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Posts Tagged ‘riscaldamento globale’

colonia di pinguini alla deriva

colonia di pinguini alla deriva

 

Altro che palle,il livello di C02 nell atmosfera sta aumentando sempre piu’. Il cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento globale ed alla acidificazione degli oceani portera’ enormi problemi sia naturali che di sopravvivenza. I signori padroni del mondo continuano a rinviare i protocolli per la riduzione

PISCEREI SULLE VOSTRE TOMBE VOLENTIERI, STRONZI IPOCRITI ED EGOISTI.

L unico che si salva e’ il presidentissimo Pepe Mujica, ma quello e’ anni luce da tutti gli atri pseudopresidenti mondiali.Se avete tempoe voglia,ma ve lo consiglio, sentite il suo discorso al G20 di anni fa, qui

 

Il secondo bollettino annualedell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) non lascia ombra di dubbio: nel 2013 le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera hanno raggiunto un nuovo preoccupante record. I dati raccolti nel documento sottolineano ancora una volta quanto sia importante una decisione radicale e imminente che metta il Pianeta al sicuro dalla distruzione determinata dal cambiamento climatico e dalle conseguenze innescate dal fenomeno.

Il Bollettino Greenhouse Gas ha dimostrato che tra il 1990 e il 2013 c’è stato un aumento del 34% del radiative forcing – l’effetto di riscaldamento sul clima – a causa dei gas serra longevi come l’anidride carbonica (CO2), il metano e ilprotossido di azoto. Nel 2013, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è stata del 142% superiore rispetto all’era pre-industriale (1750), mentre per il metano e il protossido di azoto le percentuali sono state rispettivamente del 253% e del 121%.

Le accurate osservazioni hanno però dimostrato che i livelli di CO2 sono aumentati soprattutto tra il 2012 e il 2013 rispetto a qualsiasi altro anno a partire dal 1984, fenomeno probabilmente legato al ridotto assorbimento di CO2 da parte della biosfera terrestre oltre che dal constante aumento del gas. The Greenhouse Gas Bulletin del WMO, che si occupa di riferire sulle concentrazioni atmosferiche e non sulle emissioni di gas serra ha sottolineato come le emissioni rappresentino in effetti ciò che accade nell’atmosfera. Le Concentrazioni rappresentano infatti ciò che rimane in atmosfera dopo il complesso sistema di interazioni tra l’atmosfera, la biosfera e gli oceani. Circa un quarto delle emissioni totali derivano dagli oceani e un altro quarto dalla biosfera, riducendo in questo modo la quantità di CO2 nell’atmosfera.

 

“Sappiamo senza alcun dubbio che il nostro clima sta cambiando e sta diventando sempre più estremo a causa di attività umane, tra cui la combustione di combustibili fossili”, ha detto il segretario generale del WMO Michel Jarraud.

“The Greenhouse Gas Bulletin mostra che, lungi dal ridursi, la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera è effettivamente aumentata lo scorso anno al tasso più veloce in quasi 30 anni. Dobbiamo invertire questa tendenza riducendo le emissioni di CO2 e di altri gas ad effetto serra su tutta la linea. E’ una corsa contro il tempo.” ha concluso ricordando che l’anidride carbonica rimane nell’atmosfera per molte centinaia di anni e nel mare ancora più a lungo. Da ciò il rinnovo dell’appello affinchè si agisca al più presto visto che gli strumenti e la consapevolezza ci sono, sufficienti a dare ai nostri figli e nipoti un futuro meno incerto.

Nel bollettino è stata inoltre inserita una sezione relativa all’acidificazione di mari e oceani, fenomeno strettamente collegato al cambiamento climatico e all’aumento della temperatura globale.

“Il mare si trova ora a rappresentare il driver primario del clima e un attenuatore del cambiamento climatico del pianeta, e per questo è parte centrale delle discussioni sul clima” ha detto Wendy Watson-Wright,segretario esecutivo della Commissione oceanografica intergovernativa dell’UNESCO.

