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Archive for the ‘mondo avariato’ Category

Nessun politico di razza direbbe la “vera” verità su cio’ che esce da quei tristi comignoli che,purtroppo,sempre piu’ circondan0 le nostre città ,le nostre vite e SOPRATTUTTO QUELLE DEI NOSTRI FIGLI E NIPOTI.

Nessun politico di razza,oserebbe sputare su una torta da minimo 150milioni di euro fino anche 500 milioni..

pubblico volentieri una ricerca studio del Dott Ciniglio del comitato “Salviamo Tortona”

Nel 1976 un incidente nell’industria chimica ICMESA di Seveso rese famigliare il nome di una classe di composti chimici, fino ad allora sconosciuta ai non addetti ai lavori: le diossine.

Il volto di una bambina di Seveso deturpato dall’acne fece il giro del mondo e mise tutti davanti agli effetti devastanti prodotti dall’esposizione acuta a questi composti.
Ci sono voluti 20 anni per porre fine all’accesa polemica, scoppiata dopo Seveso, sui danni prodotti dalle diossine a seguito di un’esposizione cronica, a basse dosi, quale quella prodotta dagli inceneritori di rifiuti urbani.
Nel 1997 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro pubblicava i risultati sulla valutazione della tossicità della tetraclorodibenzoparadiossina (TCDD), ovvero la più pericolosa tra le circa 30 molecole appartenenti alla classe chimica denominata DIOSSINA.
Il verdetto formulato dagli esperti indipendenti dell’Agenzia non lasciava dubbi: LA TCDD È CANCEROGENA PER L’UOMO, e l’esposizione a questo composto aumenta il rischio di particolari tumori, quali i sarcomi dei tessuti molli e le leucemie.
A seguito di questo autorevole giudizio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1998 riuniva i suoi consulenti per riesaminare il valore della dose giornaliera tollerabile di diossina, che la stessa Organizzazione, nel 1991, aveva fissato in 10 picogrammi (pg) per kg di peso (un picogrammo equivale a un miliardesimo di mg).
I nuovi dati sulla cancerogenicità delle diossine suggeriscono l’opportunità di un ulteriore abbassamento di questo limite: TRA 1 e 4 PG PER KG DI PESO CORPOREO (PG/KG).
Questa norma significa che, giornalmente, una persona di 70 kg può assorbire al massimo 280 pg di diossine ( 70 kg per 4 pg), mentre per un bambino di 5 kg la dose giornaliera di diossine non dovrebbe superare i 20 picogrammi.
È utile precisare che la dose tollerabile giornaliera proposta dall’OMS non corrisponde ad una dose sicura (rischio zero), ma è il giusto compromesso tra un rischio aggiuntivo – estremamente basso – e la concentrazione “naturale” nel cibo, nell’acqua e nell’aria di questi composti, che si formano anche a seguito di eventi naturali quali, ad esempio, gli incendi nei boschi.
In base al più recente inventario (1995) delle emissioni di diossine, le maggiori fonti industriali di diossine in Europa, in grado di coprire il 62% delle diossine immesse in atmosfera, sono: inceneritori per rifiuti urbani: 26%; fonderie: 18%; inceneritori di rifiuti ospedalieri: 14%; attività metallurgiche diverse dal ferro: 4%.
Il restante 38% è attribuito a: impianti di riscaldamento domestico a legna, incendi, traffico.
La Comunità Europea, al fine di contenere l’emissione di diossina negli Stati membri, ha fissato per le diossine un limite all’emissione degli inceneritori: 0,1 nanogrammo per metro cubo (un nanogrammo è pari a un milionesimo di mg).
Questa concentrazione è nettamente inferiore a quelle riscontrabili nelle emissioni dei vecchi inceneritori (da 10 a 100 volte).
MA QUESTI VALORI NON SONO SINONIMI DI SICUREZZA, RISPECCHIANO SOLO LE PRESTAZIONI POSSIBILI CON QUESTI NUOVI IMPIANTI.
Come sappiamo, il pericolo delle diossine non deriva da quanto se ne respira, ma, letteralmente, da quanto se ne mangia.
Pertanto una corretta valutazione dell’impatto sanitario ed ambientale DEVE CALCOLARE LA QUANTITÀ COMPLESSIVA DI DIOSSINA EMESSA NEL TEMPO E VALUTARNE L’ACCUMULO NEI DIVERSI ECOSISTEMI, e in particolare negli alimenti.
