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Archive for the ‘mondo avariato’ Category

Bisogna rompere i maroni ,trapanare i cervelli di questi pseudoCavalieri dell’economia mondiale: Gli Obama,I Putin,I HU Jintao e tutti gli allegri compagni di merende che continuano a spremere il pianeta inondaqndo l’atmosfera e le acque di sostanze estremamente dannose….per poi versare lacrime da alligatore sulle vittime innocenti di “Eventi Straordinari Imprevedibili”, Come li chiamano loro

IMPREVEDIBILI????

Alla vigilia delle elezioni presidenziali, il tema del cambiamento climatico rischia di rientrare di prepotensulla za nel dibattito politico americano a causa dell’uragano Sandy. La maxi tempesta attesa nelle prossime ore costa orientale degli USA, in realtà, è solo l’ultima, in ordine di tempo, delle “bizzarrie meteorologiche” che hanno investito gli States negli ultimi mesi.

Dalle temperature miti dell’ultimo inverno alla siccità che ha colpito alcune aree del Paese, i cittadini americani hanno dovuto fare i conti, nell’ultimo anno, con fenomeni meteorologici inconsueti e spesso estremi. Tanto da cominciare a chiedersi se le conseguenze del cambiamento climatico non siano già dinanzi ai loro occhi.

Anche i climatologi, per anni convinti del fatto che il singolo fenomeno meteo non potesse essere ricondotto alle tendenze macroscopiche, stanno cominciando a collegare uragani, ondate di calore e periodi siccitosi proprio al cambiamento climatico di origine antropica.

Non sono in pochi, nella comunità scientifica, a ritenere che il “Frankenstorm” Sandy e altri eventi catastrofici che lo hanno preceduto siano in realtà da considerare a tutti gli effetti le prime conseguenze visibili – dal punto di vista meteorologico – del climate change, anche se su questo i pareri non sono unanimi.

Per molti studiosi, infatti, a differenza di altri fenomeni come le ondate di calore e l’aumento globale delle temperature, la frequenza e la distruttività degli uragani non rientra tra i possibili effetti del cambiamento climatico. Lo scetticismo – o cautela, a seconda dei punti di vista – deriva soprattutto dalla complessità del fenomeno e dalla scarsità di dati storici a disposizione, ma alcuni studi recenti  hanno comunque consentito di acquisire nuovi e importanti elementi.

L’aumento di temperatura degli oceani, in particolare, determina un incremento dell’evaporazione, che può a sua volta innescare tempeste più frequenti e più violente, come l’uragano Irene dello scorso anno. Altre ricerche condotte su dati meteorologici raccolti dal 1923, inoltre, sembrerebbero mostrare un collegamento tra gli anni più caldi e gli uragani peggiori, avvalorando ulteriormente la tesi della relazione tra riscaldamento atmosferico e potenza delle tempeste.

In conclusione, è presto per dire che singoli eventi come l’uragano Sandy possano dipendere direttamente dal cambiamento climatico in corso, ma la relazione tra il riscaldamento globale e la frequenza dei fenomeni meteorologici estremi è al centro di studi sempre più numerosi e autorevoli.

Una tesi che, tra l’altro, sembra convincere sempre di più anche l’opinione pubblica, tanto che domenica scorsa un gruppo di attivisti dell’organizzazione 350.org  ha promosso un sit-in a Times Square proprio per sottolineare il collegamento tra le cosiddette catastrofi naturali e il climate change.

Spiega Phil Aroneanu, co-fondatore del gruppo:

Non abbiamo mai fatto niente di simile prima, ma il cambiamento climatico non aveva mai alzato la testa in questo modo prima di adesso. Anche se non si può attribuire ogni tempesta al cambiamento climatico, la media di 5 gradi in più degli oceani ha prodotto molta più evaporazione che le tempeste raccolgono e scaricano su New York e Boston.

