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Archive for novembre 2013

olio di palma_

per me lo è

  • il suo elevato contenuto di grassi saturi, che può raggiungere anche il 50% nel caso dell’olio di palma derivato dai frutti e l’80% nell’olio di palmisto, derivato dai semi.non è purtroppo controbilanciato
    cole

    formazione di ostruzione coronarica derivante da accumulo di lipidi nel sangue

    da un’adeguata presenza di acidi grassi polinsaturi benefici, ritenuti in grado di tenere sotto controllo i livelli del colesterolo LDL . Proprio per la particolare composizione chimica, l’olio di palma e palmisto, l’olio di cocco, benché di origine vegetale, si rivelano tra i più aterogeni (ossia favoriscono la deposizione di grasso nei vasi sanguigni).

  • è il maggior responsabile della deforestazione sistematica del pianeta.Pur di coltivarlo, governi senza scrupoli distruggono tutto il patrimonio delle foreste pluviali. quando non ci pensano i bulldozder, ci pensano gli incendi dolosi che bruciano qualsiasi forma di vita presente.
  • L’OLIO DI PALMA DI PALMA UCCIDE GLI ELEFANTI
    In Malesia, secondo produttore mondiale di olio da palma, 5 milioni di ettari di foresta sono stati rubati a piante e animali, anche in via d’estinzione, per trasformarli in piantagioni di olio da palma.
    Gli elefanti pigmei, una rara specie di elefante della foresta, vengono avvelenati con veleno per topi per impedire loro di mangiare i frutti della palma.
    Nella foto un cucciolo di elefante cerca disperatamente di rianimare sua madre con la proboscide. L’elefantessa è morta per avvelenamento insieme ad altri 13 esemplari di elefante pigmeo, una rara specie di elefante della foresta, perché considerata dannosa per le piantagioni.
    BOICOTTA L’OLIO DI PALMA: per la salute, per gli animali, per l’ambiente

    orangospaventato

    Orango divorato da incendio doloso

  • L’olio di palma trova inoltre impiego al di fuori dell’industria cosmetica ed alimentare, ad esempio nella produzione di biodiesel. Il biocarburante ottenuto a partire dall’olio di palma è stato però bollato dalla U.S. Environmental Protection Agency come non ecologico, in quanto la sua produzione è causa di emissioni di anidrdide carbonica superiori a quanto consentito
  • le aziende lo utilizzano per creare dei profitti superiori,in quanto a basso costo, disinteressandosi delle problematiche legate alla salute degli utilizzatori,consapevoli anche che per la sua coltivazione e raccolta vengono utilizzati degli schiavi sottopagati,spesso e volentieri anche bambini.
  • il nostro Bel Paese è uno dei piu’ grandi utilizzatori:Le stime dicono che la domanda raddoppierà entro 20 annie triplicherà entro il 2050. Intanto nuove piantagioni sorgono dall’Africa all’America Latina. In tutto questo l’Italia gioca un ruolo di primo piano. Con oltre 40mila tonnellate (10mila in più rispetto al 2006) il nostro Paese si è confermato nel 2007 terzo importatore europeo di olio di palma, soprattutto da Papua Nuova Guinea e Indonesia, un po’ meno dalla Malesia (dati Istat). L’85% è finito all’industria alimentare, e infatti la palma è dappertutto. C’è olio di palma in tutte le bottiglie rosse di olio per friggere, nella “croissanteria” e nelle margarine, nel Kitkat e nelle Pringles. Usano olio di palma la maggior parte delle friggitorie che vendono patatine e fritti vari e tutta la panificazione pronta, quella da scaldare tipica dei bar. Il più grande importatore (e raffinatore) di olio di palma è la Unigrà di Conselice (Ra), che oggi raffina oli e grassi e conto terzi produce margarine, semilavorati in polvere, cioccolato e surrogato, creme vegetali. Al secondo posto, la Ferrero, quella della Nutella. Altri grandi consumatori sono Barilla e Bauli, questa specie dopo l’acquisizione della Casalini, uno dei maggiori produttori italiani di merendine.
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le “qualita’” dell olio di palma.

ovviamente,come in tutte le cose, ci sono anche i fautori ,pseudo-salutisti,che spergiurano sulla infondatezza delle ,sempre piu’, critiche negative.

Come la vedo io è semplice: un prodotto che gronda sangue in abbondanza di animali innocenti uccisi ed arrostiti senza pietà,un prodotto che ingoia maestose vegetazioni,utilissime al nostro pianeta in rovina,un prodotto che sfrutta generazioni di schiavi per la coltivazione e raccolta,un prodotte che arricchisce pochi e impoverisce molti sottraendo terre da coltivare e risorse..

NON MERITA NEMMENO UN SECONDO DEL MIO PENSIERO.

foresta distrutta per dare spazio a queste palme da olio

foresta distrutta per dare spazio a queste palme da olio

Nel mio piccolo cerco di boicottare il piu’ possibile, se vedo tra gli ingredienti la dicitura Olio di palma oppure Olio di origine vegetale,lascio tutto sugli scaffali.

ps: normalmente  la presenza di olio di palma viene indicata sull etichetta degli ingredienti.Da qualche tempo,dopo pressioni e campagne, la dicitura viene sostituita con un vago “olio vegetale o di origine vegetale”,come nel caso di Nutella,tanto per confondere le idee. Io evito sempre

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labbra-nutella

orango

volontari indonesiani salvano un orango da un incendio doloso

Premessa: tutti i cibi,prodotti cosmetici, ad alto contenuto di olio di palma non sono molto indicati per il benessere fisico.Oltre a ciò le coltivazioni di olio di palma ,dato il suo basso costo,si stanno diffondendo a macchia d’olio(per l’appunto) a scapito di centinaia di migliaia di ettari di foresta tropicale irrimediabilmente distrutta.