Occorre quindi calcolare le concentrazioni in equilibrio, ossia la quantità di diossina immessa nell’ambiente in un determinato tempo e quella che scompare per degradazione nello stesso tempo.
Le diossine sono molto stabili; in particolare nei tessuti umani le diossine hanno un’emivita di ben 7 anni.
Questo significa che, anche interrompendo del tutto l’assunzione di cibi contaminati, occorrono 7 anni perché la concentrazione di diossine accumulata nei tessuti grassi umani si riduca della metà.
Come abbiamo detto, in ogni metro cubo di fumi emessi da un moderno inceneritore ci devono essere, al massimo, 0,1 nanogrammi di diossine.
Ma quanti metri cubi di fumi emette un inceneritore?
La risposta può venire dalle caratteristiche specifiche del progetto. Prendiamo il caso dell’inceneritore di Genova, che dovrebbe trattare 800 tonnellate di rifiuti al giorno, che corrisponde alla capacità minima di trattamento per rendere economica l’intera operazione.
Ebbene, un inceneritore che tratta 800 tonnellate al giorno di rifiuti emette dal proprio camino, ogni ora, 210.000 metri cubi di fumi. Questo grande volume di fumi è inevitabile, in quanto corrisponde alla quantità d’aria che occorre immettere nelle caldaie per avere l’ossigeno sufficiente per bruciare completamente i rifiuti.
Di conseguenza, la quantità di diossina emessa, in 24 ore, da un moderno inceneritore si può calcolare: 0,1 nanogrammi per 210.000 metri cubi per 24 ore = 504.000 nanogrammi al giorno. È meglio pesare le diossine in picogrammi, perciò 504.000 nanogrammi = 504.000.000 picogrammi.
Pertanto, un moderno inceneritore da 800 tonnellate al giorno emette in atmosfera – nel pieno rispetto delle norme – 504 milioni di picogrammi di diossine ogni 24 ore.
Un passo indietro; vediamo quanti picogrammi sono stati trovati:
1) in Belgio, nel pollame contaminato: 70.000 picogrammi per pollo
2) in un litro di latte: 1,75 picogrammi
3) nell’emissione di un’auto catalizzata, 1 litro di benzina: 7,2
picogrammi.
Ricordiamo sempre che la dose tollerabile giornaliera di un adulto è di 280 picogrammi.
In base a questi dati, si può facilmente calcolare che la quantità di diossina prodotta giornalmente da un moderno inceneritore che rispetti i più restrittivi limiti alle emissioni, fissati dalla Comunità Europea, cioè 504 milioni di picogrammi, equivale a:
– 7.200 polli belgi
– 2.400.000 litri di latte contaminato, non commerciabile
– emissione giornaliera di 70.000.000 di auto catalizzate dopo aver percorso, ciascuna, circa 10 chilometri.
Quindi le quantità di diossine emesse da un grande e moderno impianto di inceneritore possono avere effetti indesiderati se incautamente immessi nella catena alimentare.
Ovviamente non tutte le diossine prodotte da un inceneritore finiscono nel latte o nei polli, ma bisogna ricordare che un impianto di incenerimento:
1) funziona per almeno 20 anni;
2) se in Italia si passerà dall’attuale 16% ad incenerire il 65% dei rifiuti prodotti, è inevitabile che la quantità di diossine immessa nel nostro ambiente da questa specifica fonte aumenti, nonostante il minor impatto ambientale dei nuovi inceneritori;
3) le esperienze in atto dimostrano che la politica degli inceneritori incrementa la produzione di rifiuti e ne disincentiva il riciclaggio. Il motivo è banale: i grandi investimenti necessari per la costruzione e gestione degli inceneritori richiedono, per realizzare profitti, la costruzione di grandi impianti (più di 800 tonnellate al giorno) e l’afflusso costante di materiale ad alto potere calorifico;
4) è bene che si sappia che nei cassetti degli Enti Locali si trovano già i progetti di costruzione di ben 173 nuovi inceneritori, anche grazie ai generosi incentivi statali per la produzione di elettricità (una forma occulta di Tassa sui rifiuti) e alle procedure semplificate per le autorizzazioni alla costruzione di questi impianti;
5) l’applicazione del principio della precauzionalità alla gestione dei rifiuti obbligherebbe a rinunciare all’incenerimento e a puntare in modo prioritario sulla riduzione della produzione di rifiuti, sul riuso e sul riciclaggio dei materiali post-consumo.

