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Archive for novembre 2013

melissa bachman

Questa signora (signora???) , non vorrei offenderla con parole troppo pesanti ,allora chiamiamola TROIA, va bene??si può dire???

Per me si.

Ebbene questa qui ,nota (nota???) presentatrice yankee di una trasmissione di hunters in USA se la mena e se la tira sul web con i suoi trofei. Gia’ la caccia ,intesa come non effetto di mera sopravvivenza, è un attività che spesso viola la soglia della criminalità , ma questo è Sadismo allo stato puro.

Guardate la foto sopra , ride con i suoi denti sbiancati artificialmente, per la preda sottostante.Pazza criminale, non vali nemmeno un unghia della maestosa essenza di un Leone. Tu hai eliminato la possibile crescita di una futura generazione di Leoni,come se ce ne fossero così tanti.Pazzi dementi anche voi,cari legislatori sud africani,che permettete a certa gente di un livello piu’ basso della fogna di casa mia, di poter uccidere selvaggiamente. Se proprio volete la sfida, sfidatelo il Leone. Mani nude contro zampe nude. Lui capisce questa legge e difende il suo territorio ,quindi che vinca il migliore. Questo sarebbe giusto,altro che stare ad un miglio con l’occhio dentro un carl zeiss,sorseggiando red bull e bagnarsi d’orgasmo al colpo partito.

Cosa ne sapete degli animali, della loro voglia di vivere ,proprio come voi,poveri meschini umani. A differenza vostra, la loro fierezza e senso del gruppo li rendono inavvicinabili alle vostre sudicie anime di pseudo-cacciatori.

Allora Bachman , te la godi a mostrare sul web le tue prede:

Leoni,Elefanti,Kudu,Zebre,…cazzo, persino un alligatore. un colpo difficilissimo sparare ad un alligatore ,vero??? senza contare i vari trofei nostrani,quali cervi,mufloni,orsi, e tutto cio’ che attira la tua morbosa attenzione.

Sei una serial killer ,peggio del peggior cecchino delle waffen ss di tempo fa. Personalmente ti farei sniffare tutta la polvere da sparo che hai riversato sui tuoi bersagli, fino a che il tuo visino da pin up assuma la colorazione della terra africana e spero anche che passerai la tua prossima vita reincarnata in un kudu,  costretto a correre sempre per non essere colpito.Ma sicuramente nessun altro animale ti accetterebbe, porteresti la tua puzza criminale addosso e cosi girovagherai a vuoto fino al fatidico colpo mortale.

L’unica soluzione sarebbe di eliminare il tuo DNA

Stop ti ho dedicato troppo tempo,non lo meriti proprio

Firmate la petizione indetta dagli amici animalisti sudafricani:

Mai più in questo paese

http://www.change.org/petitions/the-government-of-the-republic-of-south-africa-deny-future-entry-to-melissa-bachman

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ulivi_malati

Solo una classe politica miope e meschina non riesce a capire quale tragedia è apparsa sulla nostra penisola: GIA’E’ MOLTO TARDI

“Non abbiamo mai visto niente di simile in tutta la storia dell’agricoltura italiana”. Muoiono gli ulivi del Salento e quella di Antonio Guario, a capo dell’Osservatorio fitosanitario regionale, è una sentenza senza appello. Un’intera fetta dell’arco ionico-leccese vedrà cancellata quasi completamente la sua pianta simbolo: gli alberi malati vanno sradicati. Sono infetti. E il contagio nel resto dell’Italia e dell’Europa è un rischio troppo alto, tanto da richiedere l’adozione di durissime misure concordate tra Regione e ministero dell’Agricoltura.

Forse sottovalutato agli inizi, nella scorsa primavera il rebus degli ulivi ha cominciato a preoccupare davvero. Migliaia di alberi hanno cominciato, d’un tratto, a seccare. Lasintomatologia, ovunque, la stessa: ingiallimento di estese chiome, imbrunimenti interni del legno, foglie accartocciate come fossero sigarette. Si è pensato dapprima ad un fungo, ilPhaeoacremonium, riscontrato in tutti i campioni studiati dai ricercatori. Poi, l’ultima diagnosi, una batosta. A causare il “complesso del disseccamento rapido dell’olivo” è “Xylella fastidiosa”, un batterio finora mai riscontrato in Europa e mai su questa specie vegetale. Di più. E’di tipo patogeno, inserito nell’elenco A1 della Eppo, l’Organizzazione intergovernativa responsabile della cooperazione europea per la salute delle piante. Tradotto, significa che rientra nella lista nera dei batteri da quarantena, necessariamente da isolare, a causa della sua portata infettiva.

