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La prevenzione fa più delle medicine nella lotta contro il cancro. Ne è convinto Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, intervenendo a un incontro del ciclo “Vivere in salute promosso dall’università La Sapienza di Roma. Il primo luogo nel quale fare prevenzione, secondo Veronesi, è la tavola, perché l’alimentazione è responsabile del maggior numero di neoplasie nel mondo, superando anche il fumo.

Numeri alla mano, l’oncologo ha spiegato che a innescare il tumore sono nel 35% dei casi le cattive abitudini alimentari; seguono il tabacco (30%), le infezioni virali (10%), i fattori riproduttivi (7%), l’attività lavorativa e l’inquinamento (4%). “Ciò di cui ci nutriamo – ha sottolineato Veronesi, parlando agli studenti – è un elemento fondamentale per la nostra vita. Alimentarsi vuol dire scegliere e questa scelta può essere importantissima per preservarci da diverse malattie, a partire dai tumori. Il 35% di questi – ha ribadito – è dovuto a ciò che mangiamo, che può agire indisturbato sui nostri organi”.

A sostegno della sua tesi, Veronesi ha mostrato ad esempio due slide che rappresentano la diffusione del tumore al colon nel pianeta e dalle quali emerge che questo tipo di neoplasia “è rarissima nei Paesi dove non si mangia carne”, al contrario di quelli in cui raramente la carne manca a tavola. Frutta e verdura, al contrario, sono alimenti “protettivi”: “Più alto è il loro consumo – ha ricordato Veronesi – più diminuisce il rischio” di insorgenza di un tumore perché in essi è presente “un’armata di molecole antitumorali”.

Per proteggersi, dunque, l’oncologo ha indicato una serie di prodotti comuni quali “fragole, tè verde, aglio, verza, broccoli e pomodori” ed altri di importazione quali la curcuma, “presente ad esempio nel curry”: “Nell’isola di Okinawa – ha detto Umberto Veronesi – , dove la curcuma viene consumata quotidianamente, c’è una presenza di ultracentenari che supera del 10-15% quella degli altri Paesi nel mondo”. Alcuni cibi, ha aggiunto, formano una pericolosa “complicità” con il fumo: studi recenti avrebbero rilevato una correlazione tra il consumo di carne, fumo e tumore del polmone.

Più in generale, Umberto Veronesi ha ribadito che la prevenzione è stata finora più efficace dei farmaci nell’evitare le morti per tumore. “Se le morti per tumore sono diminuite – ha detto – il merito va alla prevenzione, che ha avuto anche una grande importanza sull’incidenza e sulla curabilità ; per questo, ha concluso, “adesso vogliamo puntare a identificare i fattori protettivi contenuti negli alimenti che aiutano a combattere il cancro”.

Ma perchè quindi esiste ancora tanta disinformazione e questi problemi non vengono mai affrontati a livello mediatico?!?
Veronesi risponde:

“Le riviste medico scientifiche più accreditate sono sul libro paga delle multinazionali farmaceutiche e pubblicano solo ciò che è consentito loro di pubblicare o ciò che è imposto loro dalle suddette multinazionali. Molti medici e ricercatori sono coscienti degli effetti dannosi del consumo della carne, ma hanno le mani legate. Io che sono uno scienziato di fama internazionale posso prendermi il lusso di fare queste dichiarazioni, se lo facessero loro molto probabilmente non lavorerebbero più.

L’industria alimentare e le multinazionali farmaceutiche viaggiano di pari passo, l’una ha bisogno dell’altro e queste due entità insieme generano introiti circa venti volte superiori a tutte le industrie petrolifere del globo messe insieme, potete dunque capire che gli interessi economici sono alla base di questa disinformazione. Ogni malato di cancro negli Stati Uniti fa guadagnare circa 250.000 dollari a suddette multinazionali, capirete che questa disinformazione è voluta ed è volta a farvi ammalare per poi curarvi.”

Per concludere una citazione di Veronesi

“Se i macelli avessero i muri di vetro,smetterebbero tutti di mangiare carne”,

gabbie maialini

gabbie da riproduzione forzata,.le scrofe escono solo quando devono essere macellate

perche’ non dimentichiamo AFFATTO che gli animali vengono trattati peggio delle cose:oltraggiati,battuti,derisi e scannati in gruppo

maialino

maialino deriso ed umiliato dopo essere stato giustiziato in un macello

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sistemi di uccisione,peggio dei nazisti

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La battaglia sulla carne e’ infinita e non finira’mai. Ci hanno cresciuto a bistecche con la benedizione di dottori,dietologi,alimentaristi, sui benefici della carne. Molti di noi continuano imperterriti,altri, grazie ai continui flussi di informazione libera incominciano a ravvedersi, altri ancora sono nati e cresciuti gia’ in contesti culturali o religiosi dove il solo privare la vita a un animale e’ un sacrilegio-

E’anche falso dichiarare che la carne e’ essenziale ed insostituibile, leggete qui per trovare le valide alternative.Quello che e’ sicuramente appurato, oggigiorno, riguarda la totale distruzione in ambito ecologico ed ambientale da parte dalle multinazionali alimentari per perseguire profitti a scapito della salute dell’individuo.Aggravante crudele ,sono i notevoli supplizi e sofferenze che gli animali sono costretti a subire.Se riuscite , guardate questo video per rendervene conto.

