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Archive for the ‘inquinamento’ Category

 

Gli oceani rischiano di entrare in una fase di estinzione di specie animali senza precedenti. A tracciare la diagnosi e’ un rapporto di un team internazionale di 27 scienziati di 6 Paesi. Riscaldamento, acidificazione ma anche pesca eccessiva e inquinamento rappresentano i fattori di allarme rosso. questi elementi insieme stanno creando le condizioni di distruzione e che tre di essi erano presenti anche in ognuna delle precedenti fasi di estinzione di massa registrate nella storia della Terra.

il 57 per cento delle riserve marine è al limite della sostenibilità, ma un terzo di esse è già sfruttato ai limiti massimi.
Poi, gli scarichi di centinaia di città costiere, la perdita di habitat naturali, il disturbo umano di yacht e motoscafi. Il risultato è che più dell’80 per cento delle riserve di pesce è svanito. Il che fa male all’ambiente ma fa male anche ai pescatori che vedono la loro raccolta diminuire ad una velocità mai vista. E fa malissimo alle popolazioni del sud del mondo, che si affidano al pesce per quasi un quarto delle loro proteine animali.

Oggi le specie in pericolo nelle acque del pianeta sono quasi 1.700: 1.141 considerate vulnerabili, 486 in pericolo e 60 già estinte secondo la Lista Rossa stilata dall’International Union for Conservation of Nature (Iucn), network di organizzazioni per la difesa dell’ambiente. E in grande pericolo è anche il mare Mediterraneo, considerato un gioiello di biodiversità: contiene circa il 7 per cento delle specie marine sul totale mondiale, animali tipici dei climi temperati così come specie tipicamente tropicali.

Animali dal futuro incerto: delle 519 specie autoctone e sottospecie monitorate dagli scienziati, oltre l’8 per cento (43) è sotto minaccia. Quindici sono a rischio di estinzione come il pescespada e la cernia gigante, tredici in grave pericolo come il piccolo scorfano rosso e il gamberetto rosa, sedici sono considerate vulnerabili come il dentice e la corvina. E non c’è da stupirsi sapendo che il Bacino è percorso in lungo e in largo da 113 mila pescherecci.

«Questi dati sono incontrovertibili. E a determinarli è certamente l’overfishing, ma è anche l’inquinamento costiero che uccide le uova dell’80 per cento dei pesci che le depone, fino a 100 metri di profondità», dice Silvio Greco, biologo marino dell’associazione Slow fish. Così i pescatori catturano animali sempre più piccoli e i cicli di riproduzione sono sempre più brevi.

Il settore si è trasformato in una colossale industria che, sebbene non conti più di qualche migliaio di navi, è in grado di modificare radicalmente l’equilibrio naturale degli ecosistemi marini, privando la natura della capacità di rinnovare le proprie risorse. Perché è in funzione il doppio dei pescherecci rispetto a quelli che consentirebbero uno sviluppo sostenibile e armonioso del settore.

E alcune imbarcazioni sono vere e proprie fabbriche che utilizzano sonar, aerei e piattaforme satellitari per individuare i banchi, su cui si calano poi con reti lunghe parecchie chilometri o lenze dotate di migliaia di ami. A bordo gli uomini sono poi in grado di trattare tonnellate di pescato, congelarlo e imballarlo. Le imbarcazioni più grandi, che arrivano a 170 metri di lunghezza, hanno una capacità di stoccaggio equivalente a diversi Boeing 747. Le navi più grosse sono quelle della flotta della Russia e dell’Ucraina, quelle che navigano sotto bandiere ombra come Belize o Panama, o ancora gli scafi pirata senza bandiera registrata.

le autorità costiere dei diversi paesi non possono farci granché: al di fuori delle prime 12 miglia nautiche che si snodano lungo il litorale di un paese (zona di esclusività dei suoi pescatori), l’accesso alle risorse non è regolamentato. Così chiunque può superare facilmente questo limite, calare le reti e sfruttare le risorse marine. Per frenare l’invasione delle flotte italiane, spagnole e francesi, ad esempio, la Mauritania ha imposto dal 1 agosto scorso il divieto di cattura dei polipi giganti e limiti severi per i crostacei.
Mentre la numerosa flotta di Mazara del Vallo che una volta inseguiva i banchi solo nel canale di Sicilia ora si sposta verso le coste della Libia, Egitto, Cipro, sempre più ad est inseguendo rotte sempre più scarse di pescato e macinando centinaia di miglia. Una folle corsa per inseguire l’ultimo pesce. E andando avanti di questo passo rischiamo di vedere il tonno spostarsi dalle pescherie ai musei di storia naturale che testimoniano di specie antiche, dal T-rex al tonno rosso.

 

 

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Non sono un metereologo, ma nemmeno i sindaci lo sono.

Dicevamo, non sono metereologo, ma con un  po’ di informazione e buon senso, riesco,anca mi, a prevedere quei famosi” eventi straordinari” tanto sbandierati dai nostri sindaci quando c’è qualcosa che non va, o meglio, che non è andata per incuranza manutentiva. Sbandierati a forza per reclamare aiuti straordinari. Cose che ,sempre, con un po’ di buon senso si potrebbero evitare o quanto meno ridurre di portata.