Il nostro esperto nutrizionista, il dottor Luca Piretta, dice testualmente così: “l’olio di palma non è un olio molto salutare. Rispetto all’olio di oliva tutti gli altri oli di semi sono rettificati chimicamente per il loro consumo (ossia subiscono trattamenti chimici che li rendono edibili, altrimenti non lo sarebbero naturalmente); ma al di là di questo, la sua composizione è molto ricca in acidi grassi saturi (in particolare fino al 50% di palmitico) che sappiamo favorire l’ipercolesterolemia e la arteriopatia. Tra gli oli di semi, quelli che hanno una composizione in acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi più vicini all’olio di oliva, troviamo quello di arachidi e di girasole. Non esistono alimenti per controbilanciare questi grassi. Bisogna mangiarne il meno possibile e favorire sempre l’olio di oliva ed eventualmente quello di arachide e girasole”.

Criticare la Nutella è difficile, perché si tratta di un prodotto cult supportato da numerose campagne pubblicitarie e venduto a un prezzo conveniente. Come accade per la formula della Coca-Cola, anche per la Nutella si parla di una ricetta misteriosa, ma è una leggenda metropolitana, perché è solo una semplice crema al cioccolato. Questa nota non vuole fare cambiare idea alle persone convinte di trovare nel vasetto di vetro la quintessenza del cacao, ma insinuare qualche ragionevole dubbio su un prodotto considerato – forse con troppo zelo – un mito.

In commercio ci sono altri prodotti alimentari “cult”, come le patatine Pringles, le bibite ACE, l’ovetto Kinder, che – nonostante il successo commerciale – si possono considerare dei surrogati rispetto alle patatine fritte vere, ai succhi di arancia 100% e alle vere uova di Pasqua. Per Nutella un riferimento non esiste, visto che Ferrero ha proposto per primo una versione industriale della crema al cioccolato.

Basta però leggere l’elenco degli ingredienti per capire che siamo di fronte a una preparazione con un profilo qualitativo merceologico non proprio eccellente. Se si confrontano le materie prime di Nutella con quelle di altre creme spalmabili presenti sugli scaffali dei supermercati – Magnun Intense, Novi e Lindt – si vede che gli ingredienti utilizzati sono simili, ma cambiano la quantità e il tipo di grassi. Quelli più importanti sono nocciole, cacao e burro di cacao, che rappresentano il 90% circa dei costi delle materie prime.  

Le nocciole e il cacao. Nutella contiene il 13% di nocciole,nocciole Magnum intense arriva al 20%, Lindt non lo dichiara, mentre Novi raggiunge il 45% (!) ovvero 3,5 volte più rispetto a Nutella. Questo enorme distacco è un elemento sostanziale molto importante a livello qualitativo, ed emerge anche quando si assaggia il prodotto. Il contenuto di nocciole è importante, perché si tratta dell’ingrediente più costoso che caratterizza la crema.

Dov’è il burro di cacao?_font_b_Cocoa_b_font_font.jpg_120x120Nutella usa olio di palma al posto del pregiato e costoso burro di cacao (considerato l’ingrediente principe di tutti i prodotti a base di cioccolato). L’abilità di Ferrero consiste nel rendere piacevole al palato un olio di mediocre qualità come quello di palma attraverso un processo di raffinazione che permette di selezionarne la parte più nobile. L’operazione è possibile grazie a un impianto di frazionamento che possiedono solo sette aziende al mondo. Questa scelta permette di ridurre drasticamente i costi, ma penalizza la qualità nutrizionale essendo gli oli di palma sconsigliati dagli esperti di nutrizione.

Lindt impiega grassi vegetali e burro di cacao, e si differenzia dagli altri perché utilizza come ingrediente il 10% di cioccolato al latte. Novi è l’unica crema che usa solo il pregiatissimo burro di cacao. Magnun Intense fa una scelta di compromesso, impiegando grassi vegetali di scarsa qualità e, in minor misura, burro concentrato. Altri ingredienti come il latte scremato, il cacao magro… hanno un valore secondario. Per quanto riguarda le calorie, il livello è abbastanza uniforme e oscilla intorno a 500 kcal/100 g.

L’aroma. Nutella usa come aroma solo la vanillina (questo emerge dall’etichetta della crema venduta negli Stati Uniti). Si tratta di un aroma artificiale, molto utilizzato nell’industria dolciaria al posto della vaniglia naturale che costa uno sproposito). Le altre marche usano “aromi”, probabilmente vanillina o vaniglia, senza altre specifiche.

La prova sensoriale. Per scoprire qual è la crema migliore bisogna acquistarle e spalmarle su una fetta di pane valutando la consistenza, la fragranza, l’aroma ed eventuali difetti. Il profumo tipico del cacao deve essere persistente e lo zucchero non deve prevalere sugli altri sapori. Ricordo una prova di degustazione fatta da un gruppo di genitori e di ragazzini a Milano, in un incontro promosso da SlowFood.

Sul banco c’erano quattro vassoi con pezzetti di pane spalmati con quattro creme: Lindt, Novi, Nutella, la crema firmata Coop.

L’assaggio era anonimo e, contrariamente a ogni previsione, la Nutella non ha guadagnato la prima posizione. Certo, questa prova non ha nessun valore statistico, ma gli intenditori sanno che per fare buoni prodotti servono buoni ingredienti e nessuno fa i miracoli con grassi vegetali come l’olio di palma, anche se nobilitato, e tanto zucchero.

