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questa foto satellitare della vecchia europa mi ha sconvolto un bel po’.

quante risorse,quanto danaro, solo per illuminare la notte. la notte è notte, è buia apposta per dare sollievo e pausa alla natura in tutte le sue manifestazioni.

sembra il braccio della morte di un carcere,una tortura assurda e semplicemente inutile .

ma dedicateli a cose più prolifiche e utili tutti questi megaWatts.

 

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virus EBOLA

virus EBOLA

Il mondo,o meglio, la classe politica che dirige i vari stati va sempre ALLA ROVESCIA.Come ai tempi della peste rossa,dell AIDS,e delle varie patologie infettive ,serie e pericolose, che hanno attraversato il mondo intero,le cose si sanno con il contagocce e soprattutto non si prendono TEMPESTIVE contromisure.Sembra che priorita’ mondiali siano attivita’ lucrative su energie fossili,su profitti industriali sulla pelle di persone e natura,sulle guerre “sante o per giusta causa”,di qui e di la,o per altre futili ed inutili esigenze dove soldi e finanziamenti piovono a catinelle,mentre, per EFFETTIVE NECESSITA’legate alla salute MONDIALE e non locale,come pensano in tanti, si deve sempre elemosinare a capo chino.

Non vogliamo creare panico” la solita risposta del cazzo dei nostri politici. Panico no ma MORTI si?

Sentite solo quello che dice Margaret Chan, direttrice dell’Organizzazione Mondiale della Sanità:

L’Ebola un pericolo reale, potenzialmente catastrofico. E la comunità internazionale è chiamata a uno sforzo collettivo per arginare il virus. Perché l’epidemia, ha spiegato, avanza in Africa occidentale più velocemente della mobilitazione attualmente in corso per frenarla. “Gli effettivi del soccorso nazionale e internazionale sono tristemente inadeguati” ha dichiarato Chan nel corso di un summit regionale sulla situazione a Conakry, capitale della Guinea. “Le conseguenze – ha aggiunto – possono essere catastrofiche” ed è alto il rischio di propagazione del virus in altri Paesi. Considerando l’altissima mobilità delle popolazioni africane, regolare o clandestina, nessuno può sentirsi al sicuro.

Perche’ non esiste ancora un vaccino in grado di proteggere dal flagello. Il National Institute of Health americano, riporta Cnn, a settembre inizierà i primi test sull’uomo di un vaccino su cui sta lavorando da anni in diverse versioni del vaccino. Ma l’emergenza è adesso. Per questo l’agenzia federale, dopo aver ottenuto buoni risultati sui primati, ha chiesto di sperimentare almeno sugli operatori sanitari attivi nelle zone colpite le terapie allo studio.

Nel vertice di Conakry, l’Oms e i presidenti dei paesi africani colpiti dall’epidemia di Ebola, Guinea, Sierra Leone e Liberia, annunciano un piano urgente da 100 milioni di dollari, con cui organizzare il dispiegamento di “diverse centinaia” di operatori sanitari al fianco del personale medico già impegnato da mesi contro l’epidemia costata la vita finora a quasi 730 persone, 57 negli ultimi quattro giorni, con oltre 1300 casi accertati dall’inizio dell’anno. Il piano prevede anche un rafforzamento delle misure di prevenzione e di diagnosi e una maggiore cooperazione nei controlli alla frontiera.

Il racconto di quanto sta accadendo è da brividi. La presidente della Liberia, Ellen Johnson Sirleaf, ne ha parlato alla Cnn, descrivendo un Paese nel panico. “Ci sono cadaveri. I liberiani ora sanno che è una cosa seria. Sanno che è una questione di vita o di morte. E ora iniziano a reagire”. Ma la situazione è “estremamente grave – sottolinea la presidente liberiana – siamo vicini alla catastrofe”. Anche la signora Ellen Johnson Sirleaf sottolinea che la dimensione del problema “non è solo della Liberia, della Sierra Leone o della Guinea. E’ un problema internazionale”, esprimendo alla Cnn la sua riconoscenza nei riguardi dei medici e degli infermieri che stanno lottando sul campo contro la diffusione della malattia. “Ma serve un ulteriore sostegno”, ha concluso.

