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Archive for ottobre 2010

fringuello

Il governatore Zaia ha autorizzato,con decorrenza 6 0ttobre, la caccia anche a piccoli volatili dal peso di pochi grammi e specie protette dalla UE.

Si sa che le doppiette pesano sul voto elettorale,per questo,il caro governatore non vuol rischiare la poltrona.

L’Italia è già stata diffidata diverse volte dalla Comunità Europea in merito alla politica venatoria, ma questo non basta a frenare il prolificare di deroghe,estensioni, volute dai pseudogovernatori italiani.

Secondo le religioni Indu’, esiste la reincarnazione.

Ecco! Nella prossima vita tutti questi “grandi” uomini con le doppiette infuocate, e tutti questi politici della poltrona,assumeranno le sembianze di uno storno,  fringuello,  peppola, frosone,  pispola , prispolone…a libera scelta

e allora???….

e allora volate veloci STRONZI

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Ne sono rimasti solo 400 esemplari,nonostante cio’, si fa terra bruciata di tutto il loro habitat naturale,necessario per una naturale crescita e sopravvivenza.

Piantagioni di palma da olio per industrie,disboscazioni selvaggie, e altre amenità

Questo video del WWF rappresenta benessimo l’accelerazione dello scempio:

Una settimana prima,questo bellissimo esemplare è stato filmato da una cam nascosta nella foresta….

una settimana dopo…beh ,guardate il video

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(Autunno:I cervi)
Verde dirompente, cristalli di luce alla mattina
Si sentono gli odori, si sentono le piste
Germogli freschi, fiori con la brina
Narici in alto verso cio’ che non esiste

Fitte di sole, zampilli sulla roccia
Contorti i palchi quasi a sfidar la morte
Ruscelli argentati, il vento che la foglia accartoccia
Sfide infinite, attenzione di femmine assorte

(Inverno:La caccia)
Foreste addormentate, candido scintillio
Nessun silenzio è cosi’ acuto
Impronte, piu’ che voci un brusio
Sopra prati sepolti un vigilar astuto

Richiami di caccia, ululati da paura
Corre la fame a divorar la mente
Gioca il vento sull’altura
Fuliggine bianca sulla preda impotente

(Primavera:La nuova vita)
Risveglio da notti buie, è una gran festa
Uccelli sparsi, una marmotta assopita
Colori pungenti dopo cicli di tempesta
Pascoli respirano, si inebriano di vita

Piogge fan ruscelli irti a scavalcare
Polline nel vento, vagiti gioiscono assordanti
Sulle cime l’aria fresca a respirare
Nuova vita sorride avanti

(Estate: Caldo movimento)
Si scalda la serpe sui sassi
Trambusto di insetti ronzanti
Corti il fiato e i passi
Sostar nell’ombra in respiri sonanti

Gia’ il bestiame è sulla via in quota
Nei masi il latte a rimestare
Un acquazzone la sua acqua svuota
Sopra teste tese ad implorare

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La conferma di questa tendenza viene da uno studio condotto su un campione di piante selezionato da tre prestigiose istituzioni, i Royal Botanical Gardens, il Museo di storia naturale britannica e l’Unione
internazionale per la conservazione della natura. Lo studio, durato cinque anni, ha preso in considerazione 1.500 specie di  grandi famiglie di piante (muschio, licheni, leguminose, conifere e orchidee) e il risultato è allarmante: una pianta su cinque rischia di scomparire.

Entrando nel dettaglio della lista rossa si scopre che delle 4 mila piante esaminate il 22% è classificato come “minacciato”. Di questo totale, il 4% si trova “in serio pericolo”, il 7% è “in pericolo ” e l’11% è “vulnerabile”. Nell’81 per cento dei casi la colpa è degli esseri umani: i principali imputati sono agricoltura intensiva , allevamento, disboscamento, urbanizzazione. Tra le piante più minacciate troviamo le conifere, mentre la foresta tropicale umida è la più degradata della Terra.

La ricerca sottolinea anche i limiti delle nostre attuali conoscenze: una pianta su tre non è abbastanza studiata per poter misurare il suo stato di conservazione e tra il 20 e il 30% delle specie vegetali non è stato ancora catalogato: molte spariranno prima di essere conosciute. E con loro rischiano di sparire i principi attivi fondamentali per l’industria che studia nuovi preparati per combattere le malattie oggi senza cura (circa la metà dei prodotti farmaceutici ha un’origine naturale).

La ricerca dei botanici britannici è una fotografia del presente. Ed è già abbastanza preoccupante. Ma se si incrociano questi dati con le proiezioni dei climatologi delle Nazioni Unite otteniamo un quadro ancora più allarmante che ha indotto molti biologi a parlare del rischio di sesta estinzione di massa nella storia del pianeta, la prima determinata dall’uomo.

Alla distruzione degli habitat, all’inquinamento e alla caccia, che rappresentano oggi i fattori di rischio
dominanti, si sta aggiungendo infatti il caos climatico prodotto dall’uso dei combustibili fossili e dalla
deforestazione. La prospettiva è quella di un aumento di temperatura che nell’arco del secolo, a secondo della nostra capacità di correggere la rotta, potrà variare dai 2 ai 6 gradi. E adeguarsi a un cambiamento così veloce per molte specie sarà impossibile: il salto termico si trasforma in una trappola mortale. Nell’ipotesi peggiore fino a sette specie su dieci potrebbero scomparire.

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