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Archive for the ‘inquinamento’ Category

rho-monza migliorata

14 CORSIE A CIELO APERTO , UNA BOTTA DI PM10 DA STRAMAZZARE AL SUOLO

 

La strada provinciale 46 Rho-Monza sarà trasformata in una superstrada con caratteristiche autostradali: il nuovo percorso di 9,2 km mette in collegamento diretto le tangenziali est e ovest con l’Autostrada dei Laghi (A8 e A9). Ma soprattutto, il progetto conta un totale di 14 corsie autostradali + 4 corsie complanari, il tutto inserito in un territorio densamente popolato indubbiamente inidoneo a ospitare un’infrastruttura di tali dimensioni.
Da tempo è stato creato il Coordinamento dei Comitati dei Cittadini dei cinque comuni (Baranzate, Bollate, Novate Milanese, Cormano, Paderno Dugnano) per la Rho-Monza, per ottenere che, quantomeno, gran parte del tratto sia interrato. E ora, in previsione della Conferenza dei servizi (uno strumento di coordinamento diretto a soppesare ed aggregare la pluralità degli interessi coinvolti) convocata per il 5 settembre, il Coordinamento chiama a raccolta i cittadini a partecipare numerosi al presidio indetto in concomitanza alla Conferenza, che si terrà sotto il Provveditorato interregionale alle opere pubbliche Liguria-Lombardia, piazzale Rodolfo Morandi 1, Milano, dalle 10 in avanti.

Il Coordinamento sottolinea che sul tavolo è stato messo il progetto originale della Provincia di Milano, quindi, non quello che prevede l’interrato: a questo punto l’interramento parrebbe definitivamente abbandonato da Stato, Regione e Provincia. Nella Conferenza, quindi, le parti in causa, cioè i Comuni in primo piano, dovranno esprimere un SI o un NO finale che decreteranno la costruzione, o meno, del progetto da sempre previsto dalla Provincia con il percorso a raso per Baranzate, Bollate, Novate Milanese e Cormano e il rilevato con le 14 corsie per Paderno Dugnano.

Il progetto Rho-Monza

In dettaglio, il nuovo itinerario a Paderno si sovrapporrà (con un nuovo ponte ad Arco) e affiancherà la Milano-Meda, supererà il fiume Seveso e la linea ferroviaria Milano-Como, per arrivare a collegarsi alla provinciale Rho-Monza. Di qui il tracciato correrà lungo la provinciale, che verrà riqualificata con interventi che adegueranno le attuali due corsie per senso di marcia alle caratteristiche autostradali. Verrà inoltre realizzata una variante a sud dell’attuale percorso, per allontanare l’opera dall’area abitata. A Baranzate, dove l’attuale provinciale si restringe ad una corsia per senso di marcia, il nuovo tracciato autostradale, realizzato a cura di Autostrade per l’Italia, proseguirà a Nord del centro abitato con una serie di gallerie artificiali e svincoli, per raccordarsi direttamente con il nuovo svincolo “Fiera” sull’autostrada A8 “dei Laghi”.
L’intervento costerà complessivamente 288 milioni di euro e sarà coperto per 217 milioni da Serravalle e per 71 da Autostrade per l’Italia, che realizzerà la tratta compresa fra la ferrovia Milano-Varese e la connessione con la fiera di Rho-Pero.
“La principale criticità di questo progetto, certo non l’unic, -dicono dal Coordinamento- è rappresentata dall’infrastruttura prevista per il collegamento tra la tangenziale nord e la Rho-Monza. Il Comune interessato all’opera è Paderno Dugnano. La connessione viabilistica tra le due strade avverrà con la realizzazione di un nuovo tratto di tangenziale, al momento inesistente, che prevede due corsie per senso di marcia ed una corsia di emergenza per un totale di 6 corsie. Questo nuovo tratto sarà affiancato all’attuale Milano-Meda, per la quale è previsto un potenziamento dalle attuali due corsie per senso di marcia, a tre corsie più emergenza, per un totale di 8 corsie. Se a questo aggiungiamo la realizzazione di complanari per la circolazione locale, si possono contare un totale di 14 corsie autostradali + 4 corsie complanari, il tutto inserito in un territorio densamente popolato indubbiamente inidoneo ad ospitare un’infrastruttura di queste dimensioni”.
Secondo le associazioni il progetto:
1)  non risolve la preoccupazione assoluta sulla qualità dell’aria (la stima di transito è di 200.000/220.000 veicoli/giorno, nello stesso spazio fisico attuale ove ne transitano circa 80.000);
2)  non risolve la preoccupazione altrettanto grave per l’aumento dell’inquinamento acustico;
3)  non risolve la preoccupazione sulla sicurezza (non) offerta a chi risiederà a dieci metri del tracciato autostradale, dove la velocità di transito sul progetto è 120 Km/h; determina:
4) comporterà un’erosione sensibile di territorio a verde;
5) comporterà una significativa riduzione del parco del Seveso;
6) comporterà impatto visivo e architettonico delle nuove infrastrutture;
7) comporterà peggioramento dell’ambiente e del tessuto sociale;
8) comporterà perdita consistente di valore delle case dei residenti.
Partecipiamo al presidio: è un atto di civiltà per consentire ai cittadini della Provincia di Milano e del Parco Sud (Rho è l’ultimo comune a ovest del Parco) di mantenere una qualità della vita dignitosa.
A supporto, firmiamo la petizione all’indirizzo http://www.change.org/it/petizioni/regione-lombaria-e-comitato-expo-2015-stop-alla-riqualificazione-della-strada-sp-46-rho-monza-2