Dr Carmelo Ciniglio

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l 27 settembre è l’Earth Overshoot Day: il giorno in cui il nostro consumo di risorse naturali sorpassa la produzione naturale annua della Terra.

L’Earth Overshoot Day è  il giorno nel quale iniziamo ad essere in debito ecologico nei confronti del nostro Pianeta. La data viene calcolata dal Global Footprint Network, attraverso lo studio di due indici: l’impronta ecologica e la bio-capacità della Terra.

In quasi 10 mesi è stato consumato il budget che sarebbe dovuto servire per 365 giorni: ovviamente il saldo del Pianeta è in rosso.Siamo in overshoot, ovvero in sovra-consumo: l’umanità consuma più di quanto la Terra può darle.

pagare il nostro debito ecologico saranno i mari e le foreste, che dovranno rispettivamente accogliere un maggiore scarico di rifiuti e assorbire anidride carbonica in più, l’aria, che sarà più inquinata. Inoltre, ci saranno cambiamenti climatici più frequenti.

Attualmente l’intera umanità sta usando ogni anno 1.5 volte la bio-capacità della Terra (cioè per fare in modo di consumare e inquinare allo stesso ritmo a cui la Terra produce e assorbe, ci servirebbero 1,5 pianeti). La percentuale è in crescita e, continuando così, prima della metà del secolo avremo bisogno di risorse per due pianeti.

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In Australia, all’inizio dell’800,furono importati i cammelli per trasporti in zone desertiche ed altro.

Oggi ,ci si è accorti, che ogn i cammello “scarica” metano pari ad una tonnellata di biossido di carbonio all’anno e ,si sa, cio’ contribuisce al fenomeno dell’effetto serra.

Ora, dopo aver valutato la situazione, alcuni eminenti scienziati e ,persino ambientalisti, hanno preso la storica decisione:

Per eliminare il fenomeno del biossido di carbonio in Australia bisogna, non ridurre drasticamente l’inquinamento industriale,il parco mezzi circolanti,il riscaldamento civile ed industriale,0 quant’altro creato dal genere umano che contribuisce a rompere l’quilibrio naturale,ma…udite..udite:

BISOGNA ELIMINARE DRASTICAMENTE I CAMMELLI

il genere umano è prossimo alla follia

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Persone stanno distruggendo cose che ,purtroppo,non torneranno mai piu’…con che coraggio guarderanno negli occhi i propri nipoti?

 

kenya masai mara

sunset at masai mara

 

L’icona del Masai Mara è il leone, ma qui i cosiddetti “big five” della savana ci sono tutti, dall’elefante al leopardo al rinoceronte al bufalo. I famosi 320 km quadrati di riserva naturale del Kenya sudoccidentale, nella pianura di Serengeti, stanno tuttavia perdendo questo patrimonio a una velocità che lascia ammutoliti: secondo una statistica dell’università tedesca di Hochenheim pubblicata sul Journal of Zoology, impala, facoceri, giraffe e ancelafi sono diminuiti del 70% in tre decenni, e bisonti e licaoni sono praticamente scomparsi.
C’è un unico animale che in questa sterminata prateria africana punteggiata di acacie non teme l’estinzione: il bovino da allevamento. Il numero di capi “Bos taurus” introdotti nella riserva è infatti parallelamente aumentato del 1100%. E questo dato, secondo gli esperti del dipartimento di Bioinformatica che hanno condotto lo studio, è direttamente responsabile della diminuzione della fauna selvatica. Da una parte perché tori e mucche consumano buona parte delle risorse alimentari destinate alle specie autoctone, e dall’altra perché per creare i pascoli ogni anno vengono disboscate consistenti porzioni di verde, alterando il contesto originale.

