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Archive for the ‘ecologia’ Category

“l’intesa negativa della Regione Emilia-Romagna costituisce motivo ostativo all’accoglimento dell’istanza».Questo il comunicato odierno, del Ministero dello sviluppo Economico,nei confronti di Erg Rivara Storage, che di fatto sancisce la chiusura del progetto di stoccaggio sotterraneo di gas nel circondario di RivarA-

C’è voluta la Naura per ficcare in testa a politici e politicanti sulla disgraziata scelta di costruire un impianto di stoccaggio in una zona altamente sismica. Non oso nemmeno pensare le conseguenze se fosse stato già operativo, questo “bombolone” enorme di gas.

Da piu’ di dieci anni, cittadini,ambientalisti si sono battuti per ostacolare un pericolo del genere, nato con il DL Letta del 23 maggio 2000 che permetteva lo stoccaggio di gas in unità geologiche profonde.

Restano ancora progetti  aperti,altrettanto assurdi:

l’Alta Velocità che sta facendo scivolare il Mugello,Il ponte dello stretto su zona sismica,il tunnell della Valsusa in zone ricche di amianto e falde acquifere,la nuova Val Molin e le sue testate nucleari USA, con dissesto idreogeologico e conseguenti alluvioni, e tutte le amenità scritte e prescritte in nome del cemento mafioso.

Speriamo che le cape comincino a funzionare,adesso,senza aspettare ulteriori “avvertimenti” naturali

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Ogni inizio di stagione balneare, c’è l’affannosa ricerca della bandiera blu, testimonial di spiaggia pulita e balneabile..si sa, gli alberghi ,le pensioni,le sdraio affittate con mutuo,hanno bisogno di vivere e sopravvivvre a tutti icosti…

…ma com’è davvero la realtà???

un triste lascito per le nostre future generazioni

 

Un mare di plastica, questo il ritratto del Mediterraneo che restituisce il rapportocondotto da un’equipe di ambientalisti e biologi marini dell’Istituto francese di ricerca sullo sfruttamento del mare (Ifremer) e dell’Università di Liegi (Belgio), che hanno preso parte alla spedizione ‘Expédition Med’, avvenuta nel luglio e agosto scorsi.

Su quaranta stazioni analizzate al largo di Francia, Spagna e Nord Italia, infatti, nel novanta per cento di queste è stata riscontrata la presenza di rifiuti in plastica entro i 20 centimetri dalla superficie dell’acqua. Si tratta di frammenti dal peso medio di 1,8 milligrammi.

Un dato, spiega l’Ifremer, che indicherebbe in media la presenza di circa 250 miliardi frammenti in plastica per tutto il Mediterraneo, pari a 500 tonnellate di rifiuti.

Si tratta, spiegano i ricercatori francesi e belgi, di una concentrazione non solo più alta di quella immaginata, ma che addirittura supera quella che riguarda i cosiddetti ‘continenti spazzatura‘ presenti nell’Oceano Pacifico e Atlantico.

In particolare, dallo studio emerge che la concentrazione più alta di rifiuti coincide con i prelievi effettuati al largo dell’Isola d’Elba, dove il numero di frammenti rilevato salirebbe a 892.000 elementi, contro una media minima di 115.000 frammenti plastici per chilometro quadrato.

In termini di impatto sugli ecosistemi, questo significa inquinamento delle acque marine ma anche rischio di sopravvivenza per le specie che le popolano. Il Mediterraneo, spiega infatti il rapporto francese, è diventato una ‘zuppa di plastica‘ mangiata dai suoi pesci. “Ogni anno un milione di uccelli marini e 100.000 mammiferi muoiono per i detriti marini”, ricorda inoltre il rapporto che spiega anche come dopo la spedizione 2010 sia stato avviato uno studio sull’impatto che l’assorbimento dei micro-rifiuti può avere sui pesci mictofidi (myctophids), i cosiddetti ‘pesci lanterna’.

La spedizione nel Mediterraneo continuerà per i prossimi tre anni –fino al 2013 – con l’obiettivo di monitorare anche le altre aree delmare nostrum (Marocco, Algeria, Tunisia, Malta, Croazia, Grecia, Turchia, Cipro, Siria, Libano e Israele).