Di seguito uno stralcio dell ottimo “quattro sberle in padella” di Carnazzi,Apuzzo, anche se leggermente datato, le metodologie illustrate sono assolutamente attuali,anzi diciamo pure che la direzione e’ sempre piu’improntata verso i numeri a tutti i costo,a scapito di tutto il resto,salute umana compresa.L’importazione di carne americana “trattata” e’sempre stata proibita, ma l’improvvisa accelerazione che il governo USA vuole dare al famigerato TTIP(accordo di libero scambio USA-UE) sembra presagire a nefaste conseguenze per la salute di tutti noi. Il fatto che nessuno si opponga decisamente,Italia compresa,fa altrettanto supporre che ci siano allettanti contropartite per i governi.

TTIP-protest-in-Hamburg-photo-campact-1024x682-660x330 Money,contratti,appalti,protezione,armi, in cambio di acquistare carne,medicinali e quant’ altro, senza necessari ed approfonditi controlli. Per i politici la salute e’ ,a quanto sembra,un optional.

ALLEVAMENTI INTENSIVI.

Sembrerà un consiglio rivoluzionario, ma certo va alla radice del problema: evitare ogni prodotto proveniente da allevamenti intensivi.“Allevamenti intensivi” sono i capannoni industriali, nati negli anni Sessanta, in cui sono rinchiusi decine, centinaia, migliaia di animali (in America ci sono feedlots con dentro 100.000 e più capi di bestiame) in condizioni infernali, privati di libertà di movimento, dell’aria e della luce del sole, rinchiusi in gabbie, costretti ad alimentazione forzata, immunodepressi.
Le condizioni di vita degli animali, tali da suscitare pietà, sono oggetto di continue battaglie da parte
delle associazioni animaliste.Ma la concentrazione degli animali e il regime alimentare forzato aumentano lo stress, le malattie e la pericolosità microbica e sono la causa prima e principale della diffusione a raggiera dei veleni e dell’esplosione degli scandali alimentari (“mucca pazza”, “pollo alla diossina” e vedremo quali altri).La “modernizzazione” zootecnica ha riempito i cibi di residui di stimolatori dell’appetito, antibiotici(metà della produzione mondiale di antibiotici è destinata alla zootecnia), erbicidi, stimolatori della crescita, larvicidi e ormoni artificiali. Proprio l’abuso di antibiotici in zootecnia è all’origine del  fenomeno della resistenza, che da 20 anni tanto preoccupa gli scienziati e le cui percentuali in Italia sono quintuplicate dal ’92 a oggi: lo sviluppo di pericolosissimi superbatteri resistenti a tutti i trattamenti farmacologici (l’ultimo, lo streptococco VISA, ha già ucciso 4 persone negli USA e due anziani in Scozia — e si è già avuto il primo caso in Italia; in USA in un sacco di mangime per polli sono stati trovati batteri resistenti a tutti gli antibiotici!). Molte altre malattie, l’afta epizootica, l’Aids bovino (Biv), la salmonellosi, l’encefalopatia spungiforme bovina sono consustanziali all’allevamento intensivo. Ecco a voi i metodi di allevamento di alcune specie.

MUCCHE E BOVINI:

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i trattamenti con ormoni d’origine animale, di sintesi, sperimentali,sicuramente non sono stati interrotti. In America i trattamenti con ormoni sono non solamente ammessi,ma incoraggiati, e continuano ad essere sperimentati: zeranolo, estradiolo, testosterone, progesterone,trenbolone acetato sono in continua sperimentazione e inoculati in vitelli, mucche e tori. Riescono a farli crescere più velocemente del 50%. Per questo, per fortuna l’UE continua a tenere le proprie frontiere chiuse all’importazione di carne trattata con ormoni: l’ultimo rifiuto ufficiale data luglio 1999.Allora la ormai celebre (o famigerata?) WTO (World Trade Organization) avrebbe ordinato di”lasciare che il bando venga disatteso”, e gli USA hanno chiesto miliardi in risarcimenti. Ma in Europa l’importazione di carne americana è ancora vietata.
In Italia le condanne penali della Cassazione si susseguono, poche ma senza soluzione di continuità,
mentre l’Istituto Superiore di Sanità trova diversi corticosteroidi illegali nel latte, e 17-beta-estradiolo
nel siero bovino (usato per i vaccini). D’altronde, il D.lgs. 27/1/1992 n.118 vieta, è ovvio, la
somministrazione di ormoni, ma li autorizza a scopo terapeutico e nel periodo successivo al parto,
cioè: volendo, sempre. Dell’ormone DES (Dietilstilbestrolo), che provoca cancro al seno, è
difficilissimo accertare la presenza, essendo attivo anche in dosi infime (parliamo di milionesimi di
grammi). Secondo il Comitato Scientifico dell’Unione Europea, che doveva pronuciarsi a proposito
del doping, anche dosi infinitesimali di queste sostanze usate dagli allevatori danneggiano la salute
umana, innescando tumori e alterando le risposte del sistema immunitario10. Inoltre, i valori residuali di
ormoni ritenuti innocui fino a dieci anni fa, sono oggi , grazie a dati scientifici più raffinati, considerati rischiosi per i consumatori, specialmente per i bambini in età pre-puberale .11
Le ricorrenti malattie dei bovini provocate dalle condizioni-limite in cui vivono costringono a terapie
antibiotiche senza sosta. All’esame anatomo-patologico si rileva un’incidenza elevata di lesioni
muscolari dovute all’uso di sostanze xenobiotiche.