COSA E’?

L’ebola è un virus appartenente alla famiglia Filoviridae estremamente aggressivo per l’uomo, che causa una febbre emorragica. Il primo ceppo di tale virus fu scoperto nel 1976, nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire). Finora sono stati isolati quattro ceppi del virus, di cui tre letali per l’uomo. Fin dalla sua scoperta, il virus ebola è stato responsabile di un elevato numero di morti.[1] Verosimilmente il virus viene trasmesso all’uomo tramite contagio animale. Il virus si diffonde tra coloro che sono entrati in contatto con il sangue e i fluidi corporei di soggetti infetti. Considerati l’alto tasso di letalità, la rapidità del decesso, la localizzazione geografica delle infezioni (frequentemente in regioni isolate), il potenziale epidemiologico tuttavia è considerato di basso livello.

L’ebola pare essere un virus zoonotico fra le popolazioni di gorilla di pianura dell’Africa centrale. Nel 2005, tre specie di pipistrelli sono state identificate come portatrici del virus ma, non mostrando i sintomi, sono state ritenute ospiti naturali, o riserve virali.

La febbre emorragica dell’ebola è potenzialmente mortale e comprende una gamma di sintomi quali febbre, vomito, diarrea, dolore o malessere generalizzato e a volte emorragia interna e esterna. Il tasso di mortalità è estremamente alto, variabile dal 50 all’ 89% secondo il ceppo virale, e un trattamento tramite vaccino non è tuttora disponibile. La causa della morte è solitamente dovuta a shock ipovolemico o sindrome da disfunzione d’organo multipla.

Potenzialmente il virus potrebbe essere utilizzato come arma biologica: come agente di bioterrorismo, il virus è classificato di categoria A. La sua efficacia come agente di guerra biologica tuttavia è compromessa proprio dall’elevata mortalità e dal livello di contagio: un’epidemia tipica potrebbe diffondersi attraverso un piccolo villaggio o ospedale, contagiando l’intera comunità senza poter trovare altri ospiti potenziali, morendo quindi prima di raggiungere una comunità più ampia.

È significativo che nessuno dei ceppi di ebola noti abbia una trasmissibilità di tipo aereo; solo il tipo ebola Reston (dalla città di Reston, Virginia, dove fu identificato in un tipo di scimmia) sembra sia di tipo aereo.

I sintomi sono variabili e compaiono improvvisamente. La sintomatologia iniziale comprende febbre alta (almeno 38,8 °C), cefalea, mialgia,artralgia, dolori addominali, astenia, faringite, nausea e vertigini. Prima che venga presa in considerazione un’epidemia virale, questi sintomi precoci vengono confusi facilmente con le manifestazioni della malaria, della febbre tifoide, della dissenteria, dell’influenza, o di altre molteplici infezioni batteriche, le quali provengono da fonti molto meno letali. L’ebola progressivamente è in grado di causare sintomi di più grave entità, come diarrea, feci scure o sanguinolente, vomito scuro dall’aspetto a “fondo di caffè”, occhi rossi dilatati con presenza di aree emorragiche sullasclera, petecchie, rash maculopapulare e porpora. Altri sintomi secondari includono ipotensione, ipovolemia, tachicardia, danni agli organi (soprattutto a reni, milza e fegato) come risultato di una necrosi sistemica disseminata e proteinuria. L’emorragia interna è causata da una reazione tra il virus e le piastrine che dà luogo a varie rotture nelle pareti dei vasi capillari. Occasionalmente si presentano sanguinamenti interni o emorragie esterne orali e nasali e, in alcuni casi, provenienti dai fori d’accesso degli aghi per siringhe non ancora completamente chiusi. L’ebola virus può influenzare il numero di globuli bianchi e piastrine, innescando fenomeni trombotici. Più del 50% dei pazienti sviluppa fenomeni emorragici. La metodologia diagnostica relativa all’ebola include test urinari e sulla saliva. Il margine di tempo tra l’insorgenza dei sintomi e la morte si aggira intorno ai 7-14 giorni. A partire dalla seconda settimana di infezione, si assiste ad una riduzione dell’iperpiressia o all’innescarsi di una sindrome da disfunzione multiorgano. Il tasso di mortalità è alto, tra il 50 e il 90%. Le cause principali di morte sono lo shock ipovolemico e la MODS (Multiple Organ Dysfunction Syndrome).

La replicazione dei filovirus viene favorita da un’ampia tipologia di organi e strutture cellulari quali gli epatociti, le cellule epiteliali, i fibroblasti, lecellule reticolari e le cellule adrenocorticali.Più in particolare, la sensibilità delle cellule endoteliali è verosimilmente la causa dei sintomi tardivi dell’infezione, come l’emorragia e lo shock ipovolemico.

Diagnosi

L’ebola è diagnosticata tramite test ELISA (Enzyme-Linked ImmunoSorbent Assay). Tuttavia il metodo diagnostico produce risultati ambigui durante le fasi non epidemiche.

Dopo il caso di Reston, il Dr. Carl Johnson del CDC analizzò gli indiani San Blas dell’America Centrale, i quali non avevano nessuna storia di infezioni virali di ebola, ma che mostrarono il 2% di positività. Ulteriori ricerche effettuate sui nativi americani dell’Alaska mostrarono una percentuale di positivi analoga. Per contrastare i falsi positivi un test più complesso basato sul sistema ELISA fu sviluppato da Tom Kzaisek negli USAMRIID che venne in seguito migliorato con l’analisi mediante anticorpi in immunofluorescenza.

Trasmissione

 

Tra gli esseri umani, il virus viene trasmesso mediante il contatto diretto con i fluidi corporei infetti, oppure, in minor proporzione, per via epidermica o per contatto con le membrane mucose. Il periodo di incubazione può variare dai 2 ai 21 giorni, ma generalmente è di 5–10 giorni.

Sebbene la trasmissione virale per via aerea tra le scimmie sia stata dimostrata nel corso di un’epidemia accidentale verificatasi in laboratori americani situati in Virginia, vi è una scarsa evidenza di trasmissioni aeree da uomo a uomo in ciascuna delle epidemie registrate . L’infermiera Mayinga N’Seka rappresenta un caso isolato. L’occasione in cui contrasse il virus rimane tuttora sconosciuta. Le infezioni di ebolavirus su pazienti umani sono state documentate in casi di contatto con scimpanzé infetti, gorilla e antilopi della foresta, avvenuti in Costa d’Avorio, nella repubblica congolese e in Gabon. Anche la trasmissione virale del tipo ebola Reston è stata registrata a causa del contatto con scimmie cynomolgus (Macaca fascicularis).

Finora, tutte le epidemie di ebola sono avvenute in strutture ospedaliere inadeguate, dove i protocolli di igiene e sterilizzazione sono un lusso o rappresentano pratiche sconosciute al personale, e dove gli aghi monouso e le autoclavi non esistono a causa dei costi eccessivi. Nei moderni ospedali, forniti di strumentario monouso e favoriti dalla conoscenza dei protocolli di base in ambito igienico-sanitario, l’ebola non si è mai manifestato su vasta scala.

Nelle prime fasi l’ebola sembra non essere estremamente contagioso. Il contatto in fase precoce con individui colpiti sembra non causare la malattia. Come la malattia progredisce, i fluidi corporei presenti nella diarrea, nel vomito e nel sangue rappresentano un rischio biologico estremo. A causa della carenza di strumentario appropriato e di protocolli igienico-sanitari, le epidemie su vasta scala scoppiano nelle aree più povere ed isolate prive di ospedali moderni e di personale addestrato. Molte delle aree dove persistono le riserve virali hanno queste caratteristiche. In alcuni ambienti basterebbe cessare la condivisione degli aghi o il loro riutilizzo senza le adeguate procedure di sterilizzazione, isolare i pazienti e osservare rigidamente le procedure infermieristiche che prevedono l’uso di mascherine, guanti, occhiali e camici monouso. Procedure igieniche, queste, che dovrebbero obbligatoriamente essere fatte osservare a tutto il personale medico e a chiunque abbia a che fare con il paziente.

