Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘ecologia’ Category

In Italia, ogni 10.000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa delle polveri sottili.

Complimenti alle varie giunte multipartitiche,alle varie provincie multipartitiche,alle verie regioni multipartitiche…e alle loro “eccezionali” politiche ambientali.

In alcuni ,noti comuni, si puo’ pagare anche per inquinare…basta un ticket, in alcuni noti comuni vengono incenerite tonnellate di rifiuti non differenziati,in alcuni noti comuni si favoriscono le auto a scapito di altro,in alcuni noti comuni si è certi che basta fare qualche blocchicello del traffico dalle 7 alle 18 ( e solo di domenica) per risolvere i problemi( pero’ i pulman di tifosi possono circolare),in alcuni noti comuni esiste una trascurata attenzione algli scarichi industriali ed anche civili.

Comunque e ordunque!

Complimenti a questi signori. Con loro, siamo riusciti a piazzare ,noti comuni, nei primissimi posti. In  Europa stanno già preparando e confezionando il nostro premio, sotto forma di sanzione, da aggiungere alle altre sanzioni in materia di rifiuti,di caccia,di beni culturali,di diritti umani..insomma ,sempre piu’ Leader

Torino, Brescia e Milano sono state precedute solo da Plovdiv, in Bulgaria. Gia stuoli di solerti amministratori si stanno recando in Bulgaria per vedere come cio’ è possibile?

Eh NO!!! Non ci stiamo, il primato lo vogliamo tutto per noi.

ma voi mamme,papà, lo sapete che i vostri bambini sono i piu’ esposti?

Read Full Post »

 

Gli ambientalisti lanciano l’allarme: cozze e ostriche, ovvero l”oro nerò prelevato dai fondali del Mar Piccolo di Taranto, è a rischio diossina. Le analisi commissionate dal Fondo antidiossina del capoluogo jonico al laboratorio Inca (Consorzio Interuniversitario Nazionale di chimica per l’ambiente) di Venezia parlano chiaro: c’é una concentrazione di diossina e policlorobifenili che raggiunge i 13,5 picogrammi per grammo quando la legge fissa un limite di 8. C’é quindi uno sforamento del +69%. A rendere noti i dati, in un incontro con i giornalisti, sono stati il presidente del Fondo Antidiossina, Fabio Matacchiera e Alessandro Marescotti, presidente provinciale di Peacelink, che affianca la onlus tarantina nella ricerca. Aldilà delle vicende tedesche, si apre quindi, in Puglia, a Taranto, una questione determinante: c’é una contaminazione delle cozze. Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha convocato con urgenza per stasera un incontro tecnico per analizzare la situazione denunciata dagli ambientalisti: vi parteciperanno Comune, Provincia, Asl, Arpa e assessori regionali. E sulla questione è intervenuto anche il governo: Silvio Borrello, direttore generale per la sicurezza degli alimenti del ministero della Salute, ha detto che “si attende una comunicazione ufficiale da parte delle Regioni, alla luce dell’odierna richiesta di monitoraggio dei siti italiani a rischio-dispersione.

Se confermato il caso di Taranto, vogliamo partire con controlli ad hoc in collaborazione col ministero dell’Ambiente”. In campo sono scesi inoltre i Verdi: “Abbiamo chiesto all’Ue di fare controlli” sulla diossina, ha reso noto Angelo Bonelli, che giudica “estremamente allarmanti i dati sulla contaminazione resi noti dal Fondo antidiossina e da Peacelink”. Intanto, sempre Matacchera e Marescotti hanno annunciato oggi di aver appreso che la Procura della Repubblica di Taranto ha incaricato in queste ore la Capitaneria di Porto di raccogliere informazioni: “non è esclusa – hanno detto – l’apertura di un nuovo fascicolo per inquinamento ambientale”. Le analisi, hanno precisato i due ambientalisti, “non riguardano i mitili di allevamento su palo e su galleggiante long-line che godono di una situazione presumibilmente migliore, in quanto non poggiano sul fondale. La diossina non è idrosolubile”. “Può essere assorbita dai molluschi – hanno aggiunto – se i fondali inquinati vengono smossi. Diossine e Pcb dei mitili possono passare alle orate e ai saraghi che si nutrono delle cozze del fondale”. “Nel marzo del 2008 – hanno ricordato – PeaceLink scoprì in un pecorino locale valori di diossine e Pcb superiori ai limiti di legge (19,5 picogrammi per grammo di materia grassa, quando il limite è 6).