La dipendenza della zootecnia dall’industria farmaceutica presenta questi riflessi negativi:

— sofferenza e patologie iatrogene negli animali;
— residui pericolosi negli alimenti d’origine animale;
— gravi rischi epidemiologici per selezione microbica;
— alterazioni del processo di depurazione con peggioramento dell’inquinante;
— rischi mutageni per i principi emessi nell’ambiente.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ripetutamente messo sotto inchiesta i residui di certi
farmaci veterinari nel cibo: solo tra il ’97 e il ’98: abamectina, clorotetracicline e tetracicline, il
famigerato clembuterolo, cipermetrina, a-cipermetrina, neomicina, ossitetraciclina, spiramicina,
thiamphenical, tilmicosina, xilazina, e ancora ceftiofur, cyfluthrin, danofloxacina, di-idrostreptomicina
e streptomicina, fluazuron, flumequine, moxidectina, spiramicina. In Italia, è matematicamente certo (lo
dimostra la sproporzione tra le ricette “ufficiali” e il numero di animali: solo 5 ogni 100) che i farmaci
vengono acquistati sul mercato nero per non doverne segnalare l’uso. Poi, poco prima della
macellazione, viene somministrato agli animali un fortissimo diuretico che cancella le tracce delle
sostanze illegali.I farmaci innescano una lunga reazione a catena di rischi igienici: nel gennaio ’98 la FDA lanciòl’allarme per un’enorme quantità di farmaci parenterali distribuiti da una società californiana infettati dal bacillo mortale Cereus bacteria: Soluzioni saline ipertoniche, Lactated Ringer’s Solution, Calcium Gluconate 23% Solution, Dextrose Solution 50%, soluzioni elettrolitiche… Hanno luogo anche
trattamenti con farmaci sperimentali.Nei mangimi può esserci ogni genere di rifiuti ripugnanti: carogne di animali, scarti dell’industriadi trasformazione, lettiere o escrementi animali, residui della lavorazione dello zucchero, dell’olio,paglia trattata con ammoniaca, olii esausti di motori, addirittura i reflui inquinanti delle distillerie di whisky e di gin; in Francia finivano nei mangimi le acque nere, bollite, delle puliture dei macelli e delle stalle, “condite” con gli scarti della spremitura a caldo dei resti dei macelli. Il mais, che nella dieta dei poveri bovini ha sostituito il più costoso fieno, fermenta nel loro colon e favorisce la proliferazione di batteri, causa di pericolose infezioni che, inItalia, costringono ogni anno decine di bambini alla dialisi per danni ai reni. Nelle città non dotate d’inceneritore, diventano “farine per animali” le carcasse di  animali raccolti dalla Nettezza Urbana (cani e gatti randagi, topi, ratti e pantegane). Anche gli animali portati dal proprio veterinario per la “morte dolce” fanno la stessa fine: attenzione, potremmo ritrovarci Fido o Micio nella catena alimentare! Addirittura, potrebbero essere reimmesse (con o senza il consenso dell’ASL) nel mercato dei sottoprodotti (art.5 c.1 del D.lgs suddetto) le carni e i derivati sottoposti a trattamenti vietati! Così, nei grassi degli animali si accumulano le diossine, pesticidi come   il 4-4′ DDT, DDE, DDD, EDTA e metalli pesanti come il cadmio (per colpa del quale nel ‘95 si è scoperto che una fettina di cavallo su due è fuorilegge), piombo, arsenico e cromo.
Però, la sanzione (depenalizzata) per chi commercializza mangimi scadenti va da lire 600.000 a lire
3.000.000; se sono nocivi “per il bestiame… ammenda da lire 250.000 a lire 2.000.000” (art.22
l.15/2/1963, depenalizzata e aggiornata nel 1981).
La Confcommercio, su impulso del DM 13/4/99, ha avviato a fine ’99 una ricerca per censire gli
intermediari che immettono in commercio additivi, miscele, prodotti proteici, amminoacidi e simili,
tentando di ricostruire l’intero iter della fabbricazione. Speriamo. Ne vedremo delle belle.
Perfino nelle mangiatoie dei disgraziatissimi animali si annidano veleni: uno studio condotto in
Europa nella primavera ’98 ha rivelato che una mangiatoia su tre era contaminata da antimicrobici
non dichiarati, una su quattro a concentrazioni elevatissime: clorotetraciclina (CTC) nel 15% dei casi,
sulfonamidici nel 7%, penicillina nel 4%, trattamenti ionoforetici nel 3%, e tutte le concentrazioni di
sulfonamidici erano sufficienti per lasciare residui tali da causare danni ai tessuti, alle mucose da
contatto.
Importazione illegale di carne. Ne ha parlato con coraggioso tempismo Antonio Delitalia, dalle
colonne de «Il Giornale» (16 giugno ’97): «ci sono due tendenze tutte italiane di fronte a un argomento
scomodo e ingombrante: chiudere un occhio e fare finta di non avere visto, o spalancarli tutti e due e
denunciare situazioni che travalicano la realtà. Il problema della carne contaminata da clembuterolo e
affini rischia di essere uno di questi. Scomodo perché si parla di frode alimentare, ingombrante perché
la carne arriva nel piatto di oltre quarantacinque milioni di italiani».
Il problema esiste. Lo confermano Ministero della sanità e Istituto superiore della sanità,
Associazione dei consumatori e Associazione dei produttori di carne di vitello… Il problema assai
grave è quello dell’importazione di carni clandestine, che, per evitare l’Iva, sfuggono qualunque
accertamento sanitario. E dal Triveneto gli allevatori fanno sapere che il 10% della carne importata è al
clembuterolo. Dal momento che importiamo circa il 50% della carne bovina che consumiamo, il
problema ha dimensioni preoccupanti. Non allarmistiche, ma preoccupanti.
Dice Vincenzo Dona, segretario generale dell’Associazione consumatori che ha elevato frequenti
proteste, senza però ottenere risultati apprezzabili: «I controlli sono inadeguati, e fanno acqua più di
una bistecca al cortisone».

L’Europa ha imposto il marchio di qualità, però il governo è inadempiente.
Ma anche l’importazione, che raggiunge in alcuni settori il 50% dei consumi, va disciplinata. Per
evadere l’Iva si è creato un mercato clandestino lucrosissimo. Ma anche nell’importazione legale il
controllo è possibile solo sulle mezzene, non sulla carne pezzata e confezionata che finisce sul banco di
macelleria.Un documento ministeriale certifica l’avvenuta intossicazione collettiva di Assisi per carne al
clembuterolo, la cui responsabilità, ridotta a pochi allevatori, ricade su tutti.
«Il problema esiste» diceva nel ’97 il prof. Agostino Macrì, responsabile del servizio veterinario
dell’lstituto superiore di sanità. E, per quanto ci riguarda, va risolto perché riguarda la salute.
Ma nulla è stato fatto.E non ci sono solo veleni “artificiali”. Come se non bastasse, anche i c.d. “contaminanti naturali” sono un’insidia per chi mangia carne: le aflatossine (un tipo di micotossine, sostanze tossiche prodotte dalle muffe) possono contaminare i cereali destinati a diventare mangime per animali prima e durante il raccolto o per immagazzinamento e conservazione sbagliati. Quando gli animali mangiano cibo  contaminato, perdono peso e diminuisce la produzione di latte; i metaboliti di queste tossine infettano i tessuti animali commestibili, e si riversano nel latte. Sono pericolose per la salute umana
concentrazioni di aflatossine superiori a 20 miliardesimi di grammo nei mangimi e a 0,5 miliardesimi di
grammo nel latte! Infine, lo stress innaturale e perpetuo causa un accumulo di adrenalina che realmente avvelena la carne, la cui assunzione può essere nociva per l’uomo. Motivi dello stress: condizioni di vita,
alimentazione forzata, interminabili trasporti di ore e giorni con carri bestiame fermi alle frontiere o nei
porti senza alcun supporto vitale, niente acqua, niente riposo, niente riparo dal sole torrido o dalla
pioggia. Unica speranza, la morte.

VITELLI

Bovini2

il sistema per mantenere la carne pallida, rosea e delicata consiste nel tenerli in condizioni
enormemente innaturali. Al terzo-quarto giorno di vita, strappati alle madri inseminate artificialmente,
vengono collocati ognuno in un box largo 40 cm. e lungo un metro e mezzo. I vitelli sono legati con
una catena al collo per impedire ogni movimento (la catena potrà esser tolta quando il povero essere
sarà cresciuto tanto da occupare tutto il ristretto spazio del box). Essi non vedranno mai né paglia né
fieno, poiché mangiarne potrebbe rovinare il tenue colorito delle carni. Gli studiosi, per questi poveri
vitellini, parlano di stress acuto e cronico, le cui conseguenze sono immunodeficienza (i vitellini si
ammalano), infezioni, necessità di antibiotici. Nutriti con budini semiliquidi iper-proteici che causano
un’inestinguibile arsura (l’acqua è loro assolutamente negata, per indurli a ipernutrirsi, mangiando più
budino e più velocemente) e un’inarrestabile dissenteria per spingerli all’anemia al fine di sbiancare le
carni; disordini digestivi e ulcere sono frequenti; sottoposti a cicli costanti di trattamenti antibiotici,
dopo tredici-quindici settimane si portano al macello. Avete mai visto gli occhioni spaventati di un
vitello portato al macello?

Q L’allevamento intensivo bovini e vitelli è anche un rischio ecologico e biologico, oltre che sanitario. I vitelli sono la “residenza” preferita di germi e infezioni, di Escherichia coli 0157:H7, VTEC e STEC, parassitemie theileriali da Theileria buffeli, Neospora caninum (diffusa dal Canada all’Argentina, e in Spagna) e altre malattie epidemiche. Per esempio, nel novembre ’99 un modello di simulazione dinamica realizzato dal Dipartimento di farmacologia, microbiologia e igiene alimentare della Scuola norvegese di scienze veterinarie di Oslo ha stabilito che, anche qualora l’importazione di carne di vitello in Norvegia cessasse nel volgere di due anni, per oltre dieci anni continuerebbero a crescere le infezioni da Taenia saginata nei vitelli domestici, e di conseguenza gli episodi epidemici di infezioni negli uomini. Nell’agosto del 1999 è stato isolato in Malaysia un Enterococcus faecium quasi invincibile, resistente alla vancomicina e a un’ampia gamma di antibiotici. E dov’era? Era in 10 campioni di tessuto molle di carne bovina.

