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Archive for maggio 2012

 

Pubblico,molto volentieri, il comunicato del Sindacato Vigili del Fuoco, post terremoto Emilia e antecedente la parata del 2 giugno-

“L’USB P.I. Vigili del Fuoco chiede la sospensione della parata del 2 giugno e chiede che i lavoratori del Corpo nazionale non vengano mandati ad esibirsi in una sfilata, ma a prestare la loro opera di soccorso tecnico urgente alla popolazione delle zone terremotate. Per l’USB VV.F., i Vigili del Fuoco sono un ente sociale, che non ha mai avuto alcun motivo di partecipare a parate militari o carnevalesche. Ancora più incomprensibile ed inaccettabile in questo momento la scelta di impegnare un folto gruppo di lavoratori  per la sfilata del 2 giugno, lasciando al contempo alcune zone terremotate prive di operatori.

Non basta dichiarare il lutto nazionale per mettere a tacere la coscienza sulla tragedia che sta colpendo l’Emilia. Non serve “mostrare i muscoli” con una parata, quando il nostro Paese viene messo in ginocchio dai debiti ed il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco subisce continui tagli lineari. Oggi, infatti, il soccorso tecnico urgente alla popolazione è assicurato solo ed esclusivamente con il raddoppio dei turni del personale  VV.F. e con la certezza che i lavoratori non saranno retribuiti, perché il Dipartimento non ha fondi e si appresta a nuovi tagli lineari.

Tagli che oggi si dimostrano drammaticamente irresponsabili, in quanto hanno anche contribuito a rendere sempre più precaria la sicurezza nei luoghi di lavoro, come risulta dalla lugubre conta dei lavoratori morti in Emilia. In questo momento i Vigili del Fuoco sono il primo ente preposto alla incolumità privata e pubblica a ricercare la catena di responsabilità  di chi ha autorizzato la lavorazione in capannoni con travi poggiate sui pilastri senza essere ancorate. Come lavoratori si interrogano, ed interrogano quella politica che fino a ieri considerava la  sicurezza come un onere per le imprese e ha fatto in modo di ridurre, se non eliminare, i controlli per garantirla. L’USB P.I. Vigili del Fuoco chiede dunque al Presidente della Repubblica ed al Governo di porre fine alle  parate  e di considerare i lavoratori del Corpo Nazionale per la lor

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Da anni , gli USA e compagni di merenda,ci bombardano di miscele misteriose, per scopi piu’ o meno oscuri..OSCURO E’ ANCHE IL SILENZIO IMBARAZZANTE DEI MEDIA

Dovrebbe essere un fenomeno naturale, invece, possono nascondere qualcosa di molto pericoloso.

Le scie bianche che lasciano gli aerei, secondo le informazioni ufficiali o ufficiose di organi competenti, sono il risultato di condensazione degli scarichi degli aerei, composti in prevalenza di acqua e ghiaccio le cui forme che assumono nel cielo sono d’attribuirsi ai venti che ne condizionano le loro evoluzioni. Per la loro natura le scie di condensazione si dissolvono in circa 30-50 secondi.

Quelle che a ciascuno di noi è capitato di vedere sono scie diverse, più lunghe e tanto persistenti da rimanere nell’aria anche alcune ore: sono le chemtrail, lescie chimiche, da non confondere con altre normali forme di scarico di sostanze da aerei, come l’uso di diserbanti nei campi, lotta agli incendi o la stimolazione di precipitazioni. Tuttavia, sebbene il principio sia lo stesso, le scie nei cieli possono nascondere qualcosa di molto pericoloso.

C’è chi sostiene che le chemstrail hanno natura sospetta e potrebbero far parte di un piano per far arretrare i livelli di vita dell’intera umanità, programmata a tavolino dai poteri forti finanziari mondiali.

Il sospetto che negli ambienti scientifici sta prendendo sempre più corpo è che volutamente si cerca di addebitare il riscaldamento del Pianeta alle emissioni delle industrie, per nascondere, forse, quelle che potrebbero essere  le vere cause:  esperimenti militari di modificazione del clima.

Ciò che queste scie chimiche possono determinare è la distruzione dell’ecosistema terrestre, della flora, della fauna e della sua popolazione.

A tal proposito, Clifford Carnicom, da molti sostenuto un esperto sull’argomento, ha completato una serie di rapporti impressionanti che dimostrano che la nostra atmosfera è attualmente satura dei residui di bario,come conseguenza delle manipolazioni meteorologiche per opera dei militari. La presenza dei sali alcalini metallici nei campioni di pioggia, raccolti in tutti gli Stati Uniti, indica che il pH atmosferico si sta modificando velocemente,  molto probabilmente a causa del bario.