“Se il riscaldamento globale non è una ragione abbastanza forte per ridurre le emissioni di CO2, l’acidificazione degli oceani dovrebbe esserlo, dal momento che i suoi effetti si fanno già sentire e aumenteranno per molti decenni a venire. Mi unisco alla preoccupazione del Segretario Generale del WMO Jarraud, non abbiamo più molto tempo” ha concluso.

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Sempre piu’ si maledicono i mutamenti climatici appellandosi ad entita’ e,o cause soprannaturali. Non c’e’ niente di soprannaturale e nemmeno i santi in paradiso ne han colpa o ci possono far qualcosa,loro lo sanno bene che la colpa e’ solo ed esclusivamente dell’homo sapiens e della sua sfrenata ambizione senza limiti che rasenta,sempre piu’,la follia.

Fino al secolo scorso i cambiamenti climatici erano dovuti a cause naturali ma, per gli ultimi 150 anni, la comunità scientifica li ritiene dovuti all’azione dell’uomo, sotto forma di alterazione dell’effetto serra.

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Se c’e’ qualcuno da ringraziare, per un luglio piovoso o un novembre caldo, sono solo i finti dominatori del mondo:I signori del G8. Gente che sempre piu’ rimanda il controllo di emissioni nel nome dello sviluppo e della crescita e ,in particolar modo,del profitto.Se sono li da parecchio tempo a rimpinzarsi le pance ,e sempre gli stessi, e’ perche’, tutto sommato, e’ anche causa nostra .Noi che continuiamo a seguire le sfrenate strategie consumistiche,noi che vogliamo sempre cose superflue,noi che snaturiamo il nostro modo di alimentarsi,di vestirsi,di agire. NOI CHE LI VOTIAMO sempre e comunque ed ascoltiamo a bocca aperta i loro rendiconti e giustificazioni sparati da media compiacenti,spesso di regime,sul nostro ultimo LCD a 50 pollici o sul nostro nuovo smartphone.

Ci fa comodo cosi’. Nemmeno ci passa per la mente di voler cambiare,anzi,vogliamo solo “progredire”,vogliamo toglierci inutili e dannosi sfizi. Non ci passa nemmeno per la mente che questa continua ricerca a chissa’ cosa,significa sofferenza per la massa,sofferenza per il mondo animale,sofferenza per il mondo vegetale, sofferenza che,purtroppo,ha intrapreso il punto di non ritorno.

SI,LA TERRA HA VALICATO IL PUNTO DI NON RITORNO e non riesce piu’ a generare “in tempo” quello che il genere umano consuma..consuma..consuma.

Si contano 29 chili di suolo, 2.2 tonnellate di acqua e 4.1 litri di gasolio consumati giornalmente da ogni singola persona del Pianeta.

Un dato allarmante quindi, soprattutto se si moltiplicano questi valori per l’intera popolazione mondiale. Sette miliardi di uomini consumano una porzione gigantesca e impressionante della Terra ogni giorno.

La quantità di cibo e di materie prime divorate giornalmente da ognuno di noi è quindi davvero inaspettata e colpisce delle risorse non rinnovabili e non sostituibili.

L’analisi è stata presentata in questi giorni da Julian Cribb, scrittore e divulgatore scientifico, alla seconda conferenza australiana di scienze a Canberra (la Earth System Outlook).

Gli scienziati si sono riuniti per affrontare il problema dell’impatto sul Pianeta da parte delle attività umane che, a partire dalla rivoluzione industriale, hanno modificato profondamente l’atmosfera, il clima e il suolo, hanno ridotto la diversità della biosfera e alzato il livello delle acque del mare.
In un’epoca definita per questa ragione ”antropocene” gli impatti delle attività umane diventano pericolosi quando il cambiamento indesiderato risulta essere ingestibile.

