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Pianura Padana assalita e sommersa da smog e polveri sottili

Pianura Padana assalita e sommersa da smog e polveri sottili

La foto sopra mi spaventa non poco , ci viviamo sotto quella coltre,si coltiva sotto quella coltre,piove su quella terra: La Pianura Padana

Ogni cittadino dell’Unione europea perde in media 8,6 mesi di vita a causa dello smog, in particolare delle polveri sottili. E la maglia nera va alla Pianura Padana, dove si arriva anche a 2-3 anni di vita. L’allarme arriva dai risultati del programma Cafe (Clean Air For Europe) della Commissione europea, che ha valutato gli effetti del Pm2,5 prodotto dalle attività umane sull’aspettativa di vita. E sono 800mila i morti a causa dell’inquinamento ogni anno. Se si considera anche quello all’interno delle abitazioni, si arriva a 1,3 milioni. Queste cifre, fornite dall’Organizzazione mondiale della sanità, sono state al centro del convegno RespiraMi, organizzato dalla Fondazione Policlinico di Milano.

Gli esperti puntano il dito in particolare contro la composizione delle polveri sottili: gli inquinanti sembrano essere oggi più pericolosi di una volta, aumentando il rischio di malattie respiratori, cardiovascolari e tumori. “Lo studio EpiAir, promosso dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie – ricordaPier Mannuccio Mannucci, direttore scientifico della Fondazione Policlinico – ha mostrato un innalzamento immediato della mortalità per cause naturali dello 0,69% per ogni aumento di 10 microgrammi/metro cubo di Pm10. Vuol dire che, laddove ci sarebbero normalmente 1000 decessi, se ne registrano 7 in più”. E “un’altra indagine sul Pm10 condotta in Lombardia ha stimato che qui gli sforamenti della soglia del 20%, raccomandata dall’Oms, provocano ogni anno 302 decessi, 231 dei quali si verificano a Milano”.

Oltre a polmoni e bronchi,  a soffrire delle sostanze inquinanti sono anche cuore e vasi. Pier Alberto Bertazzi, direttore della Clinica del lavoro del Policlinico di Milano, ha presentato al convegno i risultati di una ricerca in Lombardia in cui si documenta il legame tra il superamento dei livelli soglia di Pm10 e NO2 (biossido d’azoto) e il numero di decessi che si registrano ogni anno per cause cardiache, malattie cerebro-vascolari e problemi respiratori. “Una riduzione del 20% delle concentrazioni di questi due inquinanti è raggiungibile – assicura l’esperto – e determinerebbe una riduzione della mortalità a breve termine e dei ricoveri ospedalieri del 30%”. Secondo lo studio Apheis, pubblicato nel 2006 sull’European Journal of Epidemiology, la riduzione del Pm2,5 comporterebbe un risparmio ogni anno di quasi 17 mila morti. “Questi dati non possono essere sottovalutati – commenta Sergio Harari, direttore della Divisione malattie respiratorie dell’ospedale San Giuseppe di Milano – Una vastissima letteratura scientifica ha ormai chiaramente documentato che non esiste un vero valore soglia di tossicità: qualsiasi livello degli inquinanti causa danni, il loro effetto è presente anche a bassi livelli e aumenta in modo direttamente proporzionale all’aumentare delle concentrazioni degli inquinanti”.

Ieri,a Pechino, i due Grandi (GRaaandi????) del Mondo,Obama e Xi ,e tutti i loro compagni di merenda, hanno stabilito un accordo che recita cosi’:

Ci impegniamo a ridurre le emissioni entro il 2030.

Belle parole? Promesse ai posteri?

Intanto sottolineiamo che i due signori sono responsabili del 45% di emissioni di CO2 mondiale e poi cosa vuol dire ci impegniamo a ridurre?