Il bario facilita i progetti di modifica del clima, perché può generare la formazione di nubi ad umidità estremamente bassa, laddove le nubi naturali non possono formarsi. L’ossido di bario (un sale) è un disseccante e può essere usato dai militari per deumidificare le nubi ed impedire così le precipitazioni.

Sappiamo che i militari statunitensi stanno diffondendo in atmosfera, da anni, per mezzo di velivoli appositi, differenti composti di bario. L’università dell’Alaska ha diffuso il bario nello spazio per studiare le linee del campo magnetico della terra.

I militari hanno usato i sali di bario nei cieli di territori nemici, come Libia, Panama, Afghanistan ed Iraq, al fine di cagionare malesseri nella popolazione. Un rapporto recente della base dell’aeronautica di Wright-Patterson conferma che l’aviazione militare sta spruzzando il titanato di bario attraverso tutti gli Stati Uniti ed in Europa per facilitare gli studi avanzati sulle trasmissioni radar.

Alcune tesi mettono in relazione le scie chimiche alle epidemie di influenza, tra cui anche SarsAviaria, Mucca pazza. I  Centri per il Controllo della Malattia (in USA) in merito ad una epidemia di influenza hanno affermato che poteva essere dovuta a un “patogeno sconosciuto”: dal loro Aggiornamento al Compendio dell’Influenza del 6 maggio 2000, su 100 persone decedute, 11 erano morte a causa di questa “malattia di tipo influenzale”, ma il 99% dei pazienti malati risultava negativo ad un test per l’influenza.

I sintomi più ricorrenti riportati dai testimoni sulla scia di queste strisce bianche sono: tosse secca persistente, malessere respiratorio e intestinale, polmonite, affaticamento, letargia, capogiro, disorientamento, forte emicrania, dolori muscolari e alle giunture, epistassi, diarrea, feci sanguinolente, depressione, ansietà , incontinenza e tic nervosi. I primi a risentire degli effetti di queste scie chimiche sono gli anziani, i giovani e le persone indebolite da malattia o in cattive condizioni fisiche.

Racconta un preoccupato scienziato canadese di nome Neil Finley,  mentre guidava nella Statale 1 vicino a Victoria (British Columbia): “Mi fermai per vedere una piatta nuvola bianca, incredibilmente bianca, incredibilmente ampia. Era sconvolgente da vedere. La luce solare riflessa da quella enorme nuvola innaturale attraverso la sua sfumata visiera solare “occultava il sole”,racconta“in strisce prismatiche: tutto rosa, verde e viola”. “Una tale “birifrangenza”, –  ha spiegato Finley, “non si verifica mai con il vapore acqueo, perché la separazione dei colori si ha solo in un sistema di rifrazione cristallino”.

Tali interferenze prismatiche con lunghezze d’onda luminose avvengono solo con “materiale solido estremamente, estremamente fine”,- ha sottolineato Finley. “Queste fini particelle sospese generano campi di interferenza attorno ad ogni particella, cambiando il colore della luce“.

Finley ha detto che si stava riferendo specificamente agli agenti chimici rilasciati artificialmente nel cielo da “aviocisterne”. Mentre il vapore acqueo che si solidifica in cristalli di ghiaccio ad elevate altitudini può predisporre dei “paraeli” (cerchi luminosi) attorno al Sole e un’occasionale aureola attorno alla luna, “gli oleosi colori dell’arcobaleno visti molto più comunemente nelle scie dei jet e nelle nuvole artificiali sono firme chimiche”, afferma infine.

(fonte Eleonora Gitto-eCostiere)

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Ogni inizio di stagione balneare, c’è l’affannosa ricerca della bandiera blu, testimonial di spiaggia pulita e balneabile..si sa, gli alberghi ,le pensioni,le sdraio affittate con mutuo,hanno bisogno di vivere e sopravvivvre a tutti icosti…

…ma com’è davvero la realtà???

un triste lascito per le nostre future generazioni

 

Un mare di plastica, questo il ritratto del Mediterraneo che restituisce il rapportocondotto da un’equipe di ambientalisti e biologi marini dell’Istituto francese di ricerca sullo sfruttamento del mare (Ifremer) e dell’Università di Liegi (Belgio), che hanno preso parte alla spedizione ‘Expédition Med’, avvenuta nel luglio e agosto scorsi.