 Nota di demerito speciale per il fegato di vitello e di bovino adulto, che molti ritengono “prelibato”. Il fegato si impregna di tutte le sostanze nocive assimilate da un organismo.12

 Carne trita. La carne trita è soggetta ad annerimento più di altri “tagli” di carne. Non possiamo escludere la possibilità che “additivi non consentiti” (come scrive la Pretura di Torino in una sentenza di condanna di un macellaio) vengano aggiunti per ritardare questo processo. Io ho iniziato a sospettare qualcosa di simile quando mi sono accorto che i miei gatti, ghiottissimi di carne, invece annusavano con diffidenza e non assaggiavano neppure la carne trita quando provavo a offrirla loro. Comunque, nei supermarket, ove ormai spesso è confezionata “in atmosfera protettiva” (CO2), è più difficile che quest’eventualità si verifichi.

 Ragù. Sfuggono all’etichettatura i conservanti e gli additivi di cui è impregnata la “carne secca perminestre” e la “carne secca per preparati di minestre o salse”. I più pericolosi sono i gallati di propile (E310),di ottile (E 311), dodecile (E 312), eritorbati…

MAIALI.

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Intelligenti e giocherelloni, di intelligenza paragonabile a quella dei cani — e forse superiore —, in condizioni inidonee i maiali stressati tendono a mordersi la coda, che quindi vien loro tagliata, “smozzata”, insieme coi denti e con le orecchie. Le scrofe vivono recluse e immobilizzate,ridotte a partorire, esser private dei piccoli, per poi essere inseminate di nuovo e così via, fino ad
esaurimento. Grazie a metodi di allattamento artificiale, il roseo maialino viene svezzato 6-12 ore dopo
la nascita. Possono morire di PSS, Porcine Stress Syndrome, “stress, rigidezza, pelle a chiazze, affanno,
ansia e morte improvvisa”. Spesso si azzoppano sui pavimenti, a rade assicelle per far passare gli
escrementi. Gli odierni suini da carne vengono letteralmente schiacciati dal loro stesso peso, le ossa, le
articolazioni degenerano e spesso le bestie perdono l’uso degli arti posteriori, ipertrofici.

Q Un’inchiesta di Giuliano Ferrieri, pubblicata con sorprendente preveggenza dall’“Europeo” nel 1991,
elencava (in sintesi) quel che si trova in una fettina di carne:
— Ormoni
— Antibiotici
— Fattori di crescita
— Virus
— Beta-bloccanti
— Ritardanti tiroidei
— Psicofarmaci
— Pesticidi

Uno studio pubblicato nel novembre ’99 ha verificato che, su 158 campioni di salsiccia cruda comprati nei
supermarket di Dessau nell’arco di 4 mesi, nel 9% di essi si è riscontrata la presenza di una tossina prodotta dall’Escherichia coli (VTEC).14

CONIGLI:

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Ora tocca ai conigli. Nel novembre del ’96 il mercato della carne di coniglio ha subìto un tracollo, per la presenza di carni contaminate da un farmaco, l’Olanquidox, usato contro forme infettive. A metà giugno ’97, ventimila conigli sono stati sequestrati a Perugia: i mangimi utilizzati conterrebbero sostanze chimiche del tipo Carbadox, ammesse sino allo svezzamento nell’alimentazione dei suini, ma severamente vietate per le altre specie animali da carne. I Nas risalirono al mangimificio della zona di Perugia che aveva prodotto, a quanto pare, mangimi in modo difforme rispetto a quelli richiesti. Fu vietata la vendita dei conigli.
Il Carbadox viene utilizzato nella profilassi delle enteriti batteriche e, se la positività delle carni è
elevata può rappresentare un pericolo per la salute a causa degli effetti tossici.«Alcuni prodotti tossici – precisano al servizio veterinario dell’Istituto superiore di sanità – sono eliminati entro un periodo abbastanza lungo, circa un mese. Se la macellazione e la consumazione delle carni avviene prima, è probabile rilevare condizioni di tossicità».

Ma mentre la carne al clembuterolo determina, appena ingerita, sintomi precisi (cefalea, 1
tremori muscolari, tachicardia, ansia), la carne di coniglio trattata con farmaci usati contro malattie
epidemiche non determina alcuna sintomatologia, ma potrebbe dar luogo a intossicazioni croniche.
Inoltre, c’è un altro veleno che ammorba la carne di coniglio. Si tratta di avvelenamento mentale.
Vedete i conigli spellati appesi alle vetrine delle macellerie o raggomitolati nelle vaschette di plastica
dei supermercati, che vi guardano con gli occhietti neri? Ma, dannazione, non sembrano feti umani?