(fonte Greenstyle)

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STOP ALLA CACCIA SABATO E DOMENICA

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https://www.change.org/it/petizioni/stop-caccia-sabato-e-domenica-no-hunting-saturday-and-sunday-fermez-chasse-samedi-e-dimanche-halt-jagd-samstag-sonnstag-parar-caza-sabado-domingo

 

 

 

 

 

 

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I nostri cari governanti ed amministratori,amano il rischio(altrui)

Non bastavano le varie situazioni drammatiche dall’eternit di casale , a Porto Marghera,all’Ilva di Taranto,alla diossina di Inceneritori monstre,al pm10 delle città.e altre situazioni allarmanti….adesso ci aggiungono un altra ciliegina sulla torta:

In Italia arriva il mais OGM e al Nord semineranno il MON810 ,della Monsanto, nel 2013

“Il mais OGM provoca il cancro”. La Russia ha sospeso l’importazione di mais geneticamente modificato, commercializzato dalla colosso dell’agroalimentare Monsanto, dopo la pubblicazione di uno studio choc sulla tossicità del mais Ogm di tipo NK603.

L’equipe di Gilles-Eric Seralini, professore di biologia molecolare all’Università di Caen in Francia, ha realizzato un allarmante studio che rileva come i ratti nutriti con mais geneticamente modificato siano più soggetti ai tumori o a gravi malattie. E in Russia hanno deciso di correre ai ripari. “Finché non riceveremo una piena informazione sul caso, l’importazione e la vendita di mais NK603 geneticamente modificato sono temporaneamente sospese”, si legge in un comunicato.

Grazie ,cari politicanti,di volerci “così bene”

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Gli oceani rischiano di entrare in una fase di estinzione di specie animali senza precedenti. A tracciare la diagnosi e’ un rapporto di un team internazionale di 27 scienziati di 6 Paesi. Riscaldamento, acidificazione ma anche pesca eccessiva e inquinamento rappresentano i fattori di allarme rosso. questi elementi insieme stanno creando le condizioni di distruzione e che tre di essi erano presenti anche in ognuna delle precedenti fasi di estinzione di massa registrate nella storia della Terra.

il 57 per cento delle riserve marine è al limite della sostenibilità, ma un terzo di esse è già sfruttato ai limiti massimi.
Poi, gli scarichi di centinaia di città costiere, la perdita di habitat naturali, il disturbo umano di yacht e motoscafi. Il risultato è che più dell’80 per cento delle riserve di pesce è svanito. Il che fa male all’ambiente ma fa male anche ai pescatori che vedono la loro raccolta diminuire ad una velocità mai vista. E fa malissimo alle popolazioni del sud del mondo, che si affidano al pesce per quasi un quarto delle loro proteine animali.

Oggi le specie in pericolo nelle acque del pianeta sono quasi 1.700: 1.141 considerate vulnerabili, 486 in pericolo e 60 già estinte secondo la Lista Rossa stilata dall’International Union for Conservation of Nature (Iucn), network di organizzazioni per la difesa dell’ambiente. E in grande pericolo è anche il mare Mediterraneo, considerato un gioiello di biodiversità: contiene circa il 7 per cento delle specie marine sul totale mondiale, animali tipici dei climi temperati così come specie tipicamente tropicali.

Animali dal futuro incerto: delle 519 specie autoctone e sottospecie monitorate dagli scienziati, oltre l’8 per cento (43) è sotto minaccia. Quindici sono a rischio di estinzione come il pescespada e la cernia gigante, tredici in grave pericolo come il piccolo scorfano rosso e il gamberetto rosa, sedici sono considerate vulnerabili come il dentice e la corvina. E non c’è da stupirsi sapendo che il Bacino è percorso in lungo e in largo da 113 mila pescherecci.

«Questi dati sono incontrovertibili. E a determinarli è certamente l’overfishing, ma è anche l’inquinamento costiero che uccide le uova dell’80 per cento dei pesci che le depone, fino a 100 metri di profondità», dice Silvio Greco, biologo marino dell’associazione Slow fish. Così i pescatori catturano animali sempre più piccoli e i cicli di riproduzione sono sempre più brevi.

Il settore si è trasformato in una colossale industria che, sebbene non conti più di qualche migliaio di navi, è in grado di modificare radicalmente l’equilibrio naturale degli ecosistemi marini, privando la natura della capacità di rinnovare le proprie risorse. Perché è in funzione il doppio dei pescherecci rispetto a quelli che consentirebbero uno sviluppo sostenibile e armonioso del settore.