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FOREST

 

Stando all’analisi pubblicata sulla rivista ‘Philosophical Transaction of The Royal Society’, la Groenlandia, ora occupata in buona parte da una calotta di ghiaccio, potrebbe in futuro essere ricoperta da distese boschive, almeno nella sua zona meridionale. Adesso sull’isola crescono solo quattro specie di alberi autoctoni, ma nei prossimi decenni ce ne saranno a decine.

”La Groenlandia ha il potenziale di diventare molto più verde”, spiega Jens-Christian Svenning dell’università danese di Aarhus. ”Le foreste costiere di conifere che oggi sono in Alaska e nel Canada occidentale, ad esempio, saranno in grado di prosperare su un’ampia parte dell’isola”.

Stando agli studiosi sono 44 le specie arboree che potrebbero trovare terreno fertile in Groenlandia. Alcune, in realtà, avrebbero già sull’isola le condizioni ideali. Il fatto che non siano ancora presenti, si legge nello studio, dipende in parte dalla lentezza con cui le foreste si espandono, e in parte dal fatto che la Groenlandia è molto isolata. In base alla simulazione, potrebbero volerci duemila anni prima che gli alberi autoctoni si diffondano in ogni area dell’isola in cui, nel 2100, il clima sarà favorevole al loro insediamento.

Nonostante questo limite, entro la fine del secolo alberi come la betulla artica potrebbero stabilirsi in quella parte di Groenlandia che è già ora libera dai ghiacci. Si tratta di un’area di 400mila km quadrati, quasi quanto l’intera Svizzera. Le ricadute positive non mancherebbero, dal business del legno alla caccia, dice Svenning, che tuttavia ammette anche qualche effetto collaterale soprattutto sulla flora e la fauna odierne.

Accanto alla minaccia per la biodiversità, c’è poi il rischio che l’uomo intervenga in modo improvvido. ”In futuro il suolo sarà molto più sensibile alle specie introdotte. Importare piante invasive – avverte Svenning – causerebbe uno sviluppo della natura molto caotico”. Al di là dei pericoli, però, resta comunque in piedi l’ipotesi di una Groenlandia – dallo scandinavo ‘Groenland’, Terra Verde – che potrebbe tornare, seppure tra un centinaio d’anni, a rispecchiare il proprio nome.

e da noi cosa succederà? DESERTO SAHARIANO IN PROGRESS?

STOP GLOBAL WARMING STOP CLIMATE CHANGE!!!!!

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aringhe

in Islanda si stanno ripetendo stragi bibliche di aringhe.

qualcuno dice è colpa della mancanza di ossigeno ,qualcuno dice è colpa della costruzione di un ponte..io penso sia ancora peggio

nessuno ne parla piu’ di tanto.

la terra ,la natura,l’aria,il mare …sono cose di second’ordine ..dettagli da continuamente rinviare in nome del progresso e del profitto

quando anche l’ultima aringa sarà sparita, vi acccorgerete che i soldi non si possono mangiare

 

La grande capacità dell’ homo sapiens moderno è quella di saper distruggere cose che sopravvivono da millenni, in un battito di ciglia.

 

QUALCUNO SPUTERA’ DAVVERO SULLE NOSTRE TOMBE

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Bisogna rompere i maroni ,trapanare i cervelli di questi pseudoCavalieri dell’economia mondiale: Gli Obama,I Putin,I HU Jintao e tutti gli allegri compagni di merende che continuano a spremere il pianeta inondaqndo l’atmosfera e le acque di sostanze estremamente dannose….per poi versare lacrime da alligatore sulle vittime innocenti di “Eventi Straordinari Imprevedibili”, Come li chiamano loro

IMPREVEDIBILI????