La situazione è allarmante se si pensa ai dati forniti dalla Fao, la quale rivela che già la metà del pianeta è degradata e la Terra continua a perdere dai 75 ai 100 miliardi di tonnellate di suolo ogni anno, finiti principalmente in mare. Ma ciò che è peggio è che sono necessari migliaia di anni perchè si riformino.

Infine, i 4 mila chilometri cubi di acqua estratti annualmente dal sottosuolo, e il rapido consumo di petrolio con l’incessante sviluppo dell’industria automobilistica, indicano che l’impatto potrebbe essere disastroso.

Secondo Cribb il punto di non ritorno relativo al sistema-cibo mondiale sarà raggiunto nel prossimo mezzo secolo, a meno che non vengano attuati piani e cambiamenti radicali e globali nell’agricoltura industriale, nelle città e nell’alimentazione.

Oggi forse una possibilità c’è ancora. Secondo lo scienziato siamo ancora in tempo per risolvere il problema, ma i cambiamenti devono essere globali e repentini.

Lo ha sostenuto anche nel suo libro The Coming Famine: the global food crisis and how we can avoid it, pubblicato nel 2010. In esso Cribb accusava soprattutto il sovraconsumo e la crescita mondiale della popolazione, e proponeva la crescita del 300% dell’acquacoltura, lo sviluppo della produzione delle alghe (nell’alimentazione e nella produzione di combustibile e plastiche), lo sviluppo dell’agricoltura urbana e la diversificazione delle colture.
Rivela infatti, che ”ci sono 25 mila piante commestibili sul pianeta Terra, e il 99% di esse sono sconosciute alla maggior parte della popolazione”, un potenziale alimentare ancora da scoprire.

Se non verrà attuato un piano immediato la situazione potrebbe peggiorare e innescare un processo incontrollabile e disastroso.

In climatologia il termine mutamenti climatici indica le variazioni a livello più o meno globale del clima della Terra, ovvero variazioni a diverse scale spaziali e storico-temporali di uno o più parametri ambientali e climatici: temperature (media, massima e minima), precipitazioni, nuvolosità, temperature degli oceani, distribuzione e sviluppo di piante e animali (cambiamento dei valori medi). Secondo il Quinto Report sui cambiamenti climatici dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, “Il riscaldamento del sistema climatico è in equivocabile, e, dal 1950, molti dei cambiamenti osservati sono senza precedenti nei precedenti decenni e millenni. L’atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, la massa di neve e ghiaccio è diminuita, il livello del mare è aumentato, e le concentrazioni di gas ad effetto serra sono aumentate.[1]

A volte questo termine viene utilizzato come sinonimo di riscaldamento globale, ma in realtà genericamente esso comprenderebbe in sé anche le fasi di raffreddamento globale e la modifica dei regimi di precipitazione. La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change o UNFCCC) utilizza il terminemutamenti climatici solo per riferirsi ai cambiamenti climatici prodotti dall’uomo e quello di variabilità climatica per quello generato da cause naturali. In alcuni casi, per riferirsi ai mutamenti climatici di origine antropica si utilizza l’espressione mutamenti climatici antropogenici. Grazie alla paleoclimatologia, la scienza che studia il clima passato della Terra, si sa infatti che la storia climatica della Terra attraversa continue fasi di cambiamenti climatici più o meno rapidi e più o meno ciclici, passando da Ere Glaciali ad Ere Interglaciali (considerando milioni di anni), daPeriodi glaciali a Periodi interglaciali (considerando migliaia di anni), da momenti di raffreddamento a momenti di riscaldamento (considerando decine e centinaia di anni).

Molti dei parametri che influenzano il clima sono in lento, ma continuo mutamento (attività solare, caratteristiche atmosferiche, parametri interni o esterni al pianeta,…) tanto che il clima di per sé non ha mai un carattere puramente statico, ma è sempre in fase di cambiamento, più o meno lento e sul medio-lungo periodo, alla ricerca di un nuovo equilibrio all’interno del sistema climatico passando da fasi più calde a fasi più fredde.

