felice ,da lassù, il buon Leonardo.

 

image.png

 

È un architetto italiano, Arturo Vittori,

 

 

image

l’alchimista del nuovo millennio: ha progettato il Warka Water, una struttura in grado di produrre fino a 90 litri d’acqua al giorno.La struttura è alta circa dieci metri, pesa appena 60 chili ed è in grado di raccogliere la rugiada che si forma di notte, producendo fino a 90 litri di acqua al giorno.

 

image.jpeg

Il progetto presenta numerosi aspetti positivi: si basa su un semplice principio naturale (la condensazione dell’aria che produce acqua, possibile sfruttando l’escursione termica giorno/notte, in Africa molto accentuata); costa poco assemblarlo (circa 500 dollari); è facile da assemblare (quattro uomini lo montano in circa 10 giorni); è costruito con materiali ecologici e facilmente reperibili (giunchi e nylon). Allo stesso tempo, però, questa alta accessibilità costituisce un ostacolo, dal momento che non sembrano esserci possibilità di lucro: questo scoraggia possibili investitori (servono circa 150.000 dollari per trasformare il progetto da prototipo a progetto vero). La soluzione è stata affidarsi alla rete, tramite il crowdfunding.

image.jpeg

Se il progetto andasse in porto, sarebbe una vera rivoluzione, che potrebbe davvero rendere migliore la vita delle popolazioni locali: permetterebbe alle donne di dedicarsi ad altre attività (mentre attualmente passano circa sei ore al giorno lontane da casa per procurarsi acqua) e garantirebbe una migliore salute ai bambini, riducendo quindi il tasso di abbandono della scuola. Soprattutto, a differenza di molti altri aventi lo stesso scopo, questo progetto è apprezzabile per la facilità di costruzione e funzionamento, che permetterebbe una gestione diretta da parte delle comunità locali, che non dipenderebbero quindi da continui finanziamenti e aiuti esterni: si garantirebbe quindi l’autosufficienza, un valore importante per i paesi in via di sviluppo.

image

Se volete partecipare e donare quello che volete e potete ,ecco il sito

Read Full Post »

Si costruiscono MEGAnavi da crociera ultralusso ,traghetti,navi in genere, tutte a propulsione con energia fossile:petrolio,uranio e altro.Oppure si “buttano” megacoltivazioni di cereali o canna per ricavare combustibile,quando l/’unica risorsa,ancora gratis,IL SOLE,puo’ garantire energia incalcolabile. E’ ovvio che bisogna investire per arrivare ad “imprigionare” nel migliore dei modi questa fonte inesauribile di energia, ma si sa, i potenti del mondo non ci ricavano niente, cosi’si boicotta ogni fonte rinnovabile nel nome e per conto delle lobby energetiche fossili.Fondi e finanziamenti vengono destinati a sfruttare e succhiare linfa da un pianeta ormai allo stremo.Si trivella l ‘Artico,si distrugge l Amazzonie e le foreste tropicali in genere,si scava e scava senza sosta,causando DANNI INCALCOLABILI,tutto in nome dell oro nero ,bianco ,giallo o grigio che sia.Basterebbe cosi’poco per ribaltare le cose ed incominciare a rispettare molto, ma molto di piu’, questa Madre Terra che ha cullato,sfamato e coccolato, culture e generazione intere.

SE NON ALTRO PER RICONOSCENZA.

Di buono c’e’ che qualche iniziativa privata incomincia a spuntare,conme primule dalla neve,per cercare di svincolarsi dalla catena delle globalizzazione energetica. Privati si,non Governi come dovrebbe essere,Privati perche’ i Governi e i loro politici e politicanti sono orientati al volgar soldo e non al bene comune.

 

Tûranor PlanetSolar, nota anche con il nome del progetto PlanetSolar, è la più grande nave solare al mondo. È stata progettata da Design LOMOcean, costruita da Knierim Yachtbau presso il cantiere di Howaldtswerke-Deutsche Werft a Kiel, in Germania, e varata il 31 marzo 2010.