Alla vigilia delle elezioni presidenziali, il tema del cambiamento climatico rischia di rientrare di prepotensulla za nel dibattito politico americano a causa dell’uragano Sandy. La maxi tempesta attesa nelle prossime ore costa orientale degli USA, in realtà, è solo l’ultima, in ordine di tempo, delle “bizzarrie meteorologiche” che hanno investito gli States negli ultimi mesi.

Dalle temperature miti dell’ultimo inverno alla siccità che ha colpito alcune aree del Paese, i cittadini americani hanno dovuto fare i conti, nell’ultimo anno, con fenomeni meteorologici inconsueti e spesso estremi. Tanto da cominciare a chiedersi se le conseguenze del cambiamento climatico non siano già dinanzi ai loro occhi.

Anche i climatologi, per anni convinti del fatto che il singolo fenomeno meteo non potesse essere ricondotto alle tendenze macroscopiche, stanno cominciando a collegare uragani, ondate di calore e periodi siccitosi proprio al cambiamento climatico di origine antropica.

Non sono in pochi, nella comunità scientifica, a ritenere che il “Frankenstorm” Sandy e altri eventi catastrofici che lo hanno preceduto siano in realtà da considerare a tutti gli effetti le prime conseguenze visibili – dal punto di vista meteorologico – del climate change, anche se su questo i pareri non sono unanimi.

Per molti studiosi, infatti, a differenza di altri fenomeni come le ondate di calore e l’aumento globale delle temperature, la frequenza e la distruttività degli uragani non rientra tra i possibili effetti del cambiamento climatico. Lo scetticismo – o cautela, a seconda dei punti di vista – deriva soprattutto dalla complessità del fenomeno e dalla scarsità di dati storici a disposizione, ma alcuni studi recenti  hanno comunque consentito di acquisire nuovi e importanti elementi.

L’aumento di temperatura degli oceani, in particolare, determina un incremento dell’evaporazione, che può a sua volta innescare tempeste più frequenti e più violente, come l’uragano Irene dello scorso anno. Altre ricerche condotte su dati meteorologici raccolti dal 1923, inoltre, sembrerebbero mostrare un collegamento tra gli anni più caldi e gli uragani peggiori, avvalorando ulteriormente la tesi della relazione tra riscaldamento atmosferico e potenza delle tempeste.

In conclusione, è presto per dire che singoli eventi come l’uragano Sandy possano dipendere direttamente dal cambiamento climatico in corso, ma la relazione tra il riscaldamento globale e la frequenza dei fenomeni meteorologici estremi è al centro di studi sempre più numerosi e autorevoli.

Una tesi che, tra l’altro, sembra convincere sempre di più anche l’opinione pubblica, tanto che domenica scorsa un gruppo di attivisti dell’organizzazione 350.org  ha promosso un sit-in a Times Square proprio per sottolineare il collegamento tra le cosiddette catastrofi naturali e il climate change.

Spiega Phil Aroneanu, co-fondatore del gruppo:

Non abbiamo mai fatto niente di simile prima, ma il cambiamento climatico non aveva mai alzato la testa in questo modo prima di adesso. Anche se non si può attribuire ogni tempesta al cambiamento climatico, la media di 5 gradi in più degli oceani ha prodotto molta più evaporazione che le tempeste raccolgono e scaricano su New York e Boston.

(fonte Greenstyle)

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I nostri cari governanti ed amministratori,amano il rischio(altrui)

Non bastavano le varie situazioni drammatiche dall’eternit di casale , a Porto Marghera,all’Ilva di Taranto,alla diossina di Inceneritori monstre,al pm10 delle città.e altre situazioni allarmanti….adesso ci aggiungono un altra ciliegina sulla torta:

In Italia arriva il mais OGM e al Nord semineranno il MON810 ,della Monsanto, nel 2013

“Il mais OGM provoca il cancro”. La Russia ha sospeso l’importazione di mais geneticamente modificato, commercializzato dalla colosso dell’agroalimentare Monsanto, dopo la pubblicazione di uno studio choc sulla tossicità del mais Ogm di tipo NK603.

L’equipe di Gilles-Eric Seralini, professore di biologia molecolare all’Università di Caen in Francia, ha realizzato un allarmante studio che rileva come i ratti nutriti con mais geneticamente modificato siano più soggetti ai tumori o a gravi malattie. E in Russia hanno deciso di correre ai ripari. “Finché non riceveremo una piena informazione sul caso, l’importazione e la vendita di mais NK603 geneticamente modificato sono temporaneamente sospese”, si legge in un comunicato.

Grazie ,cari politicanti,di volerci “così bene”

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