Il prezzo. Nutella è di gran lunga il prodotto leader del settore, ma l’elemento principale che permette a Ferrero di mantenere la posizione è il prezzo estremamente conveniente e non la qualità. Per comprare un vasetto da 200 g in vetro bastano 1,60/1,80 €, per Magnum Intense si arriva a 2,3 €, per Lindt e Novi occorre preventivare da 2,6 a 2,8 €. Le differenze già notevoli rispetto ai concorrenti diventano abissali se si usa come confronto il prezzo del barattolo di Nutella da 750 g, che costa la metà di Magnum e quasi tre volte meno di Lindt e Novi.

Le creme che “imitano Nutella” hanno scarse possibilità di successo, perché nessuno riesce a produrre una crema altrettanto appetibile a un prezzo così conveniente. Non bisogna dimenticare che più della metà di un barattolo di Nutella è composta da zucchero, il 25% è olio di palma e le nocciole rappresentano solo il 13%.

L’altro segreto che suggella il mito è l’imponente campagna di marketing del gruppo Ferrero che, grazie agli spot di tutti i suoi prodotti (Kinder, Rocher, Mon Chéri, Nutella, Fiesta…) è considerato il primo inserzionista televisivo del settore alimentare, con un budget di spesa milionario. Ma questi discorsi sono solo per intenditori e addetti ai lavori. Nutella è un mito perché oltre a essere un gusto, un sapore, rappresenta un marchio di riferimento per la maggior parte dei consumatori. Ma non è detto che questa situazione resti immutabile.

Forse spiegando che le creme alla nocciola  non devono soltanto sciogliersi bene in bocca, essere dolci, spalmabili e zuccherate forse la situazione potrebbe cambiare anche in questo ambito-

Questo articolo è stato fatto un pò di tempo fa,  ma i concetti  restano  ancora validi. Certo la crema Magnum forse non si trova più,  ma nei supermercati  adesso è esposta  Rigoni Nocciolata che ha un prezzo vicino a Novi  e ci sono anche altre creme proposte da catene di supermercati come Esselunga e Coop, che a volte costano meno e reggono benissimo il confronto con Nutella.

Un’analisi interessante sulle “Nutelle”  la propone Gunther Karl Fuchs nell’ottimo blog Papille vagabonde con  un confronto aggiornato sulle creme alla nocciola presenti sul mercato.

Roberto La Pira

 

di seguito gli esatti ingredienti della Nutella

  • Zucchero
  • olio vegetale
  • nocciole (13%)
  • cacao magro (7,4%)
  • latte scremato in polvere (6,6%
  • siero di latte in polvere
  • emulsionanti: lecitine (soia)
  • vanillina.

Come possiamo vedere dalla lista degli ingredienti lo zucchero ed i grassi vegetali sono sui primi due gradini del podio. Ma quanti sono? Per saperlo dobbiamo leggere la tabella nutrizionale:

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Come possiamo vedere dalla tabella nutrizionale della Nutella, abbiamo il 56% di zucchero ed il 30% di grassi,i trigliceridi e il colesterolo ringraziano. La cosa che dovrebbe far riflettere è soprattutto la percentuale di grassi saturi, circa il 10% del totale.

 

ecco qui un piccolo esperimento fai da te sulle proprieta’

 

 

e tutto cio’ si incolla dentro il vostro organismo.se non ce la fate proprio a smettere, fate smettere almeno i vostri bimbi:

56% zuccheri,30% grassi dei quali 10% saturi:una vera bomba ad orologeria

In buona sostanza,per concludere, bisogna sottolineare il fatto che ormai questo prodotto e’ cosi’ radicato nelle famiglie monndiali,che risultera’ difficile smettere di consumarlo. E’ una sorte di nicotina,di dipendenza. Gia’,le cose le fanno bene,dolci ,sfiziose, molto accattivanti.Non e’ mia intenzione proibire un prodotto del genere, non ne ho ne titolo ne potere, consigliare si,il diritto di esprimere un opinione ce l ho ancora e la mia opinione e’:pensate sempre a quello che mangiate,se non subito,poi, arrivano conseguenze molto indesiderate e, spesso, e’ anche abbastanza tardi per contrastarle adeguatamente.

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maiali1

Sicuramente si!

In particolar modo quella proveniente da allevamenti intensivi( quasi la maggioranza), dove oltre che alla crudeltà delle metedeologie si abbinano trattamenti con ormoni,cibo OGM ed additivi vari.Non dimentichiamo che i “signori della carne”,quali le grandi catene di fast food,sono i responsabili maggiori della distruzione sistematica delle risorse naturali di un pianeta Terra già allo stremo,(foreste,risorse idriche,emissioni) per dare sempre più spazio agli allevamenti in scala industriale. 

Agenpress – “Nonostante la diffida e la denuncia avverso il precedente Ministro della Salute per mancata corretta informazione circa i danni, scientificamente e clinicamente dimostrati, derivanti dal consumo di carne alimentare, le Istituzioni continuano ad omettere la realtà. E’ profondamente ingiusto nascondere la verità soprattutto su un tema principale come la salute, ai cittadini è stato tolto l’inalienabile diritto alla corretta e libera informazione, senza omissioni o censure. Come sempre gli interessi delle lobby, nella fattispecie rappresentate dalle industrie della carne, prevalgono sul diritto del popolo di sapere”- dichiara il presidente del Partito Animalista Europeo, Stefano Fuccelli – “Non mi meraviglio se a dirigere l’ Istituto Nazionale Ricerca Alimenti e Nutrizione era il Prof. Cannella  (ordinario di Scienza dell’alimentazione nella facoltà di Medicina dell’Università La Sapienza,  dirigente  della Scuola di specializzazione in Scienza dell’alimentazione e del Centro interuniversitario internazionale di studi sulle culture alimentari mediterranee nonché membro del Consiglio Superiore di Sanità) che elogiava le doti salutistiche e nobili della carne criticando addirittura l’alimentazione vegetariana i cui praticanti avrebbero dovuti fare i salti mortali per combinare gli alimenti. Ironia della sorte il salto mortale lo ha fatto lui, Cannella è morto all’età di soli 67 anni per tumore all’intestino.”

