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Archive for the ‘alimentazione’ Category

I nostri cari governanti ed amministratori,amano il rischio(altrui)

Non bastavano le varie situazioni drammatiche dall’eternit di casale , a Porto Marghera,all’Ilva di Taranto,alla diossina di Inceneritori monstre,al pm10 delle città.e altre situazioni allarmanti….adesso ci aggiungono un altra ciliegina sulla torta:

In Italia arriva il mais OGM e al Nord semineranno il MON810 ,della Monsanto, nel 2013

“Il mais OGM provoca il cancro”. La Russia ha sospeso l’importazione di mais geneticamente modificato, commercializzato dalla colosso dell’agroalimentare Monsanto, dopo la pubblicazione di uno studio choc sulla tossicità del mais Ogm di tipo NK603.

L’equipe di Gilles-Eric Seralini, professore di biologia molecolare all’Università di Caen in Francia, ha realizzato un allarmante studio che rileva come i ratti nutriti con mais geneticamente modificato siano più soggetti ai tumori o a gravi malattie. E in Russia hanno deciso di correre ai ripari. “Finché non riceveremo una piena informazione sul caso, l’importazione e la vendita di mais NK603 geneticamente modificato sono temporaneamente sospese”, si legge in un comunicato.

Grazie ,cari politicanti,di volerci “così bene”

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Il curry, o masala nella cucina indiana, è una spezia dal sapore -e odore- intenso e caratteristico. Nasce come una miscela di ingredienti quali curcuma, semi di coriandolo, cannella, zenzero, noce moscata, pepe nero, peperoncino, semi di fieno greco e, appunto, foglie di curry (chiamate “kari phulia” o foglie di “nim”). Al di là delle sue proprietà organolettiche questa semplice polvere color senape sembra essere una manna, sono già diversi anni che la comunità scientifica ha iniziato a prestare attenzione a questa spezia. Numerosi studi condotti nell’ambiente universitario hanno via via dimostrato come il curry possa essere un valio coadiuvante nella terapia contro diverse patologie.

Nel 2003 sono stati condotti studi a tappeto presso il centro oncologico MD Anderson Cancer Center dell’università del Texas a Houston. Il team del dottor Bharat B. Aggarwa riuscì a dimostrare la validità della curcumina, ingrediente base del curry, nella terapia contro il mieloma multiplo, un tumore del sangue, contro i vari melanomi, i tumori del tessuto cutaneo e contro la sclerosi multipla.

Sei anni più tardi, gli scienziati del Cork Cancer Research Centre hanno dimostrato che la curcumina aiuta l’abbattimento delle cellule cancerogene nel tumore all’esofago. “Gli scienziati sanno da tempo che alcune sostanze naturali potenzialmente possono neutralizzare le cellule cancerose, e la nostra ipotesi è che la curcumina in particolare abbia valide proprietà terapeutiche” aveva dichiarato la dott.ssa Sharon McKenna sul British Journal of Cancer.

Uno studio condotto dal dottor Giovanni Scapagnini, dell’Istituto di Scienze Neurologiche del CNR di Catania, in collaborazione con il Rockefeller Neuroscience Institute di Washington (DC) ha in seguito dimostrato al validità anche contro malattie degenerative come Parkinson e Alzheimer.

Su Cancer Research, una delle riviste più autorevoli della comunità scientifica mondiale, la Thomas Jefferson University, medical college di Philadelphia, ha fatto pubblicare questo inverno il lavoro del team della dottoressa Karen Knudsen. Lo studio voleva sperimentare un inibitore delle cellule tumorali resistenti alla terapia. Il test ha dimostrato che la curcumina è in grado di bloccare l’avanzata delle cellule maligne.

Recenti studi hanno dimostrato come la curcumina sia valida anche nella lotta contro uno dei tumori più aggressivi: quello all’intestino. Solitamente questo tipo particolare di cancro viene trattato con una miscela di farmaci nota come FOLFOX. Purtroppo il 40-60% dei pazienti non risponde alle cure. Questo tipo di trattamento inoltre non può essere molto lungo dal momento che influisce gravemente su tutto il resto del corpo. La Leicester University sta studiando come la curcumina sia in grado di sensibilizzare maggiormente le cellule cancerogene permettendo al FOLFOX di agire tempestivamente. “La prospettiva che la curcumina possa aumentare la sensibilità delle cellule cangerogene alla chemioterapia è eccitante perchè questo potrebbe significare dosi minori, in questo modo i pazienti potrebbero avere minori effetti collaterali e continuare a ricorrere al trattamento per più tempo”, ha dichiarato il professor William Steward. La sperimentazione è appena iniziata ma le aspettative sono molto ottimistiche. “La ricerca è ancora in una fase molto precoce, ma indagare il potenziale di sostanze chimiche vegetali per il trattamento del cancro è un settore interessante che speriamo possa fornire indizi allo sviluppo di nuovi farmaci in futuro”. ha continuato il professore.

