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Posts Tagged ‘olio di palma’

imagec é un artista ,del quale so il nome, ma non lo dico. che ha realizzato una stele esposta a Central Park sulla quale ha scolpito i beni indispensabili per l homo sapiens.

ci ha messo,si é vero, anche la nutella.

ora ,dal mio punto di vista, i casi sono i seguenti  :

 

è parente di primo grado della famiglia ferrero

è parente anche di 5^grado della famgla ferrero

è amico dell amico della famiglia ferrero

è il banchiere della famiglia ferrero

è il commercialista della famiglia ferrero

è un industriale indonesiano dell olio di palma

è il solito medico prezzolato che spergiura il contrario di quello che dicono i salutisti bio.

è uno che odia il burro di cacao e non lo metterebbe da nessuna parte

è uno che riempirebbe di zucchero qualsiasi cosa

è il solito produttore pubblicitario al quale fanno gola spot milionari ,ma chissenefrega

 

se volete approfondire nutella ,cliccate qui.

 

È ovvio che potete farvene un baffo o dirmene peste e corna e inocularvi la nutella anche in endovena , ma è la mia opinione e, per adesso,posso ancora esprimerla.

 

ciao

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MM7909

Cacciatori di avorio

Tra 25 anni gli elefanti spariranno dall’Africa!!

A molti ne fregherá di meno,a pochi,come me, ne importa assai.

Se non ci sarà un cambio di rotta il massacro andrà avanti a un ritmo sempre più veloce: solo tra il 2010 e il 2012 sono stati uccisi oltre 100 mila elefanti e la popolazione è diminuita del 61% nell’arco di 33 anni. Restano meno di mezzo milione di elefanti africani. “Assieme a loro vengono uccisi i ranger che li proteggono e il traffico illegale dell’avorio finanzia il terrorismo destabilizzando intere aree”, accusa Azizou El Hadj Issa, ex ministro dell’Agricoltura del Benin e presidente del Council of Elders dell’Aec.

Un mondo alla rovescia dove l uomo distrugge ogni sua “sottospecie”per business o per orripilante diletto e tale attitudine passa sempre e comunque in secondo piano,tra non molto arriverá pure enciclica papale a difendere il predominio de l homo sapiens.

sanfrancesc (quello vero) guarda giù.

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Quanti morti per questa montagna?.

 

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Un elefante per,questi stupidi e vanitosi oggetti!!

 

Elefante avvelenati perché mangiano i frutti della palma.se no come fa madame ferrero a produrre la nutella e vivere a montecarlo??

Che occorra cambiare lo dicono i numeri sulla compravendita legale di avorio che fa da traino al traffico illegale. Tra il 2008 e il 2012 sono usciti legalmente dai paesi africani 7.751 trofei di elefanti, 15.876 zanne, 161.407 chili di avorio. Per mettere fine a questo commercio, che è alla base della strage degli elefanti, 27 paesi africani supportano la richiesta di vietare in modo totale il commercio di avorio. Se ne discuterà alla riunione della Cites, l’organismo che tutela le specie in pericolo di estinzione, che si terrà a Johannesburg dal 24 settembre al 5 ottobre.

 

99-093161-000016

un re assassino:Juan Carlos di Spagna.Ottimo Testimonial del cxxxxx

“Dopo l’apertura di Stati Uniti e Cina il nodo resta l’Unione europea”, spiega Ilaria Di Silvestre, dell’Eurogroup for animals. “La Commissione ha mandato al Consiglio una nota in cui consiglia di non supportare il passaggio di tutti gli elefanti africani nell’annesso 1 della Cites, cioè nel gruppo di specie protette nella maniera più rigorosa, con il divieto del commercio degli animali vivi o di loro parti. Ma la parola sta agli Stati membri e noi speriamo che alla fine l’Europa non decida di schierarsi contro l’Africa”.

“Quella del vertice di ottobre è l’ultima occasione per evitare la scomparsa di una specie simbolo”, aggiunge Gaia Angelini della Lega anti vivisezione. “Votare contro il bando del commercio di avorio vuol dire votare per l’estinzione degli elefanti”.