Malattie vascolari, cancri, ipertensione, diabete ed obesità i reali danni derivanti dall’assunzione alimentare di carne ,l’Istituto Europeo di Oncologia lo dichiara da anni: “Attenti all’alimentazione  innesca i tumori più del fumo, la prevenzione riduce i decessi più della medicina e comincia a tavola. I dati sul cancro al colon dimostrano che è quasi  inesistente nei paesi a dieta priva di carne. Mangiare carne fa male, è cancerogena.

carcinoma colon rettale

carcinoma colon rettale

L’oncologo ha spiegato che ad innescare il tumore sono nel 35% dei casi le cattive abitudini alimentari; seguono il tabacco (30%), le infezioni virali (10%), i fattori riproduttivi (7%), l’attività lavorativa e l’inquinamento (4%).  Dallo studio “ meat intake and mortality” pubblicato nel 2009 negli Stati Uniti sul bimestrale “ Archives of internal medicine” le conclusioni sono state che consumare carne lavorata, comunque di provenienza industriale, eleva il rischio di morte per tumore e malattie cardiache. La Food and Drug Administration americana conferma: “chi consuma più di 80 grammi quotidiani di carne alza di 8 volte il rischio di tumori allo stomaco ed all’intestino, oltre che alla prostata per gli uomini ed al seno per le donne”. Il World Cancer Research Fund (WCRF) e l’ American Institute for Cancer Research sottolineano come vi sia una chiara evidenza che le carni rosse e le carni lavorate siano causa di cancro al colon ponendo come obiettivo per la salute pubblica un consumo medio di 300 gr. a settimana (43 gr. al giorno) , e di evitare in modo assoluto carni processate, come pancetta, prosciutto, salame, salsicce, carne in scatola, ecc. Lo studio effettuato dalla Oxford University  – Unità cardiologica della Cornell University (ottobre 2010):”diminuendo il consumo di carne  si eviterebbero, soltanto in Inghilterra, 31 mila morti per malattie cardovascolari, 9 mila per cancro e 5 mila per ictus ed il servizio sanitario (inglese ndr) risparmierebbe almeno 1,3 miliardi di euro; con l’eliminazione totale  del consumo di carne le cifre aumenterebbero ancora di più“ . Il cittadino britannico medio consuma 125 kg di carne l’anno, l’italiano medio intorno ai 92 kg l’anno. La ricerca della Oxford University ha calcolato quello che avverrebbe diminuendo il consumo  a 11 kg l’anno ( 31 gr. giornalieri): si eviterebbero 45.361 morti.

La carne uccide anche in altri modi. La correlazione tra gli allevamenti intensivi,intensivi definiti dalla Food and Agricolture Organization, a nome delle Nazioni Unite, “un vivaio di malattie emergenti”e le sostanze chimiche somministrate nel settore carni: tirestatici, ormoni, beta agonisti, cortisonici, ormone della crescita, antibiotici metalli pesanti, mix di sostanze chimiche e mangimi inidonei, comporta lo sviluppo delle note pandemie ed episodi di straordinaria gravità come l’influenza aviaria nel 1999 e 2002, la cosiddetta mucca pazza nel 2001 o le carni suine irlandesi contaminate dalla diossina nel 2008 e l’influenza A suina del 2009 proveniente dal Messico, causando migliaia di decessi in tutto il mondo. “Ogni volta che un virus entra in un nuovo ospite, può mutare”, spiega Michael Greger, responsabile salute pubblica alla Humane Society of United States: “Nelle fattorie con 50 capi, un virus ha solo 50 probabilità di mutare. In quelle con 5 mila maiali ha 50 mila possibilità di trasformarsi in un virus in grado di compiere il salto di specie passando dall’animale all’uomo”. Salto di specie che si è verificato in Messico tra maiali e uomini.

a proposito lo sapete cos’è il pink slime?

pink slimeIl pink slime si ottiene spremendo le carcasse rimaste del pollo, del maiale o del manzo. Il tutto viene poi sottoposto a trattamenti per disinfettare il prodotto e ottenere appunto una poltiglia rosa utilizzata per confezionare i wurstel e altri piatti.

Negli Stati Uniti, a differenza di quanto avviene in Italia (dove è ammessa solo per i derivati del pollo), il pink slime può essere anche di manzo e quindi essere impiegato come materia prima degli amatissimi hamburger. Nelgi  USA la “poltiglia rosa” si vende dal 2001, e dal 2004 viene utilizzata ampiamente per produrre hamburger destinati a mense e fast food.(come mangiano bene ‘sti yankees)

E’ vero esistono anche pareri contrari, come quello del Prof Cannella di Roma , noto paladino della carne ,famosa la sua frase : Siamo fatti di carne dobbiamo mangiare carne. Morto di tumore all intestino (nessun giornale lo fece notare) alcuni anni fa, ad appena 60anni e spicci. Sara’ un caso dira’ qualcuno. Io ,purtroppo ,sono convinto che non e’un caso, ma e’ la mia opinione.

molto inquietante la risposta di Veronesi ad un giornalista

Ma perchè quindi esiste ancora tanta disinformazione e questi problemi non vengono mai affrontati a livello mediatico?!?
Veronesi risponde:

“Le riviste medico scientifiche più accreditate sono sul libro paga delle multinazionali farmaceutiche e pubblicano solo ciò che è consentito loro di pubblicare o ciò che è imposto loro dalle suddette multinazionali. Molti medici e ricercatori sono coscienti degli effetti dannosi del consumo della carne, ma hanno le mani legate. Io che sono uno scienziato di fama internazionale posso prendermi il lusso di fare queste dichiarazioni, se lo facessero loro molto probabilmente non lavorerebbero più.