Nello studio dei mutamenti climatici bisogna considerare questioni pertinenti ai più diversi campi scientifici con caratteristiche tipiche di interdisciplinarità: Meteorologia, Fisica, Oceanografia,Chimica, Astronomia, Geografia, Geologia e Biologia comprendono molti aspetti correlati a questo problema, che può essere quindi considerato squisitamente di ambito multidisciplinare. Le conseguenze sulla comprensione o meno dei problemi correlati ai mutamenti climatici hanno profonde influenze sulla società umana, che deve confrontarsi con essi anche dal punto di vistaeconomico e politico.

In generale nello studio di un cambiamento climatico si evidenziano due distinte fasi: la rilevazione (detection) dell’avvenuto mutamento climatico, in genere facendo riferimento all’analisi diserie storiche dei dati atmosferici e che costituiscono dunque le evidenze sperimentali, e l’attribuzione (attribution) delle cause di tale mutamento, sulla scorta di studi mirati, che possono essere naturali e/o antropiche.

Quando un mutamento climatico avviene a scala temporale ristretta, ad esempio stagionale o annuale, si parla più propriamente di anomalia climatica tipicamente rientrante all’interno dellavariabilità climatica se non addirittura nella variabilità meteorologica della circolazione atmosferica (anomalia meteorologica).

Non c’e’ niente da fare? Possiamo fare ancora qualcosa?

si.Iniziando a modificare il nostro stile di vita ,a rispettare il mondo animale e vegetale,a rispettare la natura tutta.


Ci sono persone che la pensano cosi’e persone che stanno pensando di cambiare.

Sedetevi ed ascoltate questo meraviglioso discorso del grande Pepe Mujica,Presidente dell Uruguay,durante il G20 in Brasile.

E’ triste che certi discorsi bisogna scovarli quasi di nascosto e che vengano quasi boicottati,anziche’ divulgati.Qui

E’ meraviglioso che certe persone esistano e spero vivamente altre se ne possano aggiungere.

povero non è colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di più e più(Pepe Mujica)

 

Whatsupanddown’s Blog

Non sfidate la natura o la natura sfiderà voi.Non è la terra che appartiene all’uomo,ma l’uomo che appartiene alla terra

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Ridicolo e patetico. Ecco qui la grande sentenza, degna di un lungimirante capo di stato che pensa al futuro.

“Le centrali elettriche americane dovranno ridurre le loro emissioni di gas inquinanti del 30 per cento entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005.”

Gia’ tagliare del 30% e’ ridicolo , ma tagliare rispetto al 2005 ,quando ,ovviamente,il tasso di inquinamento era inferiore ,e’ patetico.E poi perche’ entro il 2030 e non prima o subito?

Pillole ad ambientalisti per non rompere i maroni, parole senza senso ed evoluzione. Le solite lobby repubblicane e finanziarie,i petrolieri e i suoi compagni di merenda del G8,ci andranno a colazione e pure a pranzo con le loro cantilene di perdita di posti di lavoro e profitti.

SE DOVETE AIUTARE QUESTO MONDO ASFISSIATO DALLA VOSTRA SCHIFOSA AMBIZIONE,DOVETE TAGLIARE DEL 100% QUESTE MALEDETTE EMISSIONI E PENSARE IN MODO COSTRUTTIVO ALLE ENERGIE RINNOVABILI PER PRESERVARE IL FUTURO DELLE VOSTRE GENERAZIONI E NON PER PRESERVARE IL PRESENTE DEI VOSTRI SPORCHI CONTI BANCARI.

 

 

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Adesso la colpa del riscaldamento globale, dell effetto serra,dell inquinamento atmosferico e’delle MUCCHE.