 

L’iniziatore e fondatore del progetto è l’eco-esploratore ed eco-imprenditore Raphael Domjan

Raphael Domjan

Raphael Domjan

, assieme ad altri co-fondatori: Paola Ghillani, Stefan Nowak e Pierre-Marcel Favre. L’idea nacque in Islanda, dove Raphael Domjan, constatato lo scioglimento dei ghiacciai, decise di presentare alla stampa il suo progetto, il 16 marzo 2006 a Yverdon-les-Bains, in Svizzera.

Da maggio 2012, Tûranor è divenuto il primo veicolo elettrico a energia solare a circumnavigare il globo.

Il nome Tûranor, derivato dal romanzo Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, è traducibile come “il potere del sole”.


L’imbarcazione è ricoperta da oltre 500 metri quadrati di pannelli solari con una potenza nominale di 93 kW, I pannelli generatori sono a loro volta collegati a uno dei due motori elettrici dislocati in ognuno dei due scafi. È stata costruita interamente in materiale composito: fibra di carbonio con pannelli a sandwich a nido d’ape con densità diverse a seconda del tipo di struttura (scafo, puntone, ecc.). La sua carena è in grado di ospitare 200 persone, e grazie alla sua particolare forma è in grado di raggiungere una velocità massima di quattordici nodi. La barca può navigare sia di giorno che di notte grazie alle batterie immesse negli scafi che accumulano l’energia derivata dai pannelli solari. Secondo i suoi costruttori, la barca deve essere in grado di garantire un’autonomia di tre giorni. Lo scafo della barca è stato testato in galleria del vento, per determinare l’idrodinamica e aerodinamica dello stesso. Questa barca, lunga 31 metri, è stata progettata per essere utilizzata in futuro come uno yacht di lusso, subito dopo la fine del tentativo di record.

La barca è stata registrata in Svizzera ed è stata finanziata da un imprenditore tedesco. Il costo di costruzione è stato di 12,5 milioni di euro.

Data la sua dipendenza totale dall’irradiamento solare, uno staff di meteorologi ha costantemente fornito dati per una navigazione ottimale, dove l’ottimizzazione tra i dati meteorologici ed il percorso sono stati forniti mediante un apposito software di routing, in grado di esaminare anche il livello di carica della batteria e il livello di irradiamento del sole.

Il 27 settembre 2010 il Tûranor PlanetSolar ha iniziato il suo viaggio attorno al mondo, partendo dal Principato di Monaco. Con questa spedizione, gli iniziatori del progetto hanno voluto coinvolgere l’opinione pubblica sull’importanza delle energie rinnovabili per la tutela dell’ambiente. L’equipaggio di sei persone ha circumnavigato il globo con il solo ausilio dell’energia solare. Il capitano della spedizione è il francese Patrick Marchesseau. Gli altri partecipanti sono Christian Ochsenbein (Berna, Svizzera) e il nostromo Jens Langwasser (Kiel, Germania), nonché l’iniziatore del progetto Raphael Domjan (Yverdon-les-Bains, Svizzera). Sulla prima tratta, attraverso l’Oceano Atlantico, hanno fatto parte dell’equipaggio il tecnico Daniel Stahl (Kiel, Germania) e il reporter Mikaela von Koskull (Finlandia). Il 27 novembre 2010, la barca solare ha raggiunto Miami. Una tappa significativa è stata a Cancún, nel corso della Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite.

A metà del tour mondiale, il capitano franco-canadese Erwann Le Rouzic raggiungendo Nouméa in Nuova Caledonia verso la metà maggio 2011, ha preso il comando dell’imbarcazione per il prosieguo della circumnavigazione.

A fine maggio 2011, la barca ha attraccato a Brisbane, dove in una cerimonia ufficiale, il “Relay PlanetSolar for Hope”, bambini e giovani avevano la possibilità di partecipare e presentare le loro visioni e le loro speranze per un mondo che utilizza l’energia solare, attraverso saggi, video, musiche, disegni e modelli.