L’industria alimentare e le multinazionali farmaceutiche viaggiano di pari passo, l’una ha bisogno dell’altro e queste due entità insieme generano introiti circa venti volte superiori a tutte le industrie petrolifere del globo messe insieme, potete dunque capire che gli interessi economici sono alla base di questa disinformazione. Ogni malato di cancro negli Stati Uniti fa guadagnare circa 250.000 dollari a suddette multinazionali, capirete che questa disinformazione è voluta ed è volta a farvi ammalare per poi curarvi.”

guarda qui come vengono “trattati” gli animali da macello

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Non sono uno scienziato,ricercatore,o specialista e nemmeno i  nostri ministri mi risulta lo siano. Non sono in grado di stabilire se il metodo sia giusto oppure no. Alcuni che lo hanno sperimentato sono entusiasti dei risultati. Altri lo vietano a priori,difendendo a spada tratta i metodi tradizionali,anche se con quelli purtroppo non si hanno risultati soddisfacenti.Allora cosa fare? Il mio semplice e libero pensiero mi porta a condividere le scelte di tutti quei genitori che hanno i propri angioletti afflitti dalla malattia. Chi è quel “mostro” che puo’ dire NO all’ultima speranza? Con quale diritto? Se il metodo per voi non ha presupposti validi,quali sono quelli validi per cui sentenziate la condanna definitiva per un bambino?

Saro’ stupido o incosciente, ma la libertà personale  è fondamentale e nessuno puo’ decidere per altri su cose estremamente delicate come il diritto di scegliere, per un genitore è fondamentale e NESSUNO PUO’ VIETARLO!

E’ strano ed anche atroce, come si cerchi sempre di alzare un muro di ostruzionismo da parte delle istituzioni governative e dalle lobbies farmaceutiche,quando un metodo è assolutamente gratuito e privo di ogni onere per i pazienti.

Umberto Veronesi, tra gli altri, sostiene che il caso “ripercorre il canovaccio delle vicende Bonifacio e Di Bella“, cioè di sperimentazioni avviate sotto la spinta “della piazza” piuttosto che da criteri scientifici.

Intanto i bambini continuano a morire e la scienza osserva.anche i politici osservano,anzi continuano a tagliare fondi alla ricerca ed alla sanità.Che Banda ragazzi.

Personalmente,per mio figlio,andrei in culo al diavolo,quindi l’opinione di Veronesi ed altri mi fanno un baffo

Condivisibile si o no E’ GIUSTISSIMO DARE SPAZIO A TUTTI.

Intervista al Dr Vannoni

Prof. Davide Vannoni, perché la Stamina Foundation?

La Stamina Foundation Onlus è una fondazione senza fini di lucro che ha come obiettivi quello di diffondere la conoscenza sulle cellule staminali e di promuovere le cure su diverse patologie per le quali sono già presenti in letteratura sperimentazioni accreditade sull’uomo.

La Stamina ha acquisito e mette a disposizione gratuitamente una metodica innovativa per il trattamento delle cellule staminali mesenchimali da stroma osseo, il know how non è però solo di tipo biologico, ma anche medico e si fonda sulle metodiche di somministrazione e di dosaggio delle cellule staminali in modo specifico in funzione della patologia e dello stato di salute del malato.

La Stamina Foundation non ha mai preso denaro da nessun paziente, è sempre stata finanziata dai soci e da associazioni amiche ed ha sempre messo a disposizione gratuita la propria metodica.

Ritengo personalmente e lo dichiariamo esplicitamente nel nostro sito che il futuro sia oggi e che i ritardi nell’applicare metodiche che potrebbero salvare la vita o migliorare nettamente lo stato di patologie senza cura a centinaia di migliaia di persone sia un insulto alla morale ed alla dignità umana.

Nel sito riportiamo il risultato di anni di raccolta di articoli scientifici accreditati sulle più importanti riviste internazionali che comprovano l’efficacia delle terapie con cellule staminali adulte ed in particolare con le cellule mesenchimali. Noi stessi abbiamo raccolto risultati su diversi pazienti trattati con le nostra metodica e certificati a livello medico.

La nostra battaglia, non priva degli ostacoli che incontra ogni forma di innovazione, è sempre sospinta dai risultati ottenuti.

Prof. Vannoni, lei è un professore di scienze cognitive che cosa centra con le cellule staminali?

Vede prima che essere uno scienziato cognitivo sono un ricercatore, la mia posizione universitaria non è però stato il primo motivo per l’interesse verso le staminali, in realtà prima di essere un promotore di questa conoscenza sono stato un paziente, un paziente soddisfatto dei risultati ottenuti. Il problema che mi sono posto dopo essere stato sottoposto ad ogni tipo di visita ed interventi per 6 anni è stato quello del perché avevo dovuto attraversare mezzo mondo per farmi curare ed ho quindi cercato di importare questa metodica.

Vorrei aggiungere che tra i miei interessi di ricerca vi sono gli aspetti cognitivi delle neuroscienze che approfondisco oramai da anni e che per la prima volta, grazie alla metodica di Stamina ho visto migliorare nettamente in pazienti affetti da gravissimi danni cerebrali.

Quale è la situazione in Italia rispetto alle cellule staminali adulte?

L’Italia è una paese strano, da un lato ha recepito la normativa europea che nasce da una battaglia tra trapiantatori e farmacologi in cui questi ultimi hanno avuto la meglio trasformando, di fatto, le cellule staminali in farmaci. Questo ha posto non pochi problemi, non si possono trattare delle cellule come se fossero delle molecole, ed infatti molte delle regole per la produzione dei farmaci sono incompatibili con la vita cellulare.