Negli stati uniti ,il maggior produttore e consumatore di carne, circa 88 milioni di bovini anno, si stanno studiando rimedi alle “emissioni”delle mucche,responsabili di disperdere tons di metano nell aria. E allora,frotte di scienziati , sono impegnati a studiare mangimi speciali, diete,pillole per abbattere l’effetto “catastrofico” che una mucca ha nei confronti dell ambiente.

Persino Obama in persona,noto divoratore di hamburgers ed hot dogs, si e’ messo in gioco.

A pensare di abbattere il problema del global warming con drastiche soluzioni industriali, quali la riduzione delle emissioni derivanti da sfrenate attivita’ industriali,da milioni di autoveicoli circolanti,dai miliardi di bombolette spray,a pensare ad implementare energie pulite,rinnovabili e non il solito maledetto petrolio, non se ne parla nemmeno.GUAI!!! i suoi amici del G8 inorridirebbero al solo pensiero di ridurre i profitti industriali.

Ridurre il consumo di carne????

Ma siamo pazzi!

Di seguito vi rammento le conseguenze di allevamenti estensivi di animali da macello

Consumo di risorse alimentari

La produzione di cibi di origine animale e in particolare di carne richiede pertanto un vasto uso di risorse alimentari. Un terzo della produzione mondiale di cereali – 745 milioni di tonnellate nel 2007 – viene consumata dagli animali allevati

Inefficienza alimentare

Lo svantaggioso indice di conversione alimentare alla base del sistema zootecnico determina l’inadeguatezza ecologica di una dieta basata sulle proteine animali. Frances Moore Lappè ha osservato come negli USA, nel 1979, al bestiame siano state somministrate 145 milioni di tonnellate di cereali e soia, e di queste solo 21 milioni sono tornate ad essere disponibili per l’alimentazione umana sotto forma di carne e uova: «il resto, equivalente a circa 124 milioni di tonnellate di cereali e soia, è stato sottratto al consumo umano»

Consumo di risorse idriche

Alimento Impronta idrica (in litri per kg)
carne di manzo 15 400
carne di pecora 10 400
carne di maiale 5990
burro 5550
carne di capra 5520
formaggio 5060
carne di pollo 4330
uova 3300
riso 2500
soia 2145
pasta 1850
pane 1608
grano 1827
mais 1220
latte di mucca (1 litro) 1020
tè (1 litro) 480
cetriolo 350
zucca 350
patate 290
cavolo 280
lattuga 240
pomodori 200

Oltre ad un consumo eccessivo di risorse alimentari, l’allevamento è causa anche di uno smodato impiego di risorse idriche. Una parte dell’acqua richiesta dal sistema zootecnico moderno è impiegata per abbeverare gli animali: un manzo può consumare fino a oltre 80 litri di acqua al giorno, un maiale oltre 20 litri e una pecora circa 10 litri, e una mucca da latte, durante la stagione estiva, può arrivare addirittura fino a 200 litri di acqua consumata in un solo giorno. Altra acqua viene poi usata per la pulizia delle strutture di allevamento e degli animali, per i sistemi di raffreddamento e per lo smaltimento dei rifiuti. In alcuni paesi i consumi per l’abbeveramento degli animali e la manutenzione delle strutture è significativa: ad esempio in Botswana l’uso dell’acqua per l’allevamento è pari al 23% dell’uso totale delle risorse idriche nazionali e rappresenta il secondo principale fattore di consumo dell’acqua del paese. Altra acqua viene poi usata nel processo di macellazione degli animali e per la pulizia degli impianti di macellazione: ad esempio è stato calcolato che per ogni pollo macellato occorrono 1590 litri di acqua. Tuttavia, gran parte dell’acqua (il 98%) necessaria alla produzione dei cibi animali è usata naturalmente per la coltivazione del foraggio: a tale scopo, su scala globale, vengono impiegati oltre 2300 miliardi di metri cubi d’acqua l’anno.