GALLINE E POLLAME

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 alla nascita, i pulcini maschi vengono “scartati”, gettati via e tritati vivi.
Gli animali allevati, chiusi in gabbie strettissime, si strappano le piume e si mangiano a vicenda
(cannibalismo) in accessi furiosi. Per quanto concerne le galline: irradiate con infrarossi, sottoposte alla
ghigliottina dello “sbeccamento” (taglio del becco), bioritmi alteratiio da cicli notte/giorno artificiali,
alimentazione forzata con pastoni fatti col loro stesso guano, con scarti alimentari, residui d’ogni genere
e di provenienza incontrollabile. Nei mangimi dei polli e dei maiali belgi sono stati trovati PCB
(bifenile policlorurato) — come mangiare insalata di pollo condita con olio di macchina usato! —,
altamente tossici e cancerogeni: la loro diffusione è responsabile dell’aumento di gravi malattie in quanto i PCB si accumulano nella catena alimentare.Gli animali sono così malati che devono essere praticate ininterrotte terapie antibiotiche, tanto violente ed invasive che un veterinario d’una USSL testimoniava di aver dovuto imporre un “blocco ” all’uso di antibiotici in un allevamento industriale: risultato devastante, 20.000 polli morti in pochi giorni.

OCHE.

Il prelibato pâté de foie gras è così ottenuto. Alle oche viene tagliato il becco, inutile
intralcio all’alimentazione. I loro piedi palmati vengono inchiodati al pavimento, e si procede poi ad
agevole ingozzatura forzata di 2,7 kg al giorno di un’untuosa pappetta salata con un lungo imbuto che
penetra giù nell’esofago, oltre la sacca dell’ingluvie, fin dentro lo stomaco ghiandolare — operazione
traumatica, causa di ulcerazioni — facendo loro sviluppare abnormi, malati, deformi fegati ipertrofici:
insomma si provoca la steatosi epatica.
Sul «Corriere della Sera» del 23 dicembre ’98 leggiamo e trascriviamo: «”Unione Europea, in
pericolo il “foie gras”: “Metodo di produzione dannoso, va cambiato”. Potrebbe essere l’ultimo natale
in cui i “gourmet” potranno aprire i loro cenoni con il buon vecchio “foie gras”. Dipende dagli
scienziati dell’Unione Europea e, soprattutto dalle conseguenze dei loro studi. Un’indagine sul metodo
di produzione della prelibatezza— ottenuta dal fegato di oche e anatre forzate a ingollare granaglie
attraverso una sonda inserita in gola due volte al giorno— ha concluso che “l’alimentazione forzata cosi
come viene condotta è una minaccia per la salute dei volatili”. Gli scienziati hanno sollecitato i
produttori di “foie gras” ad adottare sistemi d’allevamento e nutrizione più appropriati: un cambiamento
drastico che rischia di seminare scontento e rabbia soprattutto in Francia, maggiore produttrice.
Per ora si tratta di raccomandazioni non vincolanti. Il vero problema si presenterebbe per produttori e
buongustai se i Quindici decidessero di adottare lo studio e le sue conclusioni come base per una
ridefinizione legislativa della materia. Il metodo seguito ora produce un ingrossamento del fegato di
anatre e oche fino a dieci volte le dimensioni normali. Dopo la macellazione il fegato viene venduto
non trattato o in forma di paté. Secondo gli scienziati, una soluzione “estrema” sarebbe il bando alla
produzione importazione e vendita di “foie gras” prodotto attraverso l’alimentazione forzata

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Sembra cosi’.Tutti lo evitano peggio del peggior contagiato da un cocktail di Ebola,Aids e peste rossa. Nessuno lo vuole ricevere,anzi diciamo che un grande qualcuno non lo vuole far ricevere e tutti si genuflettono accondiscenti .

Quel grande qualcuno si chiama Cina ed attorno al Dalai Lama ha tracciato la Grande Muraglia due. Guai a chi lo riceve,tocca,abbraccia.

Via subito contratti,dollari e involtini primavera. Basta! Nemmeno un piatto di riso profumato e’ concesso. Se poi uno si azzarda a far notare che in Tibet esiste una occupazione cronica e dura,siete praticamente finiti dal punto di vista finanziario,in primis,poi ,se non basta,arriva il resto del conto,salatissimo.

Stupisce molto{o forse no} che quasi tutti i governanti del mondo accettano questo ferreo diktat dagli occhi a mandorla.

Forse che tutti i governi hanno interessi comuni?Forse che e’ meglio pagare un canchero di aggeggio tecnologico pochi euro,sulla pelle di operai schiavi, e poi rivenderlo in patria a centinaia? Forse che e’ meglio passare sopra qualche sopruso in cambio di allettanti linee di credito?

Forse,forse e ce ne sono un sacco di sti forse.

La realta’ e che sto povero Dalai Lama deve sempre viaggiare ed incontrarsi quasi in incognito.Tempo fa alla Casa Bianca di Ammmmmerica,lo hanno fatto uscire dalla porta della cucina,pur di non farlo vedere ai cinesi e alle loro microspie sottocutanee incorporate .

In Italia e’ da tempo memorabile che i nostri governanti non lo ricevono,pure i sindaci si sono abbinati. Ma da noi ,ste cose non fanno testo,alla maggior parte dei politici e della opinione pubblica ce ne frega un beato piffero del Dalai Lama e del suo Tibet.