Nel frattempo i ricercatori di Expedition Med hanno lanciato unapetizione per chiedere al Parlamento Europeo di salvare il Mediterraneo con misure che favoriscano il passaggio all’utilizzo di imballaggi riciclabili. Un’altra spinta verso il cambiamento, dopo l’entrata in vigore anche in Italia (dal 1 gennaio 2011) del divieto di commercializzazione dei sacchetti di plastica.

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Quasi 8.000 chilometri di litorali sono sotto pressione, fino a rischio scomparsa. A minacciarli l’erosione costiera, il degrado, la cementificazione selvaggia, l’inquinamento da terra e dal mare. Al punto che, nell’ultimo secolo, è già sparito l’80% delle dune, è stato eroso il 42% dei litorali sabbiosi e compromesso più del 50% delle nostre coste

Tratti di costa italiani, denuncia l’associazione, “sono spesso deturpati da agglomerati urbani, strade, porti, industrie e stabilimenti balneari, e accolgono 638 comuni costieri e quasi 18 milioni di persone (30 milioni considerando la fascia dell’immediato entroterra, ovvero più della metà degli italiani)”

(wwf)

e tra altri cento anni????

molti penseranno:” ma io non ci saro’ più!” vero, ma ci saranno i vostri figli e nipoti

THink poSItiVE

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Non bastava il riscaldamento globale derivato da frenetiche attività umane,non bastavano i continui rinvii sulle normative per le emissioni dell’allegra banda del G8.

Adesso disboscare per cementificare, sta diventando una “categoria protetta”

La Camera dei deputati brasiliana ha approvato la settimana scorsa il nuovo Codice forestale con alcune modifiche, rispetto al testo già passato al Senato, che favoriscono ulteriormente gli agricoltori, prevedendo tra l’altro il condono delle multe per i responsabili di disboscamenti illegali fino al 2008.

Con 274 voti a favore e 184 contro, la nuova versione del progetto, duramente contestato dagli ambientalisti, passa ora nelle mani della presidente della Repubblica, Dilma Rousseff, che potrà a sua volta trasformarlo ufficialmente in legge o respingerlo. Tra i punti più polemici approvati alla Camera, la concessione del “credito agricolo” a chi ha deforestato, la maggiore vulnerabilità delle aree situate sulle sponde dei corsi d’acqua e il permesso di disboscamento nelle vette di colline e montagne, che finora rientravano tra le zone ambientali protette. Per associazioni ecologiste come Greenpeace, se il nuovo Codice forestale non sarà respinto da Dilma significherà “l’inizio della fine delle foreste”.

(ANSA)

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Circa trent’anni fa, il giovane Jadav “Molai” Payeng ha iniziato a seppellire piccoli semi nella terra nell’arido cordone litorale, vicino al luogo in cui era nato, nella regione di Assam nell’India del Nord. Così, l’iniziale passatempo ed hobby è diventato un vero e proprio interesse e scopo. Decise così di tentare di coltivare questa zona, nel corso della sua vita, a tempo pieno, creando così un nuovo e rigoglioso ecosistema.

L’uomo ha attirato l’attenzione della stampa che lo ha cercato per conoscerlo meglio e scoprire come ha fatto a dare vita a questo meraviglioso stampo al paesaggio. Tutto è nato intorno al 1979, quando lui aveva circa quattordici anni. Scoprì un luogo popolato da moltissimi rettili morti:

“I serpenti sono morti per la calura, senza avere alcun albero che li potesse riparare. Mi sono seduto e ho pianto vicino a questi animali senza vita. Era un vera carneficina. Ho avvertito il dipartimento forestale e chiesto a loro se potessero piantare degli alberi nella zona. Mi hanno risposto che in quel posto non cresceva nulla. Invece, mi hanno chiesto di provare a far crescere i bamboo. E’ stato faticoso ma ce l’ho fatta. Nessuno mi ha aiutato, nessuno era interessato alla cosa”

I benefici a livello naturale si sono visti dopo poco. Ora la zona presenta un ecosistema in crescita continua e costante dove abitano diverse creature. La foresta, soprannominati “i boschi di Molai” ospita uccelli, tigri, rinoceronti ed elefanti.

Jadav “Molai” Payeng, ora 47enne, lo ha creato impegnandosi per trent’anni della sua vita.

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