Il raffronto fra pecorino e frutti di mare ha evidenziato una maggiore contaminazione nei frutti di mare presi dal fondale del Mar Piccolo: 1314 picogrammi di diossine e Pcb per 100 grammi”. “Mangiando 100 grammi di questi molluschi – ha detto Matacchiera – si supera di 9 volte la dose tollerabile giornaliera di diossine e Pcb se consideriamo una persona del peso di 70 chili. Una donna di 50 chili invece supera di 13 volte la dose tollerabile giornaliera”. Queste sostanze, per gli ambientalisti, “si bioaccumulano nell’organismo e sono un rischio cancerogeno e genotossico. Hanno cioé il potere di modificare il Dna che viene trasferito ai figli”.

 

 

ps: ma la Puglia non è il posto dove si è avviata ANCHE la campagna dei “termovalorizzatori” ?

 

Read Full Post »

Londra ed il Tamigi ce l’hanno fatta! Dopo un attenta politica ambientale con chiusure di miniere,cave ed una scrupolosa attenzione alla depurazione delle acque civili ed industriali, il Tamigi ha ripreso vita e numerose specie ittiche ,mammiferi,vegetali, sono ritornate .

Da Noi…da noi…i fiumi STANNO MORENDO QUASI TUTTI.E’ una questione di mentalità? di politica?di disattenzione? di speculazione?di quello che volete.Fatto sta che è una faccenda altamente immorale e la Natura non se lo merita assolutamente .

Coloro i quali permettono,acconsentono,confermano questo sfacelo sono dei MALEDETTI IRRESPONSABILI.


Prima s’è affacciato il salmone, dopo un’assenza di decenni. Poi è tornata la lontra, si sono riviste le sogliole, sparute foche, anche. Persino i cavallucci marini hanno messo fine a un esilio secolare, e si stanno riorganizzando in colonie per tornare ad abitare quelle acque di Londra prima inospitali a causa dei veleni: il Tamigi, il fiume che era stato dichiarato “biologicamente morto” solo cinquant’anni fa, ha ripreso a vivere, tornando limpido come ai tempi che precedettero la Rivoluzione Industriale.

L’ultimo rapporto dell’Environment Agency, l’ente statale che gestisce i corsi d’acqua, fa gridare al miracolo. Non solo per quanto sta accadendo “dentro” l’Old Father Thames, come i londinesi chiamano il loro fiume. Ma anche per i dati, rivelati dall’Independent, degli altri “torrenti” del Regno Unito, prima fogne a cielo aperto, ora luoghi dove sta rinascendo la vita. La risurrezione della flora e della fauna lungo e dentro i canali della Gran Bretagna è il frutto di un lavoro sulla qualità dell’acqua che è stato un punto fermo nell’ecostrategia britannica, dalla Thatcher ad oggi.

Un quadro opposto a quello disegnato dal Wwf che ha realizzato la mappa del degrado dei fiumi italiani.
Cemento e rifiuti svuotano e alterano i nostri corsi d’acqua e minacciano trote, tinche, decine di pesci autoctoni, dal Piave al Loreto, in Sicilia. Il dossier del Wwf tratteggia un quadro desolante dei nostri fiumi, inquinati da scarichi a cielo aperto e depuratori non funzionanti. Una situazione che mette in pericolo di estinzione l’88% dei pesci di acqua dolce, e due terzi degli uccelli e dei mammiferi che vivono lungo i torrenti.
Il Regno Unito, da anni, ha preso un’altra strada, scegliendo la via maestra degli standard europei: certo, la chiusura di acciaierie e miniere ha aiutato. Ma questo non spiega da solo il miracolo britannico. L’Agenzia per l’Ambiente ha investito massicciamente nei depuratori. Ha iniziato a trattare tutti i reflui fognari di Londra, ha introdotto una legislazione più dura contro gli inquinatori. L’acqua pulita ha riaperto la strada al salmone. E quest’anno il Tamigi, che ospita 125 specie di pesci, ha vinto il Thiess River Prize, il riconoscimento internazionale che premia i progetti di recupero dei corsi d’acqua.