Il Mediterraneo, causa la persistenza di questi anticicloni dai nomi mitologici, ha aumentato la temperatura di ben 5(CINQUE) gradi.

Embè allora???

Allora, quando la fonte di aria fredda in arrivo dal Nord Europa verrà a “far le ferie” sulla nostra penisola,come i tedesconi in romagna,ci sarà uno scontro da NFL , un vero placcaggio duro FREDDO-CALDO .La conseguenza sarà l’immediata cessione di acqua in forma abbondante,anzi piu’ che abbondante, quasi da tempesta tropicale.

E cosa centrano i sindaci?

Centrano perchè ,sempre,con un po’ di buon senso dovrebbero incominciare a ripulire tombini,canali di deflusso, alvei di fiumi e torrenti,reti fognarie etc etc etc..insomma tutte quelle operazioni manutentive che i nostri vecchietti facevano con zelo e,sempre, con buon senso

Lo faranno???Si decideranno in tempo??Toglieranno qualche risorsa economica alla sagra del tartufo o alle auto blu, per dedicarle a questi lavori??

Chi vivrà vedrà.

Sicuramente gli rimane la solita cantilena incollata in gola: Evento straordinario non prevedibile,chiediamo lo stato di calamità naturale e soldi a fondo perduto…perduti dentro a quel tombino che dovrebbe scaricare l’acqua

Ci aggiorniamo a settembre sotto gli acquazzoni.

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Tra non molto, zone della terra assomiglieranno sempre piu’ ad altre. Le zone desertiche sono destinate a svilupparsi, e territori,Italia compresa, cambieranno nel tempo le loro naturali attitudini climatiche. Cio’ comporterà una trasformazione radicale del processo vegetale ed animale e, soprattutto , la gestione e produzione di coltivazioni alimentari. In pratica, le nostre abitudini, alimentari ,ambientali, potranno radicalmente cambiare per seguire il nuovo “passo” dettato da una natura malata . La siccità uccide, la siccità crea emigrazioni in massa , noi italiani ed europei ne sappiamo già qualcosa

E di cio’ dovremmo solo ringraziare l’HOMO SAPIENS attuale che sviluppa strategie basate sul benessere presente e del futuro di intere generazioni se ne puo’ fregar di meno, i dati incalcolabili di emissioni di Cina,Usa,Russia etc etc sono sempre li ,quasi intoccabili e sono destinati solo a salire. 

Le escursioni climatiche alle latitudini temperate che affliggono il pianeta ormai da oltre in decennio sono, secondo un recente studio della Nasa, dovute all’azione umana e in particolare al riscaldamento globale dovuto alle emissioni di CO2.

La terribile siccità di quest’anno negli Stati Uniti, che sta mettendo  in ginocchio la “Corn Belt”, la cintura di grano che rifornisce i granai di mezzo mondo e che quest’anno subirà tremendi danni, è solo l’ultimo di una serie di eventi catastrofici che imperversano in lungo e in largo sulla Terra.

La ricerca, dovuta al “padrino del riscaldamento globale”, afferma che la probabilità di avere temperature estreme nel periodo tra il 1950 e il 1980 era di una su 300. Ora, le probabilità di eventi come le ondate di calore hanno una probabilità di una su 10, secondo lo scienziato della NASA James Hansen.

Hansen dice che statisticamente quello che sta succedendo non è casuale o normale, ma è chiaramente un fenomeno dovuto al cambiamento climatico.

“Questa non è una teoria scientifica. Quello che stiamo vivendo è un fatto scientifico”, ha detto Hansen in un’intervista all’Associated Press.

Hansen è uno scienziato del NASA Goddard Institute for Space Studies di New York e professore alla Columbia University. Ma è anche un attivista a volte molto provocatorio, che ha invocato un intervento del governo americano per ridurre i gas a effetto serra per anni. Il suo studio è stato pubblicato on-line sabato scorso nei Proceedings della National Academy of Science.

Lo studio di Hansen – sulla base delle statistiche e non con modelli climatici al computer  – afferma che le tre ondate di calore che si sono verificate dal 2003 ad oggi sono dovute al riscaldamento globale:

1. La terribile siccità negli Stati Uniti in  Texas e Oklahoma (a cui presto probabilmente potrà aggiungersi quella di quest’anno, altrettanto terribile, nel centro degli Stati Uniti).
– L’ondata di incendi che minacciarono l’incolumità dei cittadini di Mosca nel 2010, che ha provocato migliaia di morti, la perdita di migliaia di ettari di steppa russa e il blocco delle esportazioni di grano che si pensa abbiano innescato le proteste in Egitto.
– L’ondata di calore del 2003 in Europa, che provocò decine di migliaia di morti, soprattutto tra gli anziani in Francia.