L’Italia, mentre era costretta a recepire questa assurda normativa europea ha, però, creato una via di fuga, il decreto Turco-Fazio (DM 56) che permette, per i casi compassionevoli, di non produrre le cellule in laboratori accreditati GMP (Good Manufacturing Practices) fino al 2011. Di fatto, però, questo decreto non viene applicato, impedendo, negli ospedali pubblici, l’accesso alle terapie a migliaia di malati gravissimi e costringendo chi vuole applicare cellule staminali a ricorrere a sotterfugi o escamotage evitando la lavorazione delle cellule per farle rientrare nell’ambito dei trapianti, oppure a violare la legge europea in funzione della scienza e coscienza che ogni medico deve poter esercitare per diritto e per morale nella sua professione.

Oggi quello che sto osservando è semplicemente una spartizione del potere dove “illustri scienziati” stanno occupando intere aree geografiche impedendo l’accesso ad altri indipendentemente dalla bontà della metodica che posseggono. Il futuro in questo caso diventa dopodomani quando la spartizione sarà conclusa sulla pelle dei malati. Con questo va però sottolineato che il nostro paese possiede ottimi ricercatori che seriamente stanno portando avanti la conoscenza di base su questo complesso e affascinante mondo delle cellule staminali.

Contro di lei e la Stamina Foundation è stata mossa una campagna mass mediatica nel mese di dicembre 2009 a qualcosa da commentare al riguardo?

Ciò che diversi giornalisti (non tutti) hanno scritto sotto dettatura degli inquirenti e senza controllare le informazioni non mi interessa più di tanto, mi fa pensare che i primi a non avere fiducia nella giustizia siano proprio coloro che dovrebbero amministrarla, se i processi avvengono prima che in tribunale sui giornali con l’esplicito obiettivo di rovinare la vita delle persone prima di averle giudicate, questo è un problema di altro genere a cui dovrebbe dare risposta un paese civile.

Prescindendo da questo che considero irrilevante rispetto  al tema delle staminali, vorrei sottolineare che né io né la mia fondazione abbiamo mai speculato sui malati, alcuni di questi hanno pagato ad una azienda estera costi che sono serviti alla produzione cellulare (l’insieme dei costi per portare avanti una linea cellulare è di poco più di 15000 euro) propria e per altri pazienti a cui sono state prodotte le cellule gratuitamente.

Il poco avanzo (circa 6000 euro per paziente) sono serviti ad impiantare un laboratorio che avesse caratteristiche in linea con la normativa europea, ma in tutto questo la Stamina Foundation non centra nulla se non in quanto ha in concessione la metodica che è stata applicata con successo.

Per dare un’idea di quanto avvenuto immaginatevi questo: state passeggiando e raggiungete un incrocio dove vedete due scolaresche (circa 60 bambini) che stanno attraversando la strada ed un camion che a tutta velocità sta per investirli. Vi buttate in mezzo alla strada e ne riuscite a salvare più di 50. Vicino all’incrocio è presente un vigile che vi vuole multare perché avete attraversato con il giallo ed anzi chiama un suo amico giornalista che senza chiedervi nulla o approfondire l’accaduto così titola “Truffa internazionale ai danni del codice della strada”.

Il consiglio implicito del giornalista è: “bambini, se vedete un camion che vi piomba addosso mentre attraversate, sdraiatevi sulle strisce pedonali ed aspettate immobili”.

In sintesi quello che è successo: delle più di 50 persone salvate non interessa a nessuno tanto che hanno dovuto riunirsi in un comitato e combattere legalmente per riprendere le cure interrotte (comitato-staminali.it), senza pietà, dalla burocrazia ospedaliera.

Purtroppo la vita di ognuno di noi è piena di incroci, semafori e camion impazziti. Alla fine non vi preoccuperete di coloro che sono rimasti sul ciglio della strada ad osservare pur potendo intervenire, i conti li devono fare con la loro vigliaccheria e neppure di quelli che hanno provato a farvi lo sgambetto mentre correvate in soccorso, quello che conta sono i bambini che avete salvato e la vostra sfida è quella di raggiungere l’incrocio successivo, magari stavolta vi capiterà un semaforo verde.

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tempesta

L’ennesima tragedia,questa volta, ci ha toccato pesantemente in prima persona. Eravano così abituati ad “osservare” le disgrazie altrui,cullati nel nostro bel Mediterraneo protetto,che non ci si preoccupava piu’ di tanto,anche se ultimamente avvisaglie si erano già affacciate.

Ho tanti amici Sardi e li considero delle gran brave persone,cocciute, ma nel senso buono.A loro e tutti gli altri va il mio augurio,davvero sincero.Proprio questa cocciutaggine e orgoglio li aiuterà a risollevarsi con le proprie mani.

Le cosiddette Istituzioni dopo le loro classiche visite e rassicurazioni,torneranno a riempire le loro poltroncine profumate, intenti a disquisire sui “grandi problemi” della nazione,id est,se uno che ha sbagliato deve dimettersi o no, e ad incominciare la stagione delle grandi promesse,immancabilmente vane dopo le solite elezioni dei due anni e mezzo scaduti(maturazione indennità),prossime e venture, il tutto condito con il solito rosario dello scarico delle responsibilità.

Riproporranno la necessità delle Grandi Opere, per uscire dalla crisi:

Il fantamega tunnel della TAV per trasportare qualche derrata alimentare da Torino a Lione,progetto che nemmeno la Francia vuole più,ma noi si perchè i finanziamenti Europa son tanti,che darà una sferzata micidiale ad una vasta porzione di territorio vergine.