Eliminare non ridurre. Punto e a capo.Basterebbe dedicare risorse economiche e scientifiche alla ricerca di fonti rinnovabili e alternative,anziche’ buttare tutto nelle solite cose:fossile,armamenti,guerre,colture geneticamente modificate,allevamenti intensivi di bestiame,virus per vendere farmaci , e tutte le amenita’ create per speculare.

2030? 15 anni di tumori e morte attendono ancora l umanita’,il mondo animale e vegetale.

Persone che non sanno rispettare i figli dei propri figli che verranno e tutta la natura, sono solamente IRRENSPOSSABILI ,perche’ sanno benissimo cosa sta succedendo ma fanno finta di non saperlo,anzi.

 

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colonia di pinguini alla deriva

colonia di pinguini alla deriva

 

Altro che palle,il livello di C02 nell atmosfera sta aumentando sempre piu’. Il cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento globale ed alla acidificazione degli oceani portera’ enormi problemi sia naturali che di sopravvivenza. I signori padroni del mondo continuano a rinviare i protocolli per la riduzione

PISCEREI SULLE VOSTRE TOMBE VOLENTIERI, STRONZI IPOCRITI ED EGOISTI.

L unico che si salva e’ il presidentissimo Pepe Mujica, ma quello e’ anni luce da tutti gli atri pseudopresidenti mondiali.Se avete tempoe voglia,ma ve lo consiglio, sentite il suo discorso al G20 di anni fa, qui

 

Il secondo bollettino annualedell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) non lascia ombra di dubbio: nel 2013 le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera hanno raggiunto un nuovo preoccupante record. I dati raccolti nel documento sottolineano ancora una volta quanto sia importante una decisione radicale e imminente che metta il Pianeta al sicuro dalla distruzione determinata dal cambiamento climatico e dalle conseguenze innescate dal fenomeno.

Il Bollettino Greenhouse Gas ha dimostrato che tra il 1990 e il 2013 c’è stato un aumento del 34% del radiative forcing – l’effetto di riscaldamento sul clima – a causa dei gas serra longevi come l’anidride carbonica (CO2), il metano e ilprotossido di azoto. Nel 2013, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è stata del 142% superiore rispetto all’era pre-industriale (1750), mentre per il metano e il protossido di azoto le percentuali sono state rispettivamente del 253% e del 121%.

Le accurate osservazioni hanno però dimostrato che i livelli di CO2 sono aumentati soprattutto tra il 2012 e il 2013 rispetto a qualsiasi altro anno a partire dal 1984, fenomeno probabilmente legato al ridotto assorbimento di CO2 da parte della biosfera terrestre oltre che dal constante aumento del gas. The Greenhouse Gas Bulletin del WMO, che si occupa di riferire sulle concentrazioni atmosferiche e non sulle emissioni di gas serra ha sottolineato come le emissioni rappresentino in effetti ciò che accade nell’atmosfera. Le Concentrazioni rappresentano infatti ciò che rimane in atmosfera dopo il complesso sistema di interazioni tra l’atmosfera, la biosfera e gli oceani. Circa un quarto delle emissioni totali derivano dagli oceani e un altro quarto dalla biosfera, riducendo in questo modo la quantità di CO2 nell’atmosfera.

 

“Sappiamo senza alcun dubbio che il nostro clima sta cambiando e sta diventando sempre più estremo a causa di attività umane, tra cui la combustione di combustibili fossili”, ha detto il segretario generale del WMO Michel Jarraud.

“The Greenhouse Gas Bulletin mostra che, lungi dal ridursi, la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera è effettivamente aumentata lo scorso anno al tasso più veloce in quasi 30 anni. Dobbiamo invertire questa tendenza riducendo le emissioni di CO2 e di altri gas ad effetto serra su tutta la linea. E’ una corsa contro il tempo.” ha concluso ricordando che l’anidride carbonica rimane nell’atmosfera per molte centinaia di anni e nel mare ancora più a lungo. Da ciò il rinnovo dell’appello affinchè si agisca al più presto visto che gli strumenti e la consapevolezza ci sono, sufficienti a dare ai nostri figli e nipoti un futuro meno incerto.