Con questa prima spedizione mediante una barca solare attorno a tutto il mondo, la Tûranor PlanetSolar ha raggiunto due record:la più veloce traversata dell’Oceano Atlantico in barca solare: 26 giorni e 34 minuti, precedentemente detenuto dal Sun21 con 26 giorni, 19 ore e 10 minuti;la distanza più lunga mai coperta da un veicolo solare: con 9904 miglia nautiche o 18.342 chilometri di distanza, superando il precedente record di 15.070 chilometri ottenuto dal Midnight Sun Solar Race Team tra il Canada e gli Stati Uniti d’America.
Dopo 584 giorni, precisamente il 4 maggio 2012, la Tûranor PlanetSolar ha fatto ritorno a Monaco dopo aver circumnavigato tutto il globo. Durante il viaggio vi furono problemi tecnici al sistema dell’elica che costrinsero la nave a rimanere in un porto asiatico per due settimane di manutenzione. La nave è ora prevista per un restyling in modo che possa essere in seguito noleggiata dai turisti per tour nel Mar Mediterraneo. Sono previste crociere con 12 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio a bordo.

Già in precedenza la Ady Gil, una barca alimentata a biodiesel e progettata da LOMOcean Design, aveva tentato di impostare un record circumnavigando il mondo, ma il 7 gennaio 2010 affondò in seguito ad una collisione con la baleniera giapponese MV Shōnan Maru (guarda caso,sempre, sti cazzo di cacciatori assassini di balene, made in japan)

Read Full Post »

Se da noi non applicassero tasse su tasse persino sulle innovazioni tecnologiche
Se da noi,una volta per tutte. si incominciassero a costruire vere piste ciclabili
Se da noi,quelle poche che ci sono,non siano dedicate a parcheggi di cafoni a quattro ruote o a mercatini abusivi
Se da noi il rinnovabile e le energie pulite siano considerate vitali e non di seconda scelta

Se ,basta se dai, ce ne son troppi con la nostra classe (classe???!!!) politica.

Godiamoci questa bella invenzione d oltremare ,come tante altre non avranno sbocchi nel nostro BelPaese

intanto una bici a pedalata assistita, me la sono presa e,credetemi, si vive molto meglio anche…singing in the rain

Read Full Post »

RAINBOW WARRIOR DI GREENPEACE ,per la prima volta nel Mediterraneo,controlla la Piattaforma Edison al largo delle spiagge abruzzesi. Il campo petrolifero di Rospo Mare si trova nell’offshore Adriatico di fronte alla costa abruzzese, a circa 20 km a est della città di Vasto. Il campo è costituito da tre piattaforme petrolifere e una nave di stoccaggio. (Una piattaforma, quella che si trova più a nord, è compresa nella Regione Abruzzo mentre le altre due piattaforme e la nave di stoccaggio, l’Alba Marina, sono comprese nel territorio della Regione Molise). Il Campo Rospo Mare è in produzione dal 1982 e ha estratto sino a oggi 92 milioni di barili di olio.

NON È UN PAESE PER FOSSILI

Renzi vuole trivellare i nostri mari e puntare sull’energia inquinante. Noi stiamo con chi ogni giorno paga le conseguenze delle fonti fossili. Tu?


Multinazionali energetiche e governi ci raccontano che carbone, petrolio, gas e nucleare sono necessari e sicuri, ma la verità è una sola: provocano guerre, inquinamento, malattie e una moltitudine di costi per i cittadini. Basta, è giunto il momento di voltare le spalle alle fonti fossili! Come cittadini è nostro diritto e dovere chiedere per l’Italia e l’Europa un futuro pulito e sicuro. Esistono energie che sono rinnovabili, efficienti, accessibili a tutti e senza effetti collaterali per l’uomo e l’ambiente.

Facciamo capire ai politici e alle aziende che non possono giocare con il nostro futuro e che l’energia verde è l’unica che vogliamo.

Firma ora, chiedi all’Europa di scegliere la strada dell’energia rinnovabile e dell’efficienza energetica.

firma la Dichiarazione di Indipendenza dalle fonti fossili

Un disastro ambientale nel Mediterraneo avrebbe conseguenze DRAMMATICHE

VOGLIAMO RISCHIARE CHE SUCCEDA QUESTO ANCHE NEL NOSTRO MARE?

VOGLIAMO RISCHIARE CHE SUCCEDA QUESTO ANCHE NEL NOSTRO MARE?

 

IN ITALIA PER LA PRIMA VOLTA LA MERAVIGLIOSA RAINBOW WARRIOR

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: