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Archive for 24 ottobre 2013

tofuuuuuuu

 

Questo formaggio ottenuto dalla soia è un portentoso elisir di lunga vita: ripulisce il sangue, aiuta a digerire 
e tiene lontano il cancro

Il tofu è un alimento che deriva dalla soia fermentata. Si ottiene dai suoi fagioli che, dopo l’ammollo, danno origine a un liquido bianco: dalla coagulazione di questo “siero”, che viene mescolato al nigari (il residuo che deriva dall’acqua di mare quando si estrae il sale), si ottiene il tofu, detto anche “formaggio di soia” perché la sua consistenza assomiglia a quella di una formaggella fresca. A differenza dei formaggi tradizionali, il tofu non possiede lattosio ma proteine vegetali, Omega 3 e 6, ferro e una percentuale di sale più bassa. Le sue origini  sono asiatiche e risalgono al II secolo a.C. e pare sia stato inventato da un monaco taoista nel 160 a.C. Ancora oggi il tofu è un alimento base della cucina cinese e giapponese, ma in Occidente sta prendendo piede grazie alla sua azione curativa e protettiva su ossa, stomaco, circolazione e sistema immunitario. Non a caso nell’isola giapponese di Okinawa, che vanta una popolazione di ultracentenari, il tofu si mangia tutti i giorni ed è considerato un elisir di giovinezza. Scopriamo insieme perché…

 

Abbassa il colesterolo, rinsalda lo scheletro e previene le degenerazioni cellulari

Il tofu è tra gli alimenti che contribuiscono maggiormente a mantenere in salute il nostro organismo grazie al suo contenuto di proteine vegetali e ai suoi flavonoidi. Questi ultimi, in particolare, salvaguardano cuore e circolo combattendo l’azione dei radicali liberi.

 

Il tofu è un ottimo sostituto della carne ed è molto saziante

Anche solo 80-100 g di tofu al giorno aiutano la digestione, tengono lontane le malattie cardiache e, secondo le ricerche più aggiornate, aiuterebbero a prevenire i tumori ormonodipendenti (seno e prostata). Il tofu è anche un’ottima soluzione per chi deve ridurre il consumo di proteine animali e ha il colesterolo e i trigliceridi alti.

 

Tempeth e tofu: la vera differenza la fa il sapore

Entrambi sono derivati della soia e quindi fonti di proteine vegetali ma si differenziano soprattutto per il sapore, e poi per la lavorazione e i valori nutritivi. Il tempeth, detto anche “carne di soia” ha un sapore più marcato e un profumo dolciastro. Deve essere conservato in acqua salata e, una volta tagliato a fette, si cucina in vari modi: saltato, alla griglia, fritto. Non necessita di condimenti o salse particolari perché il sapore è già di per sé molto intenso. Il tofu, invece, è ottimo anche  fresco e ha un gusto più delicato.

 

Nella zuppa o in padella, 
si trasforma in piatto unico

Il tofu è un alimento insipido, quindi è necessario abbinarlo a salse e condimenti. Ottimo tagliato a pezzetti con le verdure saltate e nelle zuppe (è un ingrediente fondamentale della zuppa di miso che troviamo nel menu del ristorante giapponese).  Va bene anche aggiunto a cereali come bulgur, cous cous, miglio.

 

Il tofu compatto

Il tofu compatto si cucina a tocchetti in padella con salse, spezie o battuti d’erbe. Ottimo anche grigliato o al forno, insaporito con la senape. Prima di cucinarlo lo si può lasciare marinare in succo di limone ed erbe.

 

La versione “morbida”

Del tofu esiste anche una versione cremosa, che si spalma sul pane o si usa per ripieni e nelle torte salate, in sostituzione della ricotta o delle uova.

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Questo è un terribile e drammatico resoconto vissuto in prima persona.

Mille grazie a queste schifose generazioni di umani arrivisti ed egoisti

oceanic

 

 

L’oceano Pacifico è morto, è svuotato di ogni vita. Ci sono solorifiuti e barche per la pesca industriale intente a saccheggiare accuratamente quel poco che è ancora rimasto.