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Tedesco Figlio di mamma ignota e molto puttana,uccide pagando 53.000€!l elefante PIÙ VECCHIO dello Zimbawe

Dio salvi il mondo ….dagli uomini

 

 

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foreste

Perche’ l uomo distrugge se stesso?

Distruggere le foreste per profitto e’ un atto criminale della peggior specie, un menefreghismo di pochi “capitani di industria”a scapito della moltitudine.

Industria della carne: le grandi multinazionali del fast food sono le prime della lista.Abbattono alberi in ciclo continuo per dare spazio alle coLtivazioni di mais OGM,alimento dei mega allevamenti_lager di bovini,suini,e quant’altro, per “soddisfare”,a detta loro,la fame nel mondo. In realta’ soddisfano le loro tasche e quelle dei loro amici di bigPharma che si arricchiscono con farmaci per il colesterolo e il diabete e con gli innumerevoli interventi operatori,piu’o meno invasivi-

Olio di palma: dire che e’una peste e’ un complimento- Questo maledetto olio,non proprio salutare, e’ utilizzato alla grande dalla maggiori industrie alimentari. Costo irrisorio e profitti alti.Milioni di foreste tropicali in fumo per ingrassare pochi eletti.

Insediamenti urbani e cementificazione

Riscaldamento globale e inquinamento atmosferico

BOICOTTATE TUTTE LE INDUSTRIE COLLEGATE A QUESTI FATTI.Documentatevi ,leggete le etichette ingredienti, evitate i loro cibi infernali,tutti i loro prodotti derivati dallo sfruttamento invasivo di risorse naturali,fermiamo questi distruttori del pianeta.

TRA IL 2010 e il 2030 potranno andare persi 170 milioni di ettari di foreste nel globo, una superficie pari a quella di Germania, Francia, Spagna e Portogallo messi insieme. L’allarme deforestazione, principalmente a causa del’espansione dell’agricoltura, viene lanciato dal Wwf in occasione del “Tropical Landscapes Summit” in corso a Giacarta, in Indonesia. Se il trend non si inverte, sottolinea l’associazione, entro il 2050 gli ettari persi potranno arrivare a 230 milioni mentre bisogna ridurre a zero questa perdita entro il 2020 per evitare cambiamenti climatici pericolosi e perdite economiche.

I dati sono contenuti nel rapporto “Living Forests Report: Saving Forests at Risk”, rilasciato oggi in occasione del vertice in Indonesia. Entro il 2030, si legge, undici luoghi in tutto il mondo – di cui dieci nei tropici – rappresenteranno oltre l’80% della perdita di foreste a livello globale. I polmoni verdi a rischio sono Amazzonia, Foresta atlantica e Gran Chaco, Borneo, Cerrado, Choco-Darien, Africa Orientale, Australia orientale, Greater Mekong, Nuova Guinea e Sumatra e il Bacino del Congo.In quest’ultimo si concentrerà la campagna di raccolta fondi del WWF Italia a maggio. Si tratta di aree che contengono la più ricca concentrazione di fauna selvatica al mondo, comprese le specie in via di estinzione, come oranghi e tigri, e sono tutti ambienti fondamentali per molte comunità indigene

leggi anche della lotta del popolo indigeno amazzonico,qui

leggi cosa comporta l inquinamento atmosferico per gli alberi,qui

la miopia politica nostrana sulle foreste italiane ,qui

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Almeno ci provano,come ci provarono gli Oglala di Crazy Horse.

Non e’ la terra che appartiene all uomo ma l uomo che appartiene alla terra. Le parole di Toro Seduto risuonano tra le cortecce dei sontuosi alberi amazzonici.Parole che penetrano nel cuore di questi indomiti Indios, parole che alimentano la loro volonta’ di proteggere la propria terra per ringraziarla di aver sfamato e protetto il proprio popolo per decenni.

Le multinazionali stanno facendo sfracelli in Brasile,la meravigliosa foresta amazzonica sempre piu’ viene divorata senza scrupoli,abitanti compresi,per soddisfare superflue esigenze di finto benessere.