È piuttosto improbabile che l’ebola possa svilupparsi con caratteristiche pandemiche a livello mondiale, per via della sua difficoltà a diffondersi per via aerea e a causa del lasso di tempo in cui il virus assume caratteristiche contagiose atte alla diffusione, in comparazione con altre malattie infettive. In situazioni di isolamento come nelle aree ospedaliere di quarantena o nei villaggi remoti, la maggior parte delle vittime vengono infettate rapidamente a seguito della presenza del primo caso infettivo. Inoltre, l’instaurarsi di sintomi precoci dal momento in cui la malattia diviene contagiosa rende remota l’eventualità che un individuo colpito sia in grado di effettuare viaggi permettendo lo spostamento del contagio. Poiché i cadaveri sono infetti, alcuni medici adottano misure preventive affinché le sepolture avvengano in sicurezza contrariamente ai rituali funebri tradizionali diffusi in quelle aree.

Terapia

Non esiste un protocollo standardizzato di trattamento per la febbre emorragica da ebolavirus. La terapia primaria è unicamente di supporto e comprende procedure invasive ridotte al minimo: bilancio degli elettroliti, poiché i pazienti sono frequentemente disidratati, ripristino dei fattori di coagulazione per arrestare il sanguinamento, mantenimento dei parametri ematici e di ossigenazione, trattamento delle complicanze infettive. Il plasma dei convalescenti (coloro che sono sopravvissuti all’infezione di ebola) sembra essere promettente come terapia. La Ribavirina è inefficace. Anche l’Interferonenon pare dare risultati. Nelle scimmie, la somministrazione di un inibitore dell’emocoagulazione (rNAPc2) ha mostrato qualche beneficio, preservando il 33% degli animali infettati da una infezione al 100% letale per le scimmie (sfortunatamente, questa terapia è inefficace sugli umani). Agli inizi del 2006, studiosi dell’USAMRIID (Istituto statunitense di ricerche mediche sulle malattie infettive dell’esercito) annunciarono il 75% delle guarigioni in scimmie rhesus infettate con ebolavirus a cui era stata somministrata terapia antisenso.

Il 7 aprile 2014 un gruppo di ricerca dell’ Istituto di Biologia molecolare della Facoltà di Medicina dell’Università di Hannover in Germania, pubblica uno studio dove suggerisce l’uso dei farmaci: amiodarone, dronedarone e verapamil come possibili bloccanti l’ingresso del virus nella cellula umana. Infatti, l’amiodarone è un inibitore dei canali multi-ionici e anche un antagonista adrenergico, mostrando per questo di essere un potente inibitore dell’ingresso nella cellula dei filovirus a concentrazioni che sono regolarmente raggiungibili nel siero umano durante la somministrazione con farmaci antiaritmici. L’amiodarone agirebbe anche sugliarenavirus come il virus Guanarito. Un meccanismo simile è stato ipotizzato anche per il verapamil e il dronedarone.

In uno studio pubblicato su Nature il 17 aprile 2014, Warren et al. descrivono le proprietà antivirali di un nuovo analogo sintetico dell’adenosina, BCX4430, una piccola molecola sintetica farmaco-like che fornisce protezione dai virus di Ebola e di Marburg in diversi modelli animali. L’attività antivirale di questa molecola, che agisce come inibitore della RNA polimerasi virale, si espleta contro numerosi virus, tra cui: buniavirus, arenavirus, paramixovirus, coronavirus e flavivirus.

Vaccini

Sono stati prodotti vaccini sia per l’ebola che per il Marburg virus che al 99% sono risultati efficaci nella riduzione degli effetti dell’infezione virale nelle scimmie. Questi vaccini sono derivati da DNA ricombinante, virus della stomatite vescicolare o da Adenovirus ricombinante che trasportano le proteine virali sulla loro superficie. Recenti sperimentazioni nella produzione di vaccini umani, come quello del NIAID nel 2003, non hanno sortito alcun successo. Il problema maggiore con i vaccini è che fintanto che la somministrazione avviene nel corso dell’esordio sintomatologico (1-4 giorni dopo la manifestazione), la compromissione organica sarà sempre troppo avanzata affinché possa avvenire una guarigione: la rottura di arterie e capillari e altri sintomi potrebbero causare danni mortali o traumatizzare seriamente il paziente.

 

CARI GOVERNANTI, HURRY UP!!!!!!!!!!!

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C’e’ da imparare molto in materia di riciclo materiali nel nostro Bel Paese. Oddio, i cittadini sarebbero anche disposti, se, come in questo caso, ci guadagnano anche qualcosina ,sono le amministrazioni locali,regionali,statali, che non hanno ,diciamo “voglia” di imparare, in sostanza, MANCA LA VOLONTA’POLITICA (come al solito da Noi).

REVERSE VENDING cos’e’?

Un cassonetto intelligente, in inglese reverse vending machine (ovvero tradotto letteralmente: macchina per la vendita al contrario), è un dispositivo che accetta bottiglie usate (vuote) e restituisce denaro all’utente (cioè l’inverso del tipico ciclo di vendita). Questi cassonetti sono diffusi in genere in paesi che hanno leggi sul riciclo obbligatorio o legislazione concernente i vuoti a rendere. In alcuni posti, gli imbottigliatori contribuiscono a dei fondi comuni che poi rimborsano le persone che riciclano i contenitori. Ogni fondo in eccesso viene poi usato per la pulizia generale dell’ambiente. In altri posti, come la Norvegia, lo stato obbliga i venditori a pagare per il riciclo delle bottiglie, ma lascia il sistema nelle mani dell’industria privata.

I principali venditori di cassonetti intelligenti sono la norvegese Tomra, la tedesca Wincor Nixdorf, la statunitense Envipco, l’australiana Envirobank e l’inglese Reverse Vending Corporation.

Funzionamento

L’utente riciclatore pone le bottiglie/lattine vuote nell’apertura di ingresso; il sistema di alimentazione orizzontale permette all’utente di inserire i contenitori uno in seguito all’altro. In un sistema alternativo, che si può riscontrare in molte macchine di generazione precedente, l’utente deve aprire una porta a mano e inserire le bottiglie vuote in una scodella. La macchina, per garantire la sicurezza all’operatore, in quel momento si blocca. Quando la porta viene chiusa, il processo può continuare. La bottiglia/lattina viene quindi automaticamente ruotata; questa viene quindi scansionata da uno Scanner Omnidirezionale di UPC, che rileva l’etichetta del contenitore.

Una volta che il contenitore è stato identificato, (confrontandolo con un database) ed è stato determinato che si tratta di un contenitore approvato, questo viene processato e normalmente compresso (per i contenitori monouso) per ridurne l’ingombro, per evitare la perdita di liquidi e per aumentarne la capacità di stoccaggio. I contenitori riutilizzabili (refillable) vengono accantonati e ordinat a mano per essere poi riportati all’azienda imbottigliatrice. Le macchine possono usare anche metodi di riconoscimento del materiale invece o assieme al lettore di codici a barre se necessario.

In alcuni paesi europei, Germania, Norvegia, Finlandia e Svezia su tutti, il riciclaggio è divenuto un vero e proprio business, infatti, già da anni oltre alla raccolta differenziata base, esistono delle macchine automatiche che pagano i tuoi rifiuti: 0,25€ per ogni bottiglia di plastica e 0,08€ per ogni bottiglia di vetro.
Questo significa che il rifiuto viene considerato come una ricchezza! Persone povere, ma non solo, raccolgono rifiuti gettati a terra per riconvertirli in denaro.
In Norvegia, ma in generale in quasi tutti i paesi del nord Europa ipunti di raccolta automatici dei rifiuti rappresentano già da tempo una realtà concreta, che hanno lo scopo oltre a far guadagnare il cittadino, di promuovere comportamenti civili e responsabili della popolazione.

Altro piccolo dettaglio che incentiva il consumatore a restituire il vuoto si trova sull’etichetta ove è indicato il prezzo, in questa è evidenziato il costo del contenuto e il costo del contenitore oltre il prezzo totale.

Sensibilizzare i consumatori è sicuramente una cosa importante ma per estendere anche alla grande distribuzione questo principio di riciclo e di raccolta differenziata è stata emanata nel 2009 una legge che obbliga i produttori/distributori di merce confezionata a garantire la raccolta differenziata.

Quindi di solito nei punti vendita in prossimità dell’uscita, dopo le casse c’è una sorta di isola ecologica dove è possibile smaltire gli imballaggi prima di portarseli a casa. Dovendo pagare le società dedite allo smaltimento, le grandi catene tedesche fanno pressione sui fornitori per quantità e qualità degli imballaggi che vengono così ridotti al minimo possibile, alleggerendo discariche e inceneritori.

RICICLO E MI FACCIO PURE LA SPESA GRATIS

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Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato il progetto di legge numero 124, che consente l’uso dei boschi per gare motociclistiche e permette il taglio, di fatto, di boschi in pianura senza obbligo di compensazioni ambientali.

Gia di se e’ una legge orrenda ,approvata da gente senza scrupoli e figli del Dio cemento e lobby annesse,ma la cosa orribile e’ in quel…”senza obblighi di compensazione ambientale”. a questi politicanti asserviti all interesse privato bisognerebbe inibire qualsiasi contatto con la natura e cementificargli anche il giardino della loro villa. Stanno sfidando la natura , ma la natura presentera’ un conto duro e quasi impossibile da pagare.

Quella approvata è una legge orribile per l’ambiente e non consentirà un reale recupero agronomico perché non offre strumenti reali agli agricoltori e che respingerà il turismo in montagna

Sono 621 mila gli ettari di suolo coperti da boschi e foreste in Lombardia: il 26% del territorio della nostra regione è rivestito da una coltre vegetale che svolge funzioni fondamentali per il benessere dei suoi cittadini, e non solo per godere di paesaggi in cui la natura è protagonista, ma anche per regolare il clima, offrire rifugio a flora e fauna selvatica, produrre aria pulita, prevenire frane ed alluvioni, disporre di materie prime, a partire dal legno, che le foreste in buone condizioni offrono se gestite con attente pratiche selvicolturali.

Purtroppo però non tutti i lombardi possono godere della vicinanza di aree forestali: il 96% dei boschi infatti si trova in montagna e collina, mentre nel territorio di pianura se ne distribuiscono poche migliaia di ettari, boschi spesso piccoli e precari, continuamente minacciati da scelte urbanistiche e infrastrutturali proprio perchè sovente considerati terreni marginali e di scarso valore. Per fortuna la Lombardia da anni si è data una buona legge forestale, che punta a difendere questi ambienti così preziosi ma allo stesso tempo minacciati. Certo, la legge non è sufficiente a impedire gravi danni, anche recenti (si pensi che la sola realizzazione di Pedemontana cancellerà ben 200 ettari di bosco di pianura), ma di sicuro ha costituito un baluardo per impedire interventi di deforestazione al di fuori di ogni controllo.

E’ proprio questa legge a essere ora messa in discussione dal Consiglio Regionale della Lombardia. Si tratta di un testo nato come singolo articolo scritto per compiacere la piccola ma agguerrita lobby formata da quanti nei boschi amano scorrazzare con moto e SUV, fuoristrada o lungo sentieri e mulattiere.

Ma quel contestatissimo testo #ammazzaforeste, contro cui il CAI ha lanciato una petizione online che ha raccolto oltre 40.000 sostenitori, nelle discussioni in commissione Agricoltura si è andato arricchendo di altri articoli in grado di sovvertire l’impianto dell’intera disciplina di tutela delle foreste lombarde, a partire dalla definizione di bosco: una definizione fondamentale, perchè stabilisce il discrimine tra ciò che, anche sotto il profilo urbanistico, è tutelato, e ciò che non lo è. In particolare la legge punta ad attribuire competenze autorizzative ai sindaci, sebbene i comuni non dispongano delle strutture tecniche necessarie a valutare interventi su ambiti forestali, e a consentire interventi che prevedono la realizzazione di opere pubbliche o di interesse pubblico su versanti boscati.