In Italia stiamo cinquant’anni indietro. “I nostri fiumi stanno morendo”, denuncia il Wwf. “L’autorità nazionale di bacino – accusano gli ambientalisti – non è mai nata, ed è stata sacrificata nel nome del federalismo, indebolendo così i controlli”. Lo stato del degrado è stato fotografato qualche mese fa da 600 volontari, che hanno setacciato 29 corsi d’acqua in tutte le regioni, alla ricerca della biodiversità perduta. Sul Loreto, in Sicilia, ad esempio, le briglie in cemento si moltiplicano, aumentando la velocità di scorrimento delle acque.
Sull’Agri, in Basilicata, sono stati individuati 74 sbarramenti e 26 depositi di rifiuti. Lungo l’Adda, poi, aumentano i cantieri e, in località Zelo Bompersico, sono stati scoperti anche scarichi non funzionanti che sversano liquami direttamente nel fiume, minacciato anche da coltivazioni di mais, che hanno “mangiato” salici e canneti.

Anche l’Aniene è avvelenato da depuratori inattivi. Scarichi abusivi sono stati denunciati pure nell’alto Tevere, mentre nel delta del Po sono state trovate allarmanti tracce di una biodiversità impoverita. Qui, i pesci-siluro e gli altri “oriundi”, spinti a nord dai cambiamenti climatici, hanno eliminato il 95% dei pesci autoctoni.
E così, nella lista rossa delle specie minacciate, sono finiti molti esemplari: solo il cavedano è fuori pericolo, ma lo storione, la trota marmorata e il ghiozzo di ruscello sono quasi spariti. Anguille e tinche sono a rischio in molti fiumi, ma sono state cancellate nel Volturno, in Campania: nella terra di Gomorra, c’è spazio solo per discariche di amianto e di eternit.


Read Full Post »

Questa è una domanda che si è posta Steven Amstrup e i ricercatori  dell’U.S. Geological Survey.

Hanno individuato le seguenti cause che stanno portando alla distruzione di una razza:

  • Emissioni
  • Caccia
  • Interazioni uomo-animale

Attualmente nella zona artica sopravvivono circa 22000 esemplari e,pare, che il punto di non ritorno non sia ancora stato raggiunto.

“”Quello che abbiamo trovato – spiega Amstrup – è che il punto di non ritorno non è ancora stato raggiunto, e che in presenza di una diminuzione dei gas la quantità di ghiaccio artico potrebbe invertire la tendenza attuale, che è di una diminuzione drastica, e stabilizzarsi nei prossimi decenni, salvando così gli orsi”. Secondo lo studio, però, oltre alle misure sulle emissioni servono delle iniziative mirate: “Bisognerebbe vietare del tutto la caccia – spiegano – e limitare al minimo indispensabile tutte le interazioni tra l’uomo e gli orsi”.

Bene! adesso bisogna sistemare il problema:

  • Emissioni:  Al posto di gozzovigliare e fare in continuazione foto ricordo alle spalle dei contribuenti, quelli del G8 , si decidessero a stabilire  UNA VOLTA PER TUTTE CHE:  il problema delle emissioni,dell’effetto serra,del riscaldamento globale E’ UN PROBLEMA MALEDETTAMENTE SERIO. Qualcuno di voi si vuole prendere la briga di scrivere al sig Hu Jintao,al sig Obama,al Sig Putin ed ai vari vassali,valvassori annessi , che si deve pensare al futuro e non  al presente? E si ,perchè se non glielo diciamo,mica si accorgono quelli,così intenti a spartirsi le “fette di torta”.
  • Caccia: Ma perchè non si sparano tra di loro?
  • Interazione uomo-animale: Non esiste. L’animale ha un codice di comportamento e rispetto maggiore di quello umano.Non potranno mai andare daccordo,salvo sporadici casi. Un animale rispetta i propri simili,accudisce e difende i propri piccoli,difende il proprio territorio,non distrugge l’ambiente,conosce il senso dell’amore…secondo voi ,l’uomo moderno è cosi?

