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Ogni maledetto aprile, per ogni maledetto anno, si corre questa corsa ad Aintree ,vicino a Liverpool

Maledetta perchè, immancabilmente , almeno un cavallo muore e qualche fantino si ferisce.

Dei fantini me ne puo’ fregare di meno, è una loro scelta…

MA DEI CAVALLI SI!!!!!!!!!!

Quest’anno due cavalli sono stati abbattuti per lesioni gravi di organi vitali ed altri due feriti.

NIENTE MALE SCIACALLI!!!

Questa non è una corsa , è un vero macello e la gente ci gode , magari pure ci scommette su quanti morti ogni edizione, gli inglesi,si sa, scommettono su tutto.

E’ ORA DI FINIRLA PER DAVVERO !!!!

Se qualche fantino tirasse le cuoia, la smetterebbero del tutto, anche se ho i miei dubbi…l’uomo si sa, gode nella sofferenza e il sangue di animali ed anche uomini …va.

COMUNQUE ,DIPENDESSE DA ME, QUESTA COSA SAREBBE GIA’ FINITA ALLE ORIGINI.assieme al Palio di Siena ..altro che tradizione.

 

 

 

 

Circa trent’anni fa, il giovane Jadav “Molai” Payeng ha iniziato a seppellire piccoli semi nella terra nell’arido cordone litorale, vicino al luogo in cui era nato, nella regione di Assam nell’India del Nord. Così, l’iniziale passatempo ed hobby è diventato un vero e proprio interesse e scopo. Decise così di tentare di coltivare questa zona, nel corso della sua vita, a tempo pieno, creando così un nuovo e rigoglioso ecosistema.

L’uomo ha attirato l’attenzione della stampa che lo ha cercato per conoscerlo meglio e scoprire come ha fatto a dare vita a questo meraviglioso stampo al paesaggio. Tutto è nato intorno al 1979, quando lui aveva circa quattordici anni. Scoprì un luogo popolato da moltissimi rettili morti:

“I serpenti sono morti per la calura, senza avere alcun albero che li potesse riparare. Mi sono seduto e ho pianto vicino a questi animali senza vita. Era un vera carneficina. Ho avvertito il dipartimento forestale e chiesto a loro se potessero piantare degli alberi nella zona. Mi hanno risposto che in quel posto non cresceva nulla. Invece, mi hanno chiesto di provare a far crescere i bamboo. E’ stato faticoso ma ce l’ho fatta. Nessuno mi ha aiutato, nessuno era interessato alla cosa”

I benefici a livello naturale si sono visti dopo poco. Ora la zona presenta un ecosistema in crescita continua e costante dove abitano diverse creature. La foresta, soprannominati “i boschi di Molai” ospita uccelli, tigri, rinoceronti ed elefanti.

Jadav “Molai” Payeng, ora 47enne, lo ha creato impegnandosi per trent’anni della sua vita.

cretini??? coglioni??? terroristi??
uno si ..l’altro no??? oppure tutti e due???

Tale gesto è pazzia ,incoscienza,stupidità, una cosa contro la ragione ed il buon senso??

forse la ragione e il buon senso è quello di occupare ed espropriare terre altrui senza minimamente avvisare e soprattutto con la forza e la repressione travestita da democrazia e condita da armate di pennivendoli???

Io, nel mio piccolo essere, non saprei come comportarmi, se il fatto accadesse nei miei confronti.

Se qualcuno venisse un giorno dicendomi:

” devi sloggiare ,questa terra,questa proprietà non è più tua, con le buone o con le cattive.punto! Devi lasciare tutto ,perchè di quello che è qui ne vogliamo fare cio’ che meglio ci aggrada, con o senza la tua volontà e quella dei tuoi concittadini ”

Perchè è quello che è successo. Senza avvisi, hanno recintato proprietà altrui…poi si vedrà

Non saprei e non v0glio neanche pensarci, è una cosa  offensiva per me stesso e per i miei affetti piu’ reconditi, una vera bestemmia nei confronti di tutte le persone che mi hanno amato e cresciuto in questa terra.

E non chiamate progresso, un lunghissimo buco inutile, dai costi esagerati e non ben definiti, dentro una montagna di amianto, per portare merci …solamente stupide merci in una tratta già in crisi.

E non chiamate progresso l’occupazione militare,economica,culturale, delle terre Tibetane. Viscidi esseri che non riconoscete nemmeno il Dalai Lama .