L’analisi è stata scritta prima che l’attuale siccità e le temperature da record che si stanno registrando in questi giorni in Europa e negli Stati Uniti rendessero la situazione ancora più preoccupante. Ma Hansen ritiene che anche il 2012 sarà un anno da ascrivere al lungo elenco degli esempi lampanti di riscaldamento globale

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milano oggi, chissà fra dieci anni

 

Nelle citta’ italiane, e soprattutto al Nord, peggiora la qualita’ dell’aria. Lo rileva l’indagine annuale dell’Istat ”Dati ambientali nelle citta”’, da cui emerge che nel 2011 il numero medio di giorni in cui si e’ registrato il superamento del valore limite per la protezione della salute umana del Pm10 si e’ attestato a 54,4 giorni. Il dato segna un aumento rispetto agli ultimi anni, nel corso dei quali i valori erano diminuiti dai 68,9 giorni del 2007 ai 44,6 giorni del 2010.

L’incremento, evidenzia l’Istat, riguarda i capoluoghi del Nord Italia, passati da da 55,8 a 75,2 giorni, e in parte dipende dall’andamento dei fattori meteo-climatici nel Settentrione e soprattutto nella Pianura Padana. Risultano stabili, invece, i valori dei capoluoghi del Centro (circa 43 giorni) e del Mezzogiorno (circa 35 giorni).

Nel dettaglio, al Nord appena il 17,4% dei capoluoghi che hanno effettuato il monitoraggio per il Pm10 non ha superato la soglia delle 35 giornate, oltre le quali sono obbligatorie per legge misure di contenimento e di prevenzione delle emissioni di materiale particolato, mentre nel 2010 l’analoga quota del Settentrione era pari al 31,1%. Il quadro, sottolinea l’Istat, ”disegna una situazione negativa che non si registrava da almeno 4 anni”. Peggioramento, seppur contenuto, anche nei capoluoghi del Centro, mentre nel Mezzogiorno si conferma il trend di lento miglioramento in atto negli ultimi anni.

I primi dieci comuni per numero di giorni di superamento del Pm10, evidenzia ancora l’indagine Istat, sono tutti del Nord, con Torino e Milano in prima e terza posizione e l’eccezione di Siracusa in seconda posizione. Nel 2011 i giorni di superamento dei limiti aumentano anche in quasi tutti grandi comuni a eccezione di Venezia, Catania, Bari, Firenze e Napoli. In particolare Verona, Milano, Trieste, Roma e Torino hanno fatto registrare incrementi che vanno dai 27 ai 60 giorni in piu’ di superamento dei limiti durante l’anno. Gli unici grandi comuni che rimangono al di sotto delle 35 giornate di superamento del limite per il Pm10 sono Genova, Catania e Bari.

I dati mostrano anche, nel 2011, una lieve diminuzione della domanda di trasporto pubblico (-0,2%) e un aumento, dopo due anni di lievi cali, del tasso di motorizzazione dei comuni capoluogo di provincia, con circa 614 autovetture per mille abitanti (+0,5%). La cifra supera le 700 auto ad Aosta, Viterbo, L’Aquila, Frosinone, Latina, Catania, Potenza, Vibo Valentia, Nuoro, Olbia e Rieti.

Il tasso di motorizzazione appare elevato quasi ovunque, con 74 capoluoghi oltre le 600 auto per mille abitanti, mentre a La Spezia, Genova e Venezia si registra meno di un’auto ogni due abitanti.

Risulta ancora leggermente predominante la presenza di autovetture piu’ inquinanti. Il tasso di motorizzazione delle autovetture euro 0, euro I, euro II e III e’ pari a 325,8, mentre per le autovetture euro IV e V e’ pari a 287,9.

 

ansa

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Senza sosta il consumo di suolo in Italia: ci mangiamo ‘terra’ al ritmo di oltre 100 ettari al giorno; e la superficie impermeabilizzata copre piu’ del 6% dell’intero territorio nazionale. Questa la fotografia scattata dall’Ispra nell’Annuario dei dati ambientali 2011 in cui emerge che a Roma la superficie impermeabile cresce di oltre 300 ettari l’anno. Il consumo di suolo supera ”il 60%” del territorio comunale ”a Milano e Napoli”. I valori piu’ alti si registrano ”in Lombardia, Veneto e Campania( dati ISPRA)

lo sappiamo fin troppo bene cosa vuol dire superficie impermeabile. Lo sanno e fanno finta di non saperlo, anche i corrotti consigli comunali delle varie regioni,nessuna esclusa. Significa che l’acqua non riesce piu’ a penetrare il sottosuolo e se succede questo, da qualche parte deve andare…..altro che calamità naturali incalcolabili invocate a piene polmoni dagli stessi autori degli scempi sul territorio,per salvare la faccia di bronzo, oppure per lucrare sugli aiuti governativi.

A questi ritmi di “crescita ” del cemento , la natura alza del doppio o del triplo la sua posta…e vince sempre Lei.

MA NON AVETE VERGOGNA A GUARDARE IN FACCIA I VOSTRI NIPOTINI PER IL BEL REGALONE CHE GLI STATE LASCIANDO???

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