Salviamo gli Orsi, se salviamo loro, salveremmo il pianeta e….

….anche noi stessi

Read Full Post »

Sbiadiscono i colori e diventano piu’ rade le chiome degli alberi delle foreste italiane, soprattutto per colpa di smog e caldo. Ma, piu’ in generale, a far ammalare le piante ci pensano i cambiamenti climatici. L’allarme per la ”situazione preoccupante” dei nostri boschi viene dai risultati del progetto di respiro europeo Life+ ‘Futmon’ (Further development and implementation of an Eu-level forest monitoring system), presentato a Roma, co-finanziato dalla commissione Ue con 35 milioni per il biennio 2009-2010 (24 Paesi membri e 38 partner) a cui l’Italia partecipa con il Corpo forestale dello Stato, in collaborazione con il Cnr e il Cra (Consiglio per la ricerca in agricoltura), e un investimento di 3,5 milioni. Secondo lo studio – che ha l’obiettivo di creare una rete di monitoraggio a lungo termine sullo stato di salute delle foreste europee – vanno perse ”oltre il 30% delle foglie”, mentre i colori si sbiadiscono di ”quasi il 10%”. I segnali di allarme riguardano ”il 35% degli ecosistemi forestali” colpiti da ”agenti biotici”, riconducibili a parassiti, funghi, insetti e batteri. Una fetta di responsabilita’ chiama in causa anche gli ”agenti abiotici”, e cioe’ minacce principalmente riconducibili ”ai cambiamenti climatici e all’inquinamento atmosferico”.

Fattori del ”degrado degli ecosistemi forestali” europei sono soprattutto smog, ozono, pulviscolo dell’aria e caldo. E anche se ”negli ultimi due anni non c’e’ stato un peggioramento”, anzi le conifere mostrano ”un sostanziale miglioramento” rispetto alle latifoglie (querce e castagni gli alberi piu’ danneggiati), i polmoni verdi sono colpiti da ossidi di azoto e ozono: i primi, derivanti dalla combustione dei motori a scoppio e dalle attivita’ industriali, ricadono al suolo con le precipitazioni modificando le caratteristiche del terreno; l’ozono invece diventa ”nocivo, insieme al pulviscolo atmosferico”, durante le calde giornate estive, provocando ”notevoli danni” e colpendo ”le specie piu’ sensibili”. Nel nostro Paese – in base ai recenti dati dell’Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi di carbonio – ci sono circa 12 miliardi di alberi (pari a 200 piante e quasi 1.500 metri quadrati di bosco per ogni italiano) distribuiti su 10,5 milioni di ettari di superficie, per un volume di 1,2 miliardi di metri cubi di legno e una biomassa di oltre 870 milioni di tonnellate.

Numeri ‘verdi’ che consentono di ‘stoccare’ in questi serbatoi naturali circa 435 milioni di tonnellate di carbonio, per un risparmio economico di emissioni di ga serra pari a un miliardo di euro, rispetto agli impegni del protocollo di Kyoto. Il titolo dell’albero piu’ diffuso lo vince il faggio con oltre un miliardo di esemplari che puntellano gli Appennini; Liguria e Trentino sono le regioni con il tasso di boscosita’ piu’ elevato (60% del territorio), Toscana e Sardegna quelle con piu’ superficie. La maggior parte dei boschi (68%) e’ di latifoglie, mentre il 64% delle superfici sono di proprieta’ privata, e il 28,5% dei boschi ricade all’interno di aree naturali protette.

io faccio parte di una generazione fortunata che ha vissuto fioriture,autunni, ancora di assoluto splendore…ma coloro i quali verranno ?  Che bene che gli vogliamo,vero? …per lasciar loro questa nefasta eredità

Read Full Post »

« Newer Posts - Older Posts »