La speranza è quella che con il tempo e con gli strumenti adeguati, la ricerca, messa nelle condizioni di poter lavorare, possa trovare soluzioni sempre più valide nella cura di gravi malattie. Basti pensare che sono bastati appena dieci anni di studi per far emergere come il curry, da valida spezia con buone proprietà antinfiammatorie, sia un prezioso alleato nella lotta al cancro

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Gli oceani rischiano di entrare in una fase di estinzione di specie animali senza precedenti. A tracciare la diagnosi e’ un rapporto di un team internazionale di 27 scienziati di 6 Paesi. Riscaldamento, acidificazione ma anche pesca eccessiva e inquinamento rappresentano i fattori di allarme rosso. questi elementi insieme stanno creando le condizioni di distruzione e che tre di essi erano presenti anche in ognuna delle precedenti fasi di estinzione di massa registrate nella storia della Terra.

il 57 per cento delle riserve marine è al limite della sostenibilità, ma un terzo di esse è già sfruttato ai limiti massimi.
Poi, gli scarichi di centinaia di città costiere, la perdita di habitat naturali, il disturbo umano di yacht e motoscafi. Il risultato è che più dell’80 per cento delle riserve di pesce è svanito. Il che fa male all’ambiente ma fa male anche ai pescatori che vedono la loro raccolta diminuire ad una velocità mai vista. E fa malissimo alle popolazioni del sud del mondo, che si affidano al pesce per quasi un quarto delle loro proteine animali.

Oggi le specie in pericolo nelle acque del pianeta sono quasi 1.700: 1.141 considerate vulnerabili, 486 in pericolo e 60 già estinte secondo la Lista Rossa stilata dall’International Union for Conservation of Nature (Iucn), network di organizzazioni per la difesa dell’ambiente. E in grande pericolo è anche il mare Mediterraneo, considerato un gioiello di biodiversità: contiene circa il 7 per cento delle specie marine sul totale mondiale, animali tipici dei climi temperati così come specie tipicamente tropicali.

Animali dal futuro incerto: delle 519 specie autoctone e sottospecie monitorate dagli scienziati, oltre l’8 per cento (43) è sotto minaccia. Quindici sono a rischio di estinzione come il pescespada e la cernia gigante, tredici in grave pericolo come il piccolo scorfano rosso e il gamberetto rosa, sedici sono considerate vulnerabili come il dentice e la corvina. E non c’è da stupirsi sapendo che il Bacino è percorso in lungo e in largo da 113 mila pescherecci.

«Questi dati sono incontrovertibili. E a determinarli è certamente l’overfishing, ma è anche l’inquinamento costiero che uccide le uova dell’80 per cento dei pesci che le depone, fino a 100 metri di profondità», dice Silvio Greco, biologo marino dell’associazione Slow fish. Così i pescatori catturano animali sempre più piccoli e i cicli di riproduzione sono sempre più brevi.

Il settore si è trasformato in una colossale industria che, sebbene non conti più di qualche migliaio di navi, è in grado di modificare radicalmente l’equilibrio naturale degli ecosistemi marini, privando la natura della capacità di rinnovare le proprie risorse. Perché è in funzione il doppio dei pescherecci rispetto a quelli che consentirebbero uno sviluppo sostenibile e armonioso del settore.

E alcune imbarcazioni sono vere e proprie fabbriche che utilizzano sonar, aerei e piattaforme satellitari per individuare i banchi, su cui si calano poi con reti lunghe parecchie chilometri o lenze dotate di migliaia di ami. A bordo gli uomini sono poi in grado di trattare tonnellate di pescato, congelarlo e imballarlo. Le imbarcazioni più grandi, che arrivano a 170 metri di lunghezza, hanno una capacità di stoccaggio equivalente a diversi Boeing 747. Le navi più grosse sono quelle della flotta della Russia e dell’Ucraina, quelle che navigano sotto bandiere ombra come Belize o Panama, o ancora gli scafi pirata senza bandiera registrata.