Nel bollettino è stata inoltre inserita una sezione relativa all’acidificazione di mari e oceani, fenomeno strettamente collegato al cambiamento climatico e all’aumento della temperatura globale.

“Il mare si trova ora a rappresentare il driver primario del clima e un attenuatore del cambiamento climatico del pianeta, e per questo è parte centrale delle discussioni sul clima” ha detto Wendy Watson-Wright,segretario esecutivo della Commissione oceanografica intergovernativa dell’UNESCO.

“Se il riscaldamento globale non è una ragione abbastanza forte per ridurre le emissioni di CO2, l’acidificazione degli oceani dovrebbe esserlo, dal momento che i suoi effetti si fanno già sentire e aumenteranno per molti decenni a venire. Mi unisco alla preoccupazione del Segretario Generale del WMO Jarraud, non abbiamo più molto tempo” ha concluso.

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Sempre piu’ si maledicono i mutamenti climatici appellandosi ad entita’ e,o cause soprannaturali. Non c’e’ niente di soprannaturale e nemmeno i santi in paradiso ne han colpa o ci possono far qualcosa,loro lo sanno bene che la colpa e’ solo ed esclusivamente dell’homo sapiens e della sua sfrenata ambizione senza limiti che rasenta,sempre piu’,la follia.

Fino al secolo scorso i cambiamenti climatici erano dovuti a cause naturali ma, per gli ultimi 150 anni, la comunità scientifica li ritiene dovuti all’azione dell’uomo, sotto forma di alterazione dell’effetto serra.

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Se c’e’ qualcuno da ringraziare, per un luglio piovoso o un novembre caldo, sono solo i finti dominatori del mondo:I signori del G8. Gente che sempre piu’ rimanda il controllo di emissioni nel nome dello sviluppo e della crescita e ,in particolar modo,del profitto.Se sono li da parecchio tempo a rimpinzarsi le pance ,e sempre gli stessi, e’ perche’, tutto sommato, e’ anche causa nostra .Noi che continuiamo a seguire le sfrenate strategie consumistiche,noi che vogliamo sempre cose superflue,noi che snaturiamo il nostro modo di alimentarsi,di vestirsi,di agire. NOI CHE LI VOTIAMO sempre e comunque ed ascoltiamo a bocca aperta i loro rendiconti e giustificazioni sparati da media compiacenti,spesso di regime,sul nostro ultimo LCD a 50 pollici o sul nostro nuovo smartphone.

Ci fa comodo cosi’. Nemmeno ci passa per la mente di voler cambiare,anzi,vogliamo solo “progredire”,vogliamo toglierci inutili e dannosi sfizi. Non ci passa nemmeno per la mente che questa continua ricerca a chissa’ cosa,significa sofferenza per la massa,sofferenza per il mondo animale,sofferenza per il mondo vegetale, sofferenza che,purtroppo,ha intrapreso il punto di non ritorno.

SI,LA TERRA HA VALICATO IL PUNTO DI NON RITORNO e non riesce piu’ a generare “in tempo” quello che il genere umano consuma..consuma..consuma.

Si contano 29 chili di suolo, 2.2 tonnellate di acqua e 4.1 litri di gasolio consumati giornalmente da ogni singola persona del Pianeta.

Un dato allarmante quindi, soprattutto se si moltiplicano questi valori per l’intera popolazione mondiale. Sette miliardi di uomini consumano una porzione gigantesca e impressionante della Terra ogni giorno.

La quantità di cibo e di materie prime divorate giornalmente da ognuno di noi è quindi davvero inaspettata e colpisce delle risorse non rinnovabili e non sostituibili.

L’analisi è stata presentata in questi giorni da Julian Cribb, scrittore e divulgatore scientifico, alla seconda conferenza australiana di scienze a Canberra (la Earth System Outlook).