Sta facendo il giro del mondo, sui media di lingua inglese, ilracconto struggente, tragico e a suo modo poetico di un marinaio,Ivan Macfadyenivan , che ha ripetuto la traversata del Pacifico effettuata dieci anni fa. Allora fra l’Australia e il Giappone bastava buttare la lenza per procurare pranzo e cena succulenti. Stavolta in tutto due sole prede. Dal Giappone alla California, poi, l’oceano è diventato un deserto assoluto formato da acqua e rottami.

Nessun animale. Non un solo richiamo di uccelli marini. Solo il rumore del vento, delle onde e deigrossi detriti che sbattono contro la chiglia.

Il racconto di Ivan Macfadyen, vecchio marinaio col cuore spezzato dopo 28 giorni di desolata navigazione nel Pacifico, è stato raccolto dall’australiano The Newcastle Herald ed è stato variamente ripreso da decine e decine di testate, tutte in inglese.

Macfadyen ha navigato con il suo equipaggio a bordo del Funnel Web sulla rotta Melbourne -Osaka – San Francisco. Dice di aver percorso in lungo e in largo gli oceani per moltissimi anni, dice di aversempre visto uccelli marini che pescavano o che si posavano sulla nave per riposarsi e farsi trasportare. E poi delfini, squali, pesci, tartarughe… Stavolta nulla di tutto ciò: nulla di vivo per oltre 3.000 miglia nautiche.

Unica apparizione, poco a Nord della Nuova Guinea, quella di una flotta per la pesca industriale accanto ad una barriera corallina. Volevano solo il tonno, tiravano e ributtavano in mare – morta – ogni altra creatura marina.

E poi la parte più allucinante del viaggio, quella dal Giappone alla California, costantemente accompagnata dalla gran quantità di rottami trascinati in mare dallo tsunami del 2011, quello che ha innescato la crisi di Fukushima.

Rottami, rottami grandi e piccoli ovunque: impossibile perfino accendere il motore. Rottami non solo in superficie ma anche sui fondali, come si vedeva chiaramente nelle acque cristalline delle Hawaii. E poi plasticarifiuti di plastica dappertutto.

Nel racconto di Ivan Macfadyen un solo elemento è direttamente riconducibile ai tre reattori nucleari in meltdown sulla costa giapponese: dice di aver raccolto campioni destinati ad essere esaminati per la radioattività e di aver compilato durante il viaggio questionari periodici in seguito a richieste provenienti dal mondo accademico statunitense.

Però non si può non pensare a Fukushima quando Macfadyen afferma che nelle acque del Giappone il Funnel Web ha perso il suo colore giallo brillante e quando dice che uno dei pochissimi esseri viventi incontrati dal Giappone alla California era una balena che sembrava in fin di vita per un grosso tumore sul capo.

Sui social e nei commenti sul web si fa un gran parlare della relazione fra Fukishima e l’assenza di esseri viventi fra Giappone e California.

Io sottolineo tre elementi: primo, la sorgente di radioattività di Fukushima, sebbene molto intensa, paragonata alla vastità dell’oceano diventa come uno sputo in un fiume; secondo, nei dintorni di Fukushima e prima di diluirsi nella vastità dell’oceano la radioattività effettivamente si accumula nella catena alimentare e vi resterà per molti decenni; terzo, una desolazione vasta e assoluta come quella raccontata da Macfadyen si sposa benissimo con gli effetti della pesca industriale dissennata, senza bisogno alcuno di scomodare la radioattività i cui effetti sensibili – stando alle informazioni note – si limitano al tratto di mare davanti ad una parte delle coste giapponesi.

Il Pacifico è morto – si è rotto, per usare l’espressione di Macfadyen – e l’ha ucciso il genere umano, che sta al pianeta come una nuvola di cavallette sta ad un campo di grano. Macfadyen, raccolta il The Newcastle Herald nel seguito della storia, non ha voluto rilasciare altre interviste dopo quella che ha fatto così tanto rumore. Desidera però che il mondo sia consapevole di quanto egli ha visto. Accontentiamolo.

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