 

 

Il Grande Capo Raoni Metuktire,piange la disgrazia che si profila sul suo popolo

 

 

I ka’apor vivono da sempre in quelle terre.Vivono con poco ma per loro e’ molto. La cosa piu’ importante e’ la fierezza di essere persone libere in un mondo naturalmente libero.

“povero non è colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di più e più”

le parole del grande Pepe Mujica, Presidente Uruguay,rappresentano nel migliori dei modi la verita’ assoluta del mondo semplice e naturale di quel popolo indomito.

I Ka’apor non ne possono piu’.Non ne possono piu’ di parole,parole da tutto il mondo. Parole che non riescono a fermare i bulldozer .le motosegne,gli incendi DELLA LORO TERRA.

E cosi’ hanno iniziato la loro rivolta,attaccando gli insediamenti , dando fuoco ad attrezzature

facendo fuggire in mutande operai e maestranze

sequestrando motoseghe

Insomma ci stanno provando. Per questo hanno tutta la mia stima ,fossi li farei lo stesso.

Non so come finira’,forse in bene o forse ,come al solito,  arrivera’ un altro settimo cavalleria e le mitragliatrici di Wounded Knee, e tutto finira’ in un mare di sangue.

MI AUGURO E SPERO DI NO! Anche se ,oggi,le logiche della globalizzazione non fanno sconti a nessuno ne a piante,animali e persone.

LUNGA VITA AI KA’APOR E ALLA MERAVIGLIOSA AMAZZONIA,CHE IL LORO DIO PROTEGGA ENTRAMBI.

 

 

 

11.09.2014 importante aggiornamento

come volevasi dimostrare: ecco come finiscono coloro i quali osano sfidare gli interessi dei soliti noti

SAN PAOLO – Quattro ambientalisti sono stati assassinati nella foresta al confine fra Perù e Brasile. E’ successo il primo settembre ma la notizia è stata confermata soltanto ieri. Una delle vittime è un famoso attivista peruviano, Edwin Chotaedwin chotaDi etnia ashàninkas, come le altre tre vittime, Chota, 54 anni, era da tempo uno dei leader indigeni più impegnati nella difesa della foresta amazzonica dalla deforestazione illegale e dai narcos che usano le vie fluviali sul confine per portare la cocaina dal Perù in Brasile e poi verso l’Europa.

Più volte, negli ultimi mesi, Edwin Chota aveva lanciato appelli al governo peruviano sui rischi per la sua sicurezza e quella degli indios ashàninkas perché aveva ricevuto numerose minacce di morte. Alla fine di agosto aveva intrapreso un viaggio nella foresta, a piedi, insieme ad altri tre attivisti per riunirsi in Brasile con altri capi indios. Tutti e quattro sono stati assassinati sulla via del ritorno. Dalle bande di tagliatori illegali di alberi o dai narcotrafficanti.

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Oltre che ad altre responsabilita’ ambientali quali deforestazioni selvagge,coltivazioni intensive OGM,coltivazioni “ossessive” di olio di palma e suo pesante utilizzo negli alimenti anche infantili, queste multinazionali “vantano”,secondo le analisi confermate da Oxfam,il pesante fardello di emettere 263,7 tons di gas serra,piu’ di Finlandia, Svezia, Danimarca, Norvegia e Islanda messe assieme.

Ma chi sono?

  • Associated British Foods
  • Coca Cola
  • Danone:

ACQUE MINERALI: Ferrarelle, Igea, Antica Fonte, Boario, Fausta, Vitasnella, Evian

YOGURT E AFFINI: Yogurt Danone, Vitasnella, Actimel, Danito, Danette

BISCOTTI E AFFINI (GRUPPO SAIWA): Ritz, Oro Saiwa, Oro Ciok, Crackers Premium Saiwa, Cipster, Biscotti Tuc, Pansaiwa, Urrà, Biscotti Vitasnella, Dolcezze del mondo, Le frolle, Wafer Saiwa, Lu

ALTRI PRODOTTI (GRUPPO GALBANI): Vallelata Galbani, Mozzarella Santalucia, Galbanino, Bel Paese, Certosa Galbani

  • General Mills:
  • Kelloggs
  • Marte,
  • Mondelez International,
  • Nestlé:

Acque minerali e Bevande: Claudia, Giara, Giulia, Levissima, Limpia, Lora Recoaro, Panna, Pejo, Perrier, Pra Castello, San Bernardo, San Pellegrino, Sandalia, Tione, Ulmeta, Vera, Acqua Brillante Recoaro, Batik, Beltè, Chinò, Gingerino Recoaro, Mirage, Nestea, One-o-one, San Pellegrino, Sanbitter.
Dolci, gelati, merendine: Le ore liete, Cheerios, Chocapic, Fibre 1, Fitness, Kix, Nesquik, Trio, Kit Kat, Lion, Motta, Alemagna, Baci, Cioccoblocco, Galak, Perugina, Smarties, Antica Gelateria del Corso
Cacao, caffè e derivati: Cacao Perugina, Nescafè, Malto Kneipp, Orzoro.
Carne e pesce: Vismara, Mare fresco, Surgela,
Frutta e Verdure (anche sottolio e sottaceto): Condipasta, Condiriso, Berni, la Valle degli Orti
Latticini e yogurt: Formaggi Mio, Fruit joy, Fruttolo, Lc1.
Olio e derivati: Sasso, Sassonaise, Maggi,
Latte in polvere: Guigoz, Mio, Nidina, Nestum.

  • PepsiCola
  • Unilever

Lipton Ice Tea, Coccolino, Bio presto, Omo, Surf, Svelto,Cif, Lysoform, Vim, Algida, Carte d’Or, Eldorado, Magnum, Solero, Sorbetteria di Ranieri, Findus, Genepesca, Igloo, Mikana, Vive la vie, Calvè, Mayò, Top-down, Foglia d’oro, Gradina, Maya, Rama, Bertolli, Dante, Rocca dell’uliveto, San Giorgio, Friol, Axe, Clear, Denim, Dimension, Durban’s, Mentadent, Pepsodent, Rexona,

 

 

Più emissioni di CO2 dalle “Big 10” del cibo rispetto a tutti i Paesi del Nord Europa. Un nuovo rapporto della Oxfam punta il dito contro le dieci grandi aziende alimentari mondiali che da sole, se raggruppate, riuscirebbero a diventare il 25/o Paese più inquinante del mondo.

L’analisi, chiamata “Standing on the Sidelines”, avverte come i marchi domestici più famosi nel mondo “non stiano facendo abbastanza” nonostante il cambiamento climatico minacci direttamente la fornitura continua degli ingredienti necessari per i loro prodotti, la loro forza economica e la necessità di alimentare un popolazione in crescita.
Secondo l’organizzazione le Big 10 – eccetto “poche eccezioni” – “sono complici silenziose della crisi climatica in atto”. “Non riescono ad utilizzare la loro esperienza, leadership e potere per trasformare la propria industria e spingere ad un’azione per il clima di cui il mondo ha bisogno”. Oxfam ribadisce infatti che le aziende sarebbero in grado di tagliare le loro emissioni combinate di 80 milioni di tonnellate entro il 2020. Le peggiori in questo senso sono – secondo Oxfam – Kelloggs e General Mills, che fra le altre cose “continuano a tollerare nella propria catena di approvvigionamento massicci tassi di deforestazione”, nonostante siano entrambe “altamente vulnerabili agli impatti del clima”.

Come conseguenza dell’aumento dei prezzi delle materie prime si stima infatti che il prezzo al dettaglio dei Kelloggs Corn Flakes possa salire di oltre il 44% nei prossimi 15 anni. “Queste aziende hanno il dovere di scendere in campo ed usare la loro influenza per richiedere provvedimenti climatici urgenti con governi ed altre industrie”, garantendo inoltre “che le loro catene di approvvigionamento siano in grado di produrre gli ingredienti in modi più equi e sostenibili”.

Il cambiamento climatico sta contribuendo ad un aumento significativo di tempeste, inondazioni, siccità e ad uno spostamento dei modelli meteorologici che causano cattivi raccolti, interruzioni delle forniture e picchi dei prezzi alimentari. Considerando quella che Oxfam chiama “la dimensione umana”, entro il 2050 si potrebbe arrivare ad un picco di 25 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni mal nutriti e portare alla fame 50 milioni di persone.

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