Il ponte sullo stretto su zone ad altissimo rischio sismico,fantasma latente , ma sempre presente

L’Alta Velocità che ha già stuprato il Mugello e le sue falde acquifere

Tra poco passerà pure il TAP ,il gasdotto Trans Adriatico

Ci sono ancora i presupposti per le trivellazioni petrolifere vicino alle Tremiti e altre parti

Ci sono le disponibilità dei nostri geni della Finanza per assegnare spiagge demaniali a privati, per recuperare un po’ di soldini per la Merkel

Cemento a volontà da tutte le parti e per tutti i gusti.

Centri commerciali a volontà,parcheggi su fiumi intubati,sequele di villette in cartongesso vista mare o lago su scoscesi ed ameni dirupi,immancabilmente sfitte,strade e strade per portare macchine anche in cima ai nostri meravigliosi monti,perchè non si puo’ fare due passi,guai, troppo perdita di tempo.Sacrificio immane di alberi e possenti radici per fare spazio a queste superflue oscenità.

Tonnellate di cemento e asfalto per una manifestazione del 2015 già nata in crisi e in debito perenne, come se non bastassero quelle cattedrali di cemento,ormai assopite nell’oblio totale, costruite ed usate solo una volta nel nome del prestigio(!?) dello Sport(mondiali di calcio,olimpiadi invernali etc etc)

TROPPO FACILE PRENDERSELA CON LA NATURA.NON ERA MAI SUCCESSO.EVENTO STAORDINARIO,NON CALCOLATO.

Ma i calcoli per distruggere e lasciar andare in rovina il nostro territorio si sanno far bene,a quanto pare.

L’Incuria e la mancanza assoluta di manutenzione sono concause essenziali che contribuiscono,assieme alle sopraelencate, a fare del nostro territorio un colabrodo molto pericoloso. Mi ricordo,durante la mia infanzia, che al mio paesello c’era lo stradino che regolarmente puliva i tombini,i canali di deflusso.I vecchi,poi,salivano l’estate sui monti a ripulire alvei di torrenti da radici e ostruzioni per evitare dighe naturali ed intoppi durante la stagione delle piogge.Se poi,il terreno era un po’ cedevole,non si dava il permesso neanche di passare.

Si faceva,eccome se si faceva.

Si potrebbe,eccome se si potrebbe.

Basterebbe destinare qualche risorsa in piu’ a queste attività,regolarmente,magari togliendola dai soliti progetti senza capo ne coda

Oggi,piu’ che la cultura del fare, si preferisce quella dell’osservare e poi criticare.

Mamma Natura se rispettata sa rispettare e anche premiare,se danneggiata sa restituire danni in modo esponenziali, ma questo l’uomo non l’ha ancora capito bene,troppo preso nell’implementare il lubrico vortice del benessere consumistico personale, anzichè il benessere della propria comunità

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melissa bachman

Questa signora (signora???) , non vorrei offenderla con parole troppo pesanti ,allora chiamiamola TROIA, va bene??si può dire???

Per me si.

Ebbene questa qui ,nota (nota???) presentatrice yankee di una trasmissione di hunters in USA se la mena e se la tira sul web con i suoi trofei. Gia’ la caccia ,intesa come non effetto di mera sopravvivenza, è un attività che spesso viola la soglia della criminalità , ma questo è Sadismo allo stato puro.

Guardate la foto sopra , ride con i suoi denti sbiancati artificialmente, per la preda sottostante.Pazza criminale, non vali nemmeno un unghia della maestosa essenza di un Leone. Tu hai eliminato la possibile crescita di una futura generazione di Leoni,come se ce ne fossero così tanti.Pazzi dementi anche voi,cari legislatori sud africani,che permettete a certa gente di un livello piu’ basso della fogna di casa mia, di poter uccidere selvaggiamente. Se proprio volete la sfida, sfidatelo il Leone. Mani nude contro zampe nude. Lui capisce questa legge e difende il suo territorio ,quindi che vinca il migliore. Questo sarebbe giusto,altro che stare ad un miglio con l’occhio dentro un carl zeiss,sorseggiando red bull e bagnarsi d’orgasmo al colpo partito.

Cosa ne sapete degli animali, della loro voglia di vivere ,proprio come voi,poveri meschini umani. A differenza vostra, la loro fierezza e senso del gruppo li rendono inavvicinabili alle vostre sudicie anime di pseudo-cacciatori.

Allora Bachman , te la godi a mostrare sul web le tue prede:

Leoni,Elefanti,Kudu,Zebre,…cazzo, persino un alligatore. un colpo difficilissimo sparare ad un alligatore ,vero??? senza contare i vari trofei nostrani,quali cervi,mufloni,orsi, e tutto cio’ che attira la tua morbosa attenzione.

Sei una serial killer ,peggio del peggior cecchino delle waffen ss di tempo fa. Personalmente ti farei sniffare tutta la polvere da sparo che hai riversato sui tuoi bersagli, fino a che il tuo visino da pin up assuma la colorazione della terra africana e spero anche che passerai la tua prossima vita reincarnata in un kudu,  costretto a correre sempre per non essere colpito.Ma sicuramente nessun altro animale ti accetterebbe, porteresti la tua puzza criminale addosso e cosi girovagherai a vuoto fino al fatidico colpo mortale.