Non si sa come e quando questo micidiale parassita sia comparso in Puglia. Di certo, come porta d’ingresso nel Vecchio Continente ha scelto Gallipoli. Da lì, si è propagato a macchia d’olio, veicolato da insetti della famiglia dei Cicadellidi. “Sono state queste piccole cicale – spiega Guario – a pungere i vasi xilematici, assorbire la linfa e ritrasmettere il batterio su altri fusti”. In quelli colpiti, le vene strozzate hanno fatto collassare il sistema, con una reazione a catena che ha già travolto tutta la parte sud occidentale del Tacco d’Italia.

Xylella fastidiosa ha dimostrato di saper correre veloce. Anche troppo. E ha trovato terreno fertile nello stato di abbandono di molte campagne. “Dobbiamo bloccare la sua presenza, altrimenti è unatragedia. Tutto il mondo agricolo nazionale si aspetta risposte precise da noi. Quelli che abbiamo stabilito sono obblighi complessi, ce ne rendiamo conto. Ma non abbiamo altra strada”. Guario lo ha scandito bene anche di fronte agli agricoltori che ha incontrato lunedì mattina a Lecce: l’olio quest’anno è salvo, ma è un obbligo, appunto, estirpare le piante infette in quella che è stata individuata quale “zona focolaio”, ampia un qualcosa come 8mila ettari. Un’area immensa.

“Non si conosce ancora di preciso il numero degli ulivi da abbattere. Attendiamo il database dell’Agea per calcolarlo. Intanto, organizziamo i monitoraggi a tappeto. A metà mese, arriveranno anche due ricercatori dell’Università di Berkeley (Usa)”. A parlare è Angelo Delle Donne, al timone del Coordinamento degli ispettori fitosanitari dell’Ufficio provinciale agricoltura di Lecce. Nessuno può e vuole spingersi a ipotizzare la cifra del disastro ambientale ed economico. Un’idea, tuttavia, ce la si può fare: il Salento è terra che ospita una densità media di 80 ulivi ad ettaro. A rischio sradicamento, solo nell’areale già compromesso, sono, dunque, circa 600mila alberi. “Si sta valutando se espiantarli tutti”, ha confessato Guario. Su quelli stroncati a metà, si procederà, nel frattempo, con drastiche potature e con pesanti trattamenti fitosanitari sulle erbe infestanti intorno. Nessuna possibilità, invece, di interventi chimici diretti.

E’ un patrimonio inestimabile quello che sta andando in fumo. Nella speranza che il parassita non faccia altri scherzi e stermini altre coltivazioni. E’ la matassa che stanno provando a sbrogliare il Cnr e l’Università di Bari. Laddove Xylella fastidiosa è di casa, in California, ha fatto incetta di vitigni. Il ceppo presente in Puglia pare, comunque, di tipo ipovirulento, non in grado di massacrare viti e agrumi. Ha la forza di attaccare, però, anche oleandri, mandorli e soprattutto le querce, un altro degli alberi più diffusi nel Leccese. E’ per questo che ai vivai della zona è stato sospeso il passaporto di queste piante e imposto il divieto di commercializzarle. Una autentica mazzata, dopo quella delle palme colpite dal punteruolo rosso.

“Nessuno, né in Italia né in Europa, sta comprendendo la gravità della questione. Il ministro dell’Agricoltura, Nunzia De Girolamo, ci ha promesso un intervento, ma aspettiamo che lo concretizzi in atti e risorse. Non abbiamo tanto tempo”. L’assessore regionale all’Agricoltura,Fabrizio Nardoni, sa che almeno per tamponare l’emergenza servono “decine di milioni di euro” e che i quaranta esperti inviati da Roma per censire gli ulivi sono un minuscolo palliativo. In cassa ci sono solo pochi spiccioli. E l’intero Fondo di solidarietà nazionale, pari a 18 milioni di euro, non basterebbe a fronteggiare la sola urgenza. Senza contare che il deserto paesaggistico e ambientale che si sta prospettando è anche economico.

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CLIMA

 

La Terra del futuro, a causa del riscaldamento globale causato dall’uomo, sarà un pianeta dove tutti i conflitti e le malattie della modernità saranno “esacerbati”. Il che significa fame, povertà, alluvioni, ondate di caldo, siccità, malattie e guerre per le risorse.

Non è la trama di un film catastrofista ma la bozza delle conclusioni d un rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) che sarà rilasciato a marzo ma di cui sono finiti online ampi stralci. Il rapporto sottolinea proprio l’uso della parola “esacerbare” per descrivere gli effetti del global warming.