Gli scienziati si sono riuniti per affrontare il problema dell’impatto sul Pianeta da parte delle attività umane che, a partire dalla rivoluzione industriale, hanno modificato profondamente l’atmosfera, il clima e il suolo, hanno ridotto la diversità della biosfera e alzato il livello delle acque del mare.
In un’epoca definita per questa ragione ”antropocene” gli impatti delle attività umane diventano pericolosi quando il cambiamento indesiderato risulta essere ingestibile.

La situazione è allarmante se si pensa ai dati forniti dalla Fao, la quale rivela che già la metà del pianeta è degradata e la Terra continua a perdere dai 75 ai 100 miliardi di tonnellate di suolo ogni anno, finiti principalmente in mare. Ma ciò che è peggio è che sono necessari migliaia di anni perchè si riformino.

Infine, i 4 mila chilometri cubi di acqua estratti annualmente dal sottosuolo, e il rapido consumo di petrolio con l’incessante sviluppo dell’industria automobilistica, indicano che l’impatto potrebbe essere disastroso.

Secondo Cribb il punto di non ritorno relativo al sistema-cibo mondiale sarà raggiunto nel prossimo mezzo secolo, a meno che non vengano attuati piani e cambiamenti radicali e globali nell’agricoltura industriale, nelle città e nell’alimentazione.

Oggi forse una possibilità c’è ancora. Secondo lo scienziato siamo ancora in tempo per risolvere il problema, ma i cambiamenti devono essere globali e repentini.

Lo ha sostenuto anche nel suo libro The Coming Famine: the global food crisis and how we can avoid it, pubblicato nel 2010. In esso Cribb accusava soprattutto il sovraconsumo e la crescita mondiale della popolazione, e proponeva la crescita del 300% dell’acquacoltura, lo sviluppo della produzione delle alghe (nell’alimentazione e nella produzione di combustibile e plastiche), lo sviluppo dell’agricoltura urbana e la diversificazione delle colture.
Rivela infatti, che ”ci sono 25 mila piante commestibili sul pianeta Terra, e il 99% di esse sono sconosciute alla maggior parte della popolazione”, un potenziale alimentare ancora da scoprire.

Se non verrà attuato un piano immediato la situazione potrebbe peggiorare e innescare un processo incontrollabile e disastroso.

In climatologia il termine mutamenti climatici indica le variazioni a livello più o meno globale del clima della Terra, ovvero variazioni a diverse scale spaziali e storico-temporali di uno o più parametri ambientali e climatici: temperature (media, massima e minima), precipitazioni, nuvolosità, temperature degli oceani, distribuzione e sviluppo di piante e animali (cambiamento dei valori medi). Secondo il Quinto Report sui cambiamenti climatici dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, “Il riscaldamento del sistema climatico è in equivocabile, e, dal 1950, molti dei cambiamenti osservati sono senza precedenti nei precedenti decenni e millenni. L’atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, la massa di neve e ghiaccio è diminuita, il livello del mare è aumentato, e le concentrazioni di gas ad effetto serra sono aumentate.[1]

A volte questo termine viene utilizzato come sinonimo di riscaldamento globale, ma in realtà genericamente esso comprenderebbe in sé anche le fasi di raffreddamento globale e la modifica dei regimi di precipitazione. La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change o UNFCCC) utilizza il terminemutamenti climatici solo per riferirsi ai cambiamenti climatici prodotti dall’uomo e quello di variabilità climatica per quello generato da cause naturali. In alcuni casi, per riferirsi ai mutamenti climatici di origine antropica si utilizza l’espressione mutamenti climatici antropogenici. Grazie alla paleoclimatologia, la scienza che studia il clima passato della Terra, si sa infatti che la storia climatica della Terra attraversa continue fasi di cambiamenti climatici più o meno rapidi e più o meno ciclici, passando da Ere Glaciali ad Ere Interglaciali (considerando milioni di anni), daPeriodi glaciali a Periodi interglaciali (considerando migliaia di anni), da momenti di raffreddamento a momenti di riscaldamento (considerando decine e centinaia di anni).