Recentemente ha colpito l’appellativo di persona non gradita e visto rifiutato da parte del governo sudafricano. Proprio loro che si riempivano la bocca di liberta’ e tolleranza dopo l’avvento di Mandela. Hanno persino rifiutato a presiedere il congresso mondiale dei premi Nobel per la pace pur di non averlo tra i piedi ed infastidire la Cina. Immancabilmente,dopo alcuni giorni,e’ arrivato l’encomio ufficiale di Pechino,magari farcito con una mega linea di credito e contratti super.

La faccenda che pero’ mi ha colpito di piu’ e’ stato il recentissimo rifiuto a ricevere il Dalai Lama, da parte del Francesco Papa.

Proprio lui,che predica bene ma razzola male a quanto pare.

Il Papa dei poveri e degli oppressi che si inchina come un qualsiasi politico alla volonta’ mandarina.

Il vero ed INIMITABILE Francesco d’Assisi si e’rivoltato nel sudario e sta pensando di muovere le sue conoscenze in Alto Alto,per far cambiare il nome a questo Papa. A proposito,il vero Francesco ringrazia il Dalai Lama per aver donato di tasca propria 50K usD alla citta’ di Assisi durante il disastroso terremoto,cosi come hanno fatto tutti i politici nostrani e mondiali, o noooo????

Non ci siamo proprio caro Bergoglio.

Non si puo’ passare sopra alle violenze ed ai morti in Tibet. Chi sono i Tibetani? Figli di nessuno,oppure figli dello stesso mondo come predicava il buon Nazareno?

Evidentemente la politica e’un piacere terreno insuperabile .

Giu’in ginocchio e un po’ di cenere sulla papalina,va.

Per i piu’ sbadati ricordo che l’invasione del Tibet da parte della Repubblica Popolare Cinese iniziò nel 1949-1950 e la quasi totalità del territorio tibetano è ora sotto la sua occupazione.

E’giusto mettersi dalla parte degli occupanti?

E’giusto che vi incazziate a morte se qualcuno occupasse casa vostra e i Tibetani no?

metodi spicci in Tibet

metodi spicci in Tibet

 

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Oscar affascina il personale medico dell’ospedale Steere House di Providence negli Stati Uniti. Ha un bel mantello soffice di colore grigio-bianco, le sue zampine sono candide e vellutate. Ciononostante il bel micione crea inquietudine tra i pazienti nella casa di cura: già perchè l’animale sembra che riesca a presentire la morte dei malati. Il fenomeno è stato descritto anche dalla rivista medica New England Journal of Medicine. «Il gatto riesce sempre ad apparire nel luogo qualche ora prima che il paziente muoia».
MORTE
Il felino di due anni è stato allevato quando era ancora un cucciolo, è cresciuto nel reparto per demenza del centro di cura e riabilitazione «Steer House Nursing and Rehabilitation Center» nello stato di Rhode Island. Qua vengono assistiti pazienti malati di Alzheimer, Parkinson e altre malattie degenerative. Già all’età di 6 mesi il micio ha iniziato il suo personalissimo lavoro. Il personale medico si è accorto che il gatto era solito fare un giro quotidiano nei corridoi e nelle stanze dei ricoverati, esattamente come dottori e infermiere. Controllava spesso i residenti della casa, li annusava, li osservava e si metteva vicino alle persone, la cui morte avveniva di solito nel giro di poche ore. In 25 casi la «previsione» è risultata giusta. Quando il gatto si trova nella stanza di un ricoverato, il personale dell’ospedale ormai passa ad avvertire i congiunti. Perchè questo significa, nella regola, che il malato ha solo qualche ora di vita.
CONFORTO
«Non fa mai errori. Proprio come un sensitivo sembra che riesca a capire quando un paziente è vicino a morire», spiega il dottor David Dosa al New England Journal of Medicine. Dosa è un medico specialista di geriatria e professore presso l’Università di Brown a Providence. «Molti parenti trovano conforto in questo – prosegue Dosa -. Sono contenti se il micio tiene compagnia ai propri cari». E aggiunge: «Sembra che Oscar prenda molto sul serio il suo lavoro. Anche perchè di solito si tiene a distanza dalla gente. La sua non è una razza che si lega molto alle persone».
CAPACITA’
«E’ vero che il gatto riesce ad avvertire la morte meglio delle persone che lavorano in questa struttura – dice Joan Teno della Brown-University, medico curante e esperta nella terapia di malati terminali – ma non penso che questo sia un gatto sensitivo. Credo, invece, che ci sia probabilmente una spiegazione biochimica». Durante una visita ad una paziente, la dottoressa Teno, si è accorta che la donna non mangiava più, aveva problemi di respirazione e le sue gambe erano di un colore bluastro – sintomi che spesso indicano una morte imminente. Oscar in quel caso non è restato nella stanza. «Pensavo che questa volta si fosse sbagliato finchè più tardi – erano oramai passate dieci ore – è apparso, è rimasto per due ore vicino al letto della paziente, dopodichè è deceduta». Un giorno il gatto prodigio è salito sul letto di un’anziana paziente della stanza numero 313. La sua presenza ha allertato il personale della casa di cura. E quando il nipote della paziente ha chiesto il perchè della presenza del gatto, sua madre gli ha spiegato: «È qui per aiutare la nonna ad arrivare in cielo». La paziente è morta dopo mezz’ora.
MEDAGLIA
«La maggioranza delle persone che si trova nell’ospedale è così malata da non rendersi nemmeno conto quando arriva il gatto», riferiscono i medici. Non sanno quindi che li aspetta probabilmente una morte in meno di quattro ore. Finora non è stata trovata nessuna spiegazione all’insolita capacità del felino. «Sono cose difficili da studiare. Penso che probabilmente i cani e i gatti possano percepire cose che noi non riusciamo a sentire», ha detto Thomas Graves, esperto di felini e coordinatore del College dell’Università dell’Illinois. Nei giorni scorsi a Oscar è stata pubblicamente assegnata una piccola medaglietta per la sua «compassionevole assistenza ai ricoverati».