Lo statistico Joseph Ogutu ha seguito la situazione di sette grandi mammiferi della savana negli ultimi 15 anni e integrato i dati con quelli raccolti su altre 12 specie a partire dal 1977, in modo da tracciare un quadro completo nell’arco di 33 anni. “Siamo rimasti scioccati – ha detto Ogutu – : il Masai Mara ha perso circa due terzi della propria fauna”. Delle 13 specie studiate in totale, solo gli struzzi e gli elefanti non hanno subito una drastica riduzione al di fuori della riserva, mentre all’interno gli unici a mantenersi stabili sono stati l’eland (un’antilope gigante) e la gazzella di Grant. Per tutte le altre specie il declino negli ultimi 10 anni è stato inarrestabile, malgrado le politiche di tutela avviate dai governi africani tra il 2000 e il 2001. La migrazione di massa degli gnu dal Masai Mara al Serengeti, che ogni estate fa spostare due milioni di capi in cerca di pascoli più ricchi, oggi coinvolge ad esempio il 64% di animali in meno rispetto agli anni ’80, e le zebre della riserva negli ultimi decenni sono diminuite di tre quarti. 

Una fetta di responsabilità è da attribuire al bracconaggio, dato che solo tra il 2001 e il 2010 sono stati 1500 i cacciatori arrestati in queste zone e 17.300 le trappole sequestrate. Ma secondo gli esperti la piaga principale è il disboscamento: “Contrariamente a quanto si crede – spiega il Massimo Comparotto, presidente dell’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) – la principale causa di deforestazione sono gli allevamenti dei bovini e non il taglio del legname. Per fornire carne all’occidente sono stati distrutti in pochi anni milioni di ettari di foresta in tutto il mondo. Le Nazioni Unite stimano che il 70% dei terreni ora adibiti a pascolo siano in via di desertificazione: l’allevamento intensivo distrugge il suolo, perché la coltivazione di cereali per animali richiede le monoculture, che impoveriscono il terreno”.

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Certo che il nostro paese continua ad inanellare record e primati europei se non mondiali.L’ultimo primato,questa volta mondiale, è quello sancito dal nuovo ddl sviluppo.

Infatti ,in nessuna parte del mondo, un governo ha concesso in “comodato” per 90 anni e poi si vedrà, le spiagge ed i litorali,arenili compresi.

Persino a Bruxelles sono balzati dalle sedie: “Ma cosa diavolo succede in Italia? spiegateci un po‘”

Ma cosa vuol dire?

Ve lo spiego semplice semplice,senza usare le contorsioni dei nostri politici per difendere i loro misfatti a favore della speculazione edilizia.

Significa che da oggi , si potrà “sviluppare” spiagge e litorali con strutture piu’ o meno invasive, ergo , cemento su sabbia, insomma un gran bel vedere,considerando anche il fatto che le belle arti sono state escluse dal dire la loro.

E si , il nostro ministero dell’ambiente è unico al mondo:

Trivellazioni petrolifere alle Tremiti e un po’ dovunque, purchè a 15 km dalla costa( come se in caso di fuoriuscita di greggio, lo stesso si arresta davanti al cartello dei 15 km)

Autorizzazione alle centrali nucleari( questa è grave)

Record di 20 città oltre i limiti del PM10 e conseguente records di tumori e malattie polmonari infantili.(questa è distruttiva ed operativa)

Autorizzazione alla “distruzione delle spiagge”(questa è l’ultima ed altrettanto grave)

Già abbiamo un grande record:

Il ministero dell’ambiente CONTRO l’ambiente

nota dell’ultima ora:

Il 27 gennaio 2010 in un incontro con il Ministro Brambilla, l’Assobalneari consegna una nota con cui si chiedono sostanzialmente tre cose: la proroga delle concessioni in essere sino al 2015, la previsioni di concessioni demaniali cinquantennali e l’introduzione del diritto di superficie sul demanio marittimo. Il governo ha prorogato le concessioni in essere sino al 2015 con la legge n. 25/2010 ed intende introdurre per decreto legge il diritto di superficie per novant’anni, entrando in aperto conflitto con gli orientamenti della Commissione Europea sulla libera concorrenza e aprendo allo scempio ulteriore delle nostre coste; alla luce di questo poca importanza ha la previsione di concessioni demaniali di cinquant’ani perché chiaramente a il tempo di occupazione demaniale sarà condizionato non dalla concessione ma dal diritto di superficie che garantirà comunque la permanenza degli immobili realizzati”.

piu’ chiaro di così: le leggi le suggeriscono gli imprenditori

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