Su quaranta stazioni analizzate al largo di Francia, Spagna e Nord Italia, infatti, nel novanta per cento di queste è stata riscontrata la presenza di rifiuti in plastica entro i 20 centimetri dalla superficie dell’acqua. Si tratta di frammenti dal peso medio di 1,8 milligrammi.

Un dato, spiega l’Ifremer, che indicherebbe in media la presenza di circa 250 miliardi frammenti in plastica per tutto il Mediterraneo, pari a 500 tonnellate di rifiuti.

Si tratta, spiegano i ricercatori francesi e belgi, di una concentrazione non solo più alta di quella immaginata, ma che addirittura supera quella che riguarda i cosiddetti ‘continenti spazzatura‘ presenti nell’Oceano Pacifico e Atlantico.

In particolare, dallo studio emerge che la concentrazione più alta di rifiuti coincide con i prelievi effettuati al largo dell’Isola d’Elba, dove il numero di frammenti rilevato salirebbe a 892.000 elementi, contro una media minima di 115.000 frammenti plastici per chilometro quadrato.

In termini di impatto sugli ecosistemi, questo significa inquinamento delle acque marine ma anche rischio di sopravvivenza per le specie che le popolano. Il Mediterraneo, spiega infatti il rapporto francese, è diventato una ‘zuppa di plastica‘ mangiata dai suoi pesci. “Ogni anno un milione di uccelli marini e 100.000 mammiferi muoiono per i detriti marini”, ricorda inoltre il rapporto che spiega anche come dopo la spedizione 2010 sia stato avviato uno studio sull’impatto che l’assorbimento dei micro-rifiuti può avere sui pesci mictofidi (myctophids), i cosiddetti ‘pesci lanterna’.

La spedizione nel Mediterraneo continuerà per i prossimi tre anni –fino al 2013 – con l’obiettivo di monitorare anche le altre aree delmare nostrum (Marocco, Algeria, Tunisia, Malta, Croazia, Grecia, Turchia, Cipro, Siria, Libano e Israele).

Nel frattempo i ricercatori di Expedition Med hanno lanciato unapetizione per chiedere al Parlamento Europeo di salvare il Mediterraneo con misure che favoriscano il passaggio all’utilizzo di imballaggi riciclabili. Un’altra spinta verso il cambiamento, dopo l’entrata in vigore anche in Italia (dal 1 gennaio 2011) del divieto di commercializzazione dei sacchetti di plastica.

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Secondo le stime Adoc, mediamente le famiglie italiane buttano il 35% dei prodotti freschi, il 19% del pane e il 16% di frutta e verdura. Il fenomeno però non si limita alle sole famiglie. Se si considera l’intero percorso di produzione di alimenti, dai campi ai supermercati lo spreco sale a 20 milioni di tonnellate. Al giorno, ognuno dei 600 ipermercati della penisola butta 250 chilogrammi cibo, perché vicino alla data di scadenza o per ragioni estetiche. Questo costa al Paese più di dieci miliardi di euro nel settore agricolo, 1,2 miliardi nell’industria alimentare e 1,5 miliardi nella distribuzione. Per un totale di quasi 12,7 miliardi di euro l’anno

Nel 2010 ogni italiano ha buttato via 27 chilogrammi di alimenti ancora commestibili, 8,8 milioni di tonnellate in tutto, il 10% del totale europeo. Una perdita di 454 euro a famiglia.

e questo in tempo di “borse strette” per la crisi…figuriamoci in tempo di “borse grasse”

Un bambino su quattro nel mondo è sottopeso; percentuale che nei paesi meno sviluppati arriva ad uno ogni tre; cinque milioni di bambini sotto i cinque anni d’età muoiono di malnutrizione o fame.

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Quasi 8.000 chilometri di litorali sono sotto pressione, fino a rischio scomparsa. A minacciarli l’erosione costiera, il degrado, la cementificazione selvaggia, l’inquinamento da terra e dal mare. Al punto che, nell’ultimo secolo, è già sparito l’80% delle dune, è stato eroso il 42% dei litorali sabbiosi e compromesso più del 50% delle nostre coste

Tratti di costa italiani, denuncia l’associazione, “sono spesso deturpati da agglomerati urbani, strade, porti, industrie e stabilimenti balneari, e accolgono 638 comuni costieri e quasi 18 milioni di persone (30 milioni considerando la fascia dell’immediato entroterra, ovvero più della metà degli italiani)”

(wwf)

e tra altri cento anni????

molti penseranno:” ma io non ci saro’ più!” vero, ma ci saranno i vostri figli e nipoti

THink poSItiVE

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