Per reagire a questa proposta di legge, che rappresenterebbe un arretramento di decenni rispetto alle norme di tutela vigenti, si è costituito un vasto e composito coordinamento di associazioni (Associazione Parco Sud, CAI Lombardia, FAI Lombardia, Legambiente Lombardia, Italia Nostra Lombardia, Mountain Wilderness Lombardia, OrobieVive, Touring Club, WWF Lombardia), che insieme hanno inviato a tutti i Consiglieri regionali un dettagliato documento di osservazioni alla norma, che si conclude con una valutazione totalmente negativa e una richiesta di non approvare la legge.

“Noi tutti siamo consapevoli che il settore forestale e agropastorale in Lombardia ha un enorme bisogno di misure di sostegno affinché si consolidino e aumentino le imprese che praticano la selvicoltura – dichiarano i referenti regionali delle associazioni – ma per fare ciò non serve modificare una legge che funziona, né tanto meno allentare le norme che assicurano la tutela dei boschi e li difendono da usi impropri e da aggressioni urbanistiche: per questo chiediamo con forza a tutte le forze politiche, responsabilmente, di respingere la legge, che se approvata genererà una spirale perversa di cui faranno le spese i territori più vulnerabili e preziosi della nostra regione”.

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shark

Australia:Protesta contro l ‘uccisione di squali

Questo e’ un popolo da ammirare.

In Australia e’ stata approvata una legge che consente l’uccisione di esemplari di squali superiori ai 3 metri per salvaguardare i bagnanti e i praticanti di sport acquatici.

Nella lista sono finiti anche specie in via di estinzione come squalo bianco,tigre e toro.

Per dimostrare la loro contrarieta’,a questa legge che assolutamente non serve a nulla, migliaia di persone si sono riversate sulla spiagge del paese. Non solo non impedisce il pericolo di attacco (o di difesa!!) ma e’ molto dannosa per l’intero ecosistema delle coste .Questa gente e’ solo da ammirare perche’ sa riconoscere l’importanza di un tale predatore nei mari nonostante che ogni anno si verifichino in media 5 attacchi di cui 1 mortale

Lo squalo e’ nel suo ambiente naturale e contribuisce in modo autoritario a mantenere equilibrato l’ecosistema di appartenenza.L’uomo non e’ assolutamente nel suo ambiente naturale, quando e’ in acqua, nonostante cio’ si riserva il diritto imperiale sulla la vita o la morte di specie considerate pericolose. Di questo passo bisognerebbe uccidere tutti i leoni,le tigri,gli orsi,i lupi, e tutti gli animali nocivi.

L’homo sapiens moderno non capisce che queste soluzioni porteranno in breve termine alla distruzione del meccanismo basilare del pianeta.Ogni animale ha la sua parte e la propria funzione nella dinamica del ciclo della vita.Se uccidessimo tutti gli squali si creerebbe un disequilibrio  con esuberi di soggetti che a loro volta potrebbero distruggere altre forme di vita basilari. per esempio ,pesci che si nutrono di coralli,di vegetazione, aumenterebbero a dismisura creando dei piccoli grandi disastri, gia’ ne abbiamo pochi .

Gia’squali e delfini sono oggetti di discriminati massacri inutili, come la sola asportazione della pinna, oppure per la creazione di stupidi manufatti da vendere e mostrare.

Gia’ l’uomo riversa schifezzze imonde  e veleni persistenti nelle acque.

Gia’ l’uomo si autodistrugge nel proprio mondo,perche’ cazzo deve farlo nel mondo altrui.

Lasciate in pace gli squali e se proprio volete andare a fare sport estremi o bagni in quelle acque, siate consapevoli che siete OSPITI, spesso sgraditi, per mancanza di rispetto ed eccessi vari quali rumori ,vibrazioni,inquinamento.

Grazie ancora a queste migliaia di persone che capiscono e rispettano le forme di vita e che si battono per farle capire agli altri.

Quelli che pensano di risolvere le cose con violenta autorita’, sono solo dei meschini vigliacchi senza un briciolo di anima.E chi e’ senza anima verra’,prima o poi , lasciato solo anche dai propri simili.

KEEP ON SWIMMIN’ SHARKS

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CICLO

Mentre Da noi (Milano) si pensa e si finanziano  sopraelevate a 14 corsie  per macchine e camion con i tubi di scarico quasi dentro le finestre dei condomini, in Olanda si creano sopraelevate ad esclusivo uso delle biciclette. 