Inquinamento delle risorse idriche

Come affermato dalla FAO, «l’evidenza suggerisce che il settore dell’allevamento è la più importante fonte di inquinanti delle acque, principalmente deiezioni animali, antibiotici, ormoni, sostanze chimiche delle concerie, fertilizzanti e fitofarmaci usati per le colture foraggere e sedimenti dai pascoli erosi».

Inquinamento idrico derivante dalla zootecnia intensiva

Fino a quando la più ridotta popolazione degli animali allevati poteva essere accolta su vaste aree rurali, le deiezioni animali rappresentavano un’importante risorsa per la concimazione del terreno. Ma a seguito della crescita esponenziale del numero di animali allevati parallelamente all’espansione delle aree urbane, si sono diffusi sempre più gli allevamenti intensivi, responsabili di una sovrabbondante produzione di deiezioni animali dovuta all’elevato numero di animali concentrato in uno spazio ridotto. In questa nuova condizione il territorio circostante lo stabilimento non è più in grado di assorbire efficacemente l’enorme quantità delle deiezioni prodotte, cariche di contaminanti ambientali che finiscono per depositarsi nella acque di superficie e nelle falde acquifere, con gravi effetti per l’ecosistema, la vita animale e vegetale e la salute umana.

Deforestazione

L’aumento della produzione zootecnica è un fattore chiave nella deforestazione, specialmente in America Latina, dove negli ultimi decenni si è verificata una crescita considerevole dell’attività dell’allevamento. In America centrale, a partire dagli anni del 1960, già alla metà degli anni del 1980 oltre un quarto delle foreste erano state rase al suolo per fare posto a pascoli, mentre il numero di capi bovini era cresciuto dell’80% e la produzione di carne bovina del 170%. In Honduras, in poco più di venti anni, dal 1960 al 1982, la produzione totale di carne bovina è triplicata, raggiungendo le 62 000 tonnellate l’anno, similmente a quanto accaduto in Nicaragua dove, in soli due decenni, dagli anni del 1970 agli anni del 1990, la produzione di carne bovina è triplicata e le esportazioni sono quintuplicate.

Per quanto riguarda i problemi alla salute umana derivanti dal consumo eccessivo di carne vi rimando alla rete,oppure leggete qui. E’ vero esistono anche pareri contrari, come quello del Prof Cannella di Roma , noto paladino della carne ,famosa la sua frase : Siamo fatti di carne dobbiamo mangiare carne. Morto di tumore all intestino (nessun giornale lo fece notare) alcuni anni fa, ad appena 60anni e spicci. Sara’ un caso dira’ qualcuno. Io ,purtroppo ,sono convinto che non e’un caso, ma e’ la mia opinione.

Allora,per tornare a bomba al dilemma di Obama:

Sono piu’ dannose le mucche o l’uso sconsiderato della carne e tutto cio’ che ne deriva di conseguenza?

Ai posteri l’ardua sentenza,ammesso che i posteri abbiano la possibilita’ di formularla con tranquillita’,questa sentenza.

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CLIMA

 

La Terra del futuro, a causa del riscaldamento globale causato dall’uomo, sarà un pianeta dove tutti i conflitti e le malattie della modernità saranno “esacerbati”. Il che significa fame, povertà, alluvioni, ondate di caldo, siccità, malattie e guerre per le risorse.

Non è la trama di un film catastrofista ma la bozza delle conclusioni d un rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) che sarà rilasciato a marzo ma di cui sono finiti online ampi stralci. Il rapporto sottolinea proprio l’uso della parola “esacerbare” per descrivere gli effetti del global warming.

Lo studio dell’organizzazione – nata nel 1988 e premio Nobel nel 2007 insieme ad Al Gore – parla anche di un calo deciso del reddito pro-capite delle popolazioni. Il documento – che è solo una bozza su cui i governi discuteranno nei prossimi mesi, prima del rilascio definitivo – è solo l’ultima delle preoccupanti previsioni sul futuro del nostro pianeta.