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“per chi non mi conosce sappiate che io abito da 10 anni in una borgata dell’alta valle Susa, nella casa dove nacque mio padre e dove hanno vissuto fino alla morte i miei nonni, sono coltivatore diretto da anni e vivo del reddito che mi fornisce la Terra tramite i suoi prodotti, faccio anche saltuari servizi di giardinaggio e il tempo che dedico (volentieri) alla lotta No Tav lo ritaglio tra il lavoro e le mille faccende della vita di campagna.L’amore per la Terra e per questa valle mi spinge a difenderla fino in fondo dalle mani avide degli speculatori; invito Esposito questa estate a farsi una giornata di lavoro con me al mio ritmo e con i miei orari, voglio vedere se riesce ad arrivare sano a fine serata! Chi mi ha visto lavorare sa cosa intendo”.

(Luca Abbà)
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Sopa,   era molto conosciuto nella città e in tutta la regione del Qinghai. In molti lo veneravano considerandolo un Rinpoche, ovvero un buddah vivente. L’uomo apparteneva al monastero di Nyanmo e gestiva un orfanotrofio a Darlang dove insegnava la dottrina buddista e possedeva numerosi seguaci.In molti stamattina raccontano di averlo visto salire sulle colline, bruciare incenso e pregare. Poi l’uomo è sceso in piazza, fra la gente, e ha distribuito alcuni volantini in cui spiegava il gesto che stava per compiere. Sui fogli Sopa aveva scritto di aver deciso di darsi fuoco come segno di protesta “Non per la sua gloria personale ma per il Tibet e per la felicità dei tibetani”. Poi, come raccontato, si è dato fuoco. Le fiamme l’hanno avvolto molto in fretta e quando i soccorsi sono finalmente arrivati ormai non c’era più nulla da fare.

(Nyage Sonamdrugyu)

LA BELLEZZA SULLA PELLE ALTRUI

 

Evidentemente,non è affatto prioritario sentirsi belli dentro.Seguendo un egoismo narcisistico, si considera la sofferenza o la morte altrui una cosa necessaria per cancellare i segni naturali del tempo sul proprio corpo, o per nascondere difetti genetici….non lo potrete fare per sempre, codardi insicuri…..il tempo ha, ed avrà sempre ragione.

Il 13 settembre la Commissione Europea ha presentato la relazione annuale sui metodi alternativi alla sperimentazione animale nel settore dei prodotti cosmetici, a Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione, le Istituzioni che dovranno decidere le sorti finali della Direttiva 2003/15CE sui prodotti cosmetici.
In base a questa Direttiva nel 2004 è entrato in vigore il primo divieto di commercializzazione di cosmetici testati su animali, riguardante il prodotto finito poi, nel marzo del 2009 è diventato attivo il secondo passo, che prevedela quasi totale esclusione dell’uso degli animali vivi per fini sperimentali nella cosmesiRimangono, però, praticabili ancora tre test fortemente invasivi, quali: tossicità per uso ripetuto, tossicità riproduttiva e tossicocinetica (assorbimento, distribuzione, metabolismo ed escrezione della sostanza in esame). Di conseguenza in Europa vengono ancora commercializzati cosmetici testati su animali.

La fine dei test su animali, almeno in questa area della ricerca, è prevista per il 2013ma la Commissione, nella relazione recentemente presentata, indica come tale divieto non possa essere rispettato a causa della

mancanza di metodi alternativi che coprano le tre aree di sperimentazione ancora attive. La previsione di rinvio per lo stop ai test cosmetici, quindi, è di almeno altri 10 anni: ancora decine di migliaia di conigli, cavie, topi e ratti iniettati, bruciati e resi ciechi in tutto il mondo per cosmetici destinati all’Europa.

La Commissione europea sta inoltre valutando gli impatti (ambientale, benessere degli animali, economico e sociale) dell´applicazione del divieto di commercializzazione totale nel caso venga rispettata la scadenza del 2013, e sulla base di tale valutazione deciderà, entro la fine del 2011, se presentare o meno una proposta per modificare o mantenere tale scadenza.
La posizione della Commissione è intuibile da tempo: per questo la LAV ha concentrato l’attenzione sul rispetto della scadenza del 2013, dedicando le scorse giornate nazionali (Pasqua 2011) al tema e predisponendo una raccolta firme già dal gennaio del 2011.

E’ fondamentale che il Parlamento europeo faccia rispettare il divieto previsto per il 2013, anche in considerazione della chiara posizione dell’opinione pubblica a riguardo, che si è mostrata totalmente contraria all’uso di animali in questo ambito sperimentale. Considerando la posizione contraria che probabilmente presenterà la Commissione, è importante che la campagna contro i test cosmetici su animali continui ad essere supportata e diffusa al fine di influenzare la decisione finale delle Istituzioni chiamate a votare.

La raccolta firme è ancora attiva: se non l’hai già fatto, firma qui.

fonte LAV