 

 

ps: gia’ ci sono schiere di detrattori,quelli ci sono sempre in ogni caso,che spergiurano contro. Ma lasciate perdere e una volta tanto lasciatevi prendere dalla semplicita’ poetica di un sogno: Oscar,il Caronte Buono,che traghetta ed accompagna le anime al loro destino, silenziosamente e con dolcezza, senza “batter col remo qualunque s’adagia”

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Non e’ assolutamente vero che bisogna mangiare carne a tutti i costi, perche’ le sue caratteristiche nutrizionali e proteiche sono essenziali e uniche.;Le proteine necessarie per il fabbisogno – in quanto costituenti fondamentali di tutte le cellule animali e vegetali – sono fonti di energia che troviamo in tanti altri cibi

 

1) Innanzitutto la soia in tutte le sue forme. Dai fagioli semplici al burger, al tempeh, al tofu, conosciuto come “formaggio vegetale”. Compreso il latte di soia. Spesso il sapore ci inganna, tuttavia cucinate in modo fantasioso e saporito sono un piatto stuzzicante e nutriente.

2) Fondamentali sono ovviamente i legumi. Fagioli, ceci, piselli, soprattutto lenticchie. Con il loro apporto di ferro e fibre sono una fonte importante di valori nutrizionali che se accostati ai cereali rappresentano un piatto completo paragonabile ad una bistecca, con tutti gli amminoacidi necessari al fabbisogno umano. Grazie alla facilità di cottura possono rappresentare una risorsa per piatti variegati, dal sugo all’insalata. Da non sottovalutare anche l’hummus, gustoso antipasto tipico del Medio Oriente, fatto con ceci secchi, cotti e frullati, insaporiti con succo di limone e aglio. Sulla stessa scia, ottime anche le falafel,  sifziose polpettine di ceci fritte.

3) Importante è  tutta la famiglia dei cavoli. Ricchi di fibre, hanno fatto ‘convertire’ anche la medicina allopatica sulla propria importanza nutrizionale. Non a caso le medicine cinese, fitoterapica e omeopatica già da tempo propugnano le virtù antitumorali di questa preziosa verdura utile anche a combattere l’ipertensione.

4) Da tenere in considerazione anche i formaggi e i latticini in generale. Grande apporto di proteine lo donano le mozzarelle e i formaggi a pasta dura (dal Bra al Cheddar fino al Gouda, passando per la Fontina e l’Emmenthaler). Ovviamente è consigliato propendere per quelli freschi in estate e quelli stagionati (più grassi) d’inverno. Importante e nutriente è pure loyogurt, che si può adattare a pasti diversi come colazione e cena.

5) Da non sottovalutare è tutta la gamma di cereali: a partire da grano, avena e riso, per giungere a ‘sfizi’ come il mais (ad esempio tostato), il sorgo, il miglio e la quinoa, alimento base degli andini, molto dotato di proprietà nutritive perché contiene fibre e minerali quali magnesio, zinco, fosforo e ferro. Particolarmente ricco di proteine è il seitan, cioè il glutine ottenuto con un procedimento meccanico che lo separa dall’amido. Privo di grassi saturi e di colestterolo, lo si può acquistre anche precotto, a fettine semplici. Cucinato con vari aromi, acquista un caratteristico sapore.

seitan

6) Essenziale è  pure la frutta. Poiché facile da digerire – specie in estate -, ricca di vitamine e fibre e senza dubbio migliore in un periodo in cui il caldo torrido causa disidratazione. Particolare rilievo merita anche la frutta secca glucidica, che ha molti zuccheri e pochi grassi. Tra quella lipidica, consigliamo (in quantità modica) la mandorla: riserva di magnesio e fosforo, è una miniera di proteine e calcio.

7) Delle alghe abbiamo già avuto modo di tessere le lodi, in quanto alimento ricco di preziose sostanze (aminoacidi, carboidrati, grassi insaturi, sali minerali e vitamine. Si prestano a diversi tipi di utilizzo e possono essere aggiunte a zuppe o minestre (alghe Kombu), come pure alle insalate (alghe Wakame, Hijlki, Arame) oppure tostate (alghe Nori).

8) Infine, per chi non è vegano, ci sono sempre le uova. Semplici da preparare e utilizzabili in mille aspetti: agglomerate, dolci, salate, sode o fritte.

 

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