Molti dei parametri che influenzano il clima sono in lento, ma continuo mutamento (attività solare, caratteristiche atmosferiche, parametri interni o esterni al pianeta,…) tanto che il clima di per sé non ha mai un carattere puramente statico, ma è sempre in fase di cambiamento, più o meno lento e sul medio-lungo periodo, alla ricerca di un nuovo equilibrio all’interno del sistema climatico passando da fasi più calde a fasi più fredde.

Nello studio dei mutamenti climatici bisogna considerare questioni pertinenti ai più diversi campi scientifici con caratteristiche tipiche di interdisciplinarità: Meteorologia, Fisica, Oceanografia,Chimica, Astronomia, Geografia, Geologia e Biologia comprendono molti aspetti correlati a questo problema, che può essere quindi considerato squisitamente di ambito multidisciplinare. Le conseguenze sulla comprensione o meno dei problemi correlati ai mutamenti climatici hanno profonde influenze sulla società umana, che deve confrontarsi con essi anche dal punto di vistaeconomico e politico.

In generale nello studio di un cambiamento climatico si evidenziano due distinte fasi: la rilevazione (detection) dell’avvenuto mutamento climatico, in genere facendo riferimento all’analisi diserie storiche dei dati atmosferici e che costituiscono dunque le evidenze sperimentali, e l’attribuzione (attribution) delle cause di tale mutamento, sulla scorta di studi mirati, che possono essere naturali e/o antropiche.

Quando un mutamento climatico avviene a scala temporale ristretta, ad esempio stagionale o annuale, si parla più propriamente di anomalia climatica tipicamente rientrante all’interno dellavariabilità climatica se non addirittura nella variabilità meteorologica della circolazione atmosferica (anomalia meteorologica).

Non c’e’ niente da fare? Possiamo fare ancora qualcosa?

si.Iniziando a modificare il nostro stile di vita ,a rispettare il mondo animale e vegetale,a rispettare la natura tutta.


Ci sono persone che la pensano cosi’e persone che stanno pensando di cambiare.

Sedetevi ed ascoltate questo meraviglioso discorso del grande Pepe Mujica,Presidente dell Uruguay,durante il G20 in Brasile.

E’ triste che certi discorsi bisogna scovarli quasi di nascosto e che vengano quasi boicottati,anziche’ divulgati.Qui

E’ meraviglioso che certe persone esistano e spero vivamente altre se ne possano aggiungere.

povero non è colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di più e più(Pepe Mujica)

 

Whatsupanddown’s Blog

Non sfidate la natura o la natura sfiderà voi.Non è la terra che appartiene all’uomo,ma l’uomo che appartiene alla terra

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Pepe Mujica Presidente  Uruguay

Pepe Mujica Presidente Uruguay

 

Non ha valore questa persona ,cosi’ come non ha valore il discorso fatto al G20 del 2012,guardate quei 10 minuti di liberta’ e amore,pronunciato a braccio e non leggendo appunti preconfezionati da solerti assistenti. Se dopo aver sentito quelle parole qualcosa non vi ha trafitto l’anima e il cuore,e ,perche’ no,un piccolo senso di ingiustizia vi scivola accanto,siete solamente delle persone aride e non meritate il meraviglioso pianeta del quali siamo SOLO OSPITI.