Devo commentare? Noooooo è inutile

Le città olandesi di Eindhoven e Veldhoven hanno un ponte circolare sospeso solo per i ciclisti. Progettata dalla società Olandese IPV Delft, la Hovenring è una pista ciclabile circolare di 236 metri ancorata a 24 cavi e sospesa a 70 metri da terra. L’intera costruzione, illuminata di notte con luci led, è realizzata in acciaio e si caratterizza per la sua forma sottile e apparentemente molto leggera. L’idea del ponte Hovenring nasce nel 2008, quando il traffico tra i comuni olandesi di Eindhoven e Veldhoven – molto vicini tra loro – era diventato particolarmente caotico. Le due municipalità hanno deciso di aumentare la sicurezza ed evitare il rischio di traffico, separando la viabilità di automobili e moto da quella delle bici

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OGM

Giusto un anno fa si discuteva (vedi di seguito) dei danni del OGM sia per la salute delle persone che per i danni infestanti alle altre coltivazioni ed all ambiente.

Ad agosto di quest anno il governo ,(strano ma vero) ha varato un decreto che sancisce:

“la coltivazione di varietà di mais Mon810, provenienti da sementi geneticamente modificate è vietata nel territorio nazionale” almeno per i prossimi diciotto mesi.

MONSANTO ,intanto, ha provveduto a seminare 6000 metri a Vivaro in friuli  con mais ogm.le coltivazioni crescono ridenti e nessun organo competente ne prende atto, ne tantomeno provvede a rimuovere le piante,fosse una piantina di maria sul balcone di qualcuno, sarebbero già accorsi dieci gazzelle con giornalisti al seguito.

L’OGM FA MALE CAZZO!!! DITEGLI DI SMETTERE

I nostri cari governanti ed amministratori,amano il rischio(altrui)

Non bastavano le varie situazioni drammatiche dall’eternit di casale , a Porto Marghera,all’Ilva di Taranto,alla diossina di Inceneritori monstre,al pm10 delle città.e altre situazioni allarmanti….adesso ci aggiungono un altra ciliegina sulla torta:

In Italia arriva il mais OGM e al Nord semineranno il MON810 ,della Monsanto, nel 2013

“Il mais OGM provoca il cancro”. La Russia ha sospeso l’importazione di mais geneticamente modificato, commercializzato dalla colosso dell’agroalimentare Monsanto, dopo la pubblicazione di uno studio choc sulla tossicità del mais Ogm di tipo NK603.

L’equipe di Gilles-Eric Seralini, professore di biologia molecolare all’Università di Caen in Francia, ha realizzato un allarmante studio che rileva come i ratti nutriti con mais geneticamente modificato siano più soggetti ai tumori o a gravi malattie. E in Russia hanno deciso di correre ai ripari. “Finché non riceveremo una piena informazione sul caso, l’importazione e la vendita di mais NK603 geneticamente modificato sono temporaneamente sospese”, si legge in un comunicato.

L’International Journal of Biological Sciences che evidenzierebbe come il famigerato mais OGM prodotto dalla multinazionale sarebbe dannoso per la salute dei mammiferi, dunque anche per l’uomo.

I tipi di mais modificati Mon863, il Mon810 e l’NK603 arrecherebbero grossi danni ai nostri organi.

Nonostante la Monsanto si difende assicurando l’assoluta sicurezza del mais, asserendo che i dati analizzati sono imprecisi.

I ricercatori però hanno dichiarato che:

“Gli effetti erano per lo più concentrati nelle funzioni renale ed epatica, i due principali organi di disintossicazione, ma nel dettaglio differivano per ciascun tipo di OGM”. Ma in alcuni casi, erano emersi anche disturbi al cuore e alla milza e non hanno alcun dubbio: “I nostri dati suggeriscono in maniera netta che queste varietà di mais OGM inducono ad uno stato di tossicità epatorenale. Tali sostanze non sono mai state parte integrante della dieta umana o animale e quindi le loro conseguenze sulla salute per coloro che li consumano, soprattutto nel lungo periodo sono attualmente sconosciute”.

Grazie ,cari politicanti,di volerci “così bene”

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