“Già abbiamo visto grandi impatti e grandi conseguenze del riscaldamento globale”, spiega all’Ap Chris Field, climatologo della Carnegie Institution e primo autore dello studio: “E ne vedremo altre in futuro”. A essere colpite saranno soprattutto le città, che sono gli ambienti più vulnerabili, e i più poveri.
“Nel 21esimo secolo – continua il rapporto – l’impatto del riscaldamento globale rallenterà la crescita economica e la riduzione della povertà, eroderà la sicurezza alimentare e darà vita a nuove trappole della povertà. Il cambiamento climatico esacerberà la povertà nei paesi a basso e medio reddito, creando sacche di disuguaglianza nei Paesi più ricchi”.

Sono sei i ‘rischi-chiave’ che l’Ipcc prospetta:
1. Vittime per il caldo e per le alluvioni causate dall’innalzamento dei mari
2. Carestie per l’aumento delle temperature e il cambiamento delle precipitazioni, soprattutto nei Paesi poveri
3. I contadini e l’agricoltura fallirà per la mancanza di acqua
4. Danni alle infrastrutture per il clima estremo
5. Ondate di calore pericoloso e mortali
6. Il collasso di alcuni ecosistemi terrestri e marini

Gli esperti specificano che nessuno di questi drammi è conseguenza esclusiva del riscaldamento globale, ma il global warming li peggiorerà tutti. E la parte sicuramente più controversa del rapporto è quella che collega riscaldamento globale e guerre: “Il global warming aumenta indirettamente i rischi di conflitti violenti sotto forma di guerre civili, violenza tra gruppi e proteste”. Un altro studioso, Michael Mann, sempre all’Ap conferma le prospettive: “Da tempo sappiamo che il riscaldamento minaccia salute, terra, cibo e acqua”.

Di più: il rapporto analizza la situazione e i rischi continente per continente: in Nord America, il rischio maggiore sono i roghi incontrollati, le ondate di calore e le inondazioni. Per Europa Sud America e Asia i danni ariveranno dall’acqua, nel senso di alluvioni e siccità, e dal caldo. Il tutto sarà ancora più grave in Africa, dove il fantasma del futuro potrebbe causare morti di fame e di sete e gravi epidemie. 

Una nota positiva, forse l’unica, c’è: questo è il peggiore degli scenari possibili, quello in cui l’umanità non faccia nulla per evitarlo. Chris Field spiega: “Non sono disperato perché vedo la differenza tra un mondo in cui non facciamo nulla e uno in cui ci rimbocchiamo le maniche e facciamo qualcosa”.

Quindi qualcosa si può fare ma ci sono molti dubbi che il mondo stia facendo abbastanza: secondo il rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia, pubblicato a giugno, l’aumento dell’inquinamento per i gas fossili rallenta ma non abbastanza per centrare gli obiettivi e limitare la crescita della temperatura media dell’atmosfera. La concentrazione di  Co2 nell’atmosfera è – secondo i dati del Noaa statunitense – al livello record di 400 parti per milione (all’inizio della rivoluzione industriale erano a quota 280) come 3 milioni di anni fa, quando l’homo sapiens non esisteva e il livello dell’acqua era più alto di 30 metri. Trenta metri che vorrebbero dire intere città costiere spazzate via.
ORSO
L’innalzamento dei mari è dovuto allo scioglimento dei ghiacciai, che battono quasi ovunque in ritirata, specialmente nell’Artico dove il pack perde più del 3,5% di superficie ogni diecianni. E il clima sempre più fuori controllo causa inondazioni e alluvioni continue, nei paesi più poveri come il sud-est asiatico dove i morti si contano ogni anno in decine di migliaia, senza parlare degli sfollati. Nonostante tutto questo, l’Ipcc continua a dircelo: ancora si può fare qualcosa. Ancora

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