Il tempo è tutto

“La mia idea di vita è la sobrietà. Concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui, che però ti tolgono il tempo per vivere”. José Mujica, Presidente dell’Uruguay

Uomini cosi’ ce ne vorrebbero mille,centomila,un milione

Jose' Pepe Mujica

Jose’ Pepe Mujica

Presidente dell’Uruguay, si trattiene solo 485 dollari dello stipendio per vivere e destina gli altri 7500 alla beneficenza. Vive di poco, anzi di pochissimo, in una vecchia fattoria senza neppure l’acqua corrente, ma solo l’acqua del pozzo. È vegetariano, è sposato, ha diversi animali.Napolitano, vive al Quirinale e guadagna 239.192 euro all’anno, aumentati di 8.835 euro nell’anno in corso.

come si muove Napo.C'e' qualche differenza????

come si muove Napo.C’e’ qualche differenza????

povero non è colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di più e più

Ex guerrigliero tupamaro, 78 anni, “Pepe” Mujica, presidente dell’Uruguay, è stato spesso definito “il miglior presidente del mondo”grazie al suo stile esemplare, sobrio e modesto.
Appena eletto ha rifiutato la residenza presidenziale e continua a vivere, con la moglie, la senatrice Lucia Topolansky, in una “chacra” (una piccola fattoria) alla periferia di Montevideo dove si dedica all’orto e alla coltivazione di fiori.
Non usa Twitter, non ha email nè un conto in banca ma soltanto due vecchi maggiolini Wolksvagen (comprati nel 1987) e tre trattori.
Vive con il 10% del suo stipendio da presidente, circa mille euro dei diecimila che riceve.
Il 90% lo versa ad associazioni di promozione sociale.
Ciclista professionista da giovane, Mujica ha trascorso tredici anni in carcere.
Fu uno dei “nove ostaggi” durante la dittatura, definiti così perché i militari dichiararono che li avrebbero fucilati se i guerriglieri Tupamaros ancora in libertà avessero commesso attentati.

Anti-consumista, ateo dichiarato, Mujica ha discendenze italiane (liguri, per parte di madre).
Amatissimo dai ceti più poveri e odiatissimo dall’oligarchia è il promotore di una legge per la liberalizzazione della marijuana per stroncare il traffico dei narcos.
Dopo un concerto degli Aerosmith a Montevideo ha ricevuto in regalo una chitarra elettrica autografata dalla band e lui l’ha subito messa all’asta per versare i soldi raccolti al fondo per la costruzione di case popolari.

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Oltre che ad altre responsabilita’ ambientali quali deforestazioni selvagge,coltivazioni intensive OGM,coltivazioni “ossessive” di olio di palma e suo pesante utilizzo negli alimenti anche infantili, queste multinazionali “vantano”,secondo le analisi confermate da Oxfam,il pesante fardello di emettere 263,7 tons di gas serra,piu’ di Finlandia, Svezia, Danimarca, Norvegia e Islanda messe assieme.

Ma chi sono?

  • Associated British Foods
  • Coca Cola
  • Danone:

ACQUE MINERALI: Ferrarelle, Igea, Antica Fonte, Boario, Fausta, Vitasnella, Evian

YOGURT E AFFINI: Yogurt Danone, Vitasnella, Actimel, Danito, Danette

BISCOTTI E AFFINI (GRUPPO SAIWA): Ritz, Oro Saiwa, Oro Ciok, Crackers Premium Saiwa, Cipster, Biscotti Tuc, Pansaiwa, Urrà, Biscotti Vitasnella, Dolcezze del mondo, Le frolle, Wafer Saiwa, Lu

ALTRI PRODOTTI (GRUPPO GALBANI): Vallelata Galbani, Mozzarella Santalucia, Galbanino, Bel Paese, Certosa Galbani

  • General Mills:
  • Kelloggs
  • Marte,
  • Mondelez International,
  • Nestlé:

Acque minerali e Bevande: Claudia, Giara, Giulia, Levissima, Limpia, Lora Recoaro, Panna, Pejo, Perrier, Pra Castello, San Bernardo, San Pellegrino, Sandalia, Tione, Ulmeta, Vera, Acqua Brillante Recoaro, Batik, Beltè, Chinò, Gingerino Recoaro, Mirage, Nestea, One-o-one, San Pellegrino, Sanbitter.
Dolci, gelati, merendine: Le ore liete, Cheerios, Chocapic, Fibre 1, Fitness, Kix, Nesquik, Trio, Kit Kat, Lion, Motta, Alemagna, Baci, Cioccoblocco, Galak, Perugina, Smarties, Antica Gelateria del Corso
Cacao, caffè e derivati: Cacao Perugina, Nescafè, Malto Kneipp, Orzoro.
Carne e pesce: Vismara, Mare fresco, Surgela,
Frutta e Verdure (anche sottolio e sottaceto): Condipasta, Condiriso, Berni, la Valle degli Orti
Latticini e yogurt: Formaggi Mio, Fruit joy, Fruttolo, Lc1.
Olio e derivati: Sasso, Sassonaise, Maggi,
Latte in polvere: Guigoz, Mio, Nidina, Nestum.

  • PepsiCola
  • Unilever

Lipton Ice Tea, Coccolino, Bio presto, Omo, Surf, Svelto,Cif, Lysoform, Vim, Algida, Carte d’Or, Eldorado, Magnum, Solero, Sorbetteria di Ranieri, Findus, Genepesca, Igloo, Mikana, Vive la vie, Calvè, Mayò, Top-down, Foglia d’oro, Gradina, Maya, Rama, Bertolli, Dante, Rocca dell’uliveto, San Giorgio, Friol, Axe, Clear, Denim, Dimension, Durban’s, Mentadent, Pepsodent, Rexona,

 

 

Più emissioni di CO2 dalle “Big 10” del cibo rispetto a tutti i Paesi del Nord Europa. Un nuovo rapporto della Oxfam punta il dito contro le dieci grandi aziende alimentari mondiali che da sole, se raggruppate, riuscirebbero a diventare il 25/o Paese più inquinante del mondo.

L’analisi, chiamata “Standing on the Sidelines”, avverte come i marchi domestici più famosi nel mondo “non stiano facendo abbastanza” nonostante il cambiamento climatico minacci direttamente la fornitura continua degli ingredienti necessari per i loro prodotti, la loro forza economica e la necessità di alimentare un popolazione in crescita.
Secondo l’organizzazione le Big 10 – eccetto “poche eccezioni” – “sono complici silenziose della crisi climatica in atto”. “Non riescono ad utilizzare la loro esperienza, leadership e potere per trasformare la propria industria e spingere ad un’azione per il clima di cui il mondo ha bisogno”. Oxfam ribadisce infatti che le aziende sarebbero in grado di tagliare le loro emissioni combinate di 80 milioni di tonnellate entro il 2020. Le peggiori in questo senso sono – secondo Oxfam – Kelloggs e General Mills, che fra le altre cose “continuano a tollerare nella propria catena di approvvigionamento massicci tassi di deforestazione”, nonostante siano entrambe “altamente vulnerabili agli impatti del clima”.

Come conseguenza dell’aumento dei prezzi delle materie prime si stima infatti che il prezzo al dettaglio dei Kelloggs Corn Flakes possa salire di oltre il 44% nei prossimi 15 anni. “Queste aziende hanno il dovere di scendere in campo ed usare la loro influenza per richiedere provvedimenti climatici urgenti con governi ed altre industrie”, garantendo inoltre “che le loro catene di approvvigionamento siano in grado di produrre gli ingredienti in modi più equi e sostenibili”.

Il cambiamento climatico sta contribuendo ad un aumento significativo di tempeste, inondazioni, siccità e ad uno spostamento dei modelli meteorologici che causano cattivi raccolti, interruzioni delle forniture e picchi dei prezzi alimentari. Considerando quella che Oxfam chiama “la dimensione umana”, entro il 2050 si potrebbe arrivare ad un picco di 25 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni mal nutriti e portare alla fame 50 milioni di persone.

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