L’unica soluzione sarebbe di eliminare il tuo DNA

Stop ti ho dedicato troppo tempo,non lo meriti proprio

Firmate la petizione indetta dagli amici animalisti sudafricani:

Mai più in questo paese

http://www.change.org/petitions/the-government-of-the-republic-of-south-africa-deny-future-entry-to-melissa-bachman

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ulivi_malati

Solo una classe politica miope e meschina non riesce a capire quale tragedia è apparsa sulla nostra penisola: GIA’E’ MOLTO TARDI

“Non abbiamo mai visto niente di simile in tutta la storia dell’agricoltura italiana”. Muoiono gli ulivi del Salento e quella di Antonio Guario, a capo dell’Osservatorio fitosanitario regionale, è una sentenza senza appello. Un’intera fetta dell’arco ionico-leccese vedrà cancellata quasi completamente la sua pianta simbolo: gli alberi malati vanno sradicati. Sono infetti. E il contagio nel resto dell’Italia e dell’Europa è un rischio troppo alto, tanto da richiedere l’adozione di durissime misure concordate tra Regione e ministero dell’Agricoltura.

Forse sottovalutato agli inizi, nella scorsa primavera il rebus degli ulivi ha cominciato a preoccupare davvero. Migliaia di alberi hanno cominciato, d’un tratto, a seccare. Lasintomatologia, ovunque, la stessa: ingiallimento di estese chiome, imbrunimenti interni del legno, foglie accartocciate come fossero sigarette. Si è pensato dapprima ad un fungo, ilPhaeoacremonium, riscontrato in tutti i campioni studiati dai ricercatori. Poi, l’ultima diagnosi, una batosta. A causare il “complesso del disseccamento rapido dell’olivo” è “Xylella fastidiosa”, un batterio finora mai riscontrato in Europa e mai su questa specie vegetale. Di più. E’di tipo patogeno, inserito nell’elenco A1 della Eppo, l’Organizzazione intergovernativa responsabile della cooperazione europea per la salute delle piante. Tradotto, significa che rientra nella lista nera dei batteri da quarantena, necessariamente da isolare, a causa della sua portata infettiva.

Non si sa come e quando questo micidiale parassita sia comparso in Puglia. Di certo, come porta d’ingresso nel Vecchio Continente ha scelto Gallipoli. Da lì, si è propagato a macchia d’olio, veicolato da insetti della famiglia dei Cicadellidi. “Sono state queste piccole cicale – spiega Guario – a pungere i vasi xilematici, assorbire la linfa e ritrasmettere il batterio su altri fusti”. In quelli colpiti, le vene strozzate hanno fatto collassare il sistema, con una reazione a catena che ha già travolto tutta la parte sud occidentale del Tacco d’Italia.

Xylella fastidiosa ha dimostrato di saper correre veloce. Anche troppo. E ha trovato terreno fertile nello stato di abbandono di molte campagne. “Dobbiamo bloccare la sua presenza, altrimenti è unatragedia. Tutto il mondo agricolo nazionale si aspetta risposte precise da noi. Quelli che abbiamo stabilito sono obblighi complessi, ce ne rendiamo conto. Ma non abbiamo altra strada”. Guario lo ha scandito bene anche di fronte agli agricoltori che ha incontrato lunedì mattina a Lecce: l’olio quest’anno è salvo, ma è un obbligo, appunto, estirpare le piante infette in quella che è stata individuata quale “zona focolaio”, ampia un qualcosa come 8mila ettari. Un’area immensa.

“Non si conosce ancora di preciso il numero degli ulivi da abbattere. Attendiamo il database dell’Agea per calcolarlo. Intanto, organizziamo i monitoraggi a tappeto. A metà mese, arriveranno anche due ricercatori dell’Università di Berkeley (Usa)”. A parlare è Angelo Delle Donne, al timone del Coordinamento degli ispettori fitosanitari dell’Ufficio provinciale agricoltura di Lecce. Nessuno può e vuole spingersi a ipotizzare la cifra del disastro ambientale ed economico. Un’idea, tuttavia, ce la si può fare: il Salento è terra che ospita una densità media di 80 ulivi ad ettaro. A rischio sradicamento, solo nell’areale già compromesso, sono, dunque, circa 600mila alberi. “Si sta valutando se espiantarli tutti”, ha confessato Guario. Su quelli stroncati a metà, si procederà, nel frattempo, con drastiche potature e con pesanti trattamenti fitosanitari sulle erbe infestanti intorno. Nessuna possibilità, invece, di interventi chimici diretti.

E’ un patrimonio inestimabile quello che sta andando in fumo. Nella speranza che il parassita non faccia altri scherzi e stermini altre coltivazioni. E’ la matassa che stanno provando a sbrogliare il Cnr e l’Università di Bari. Laddove Xylella fastidiosa è di casa, in California, ha fatto incetta di vitigni. Il ceppo presente in Puglia pare, comunque, di tipo ipovirulento, non in grado di massacrare viti e agrumi. Ha la forza di attaccare, però, anche oleandri, mandorli e soprattutto le querce, un altro degli alberi più diffusi nel Leccese. E’ per questo che ai vivai della zona è stato sospeso il passaporto di queste piante e imposto il divieto di commercializzarle. Una autentica mazzata, dopo quella delle palme colpite dal punteruolo rosso.

“Nessuno, né in Italia né in Europa, sta comprendendo la gravità della questione. Il ministro dell’Agricoltura, Nunzia De Girolamo, ci ha promesso un intervento, ma aspettiamo che lo concretizzi in atti e risorse. Non abbiamo tanto tempo”. L’assessore regionale all’Agricoltura,Fabrizio Nardoni, sa che almeno per tamponare l’emergenza servono “decine di milioni di euro” e che i quaranta esperti inviati da Roma per censire gli ulivi sono un minuscolo palliativo. In cassa ci sono solo pochi spiccioli. E l’intero Fondo di solidarietà nazionale, pari a 18 milioni di euro, non basterebbe a fronteggiare la sola urgenza. Senza contare che il deserto paesaggistico e ambientale che si sta prospettando è anche economico.

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