Lo studio dell’organizzazione – nata nel 1988 e premio Nobel nel 2007 insieme ad Al Gore – parla anche di un calo deciso del reddito pro-capite delle popolazioni. Il documento – che è solo una bozza su cui i governi discuteranno nei prossimi mesi, prima del rilascio definitivo – è solo l’ultima delle preoccupanti previsioni sul futuro del nostro pianeta.

“Già abbiamo visto grandi impatti e grandi conseguenze del riscaldamento globale”, spiega all’Ap Chris Field, climatologo della Carnegie Institution e primo autore dello studio: “E ne vedremo altre in futuro”. A essere colpite saranno soprattutto le città, che sono gli ambienti più vulnerabili, e i più poveri.
“Nel 21esimo secolo – continua il rapporto – l’impatto del riscaldamento globale rallenterà la crescita economica e la riduzione della povertà, eroderà la sicurezza alimentare e darà vita a nuove trappole della povertà. Il cambiamento climatico esacerberà la povertà nei paesi a basso e medio reddito, creando sacche di disuguaglianza nei Paesi più ricchi”.

Sono sei i ‘rischi-chiave’ che l’Ipcc prospetta:
1. Vittime per il caldo e per le alluvioni causate dall’innalzamento dei mari
2. Carestie per l’aumento delle temperature e il cambiamento delle precipitazioni, soprattutto nei Paesi poveri
3. I contadini e l’agricoltura fallirà per la mancanza di acqua
4. Danni alle infrastrutture per il clima estremo
5. Ondate di calore pericoloso e mortali
6. Il collasso di alcuni ecosistemi terrestri e marini

Gli esperti specificano che nessuno di questi drammi è conseguenza esclusiva del riscaldamento globale, ma il global warming li peggiorerà tutti. E la parte sicuramente più controversa del rapporto è quella che collega riscaldamento globale e guerre: “Il global warming aumenta indirettamente i rischi di conflitti violenti sotto forma di guerre civili, violenza tra gruppi e proteste”. Un altro studioso, Michael Mann, sempre all’Ap conferma le prospettive: “Da tempo sappiamo che il riscaldamento minaccia salute, terra, cibo e acqua”.

Di più: il rapporto analizza la situazione e i rischi continente per continente: in Nord America, il rischio maggiore sono i roghi incontrollati, le ondate di calore e le inondazioni. Per Europa Sud America e Asia i danni ariveranno dall’acqua, nel senso di alluvioni e siccità, e dal caldo. Il tutto sarà ancora più grave in Africa, dove il fantasma del futuro potrebbe causare morti di fame e di sete e gravi epidemie. 

Una nota positiva, forse l’unica, c’è: questo è il peggiore degli scenari possibili, quello in cui l’umanità non faccia nulla per evitarlo. Chris Field spiega: “Non sono disperato perché vedo la differenza tra un mondo in cui non facciamo nulla e uno in cui ci rimbocchiamo le maniche e facciamo qualcosa”.

Quindi qualcosa si può fare ma ci sono molti dubbi che il mondo stia facendo abbastanza: secondo il rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia, pubblicato a giugno, l’aumento dell’inquinamento per i gas fossili rallenta ma non abbastanza per centrare gli obiettivi e limitare la crescita della temperatura media dell’atmosfera. La concentrazione di  Co2 nell’atmosfera è – secondo i dati del Noaa statunitense – al livello record di 400 parti per milione (all’inizio della rivoluzione industriale erano a quota 280) come 3 milioni di anni fa, quando l’homo sapiens non esisteva e il livello dell’acqua era più alto di 30 metri. Trenta metri che vorrebbero dire intere città costiere spazzate via.
ORSO
L’innalzamento dei mari è dovuto allo scioglimento dei ghiacciai, che battono quasi ovunque in ritirata, specialmente nell’Artico dove il pack perde più del 3,5% di superficie ogni diecianni. E il clima sempre più fuori controllo causa inondazioni e alluvioni continue, nei paesi più poveri come il sud-est asiatico dove i morti si contano ogni anno in decine di migliaia, senza parlare degli sfollati. Nonostante tutto questo, l’Ipcc continua a dircelo: ancora si può fare qualcosa. Ancora

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tel

l‘altro giorno ho chiesto ad un piccolo bimbo del mio vicinato se avesse mai visto un toro e anche delle oche a starnazzare,mi ha risposto: “si ,sul computer del papà”. troppa tecnologia fa davvero male e la colpa principale è dei genitori,altro che palle. 