le autorità costiere dei diversi paesi non possono farci granché: al di fuori delle prime 12 miglia nautiche che si snodano lungo il litorale di un paese (zona di esclusività dei suoi pescatori), l’accesso alle risorse non è regolamentato. Così chiunque può superare facilmente questo limite, calare le reti e sfruttare le risorse marine. Per frenare l’invasione delle flotte italiane, spagnole e francesi, ad esempio, la Mauritania ha imposto dal 1 agosto scorso il divieto di cattura dei polipi giganti e limiti severi per i crostacei.
Mentre la numerosa flotta di Mazara del Vallo che una volta inseguiva i banchi solo nel canale di Sicilia ora si sposta verso le coste della Libia, Egitto, Cipro, sempre più ad est inseguendo rotte sempre più scarse di pescato e macinando centinaia di miglia. Una folle corsa per inseguire l’ultimo pesce. E andando avanti di questo passo rischiamo di vedere il tonno spostarsi dalle pescherie ai musei di storia naturale che testimoniano di specie antiche, dal T-rex al tonno rosso.

 

 

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Allan Taylor, 78 anni, ingegnere petrolifero in pensione a Middlesbrough, in Gran Bretagna. Lo scorso aprile gli era stato diagnosticato un cancro incurabile. Il tumore era esteso dal colon all’intestino. Per i medici non c’era più nulla da fare, nessuna speranza. Ma Allan non si è dato per vinto e si è messo a cercare informazioni su internet.

Dopo varie ricerche si è convinto a provare una semplice soluzione. Ha deciso di cambiare drasticamente la sua dieta. Un nuovo regime alimentare a base di erbe, spezie e soprattutto curry, noccioli di albicocche e tavolette di selenio. Nessun tipo di carne o di prodotti freschi e preparati vegetali.

Risultato? Lo scorso 6 agosto, i medici hanno confermato che il tumore era sparito. Una guarigione miracolosa. Si tratta di un caso singolo, testimoniato dalle parole dell’interessato e da alcune fonti giornalistiche che hanno rivolto la loro attenzione al caso. La “dieta Taylor” ha infatti conquistato le pagine di autorevoli quotidiani

“Non c’è altro da dire: la mia dieta mi ha salvato la vita e in tutto mi è costata 30 sterline (circa 43 euro) a settimana”, ha detto Taylor

Il calvario del signor Taylor ha avuto inizio nel febbraio dello scorso anno. E’ stato sottoposto ad un intervento chirurgico, durante il quale gli è stato rimosso una sezione del suo colon. Ha poi iniziato una chemioterapia, durata 3 mesi. Come detto, ad aprile di quest’anno, i medici gli hanno comunicato che il cancro non solo non era scomparso, ma si era esteso all’intestino. La dieta lo ha salvato.

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Nel 2050 potremmo dover diventare tutti per forza vegetariani come unica soluzione per far fronte all’aumento demografico unito alla scarsità d’acqua.Nei prossimi quattro decenni la terra passerà da 7 miliardi di umani a 9 miliardi, un aumento netto di 2 miliardi che renderà ancora più drammatica la carenza di cibo. Se l’umanità continua a cibarsi ai ritmi attuali, e soprattutto seguendo la dieta odierna, entro il 2050 ci aspettano catastrofiche carenze alimentari. E per catastrofe si intende qualcosa di molto peggio della tutt’altro che rosea realtà attuale: già oggi, secondo cifre dell’Onu, 900 milioni di persone vanno a letto affamate tutte le sere e 2 miliardi sono da considerare malnutrite.

La prospettiva è contenuta in un rapporto dello Stockholm International Water Institute, pubblicato in occasione della Settimana Mondiale dell’Acqua, una conferenza annuale organizzata con i principali esperti dall’istituto svedese.

Il documento ha elaborato diversi scenari di consumi di cibo, confrontandoli con le stime sulla disponibilità d’acqua e sull’incremento demografico previsto, ricordando che per produrre un chilo di carne servono migliaia di litri d’acqua: “Non ci sarà abbastanza acqua per produrre il cibo necessario ai due miliardi di persone in più che ci saranno nel 2050 – scrive Malik Falkenmark, autrice del capitolo del rapporto sul tema – soprattutto se si manterranno i trend attuali, che vedono il mondo avvicinarsi a una dieta di tipo occidentale con il 20% delle proteine assunte derivanti dagli animali”.

L’unico scenario sostenibile, afferma il documento, vede un consumo di carne corrispondente al massimo al 5% del totale, e l’introduzione di un sistema di commercio del cibo che faccia in modo che i paesi che hanno un surplus d’acqua riescano ad aiutare quelli che affrontano episodi di siccità.

 

 

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