E alcune imbarcazioni sono vere e proprie fabbriche che utilizzano sonar, aerei e piattaforme satellitari per individuare i banchi, su cui si calano poi con reti lunghe parecchie chilometri o lenze dotate di migliaia di ami. A bordo gli uomini sono poi in grado di trattare tonnellate di pescato, congelarlo e imballarlo. Le imbarcazioni più grandi, che arrivano a 170 metri di lunghezza, hanno una capacità di stoccaggio equivalente a diversi Boeing 747. Le navi più grosse sono quelle della flotta della Russia e dell’Ucraina, quelle che navigano sotto bandiere ombra come Belize o Panama, o ancora gli scafi pirata senza bandiera registrata.

le autorità costiere dei diversi paesi non possono farci granché: al di fuori delle prime 12 miglia nautiche che si snodano lungo il litorale di un paese (zona di esclusività dei suoi pescatori), l’accesso alle risorse non è regolamentato. Così chiunque può superare facilmente questo limite, calare le reti e sfruttare le risorse marine. Per frenare l’invasione delle flotte italiane, spagnole e francesi, ad esempio, la Mauritania ha imposto dal 1 agosto scorso il divieto di cattura dei polipi giganti e limiti severi per i crostacei.
Mentre la numerosa flotta di Mazara del Vallo che una volta inseguiva i banchi solo nel canale di Sicilia ora si sposta verso le coste della Libia, Egitto, Cipro, sempre più ad est inseguendo rotte sempre più scarse di pescato e macinando centinaia di miglia. Una folle corsa per inseguire l’ultimo pesce. E andando avanti di questo passo rischiamo di vedere il tonno spostarsi dalle pescherie ai musei di storia naturale che testimoniano di specie antiche, dal T-rex al tonno rosso.

 

 

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La Namibia non è in grado di fornire spiegazioni scientifiche per l’annuale caccia ai cuccioli di foche e L’UNICO PAESE CHE RENDE LEGALE L’UCCISIONE(A BASTONATE) DI CUCCIOLI ANCORA IN SVEZZAMENTO,persino la Russia,da quest’anno, si è sottratta da questo orribile commercio.

 

Decine di migliaia di cuccioli di foca uccisi a bastonate a Cape Cross, una riserva naturalistica in Namibia. Gli animali uccisi vengono fatti sparire la mattina presto, così i turisti, ignari dello scempio compiuto sulla spiaggia idilliaca, possano godersi le loro vacanze.
Il gruppo Ambientalista Sea Shepherd parla di una scioccante crudeltà verso gli animali perpetrata con grande orgoglio.

Cape Cross è un santuario noto per ospitare una grande colonia di otarie del Capo.
I cacciatori si riuniscono lì dalle 6 del pomeriggio cacciano le madri e iniziano a bastonare i giovani ed i maschi.
Lo scopo di questa pratica è quello di ricavare pellicce, da cui ricavare cappotti da vendere in Asia e in Russia.
Per un cappotto di pelliccia, vengono uccise dieci foche.
Dopo il massacro, tutte le carcasse vengono trasportate via, arrivano le ruspe che ciniziano a cancellare le tracce di sangue e altri detriti prima dell’arrivo dei primi turisti sulla spiaggia di Cape Cross.
I cacciatori uccidono i cuccioli perchè la qualità della loro pelliccia è migliore. Risparmiano le madri per consentire la riproduzione per la prossima stagione di caccia, che va dal 1 luglio a metà novembre.
Il pene e testicoli dei maschi sono particolarmente popolari in Cina, dove si ritiene che essi abbiano poteri curativi.

Gli attivisti protestano contro barbara pratica nella riserva ogni anno, ma ad oggi non hanno ottenuto alcuna risposta da parte delle autorità della Namibia. Al contrario, i leaders del paese dell’Africa australe supportano i massacri, che consentirebbe di avere una maggiore popolazione ittica essenziale per l’economia del paese. Secondo Bernhard Esaù, Ministro del Commercio e dell’Industria, il numero di foche che quest’anno potrebbe essere ucciso è addirittura in aumento. In questa stagione di caccia più di 91.000 animali saranno uccisi a bastonate.

Per ogni pelliccia di foca un cacciatore riceve quattro euro. Chi si arricchisce è un uomo d’affari appartenente alla comunità turco-australiana, Hatem Yavuz, che opera da Istanbul, dove confeziona cappotti di pelliccia molto costosi.

Una cosa giusta sarebbe boicottare la Namibia in tutto e per tutto, un altra cosa,forse un po’ meno giusta(ma nn so) sarebbe quella di prendere il signor Yavuz ,i commercianti vari e i killers e bastonarli sui testicoli.

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