Obesità,aggressività,insonnia,cari genitori volete pagare questo prezzo?

I bambini e i ragazzi dell’era digitale sono esposti 24 ore al giorno ai media, dai cellulari ad internet alla tv. Dagli 8 ai 10 anni spendono 8 ore al giorno consultandoli, i teenager arrivano ad 11 ore al giorno. “E’ troppo, vanno messi a dieta” sostengono i pediatri dell’American academy of pediatrics in un documento presentato al congresso nazionale di Orlando e pubblicato sull’edizione online di Pediatrics. La nota include una guida dedicata a genitori, pediatri e scuole per arginare la mancanza di regole nelle famiglie su un uso ‘ragionato’ di questi mezzi. “Un approccio salutare all’uso dei media per i bambini potrebbe minimizzare i danni potenziali di tali mezzi che portano obesità, aggressività e insonnia”, ha spiegato Marjorie Hogan, fra gli autori del documento. Genitori, educatori e pediatri possono migliorare la situazione, aiutando i ragazzi a fare buone scelte”. Fra le regole i pediatri chiedono un maggiore coinvolgimento dei genitori che limitino l’esposizione dei figli agli schermi, che le visite pediatriche includano domande sull’uso dei media e che le scuole usino tali mezzi a scopo educativo, sollecitando le industrie dello spettacolo a proporre contenuti più positivi per i ragazzi.

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Non ci si rende conto,oggi, quanto è prezioso dedicare molto più tempo a noi stessi.Dettagli di vita sfuggono inesorabilmente,emozioni scoppiano come bolle di sapone soffiate da un edonismo che ci fa confondere l’essere con l’avere.

Questo è quello che vogliono da noi, farci correre ,competere, agguantare cose,spesso inutili, senza piu’ pensare , solo per il piacere di possedere sempre l’ultimo gingillo da mostrare.

Ultimamente, un fatto non voluto o magari voluto da qualcuno, lassù,mi ha fatto riscoprire l’entusiasmo giovanile di quando,il mio povero vecchio,se ne arrivò con la mia prima bicicletta .

Allora,era tutta rossa,una 24 con l’immancabile canna di bambù legata sulla canna centrale per andare a pescare alborelle al lago.

Oggi, è una bellissima Kalkhoff, a pedalata assistita,acquistata con un po di fatica.

Pedalata assistita significa che sulla bici è presente un piccolo motorino da 250w,comandato da una batteria ricaricabile che entra in azione, solo, quando pedali e si stacca automaticamente quando raggiungi la “folle” velocità di 25 km orari. Una piccolissima centralina sul manubrio ti permette di selezionare tre livelli di assistenza:eco,medio,sport. Ovviamente c’è anche la possibilità di tenere tutto spento e scegliere di andare di polpacci e quadricipiti.

Adesso sto pensando sempre più di sostituire l’auto,le sue costanti spese e il suo carico dannoso dagli scarichi,per quanto possibile.

E’ un vero piacere utilizzare la “bipa” , quando sei molto stanco per il lavoro,ti porta allegramente a casa ,con il minimo sforzo. Quell’antipatica salita  che porta in cima al paese non spaventa neanche più.

Lascio dire agli altri ciclisti.

Criticano, ma non sanno che anche io ero come loro:velocità,rapporti duri,fatica e sudore,tempi,km su km.

Non ne ho più bisogno,già faccio un lavoro faticoso ed ho solo bisogno di vivere il mio tempo in sella,fresco e concentrato su tutti i dettagli che mi scorrono accanto e pure fermarmi se la cosa richiede attenzione.

Non vi immaginate neanche quante cose mi sfuggivano solo nel tratto casa lavoro,chiuso nell’abitacolo della macchina, di un bus, attento solo a non farsi superare dal prepotente di turno.

Oggi,mi sono anche riappropriato della mia città ,andando a vivere di più il centro storico senza piu’ problemi e limiti, girando e svoltando a destra e a manca,sempre con discrezione.

L’unico limite è il tempo metereologico,ma per me,vecchio ciclista e motociclista di quelli duri, non è mai stato un problema,anzi.

E così, l’altra notte,finito il turno verso le 4 ,sotto una pioggia torrenziale,anzichè puntare verso casa,ho puntato verso la mia anima e sono andato a scovare il silenzio di una piccola cittadina sul lago ed i suoi anfratti,ultra calpestati di giorno,ma inesorabilmente vuoti dentro la notte fonda.

Solo pensieri positivi e una voglia persino di cantare.,

Stupida cosa? No, semplicemente GRANDE

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